sabato 22 febbraio 2020

La Domenica Bizantina - Domenica 23 Febbraio 2020 - Domenica dei Latticini

23 FEBBRAIO 2020

Domenica dei latticini 


San Policarpo, vescovo di Smirne, ieromartire

Tono IV; Eothinòn IV

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

To fedhròn tis Anastàseos kìrigma, ek tu Anghèlu mathùse e tu Kirìu Mathìtrie, ke tin progonikìn apòfasin aporrìpsase, tis Apostòlis kafchòmene èlegon: Eskìlefte o thànatos ighèrthi Christòs o Theòs, dhorùmenos to kòsmo to mèga èleos.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Appreso dall’angelo il radioso annuncio della risurrezione, e libere dalla sentenza data ai progenitori, le discepole del Signore dicevano fiere agli apostoli: È stata spogliata la morte, è risorto Cristo Dio, per donare al mondo la grande misericordia.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

To fedhròn tis Anastàseos kìrigma, ek tu Anghèlu mathùse e tu Kirìu Mathìtrie, ke tin progonikìn apòfasin aporrìpsase, tis Apostòlis kafchòmene èlegon: Eskìlefte o thànatos ighèrthi Christòs o Theòs, dhorùmenos to kòsmo to mèga èleos.

Appreso dall’angelo il radioso annuncio della risurrezione, e libere dalla sentenza data ai progenitori, le discepole del Signore dicevano fiere agli apostoli: È stata spogliata la morte, è risorto Cristo Dio, per donare al mondo la grande misericordia.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Tis sofìas odhighè, fronìseos chorighè ton afrònon pedhevtà ke ptochòn iperaspistà, stìrixon, sinètison tin kardhìan mu, Dhèspota. Si dhìdhu mi logon, o tu Patròs Lògos: idhù gar ta chìli mu u mi kolìso en to kràzin si: Eleìmon, elèisòn me ton parapesònda.

Guida di sapienza, elargitore di prudenza, educatore degli stolti e protettore dei poveri, conferma, ammaestra il mio cuore, o Sovrano; dammi tu una parola, o Parola del Padre, poiché, ecco, io non trattengo le mie labbra dal gridare: O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato! 

APOSTOLOS (Romani 13, 11-14; 14, 1-4)

- Inneggiate al Dio nostro, inneggiate; inneggiate al re nostro, inneggiate. (Sal. 46,7).

- Popoli tutti, applaudite, acclamate a Dio con voci di gioia. (Sal. 46,2).

Dalla lettera di San Paolo ai Romani.

    Fratelli, la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri. Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Uno crede di poter mangiare di tutto, l’altro invece, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto. Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare.

Alliluia (3 volte).

- In te mi rifugio, Signore, ch’io non resti confuso in eterno. Liberami per la tua giustizia e salvami. (Sal. 70,1-2).

Alliluia (3 volte).

- Sii per me un Dio protettore, e baluardo inaccessibile ove pormi in salvo. (Sal. 70,3).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 6, 14-21)

    Disse il Signore: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”.

Preghiera dell’Ambone

Ti ringraziamo, o Cristo Dio nostro, che ci hai fatto giungere al presente digiuno per nostra salvezza, avendo tu a un così modesto rimedio affidata la cura delle più grandi ferite delle anime nostre, acquistandoci il perdono dei molti peccati. Te ne supplichiamo, o benignissimo: allontana dai nostri digiuni e la superbia dei Farisei e la tristezza affettata dei Giudei, recidendo da noi ogni compiacenza che ci si potrebbe ridestare dalla penitenza. Ma sopratutto tienici lontani da qualsiasi opera, parola, o pensiero proibito, e riempici invece della luce e della verità dello Spirito Santo secondo i tuoi disegni. Fortificaci nella lotta che dobbiamo sostenere contro le passioni: corroboraci nell'agone contro il peccato, allenandoci con l’astinenza dai cibi e con l'allontanamento dalla colpa, a seguire te che col digiuno ci hai dimostrato come si vince il diavolo e come si deve aver parte nella tua morte e risurrezione per poi godere della gloria eterna che tu hai preparata a coloro che hanno fame e sete della giustizia.

Nota

La rubrica qui indica: “Facciamo il memoriale (anámnésis) dell'esilio dal Paradiso della delizia del Protoplasta Adamo". Il nome di questa Domenica viene dal permesso di mangiare il formaggio (ed i prodotti del latte) solo per questo ultimo giorno, poiché il lunedì successivo cominciano i "Digiuni grandi". Va sempre notato che per sé la Domenica, giorno del Signore Risorto, la Chiesa non ammette il digiuno (se non il 14 settembre che occorra di Domenica). Dopo questa Domenica perciò il digiuno dei fedeli si fa più rigoroso ancora, senza dimenticare che in antico si usava praticare anche la xerophagía, ossia quel digiuno che permette solo l'uso di acqua e sale, pane e legumi secchi; ma molti seguendo l'ascesi monastica, si riducevano solo all'acqua, pane e sale. Gli antichi avevano un maggiore senso del peccato, e dunque anche una grande disposizione alla penitenza.

T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina, Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996

DA DOMANI INIZIA LA GRANDE E SANTA QUARESIMA

Tutti i giorni della quaresima, eccetto sabato e domenica, sono aliturgici.

DOMENICA PROSSIMA, dell’Ortodossia,: PROCESSIONE DELLE ICONE

sabato 15 febbraio 2020

La Domenica Bizantina - Domenica 16 Febbraio 2020 - Domenica di Carnevale

16 FEBBRAIO 2020
Domenica di Carnevale 
San Panfilo e compagni Martiri.

 Tono III; Eothinòn III


1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Otan èlthis, o Theòs, epì ghis metà dhòxis ke trèmosi ta sìmbanda, potamòs dhe tu piròs prò tu vìmatos èlki, ke vìvli anìgonde, ke ta kriptà dhimosièvonde, tòte rìsè me ek tu piròs tu asvèstu, ke axìoson ek dhexiòn su me stìne, Krità dhikeòtate.

Quando verrai sulla terra, o Dio, con gloria, e tremerà l’universo, e un fiume di fuoco scorrerà davanti al tuo tribunale, e saranno aperti i libri e rese pubbliche le cose segrete: liberami allora dal fuoco inestinguibile, e fammi degno di stare alla tua destra, o Giudice giustissimo.

APOSTOLOS (I Cor 8, 8-13; 9, 1-2)

Mia forza e mio vanto è il Signore, egli è divenuto la mia salvezza. (Sal 117,14).

- Il Signore mi ha provato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte. (Sal 117,18).

Dalla prima lettera di san Paolo ai Corinti.

    Fratelli, non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio; né, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, né mangiandone ne abbiamo un vantaggio. Badate però che questa libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest’uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello. Non sono forse libero io? Non sono un apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? Anche se per gli altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore.

Alliluia (3 volte).

- Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. (Sal 19,2).  

 Alliluia (3 volte).

- Salva, o Signore il tuo popolo e benedici la tua eredità. (Sal 27, 9). 

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 25, 31-46)

    Disse il Signore: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell'alto. Alliluia.

Preghiera dell'Ambone

Accogli le nostre suppliche umili, o signore e Dio nostro, come un giorno accogliesti le lacrime e l'unguento della meretrice, e commuoviti benigno alle nostre laudi, come ti commovesti ai suoi baci. Anche a noi fa grazia di una santa conversione con la remissione dei peccati, e come non disdegnasti che essa toccasse i tuoi piedi immacolati, così non allontanar noi che teniam dietro alle invisibili attrattive della tua misericordia.
Essa che silenziosamente confessava a te, che conosci i cuori, i suoi peccati tu non lasciasti confusa; neppur noi tu farai arrossire col pubblicare le nostre colpe nascoste, nel terribile tuo tribunale avanti agli Angeli e ai Santi, ma liberaci dall'eterna vergogna e mettici a parte dell’incorruttibile tua gloria, perché tu sei benigno e glorioso col Padre e con lo Spirito Santo ora e nei secoli.


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Con questa domenica cessa l'uso della carne nei pasti   carnevale   e per tutta la settimana successiva si fa uso dei latticini. Si inizia così il progressivo allenamento della penitenza.

venerdì 14 febbraio 2020

La Commemorazione dei Defunti - Catechismo Liturgico

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI



Il giovane: Quando si commemorano i defunti nell'anno liturgico bizantino?

Il sacerdote: Nella chiesa bizantina, i defunti non sono commemorati in un giorno fisso dell'anno, ma si ricordano in due specifiche ricorrenze: il sabato precedente la domenica di carnevale, e la vigilia di pentecoste. Questi due giorni sono denominati “sabato delle anime “(Psychosàvvaton).

La chiesa ci invita così, ad una commemorazione universale “di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione e della vita eterna”. 

Il giovane: Perché i defunti vengono ricordati in prossimità della Pentecoste della Quaresima

Il sacerdote: Con la sua resurrezione, il signore ha sconfitto la morte, salvando l'umanità riscattata dal peccato e dalle tenebre eterne. Di questo dobbiamo rendere grazie al Padre che ci dona il Figlio risorto nello Spirito Santo, vivificando anche i nostri corpi mortali. Così, il Padre, per grazia e per amore, riserva la stessa sorte del Figlio glorioso a tutti gli altri suoi figli, tramite la potenza dello Spirito Santo, che ci permette di restare in comunione di fede, speranza e carità con tutti coloro che ci hanno preceduto nel Regno dei cieli. E la pericope evangelica del giorno (GV 5, 24-30) ci richiama all'ascolto della Parola e alla fede, per non essere sottoposti al giudizio e passare dalla morte alla vita. 

In prossimità della Quaresima, e quindi del digiuno e della penitenza, la Chiesa ci esorta alla compunzione, alla consapevolezza del nostro limite ed alla contemplazione della morte, che ci spinge a volgere lo sguardo a quel “Dio degli spiriti e di ogni carne”, il quale ci dona la vita eterna. Anche il brano evangelico odierno (Lc 21, 8-9; 25-27; 33-36), mentre ci invita ad una costante vigilanza, per fuggire dal sonno dello spirito, ci ricorda che il giorno del Giudizio, grande e tremendo, quando il Figlio dell'uomo, verrà “su una nube con potenza e gloria”, all'improvviso, di fronte al quale tutti dovremmo comparire ed esserne degni.

Il giovane: Qual è il fondamento della preghiera per i defunti

Il sacerdote: “Amatevi gli uni gli altri da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35). L'amore, che Cristo raccomanda ai suoi discepoli, è la vita stessa della chiesa, è il comandamento nuovo, su cui si fonda l'esistenza di ogni credente. 

Gesù più volte afferma che la Legge i Profeti si riassumono nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Al termine della vita, ciascuno di noi sarà giudicato proprio sull'amore. 

La preghiera per i defunti è una espressione essenziale della Chiesa, in quanto amore. Noi chiediamo al Signore, ricco di misericordia ed amico degli uomini, di essere clemente nel giorno del giudizio, e di concedere ai defunti, che si trovano già nel tempo eterno, il riposo nel seno di Abramo, nelle tende dei giusti, là dove non esiste nè dolore, né affanno, né gemito, ma vita senza fine nell’attesa della Parusia. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà, questo recitiamo nel Credo. Esiste, così, tra noi diventi e quanti si sono addormentati nel Signore, una misteriosa reciproca comunione di amore, che ci riconduce a Cristo, amore per eccellenza e Dio della vita e della morte. 

Il giovane: Perché la Chiesa raccomanda di pregare per i defunti

Il sacerdote: La Chiesa, fin dai primi tempi, ha coltivato, con una grande pietà, la memoria dei defunti e, poichè “santo è salutare e il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati”(2Mac 12,45), ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico: “Ricordati anche di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione per la vita eterna. E fa che riposino ove risplende la luce del tuo volto” (Divina liturgia di San Giovanni Crisostomo). Lo stesso San Giovanni Crisostomo ribatte: non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire loro le nostre preghiere

Oltre alla preghiera, la Chiesa raccomanda anche le elemosine e le opere di penitenza. 

Nelle nostre comunità, per tutta la settimana che precede la grande Quaresima, si era soliti praticare l'elemosina ai mendicanti che venivano a bussare alla porta, mentre nel sabato che conclude questa particolare settimana ancora oggi si si reca in processione al cimitero per pregare sulle tombe dei defunti. 

Il giovane: qual è la preghiera specifica per i defunti nella nostra chiesa? 

Il sacerdote: La preghiera più comune e quella del Trisaghion, in cui si supplica il Signore che conceda ai defunti il riposo tra gli spiriti dei giusti , nel luogo della luce e della letizia, e condoni loro ogni peccato commesso in parole virgola in opera il pensiero, quale Dio Clemente ed amante degli uomini. Questa preghiera viene recitata di fronte all’iconostasi, dove, su un tavolino, è posto un piatto di Collivi, grano cotto condito con vari ingredienti e, che viene poi distribuito ai fratelli presenti, in ricordo appunto di chi ci ha preceduto nella morte, nella speranza della resurrezione. Eterna la tua memoria, fratello nostro indimenticabile e degno della beatitudine, questo è l'estremo saluto che la liturgia proclama per quanti si sono addormentati nel Signore, in attesa della sua seconda venuta. 

Il giovane: Qual è il significato hanno i Collivi?

Il sacerdote: I Collivi hanno un profondo significato mistico: come il chicco di grano, per germogliare, ha bisogno di essere sotterrato, così coloro che devono essere partecipi della beatitudine eterna occorre che subiscano la morte. Questo simbolismo è ispirato al ben noto passo evangelico: se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo se invece muore produce molto frutto (Gv 12,24) e San Paolo sottolinea questa fecondità spirituale, usando il medesimo paragone di Gesù: ciò che tu semini non prende vita se prima non muore (1Cor 15, 36). 

Questa legge della morte, via verso la resurrezione la vera vita , vale in primo luogo per Gesù: egli con la sua morte salverà tutto il genere umano; ma vale anche per noi cristiani: se non moriamo come il chicco di grano posto sotto terra non potremo entrare nella dimensione di una vita infinitamente più intensa e feconda.

Il giovane: Possiamo credere che ogni morte sia feconda? 

Il sacerdote: Dopo aver esposto la parabola del chicco di grano, Gesù la completa applicandolo a noi: Chi ama la propria vita la perderà. Amare la propria vita qui significa vivere nell’egoismo, nel rifiuto di servire Dio e i propri fratelli; ed allora ci chiediamo: come può essere positiva e feconda la morte, se viene solo a porre fine ad un' esistenza di egoismo? Al contrario, perdere la propria vita al servizio di Dio e del prossimo, nell'amore nella pienezza, vuol dire conservarla per l'eternità.

Il giovane: La vita eterna! Ma come immaginarla e desiderarla? 

Il sacerdote: Gesù ne dà la definizione più semplice: se uno mi vuole servire mi segua, sia mio discepolo e imitatore. E dove sono io là sarà anche il mio servo. La vita eterna, il cielo è essere con Cristo, come lui stesso ha promesso al buon ladrone, suo compagno di crocifissione sul Calvario: in verità ti dico oggi sarai con me nel paradiso (Lc 23,43).

(Fonte: Eparchia di Lungro, Mistagogia della Vita Cristiana- L'anno Liturgico Bizantino, Lungro 2019, 119-123)

mercoledì 12 febbraio 2020

Pensiero spirituale sul Triodhion

Il TRIODHION


- Riflessione spirituale -

Due libri sono venerati nella pratica liturgica della nostra Santa Chiesa ortodossa.

Il Santo Vangelo, in ogni Divina Liturgia, in vari momenti, sia quando sta sul Santo altare, sia durante il Mattutino, o durante la sua lettura.

Tutti gli altri libri ecclesiastici e liturgici: la Paraklitikì (Tutti i toni), i Minea (Libri di ogni mese), il Grande Orologhion, i Theotokaria (Inni della madre di Dio), gli altri libri sacrii, li baciamo per devozione personale.

Ma c'è un libro, che lo veneriamo con un atto liturgico specifico, come prescrive il Typikon.

Questa venerazione è fatta in Chiesa, dal Protopsaltis (Primo Cantore) dove nella Chiesa Patriarcale del nostro Trono ecumenico, ricevono "come dalla stessa mano di Cristo" e dalla Vergine, il Protopsaltis ed il Lampadharios ( Primo e Secondo Cantore) il libro del Triodhion: il TRIODHION.

Tutti i libri della Chiesa, le vite dei Santi, ed anche il Santo Vangelo ci invitano alla lotta spirituale ed all'imitazione.

Il Triodhion è qualcos'altro. E' il teatro di quella che chiamiamo Vita.

Nel Triodhion, trovi il tuo carattere.

Nel Triodhion capisci chi sei.

Nel Triodhion decidi come percorrere il tuo cammino spirituale.

Il Triodhion è uno specchio.

Il Triodhion è un mare dove nuotare-tuffarti.

Il Triodhion è tutta la tua vita.

Fratelli, Buon Triodhion, e piano piano, Buona Quaresima.

(Ieromonaco Porfirio, Egumeno dellla Skiti del Precursore a Veria)

Il Triodhion - Catechesi Liturgica

Il triodio –
scala verso la pasqua



Cosa è il Triodio?

Il Triodio è quel libro che si usa nel tempo pre-quaresimale e quaresimale

Cosa si intende per periodo del Triodio?

Il periodo del Triodio comprende le 10 settimane che precedono la Pasqua. Esso prende il nome dal libro liturgico del Triodio.

Come è suddiviso il Triodio?

Il triodio è così diviso: 1) Quattro Domeniche di preparazione alla Quaresima, 2) Sei Domeniche della Grande Quaresima, 3) La Grande e Santa Settimana.





Quale è il senso del tempo pre-quaresimale?

Le quattro domeniche che caratterizzano questo tempo, sono distinte e qualificate dalla pericope evangelica che viene letta nella Divina Liturgia e che determina il tema dell’intera settimana. Questo periodo, in preparazione appunto alla Grande Quaresima, vuole suscitare nei fedeli quel senso di riflessione profonda, necessaria per poterli introdurre gradualmente nello spirito quaresimale, caratterizzato dalla preghiera, dalla penitenza, dal digiuno e dalle opere caritative.

Come viene chiamata la prima domenica?

La prima domenica è detta del Fariseo e Pubblicano, dal brano del Vangelo letto in quel giorno (Lc 18, 10-14). La parabola mette a confronto due uomini, due tipi radicalmente opposti. Tutti e due salgono al tempio per pregare: l’uno, il Fariseo, praticante ed osservante della legge, ma troppo pieno di sé, si vanta con orgoglio e superbia di essere “giusto” di fronte a Dio ed al prossimo, che qui viene disprezzato come spiritualmente inferiore. L’altro, il Pubblicano, esattore delle tasse, asservito agli invasori romani nello sfruttare la massa dei poveri con pesanti tributi, nella sua umile preghiera, non osa alzare nemmeno gli occhi al cielo, si riconosce peccatore, invocando la misericordia di Dio.

Come viene chiamata la seconda domenica?

La seconda domenica è detta del Figliol Prodigo, dall’omonima parabola che viene proclamata in qual giorno. Qui, al centro del testo, si erge la figura del Padre buono, che attende con trepidazione il ritorno del figlio dissoluto. Questo figlio si era comportato male e si era allontanato dalla casa paterna. Lì lontano aveva speso tutto quello che aveva ed era diventato povero. Ripensando alla sua vita si pentì di ciò che aveva fatto e tornò dal padre che lo accolse con gioia.

Come viene chiamata la terza domenica?


È chiamata Domenica di Carnevale, cioè si salutano le carni che da questa domenica non è più possibile mangiare. In questo giorno si fa memoria della seconda venuta di Cristo, con la proclamazione del Brano evangelico del “Giudizio Universale”. La condotta di ciascuno sarà giudicata secondo l’amore mostrato verso il prossimo, attraverso le opere di carità, che Gesù elenca nel vangelo: dar da mangiare a chi ha fame, dar da bere a chi ha sete.




Come viene chiamata la quarta domenica?



La quarta domenica è detta Domenica dei Latticini, perché segna l’inizio dell’astinenza dai latticini. La sera di questa domenica, durante la celebrazione del Vespro inizia la Grande e Santa Quaresima. È detta anche domenica del perdono, perché alla fine del Vespro, tutti i fedeli si cambiano il perdono vicendevolmente. Il Vangelo di questa domenica detta anche le norme per il retto digiuno, come conseguenza della preghiera e del perdono fraterno.




(Fonte:  Eparchia di Lungro, L'Anno Liturgico Bizantino, Lungro 2019 109-115)

sabato 8 febbraio 2020

La Domenica Bizantina - Domenica 09 Febbraio - Domenica del Figlio Prodigo

9 FEBBRAIO 2020
DOMENICA XVI DI LUCA:
DEL FIGLIO PRODIGO 
Apòdhosis dell’Ypapantí
San Niceforo martire.


Tono II - Eothinon II

1^ ANTIFONA

Exirèfxato i kardhìa mu lògon agathòn; lègo egò ta èrga mu to vasilì. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Effonde il mio cuore una soave parola, canto i miei versi al re. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Perìzose tin romfèan su epì ton miròn su, Dhinatè, ti oreòtitì su ke to kàlli su. Sòson imàs, Iiè Theù, o en angàles tu dhikèu Simeòn vastachthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Cingiti la tua spada al fianco, o Fortissimo, nel tuo splendore e nella tua maestà. Salva, o Figlio di Dio, che sei stato portato tra le braccia del giusto Simeone, noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Akuson, thìgater, ke ìdhe; ke klìnon to ùs su, ke epilàthu tu laù su ke tu ìku tu patròs su.

Chère, kecharitomèni Theotòke Parthène; ek sù gar anètilen o Ìlios tis dhikeosìnis, Christòs o Theòs imòn, fotìzon tus en skòti. Effrènu ke sì, Presvìta dhìkee, dexàmenos en angàles ton eleftherotìn ton psichòn imòn, charizòmenon imìn ke tin anàstasin.

Ascolta, o figlia, guarda e china il tuo orecchio, e dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, illuminante coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la resurrezione.


ISODIKÒN

Eghnòrise Kìrios to sotìrion aftù enandìon pàndon ton ethnòn. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Il Signore ha reso nota la sua salvezza al cospetto di tutte le genti. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKIA

Óte katìlthes pros ton thànaton, i zoì i athànatos, tòte ton Àdhin enékrosas ti astrapì tis Theòtitos; òte dhe ke tus tethneòtas ek ton katachthonìon anèstisas, pàse e dhinàmis ton epuranìon ekràvga-zon: Zoodhòta Christè, o Theòs imòn, dhòxa si.

Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridava-no: O Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te.

Chère, kecharitomèni Theotòke Parthène; ek sù gar anètilen o Ìlios tis dhikeosìnis, Christòs o Theòs imòn, fotìzon tus en skòti. Effrènu ke sì, Presvìta dhìkee, dexàmenos en angàles ton eleftherotìn ton psichòn imòn, charizòmenon imìn ke tin anàstasin.


Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, illuminante coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la resurrezione.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

O Mìtran Parthenikìn aghiàsas to tòko su, ke chìras tu Simeòn evloghìsas, os èprepe, profthàsas ke nin èsosas imàs, Christè o Theòs. All’irìnevson en polèmis to polìtevma, ke kratèoson Vasilìs us igàpisas, o mònos filànthropos.

Tu che hai santificato con la tua nascita il seno della Vergine ed hai benedetto come conveniva le mani di Simeone, sei venuto e hai salvato anche noi, Cristo Dio. Conserva nella pace il tuo popolo e rendi forti coloro che ci governano, o solo amico degli uomini.

APOSTOLOS (1 Cor. 6, 12-20)

- Scenda su di noi la tua misericordia, o Signore, come abbiamo sperato in te. (Sal. 32,22)
- Esultate, giusti, nel Signore; ai retti si addice la lode. (Sal. 32,1)

Dalla lettera di San Paolo ai Corinti.

    Fratelli, tutto mi è lecito ma non tutto giova. Tutto mi è lecito! Ma io non mi lascerò dominare da nulla. I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi. Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
    Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui uno spirito. Fuggite la prostituzione. Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impudicizia, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

Alliluia (3 volte).

- Iddio fa le mie vendette, e piega i popoli sotto di me. (Sal. 17,48)
Alliluia (3 volte).

- Iddio esalta le vittorie del re, e fa misericordia al suo Unto. (Sal. 17,51)

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Luca 15, 11-32) 

Disse Gesù questa parabola: Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al Padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta, e il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominci ò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha avuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

MEGALINARION

Theotòke, i elpìs pàndon ton Christianòn, skèpe, frùri, fìlatte tus elpìzondas is sè. En nòmo, skià ke gràmmati tìpon katìdhomen i pistì; pàn àrsen to tin mìtran dhianìgon àghion Theò; dhiò protòtokon Lògon, Patròs anàrchu Iiòn, prototokùmenon Mitrì apiràndhro megalìnomen.

Madre di Dio, speranza di tutti i cristiani, proteggi, difendi, custodisci coloro che sperano in te. Nella legge, ombra e lettera, noi credenti abbiamo visto la figura: ogni primo-genito maschio sarà consacrato a Dio; perciò noi magnifi-chiamo il Verbo primogenito, il Figlio del Padre eterno, divenuto primogenito della Madre ignara di nozze.

KINONIKON

Potìrion sotirìu lìpsome, ke to òno-ma Kirìu epikalèsome. Alliluia.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.


È la prima domenica che segna l'inizio di una preparazione remota al gran digiuno della quaresima. Il Vangelo del giorno propone all'imitazione dei fedeli la parabola del «figlio prodigo». Nella preghiera viene ricordato.




Sabato prossimo: Commemorazione di tutti i defunti.