mercoledì 13 marzo 2019

AKATHISTOS ALLA DIVINA PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

AKATHISTOS ALLA DIVINA PASSIONE
DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO


Sovrano supremo e Signore del cielo e della terra, vedendo Te, re immortale, pendente sulla Croce, tutta la creazione è stata mutata, il cielo è stato sconvolto e le fondamenta della terra sono state scosse. Ma noi, indegni come siamo, ti offriamo adorazione riconoscente per i tuoi patimenti in nostro favore e con il ladro gridiamo a Te:

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno! 

Tu che perfezionasti i cori degli angeli, non assumesti la natura angelica, ma essendo il Dio Eterno, ti facesti uomo per noi, per restaurare con il tuo vivificante corpo e sangue la vita degli uomini morti a causa dell’antico peccato. Per questo, ti ringraziamo e per il tuo grande amore, umili ti gridiamo:

Gesù, mio Dio, amore eterno, che a noi mortali della terra rivelasti la tua volontà;

Gesù, misericordia infinita, che discendesti all'uomo caduto;

Gesù, rivestito della nostra carne, che con la tua morte distruggesti il dominio della morte;

Gesù che ci divinizzi con i tuoi Divini Misteri;

Gesù che hai redento il mondo intero con le tue sofferenze sulla Croce;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Vedendoti nel Gethsemani, agonizzando in preghiera fino a sudare sangue, venne un angelo a fortificarti, quando come carico pesante i nostri peccati si posarono su te. Avendo rialzato il caduto Adamo sulle tue spalle, lo presentasti al Padre, piegando le ginocchia e supplicando. E per questo, con fede ed amore, ti cantiamo: Alliluia!

Gli ebrei non hanno conosciuto la verità incredibile della tua passione volontaria. Di conseguenza, quando dicesti loro: “Io Sono” a coloro che ti cercavano di notte con le lanterne, benché caddero al suolo, tuttavia in seguito ti legarono e ti portarono via per essere processato. Quelli che passiamo per la stessa strada, cadiamo davanti a te e con amore chiediamo:

Gesù, Luce del mondo, odiato per il male del mondo;

Gesù che abiti in luce inaccessibile, catturato dal regno delle tenebre;

Gesù, Immortale Figlio di Dio, tradito fino alla morte dal figlio della perdizione;

Gesù in cui non c’è inganno, baciato con dissimulazione dal traditore;

Gesù che ti dai liberamente a tutti, venduto per alcune monete di argento;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Per il potere della tua Divinità predicesti al tuo discepolo il suo triplice rinnegamento. Ma, dopo, benché ti avesse rinnegato con un giuramento, quando ti vide, il suo Signore e Padrone, nella corte del sommo sacerdote, il suo cuore fu toccato ed uscì e pianse amaramente. Guarda, quindi, anche a me, o Signore, e toccami nel mio duro cuore affinché con le mie lacrime lavi i miei peccati, e possa così lodarti: Alliluia!

SECONDA STANZA

Come Sommo Sacerdote eterno, dotato davvero di potestà secondo l'ordine di Melchisedec, stavi davanti a Caifa, il sommo sacerdote trasgressore, Tu che sei Padrone e Signore di tutto, che accettasti il supplizio dai tuoi servi, ricevi da noi queste preci:

Gesù, incomparabile, comprato per un prezzo, possiedimi nella tua eredità eterna;

Gesù, desiderio di tutte le nazioni, rifiutato da Pietro per paura, non rifiutare me peccatore;

Gesù Agnello innocente, colpito da crudeli fruste, riscattami dai miei nemici;

Gesù Sommo Sacerdote che sei entrato nel Santo dei Santi per il tuo sangue, purificami dalle mie macchie carnali;

Gesù incatenato che hai potere di legare e sciogliere, assolvi le mie gravi iniquità;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Respirando una tempesta di pensieri furenti, gli empi ascoltando la voce del padre della menzogna e dell’antico omicida, il diavolo, respinsero Te, la Retta Via, la Verità e la Vita. Ma ti confessiamo, Cristo Potenza di Dio in cui sono nascosti tutti i tesori della saggezza e della ragione e ti gridiamo: Alliluia!

Sentendo le tue umili parole, Pilato ti consegnò alla crocifissione, come se meritassi la morte, benché egli stesso attestasse non trovarti colpa alcuna. Quindi si lavò le mani, ma macchiò il suo cuore. Meravigliandoci del mistero delle tue sofferenze volontarie, con compunzione ti chiediamo:

Gesù, che fosti ferito per noi lungo un intero giorno, sana le ferite delle nostre anime.

Gesù, Figlio di Dio e Figlio della Vergine, torturato dai figli dell’iniquità;

Gesù, deriso e denudato che dai bellezza ai gigli del campo e vesti il cielo con le nubi;

Gesù, coperto di ferite, che sfamasti i cinquemila uomini con cinque pani;

Gesù, Re dell’universo, che invece di un tributo d’amore e gratitudine, ricevesti crudeli supplizi;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Fosti adornato col tuo Divino Sangue, Tu che ti rivesti di luce come di un manto. Io so, in realtà, io so con il profeta perché le tue vesti sono scarlatte. Io so, Signore, che ti ferii coi miei peccati. A te, dunque, che fosti ferito da me, a te grido con gratitudine: Alliluia!

Nello spirito vedendoti coperto di disonore e di ferite, divinamente ispirato Isaia gridò atterrito: “l’abbiamo veduto e non aveva né forma né bellezza”. E noi vedendoti sulla Croce con fede e stupore esclamiamo:

Gesù, che soffrendo disonore hai incoronato l'uomo di gloria ed onore;

Gesù, che gli angeli non possono contemplare, schiaffeggiato sul volto;

Gesù, colpito sulla testa con una canna, inclina la mia testa all’umiltà;

Gesù, i cui luminosi occhi furono ottenebrati col tuo sangue, apparta i miei occhi affinché non vedano la vanità;

Gesù che non avevi dalla testa ai piedi parte sana, rendimi perfettamente sano ed illeso;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Pilato si dimostrò avvocato della tua innocenza, quando dichiarò alla moltitudine che non trovava in te niente che meritasse la morte, ma gli empi, come fiere sanguinarie, stridendo i denti gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Noi, adorando le tue piaghe immacolate, gridiamo: Alliluia!

TERZA STANZA

Brillasti come spettacolo e meraviglia innanzi agli angeli e agli uomini, ed ancora a Pilato che disse di te "Ecco l'uomo”. Venite, dunque, adoriamo Cristo, oltraggiato per causa nostra, chiedendo:
Gesù, Pastore che è stato colpito, colpisci i demoni che mi tentano;
Gesù, Creatore e Giudice di ogni cosa, giudicato e torturato per le tue creature;

Gesù, Datore di saggezza, che non desti alcuna risposta agli empi;

Gesù, Risanatore di quelli che siamo feriti dal peccato, concedimi la guarigione della conversione;

Gesù, che avesti il tuo corpo nell’afflizione, affliggi il mio cuore con il Tuo timore;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Desiderando liberare l'uomo delle opere del Nemico, ti umiliasti davanti ai tuoi nemici, Gesù, e come agnello muto, che non apre la sua bocca, fosti condotto al macello, e ovunque fosti coperto di ferite per curare tutti gli uomini che gridano: Alliluia!

Rivelasti pazienza meravigliosa, quando con la sentenza dell'ingiusto giudice, i soldati ti vituperarono, e con crudeli ferite, afflissero il tuo corpo immacolato, divenuto purpureo di sangue dalla testa ai piedi. Per questo motivo, con lacrime ti chiediamo:

Gesù, mio Salvatore, salva me che merito ogni tormento;

Gesù, che hai amore per gli uomini, dagli uomini incoronato di spine;

Gesù, senza passione nella tua Divinità, che soffri la passione, affinché dalle passioni siamo liberati;

Gesù, abbandonato da tutti, mia fortezza e fondamento, fortificami;

Gesù, ingiuriato da tutti, mia felicità, fammi felice;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

 Meraviglioso e segreto fu quando Mosé ed Elia ti apparvero sul Monte Tabor e parlarono della tua morte che andavi a patire a Gerusalemme. Avendo visto lì la tua gloria e qui la nostra salvazione, ti gridiamo: Alliluia!

Perseguitato ovunque dagli empi a causa della gran moltitudine dei nostri peccati, soffristi lo scandalo ed il tormento. È chi ti accusa di disubbidienza contro Cesare, chi ti accusa come reo, e che chiede: “Togli, togli, crocifiggilo”. A te, Signore, condannato da tutti e portato alla crocifissione, dalle profondità della nostra anima, diciamo:

Gesù caduto sotto la Croce durante il cammino, mia forza, nell'ora della mia tristezza ed afflizione, non ti allontanare da me;

Gesù, ingiustamente condannato, nostro Giudice, non ci condannare secondo con le nostre opere;

Gesù che gridasti aiuto al Padre, mio fermo esempio, fortificami nelle mie debolezze;

Gesù che accettasti i disonori, mia Gloria, non mi privare della tua Gloria;

Gesù, immagine della radiante ipostasi del Padre, trasfigura la mia vita buia ed impura;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Tutta l’intera natura restò attonita vedendoti appeso sulla Croce; il Sole nei cieli nascose i suoi raggi, tremò la terra, il velo del tempio si strappò in due, le rocce si spaccarono, uscirono i morti dai sepolcri. Ma noi adoriamo la terra su cui i tuoi piedi immacolati si sono innalzati, e cantiamo: Alliluia!

QUARTA STANZA

Gli eloquenti oratori, benché declamino molto, non sanno renderti il dovuto ringraziamento per la tua Divina Passione, o Amico dell’uomo. Ma la nostra anima ed il nostro corpo, il nostro cuore e tutte le nostre membra, con compunzione, gridano a Te:

Gesù, inchiodato alla Croce, inchioda e distruggi il manoscritto dei nostri peccati;

Gesù che a tutti estendi le tue mani dalla Croce, avvicinami che sono smarrito;

Gesù, porta delle pecore, il tuo costato trapassato, conducimi attraverso le tue ferite alla camera nuziale;

Gesù, crocifisso nella carne, crocifiggi la mia carne con le sue passioni ed i suoi desideri;

Gesù che moristi nell'agonia, concedi che il mio cuore non conosca niente a parte Te crocifisso;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Desiderando salvare il mondo, guaristi i ciechi, gli storpi, i lebbrosi, i sordi, ed i muti, e scacciasti fuori i demoni. Ma gli empi insensati, respirando malizia e turbati per invidia, ti sospesero sulla Croce, non sapendo cantarti: Alliluia!

Gesù, Re di tutti i secoli che soffristi in ogni membro per la mia intemperanza, per rendermi interamente puro, dandoci l'esempio in tutto affinché seguissimo i tuoi passi, chiedendo:

Gesù, Amore insondabile, che non accusasti i peccatori che ti crocifissero;

Gesù che pregasti con ardente lamento e lacrime nell'orto, insegnaci a pregare;

Gesù che sei in te stesso il compimento di tutta la profezia, compi il desiderio del nostro cuore di essere buoni;

Gesù che consegnasti il tuo spirito nelle mani del Padre, nel momento della mia morte ricevi il mio spirito;

Gesù che non impedisti la spartizione delle tue vesti, soavemente separa la mia anima dal mio corpo;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

La Tua purissima Madre ti offrì cantici di tenerezza, dicendo, “Benché soffra sulla Croce, io conosco dal ventre Te che fosti generato dal Padre prima della stella del mattino, poiché vedo che la creazione intera soffre con te”. Tu rendi il tuo spirito al Padre; ricevi ugualmente il mio spirito e non mi abbandonare, perché ti grido: Alliluia!

Come faro radiante si è levata la purissima Vergine in piedi alla tua Croce, ardendo d’amore e stanca di dolore materno per te, il vero Sole della giustizia che stava nella tomba; unanimemente con quelle di lei, accetta queste preghiere del nostro cuore:

Gesù, elevato sull’Albero, per elevarci al Padre, noi i caduti;

Gesù, che desti la Sempre-Vergine come Madre all’Apostolo vergine, per insegnarci la verginità e la purezza;

Gesù, che affidasti la Madre Tua che ti diede la luce al tuo discepolo, il Teologo, Dio Verbo, affidaci tutti alla sua protezione materna;

Gesù, Conquistatore del mondo e dell'inferno, conquista l'infedeltà, l'orgoglio di vita e il desiderio degli occhi che risiede dentro noi;

Gesù, Distruttore del potere della morte, liberami della morte eterna;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

Concedimi la tua grazia, Gesù mio Dio. Ricevimi come ricevesti Giuseppe e Nicodemo, affinché possa offrirti la mia anima come sudario pulito ed ungere il tuo corpo immacolato con il fragrante myron della virtù, e conservarti nel mio cuore come in un sepolcro, gridando: Alliluia!

Lodando la tua volontaria crocifissione, adoriamo la tua Passione, o Cristo. Crediamo col centurione che sei veramente il Figlio di Dio che verrai sulle nubi con grande gloria e potenza; non ci svergognare poiché siamo redenti per il tuo Sangue, a gran voce gridando:

Gesù, paziente, per il lamento di tua madre Vergine, riscattaci del pianto eterno;

Gesù, abbandonato da tutti, non mi abbandonare nel momento della mia morte;

Gesù, i cui piedi furono toccati da Maria Maddalena, ricevimi come chi vuole seguire i tuoi passi;

Gesù, non mi condannare col Traditore e con i tuoi crocifissori;

Gesù, conducimi al Paradiso col savio buon Ladro;

Gesù, Figlio di Dio, ricordati di noi quando sarai nel tuo regno!

 Gesù Cristo, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, accetta questo breve atto di ringraziamento offerto a te dal fondo della nostra anima, e guariscici per le tue salvifiche sofferenze da ogni malattia del corpo e dell’anima. Proteggici con la tua Croce, dai nemici visibili ed invisibili, e alla conclusione della nostra vita, non ci abbandonare, perché la tua morte ci liberò dalla morte eterna, affinché ti possiamo incessantemente cantare: Alliluia, alliluia, alliluia!

Preghiera al Signore Gesù il Crocifisso

Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, Creatore del cielo e della terra, Salvatore del mondo, eccomi, io che sono indegno, e di tutti il più peccatore, avendo piegato umilmente le ginocchia del mio cuore davanti alla gloria della tua maestà, lodo la tua Croce e la tua Passione, e ti rendo grazie, Re e Dio di tutto, perché volesti soffrire come uomo ogni oppressione, difficoltà, tentazione e tortura, per essere il nostro compagno nella sofferenza, il nostro aiuto, il Salvatore di tutti nella tristezza, nelle necessità e nelle avversità. Io so, Sovrano onnipotente, che tutto questo non ti era necessario, ma, per la salvezza del genere umano, soffristi la Croce, e soffrendo, ci redimesti tutti dalle crudeli opere del Nemico. Cosa ti renderò, o Amico dell’uomo, per tutto quello che hai sofferto per causa mia, essendo io peccatore? Io non so, poiché l'anima ed il corpo, ed ogni bene ci vengono da te, e tutto ciò che abbiamo è tuo: io sono tuo. Tuttavia so che l'amore è ripagato soltanto dall’amore. Insegnami, allora, ad amare e lodare Te. Confidando solamente della tua infinita Compassione, buon Signore, lodo la tua ineffabile pazienza, magnifico la tua indicibile umiliazione, glorifico la tua incommensurabile misericordia, lodo la tua pura Passione, e con amore abbraccio le tue ferite, gridando: Abbi misericordia di me peccatore, e concedi che la tua Santa Croce non sia stata vana in me che posso condividere qui con fede le tue sofferenze, sia io degno di contemplare ugualmente la gloria del tuo regno celeste. Amìn.

Preghiera di Sant’Efrem

Signore e Sovrano della mia vita, non darmi uno spirito di ozio, di curiosità, di superbia e di loquacità.

Segue una grande metania (prostrazione)

Concedi invece al tuo servo uno spirito di saggezza, di umiltà, di pazienza e di amore.

Segue una grande metania

Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amin.

Dopo questo versetto altre 12 piccole metanie dicendo per ciascuna:

O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me.

Di nuovo una grande metania e l’ultimo versetto della preghiera:

Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amin.


La liturgia dei Doni Presantificati nella tradizione bizantina.

La liturgia dei Doni Presantificati nella tradizione bizantina.





Il Re della gloria ci fa partecipi della vita eterna …

Le diverse liturgie cristiane hanno dei periodi, lungo l’anno liturgico, che vengono chiamati “digiuni” o “quaresime”, e che sono dei momenti, dei giorni in cui, col digiuno e la preghiera la comunità cristiana si prepara alla celebrazione di un evento di salvezza: Pasqua, Natale, Apostoli, Dormizione della Madre di Dio sono dei periodi liturgici preceduti da un digiuno che, fatto assieme alla preghiera, alla misericordia, alla compunzione, nella verità, ci prepara ad accogliere il mistero della salvezza. La più importante ed anche la più antica di queste Quaresime o digiuni è la Grande Quaresima che prepara alla Santa Pasqua. Nella tradizione bizantina questo periodo ha delle caratteristiche proprie: nei giorni feriali non si celebra la Divina Liturgia –essa è una festa e questa non si svolge durante il digiuno; la Divina Liturgia si celebra soltanto il sabato –con l’anafora di San Giovanni Crisostomo- e la domenica –con l’anafora di San Basilio.

In oriente, già nel IV sec. troviamo delle tracce –durante il periodo quaresimale- di una celebrazione della Divina Liturgia soltanto il sabato e la domenica. Il concilio di Laodicea della fine del IV sec. indica nel canone 49: nel periodo dei quaranta giorni non bisogna offrire il pane se non soltanto nel sabato e la domenica. I mercoledì ed i venerdì, che sono giorni di digiuno, la tradizione bizantina celebra la "Liturgia dei Doni Presantificati" che è una celebrazione del vespro quaresimale con la comunione ai Santi Doni, consacrati la domenica precedente, alla fine della celebrazione. La tradizione bizantina è l’unica che attualmente celebra la liturgia dei Presantificati. Il manoscritto bizantino più antico contenente questa celebrazione è il Barberini 77 (VIII-IX secolo) in cui non si dà nessun nome di autore. Due manoscritti siriaci poi ne hanno trace: il Vat. Syr 40 (1553) contiene tre liturgie bizantine in siriaco per l’uso dei bizantini della Siria; della liturgia dei Presantificati non dà nessun nome di autore, ma indica che viene celebrata dopo nona. Il Vat Syr 41 (XIV secolo) attribuisce la liturgia dei Presantificati a San Basilio. Il concilio In Trullo del 692 prescrive la celebrazione della liturgia dei Presantificati tutti i giorni del digiuno quaresimale, eccetto il sabato, la domenica e il giorno dell’Annunciazione del Signore. Alcuni manoscritti slavi del XV-XVI sec attribuiscono la liturgia dei Presantificati a San Gregorio Magno.

 Lo schema della liturgia dei Presantificati fondamentalmente è quello del vespro, e si svolge come segue: Benedizione e preghiere iniziali; il canto del salmo 103 con le preghiere sacerdotali; segue la grande litania diaconale; la recita del gruppo dei salmi graduali 119-133, che nel periodo quaresimale si ripetono ogni giorno, mentre negli altri periodi annuali si fa una lettura continua di tutto il salterio lungo una settimana; quindi i salmi vespertini 140, 141, 129, 116 con i tropari propri di ogni giorno. Segue l’ingresso e il canto dell'inno Fos ilaròn; poi la prima lettura dell’Antico Testamento; l’invocazione: "La luce di Cristo illumina tutti"; la seconda lettura dell’Antico Testamento; la preghiera dell'incenso e canto del salmo 140 con l’incensazione dell'altare e della chiesa e la preghiera di sant'Efrem. La liturgia prosegue con la litania diaconale, e quindi il canto dell'inno Ora le potenze del cielo adorano, presenti invisibilmente qui con noi. Infatti il Re della gloria fa il suo ingresso. Viene scortato il sacrificio spirituale e perfetto. Con fede e amore avviciniamoci per diventare partecipi della vita eterna. Si fa poi il grande ingresso con i Santi Doni che vengono portati all’altare; segue una litania diaconale, il Padrenostro, la comunione ed il congedo. Di questo schema vorrei rilevare la parte centrale e più tipicamente vespertina col salmo 140 e l’inno Fos ilaron, testo trinitario e cristologico molto arcaico, già conosciuto da san Basilio, e che alla sera canta Cristo, vero sole che non tramonta. Per quanto riguarda le letture bibliche, si tratta di una lectio continua di origine e carattere fortemente monastico, con la lettura lungo tutta la Quaresima dei libri della Genesi e dei Proverbi. Mentre per le grandi feste dell'anno liturgico bizantino le letture del vespro, quasi sempre veterotestamentarie, vengono scelte quelle che la tradizione dei Padri e della liturgia ha letto e interpretato in chiave cristologica o ecclesiologica, nella grande Quaresima le letture sono continue di questi due libri biblici interi. Per quanto riguarda la non celebrazione della Divina Liturgia nel periodo quaresimale se non il sabato e la domenica, bisogna sottolineare che essa è la celebrazione gioiosa del mistero della fede cristiana, e non corrisponde con i giorni di digiuno. Questi, giorni dedicati alla preghiera e alla lettura della Sacra Scrittura non vanno collegati direttamente alla celebrazione della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Due aspetti mi sembrano importanti di sottolineare a questo proposito. In primo luogo il computo dei giorni settimanali nel periodo quaresimale non è quello pasquale cioè contando dalla domenica fino al sabato, per indicare che la vita liturgica settimanale delle Chiese nasce dalla Pasqua del Signore, dalla celebrazione domenicale; il computo quaresimale invece va per ogni settimana da lunedì a domenica; e ciò non per caso, ma per sottolineare che ogni settimana quaresimale guarda verso la Pasqua settimanale, verso la domenica. 

La stessa intera Quaresima viene vista come un cammino verso la Pasqua; tutti noi, cacciati come –con- Adamo dal paradiso vi ritorniamo nel digiuno, nella preghiera, nell’ascesi, e ad esso saremo riportati da Cristo stesso nella notte di Pasqua. Lo sguardo quaresimale della Chiesa, dei cristiani è messo nella Pasqua di Cristo. Quindi la celebrazione eucaristica settimanale –unica con il sabato- è quella della domenica, e proprio per questo i Santi Doni che si ricevono nella liturgia dei Presantificati sono quelli conservati dalla domenica precedente. La comunione ai Doni Presantificati i giorni di mercoledì e di venerdì ha anche la forza del viatico, cioè del cammino che ogni cristiano porta a termine rafforzato da Cristo; ed anche dal digiuno eucaristico, cioè la giornata intera di mercoledì e di venerdì scandita dal digiuno per ricevere la sera il Corpo ed il Sangue del Signore. Nei giorni feriali della Quaresima riscopriamo inoltre la centralità e la ricchezza dei testi delle ufficiature delle diverse ore del giorno e della notte, con una abbondante presenza di testi biblici, sia letture che salmi, che ci fanno ritrovare il contatto contemplativo ed orante con la Parola di Dio, contato vitale per ogni cristiano. In una omelia sul vangelo di Matteo, san Giovanni Crisostomo afferma: Si dirà da parte di qualcuno: AIo non sono né monaco, né anacoreta, ho moglie e figli e mi prendo cura della mia famiglia. Ecco la grande piaga dei nostri tempi, credere che la lettura del Vangelo sia riservata soltanto ai religiosi e ai monaci... E' un grande male non leggere i libri che recano la Parola di Dio, ma ve n=è uno peggiore. Cioè credere che questa lettura sia inutile... Non ascoltare la Parola di Dio è causa di fame e di morte. Le celebrazioni quaresimali bizantine e la celebrazione della Divina Liturgia soltanto i giorni di sabato e domenica ci fanno vedere che non si tratta di un digiuno dall’eucaristia, ma di una preparazione nella preghiera all’eucaristia; sia quella pasquale settimanale che quella annuale a cui ci preparano sia ogni settimana sia la stessa Quaresima intera. Infatti col digiuno e la preghiera la comunità cristiana si prepara alla celebrazione di un evento di salvezza; un digiuno fatto assieme alla preghiera, alla misericordia, alla compunzione, nella verità, che ci porta a celebrare ed accogliere il mistero della salvezza che ci viene da Cristo Signore.

P. Manuel Nin, Pontificio Collegio Greco, Roma

sabato 9 marzo 2019

Domenica dell'Ortodossia


    La rubrica della Domenica la indica così: "Facciamo il memoriale (anámnêsis) del Ristabilimento delle sante e venerabili Icone". Non a caso la "Grande Quaresima", "i Digiuni", in un certo senso tendono all'anastêlósis, il "risituare su colonna", ristabilire i fedeli come icona battesimale, assimilati al loro Signore Sofferente ma Risorto nella Gloria dello Spirito del Padre, venerato nelle sante icone per essere adorato come Dio da Dio. È difficile sintetizzare già la ricchezza tematica celebrativa della Domenica la di Quaresima, con la settimana che degnamente la precede e prepara. Intanto, in questa settimana la preghiera e il digiuno si fanno più intensi, più serrati, come è possibile osservare già dall'ufficiatura delle Ore sante. Si fa anche più netta e significante la separazione dei giorni "aliturgici" da quelli "liturgici", sabato e Domenica. Diviso in 4 sezioni, dal lunedì al giovedì della settimana si canta il "Canone grande" di S. Andrea di Creta, il quale è certo un testo liturgico, tuttavia è anche fondamentale per la teologia e la spiritualità della Chiesa ben oltre la Quaresima. Come si accennò, si celebra nei giorni prescritti la Liturgia dei Presantificati come tipica conclusione del Vespro. La Quaresima per la sua solennità ineguagliabile di tutti i suoi giorni, vede un fatto, del resto comune a tutte le Chiese orientali, per cui le feste sono diradate, ed intervengono solo se capita il Santo titolare della chiesa; a Febbraio si celebra solo il 24, l’Invenzione della sacra testa di S. Giovanni Battista; a Marzo solo il 9, la memoria dei 40 Martiri di Sebaste, ed il 25 l’Euaggelismós alla Semprevergine Maria.


DOMENICA DELL'ORTODOSSIA  
O DOMENICA 1a DEI DIGIUNI

    La Domenica che inaugura il grande e santo periodo "dei Digiuní", Néstéia, che dura 40 giorni, la Tessarakosté, o Quaresima (dal latino quadragesima), mostra l’assoluta originalità della Chiesa bizantina in comparazione con l'ufficiatura quaresimale di tutte le altre Chiese. Infatti essa è dedicata con festosa ma grave solennità alla riaffermazione ecclesiale dell'Orthodoxía, la purezza immacolata dei Dogmi salvifici, della Fede divina, quale fatto vitale, globale ed intangibile, poiché ricevuto dalla Tradizione divina apostolica. La punta di questa celebrazione è rivolta alla memoria liturgica della santa Sinodo dell'843, quando la Basilissa Teodora, che era reggente per il legittimo erede al trono imperiale, suo figlio minore Michele III, restaurata l'icona del Signore alla porta di Calchea, che era stata distrutta come segno dello scatenamento della lotta contro il culto íconico, finalmente fece celebrare una Sinodo in cui, condannata la perniciosa eresia dell'iconoclastia o iconomachia, si dichiarava il ritorno definitivo all’Orthodoxìa plenaria e intangibile. Successiva-mente, poiché la proclamazione avvenne alla Domenica la di Quaresima di quell'anno, questa medesima Domenica fu l'occasione anche della condanna solenne di tutte le eresie. Per questo, alla fine dell'ufficio del Mattutino, ci si reca in processione in un luogo preparato, portando le "ícone sante e venerabili", e si dà lettura del Synodikón dell'843, ossia del documento di quella Sinodo, e della "definizione" (hóros) della Sinodo di Nicea II, Ecumenico 7°, del 787; contestualmente si acclama con la formula "eterna la sua memoria", ripetuta 3 volte, ad ognuno dei grandi campioni della fede, i Padri ortodossi, e con la formula anche essa triplice "anatema!" si condannano gli eretici di tutte le epoche. La Sinodo di Nicea II stabilì un argomento di convenienza: "quanto la Parola rivela, l'icona manifesta e mostra"; la devozione "relativa" all'icona è supporto dell'adorazione al divino Prototipo. Venerare le "sante icone" non è idololatria - accusa iconomaca molto insistita, pretesto per mettere a morte i resistenti -, ma vera pietà religiosa.


T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina
Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996

La Domenica Bizantina - Domenica 10 Marzo 2019 - Del Trionfo dell'Ortodossia

10 MARZO 2019
DOMENICA I DI QUARESIMA: DELL’ORTODOSSIA.
Memoria del santo martire Codrato e dei suoi compagni a Corinto

Tono I; Eothinòn IX

(Liturgia di San Basilio)




1^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.
Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Exomologhisàsthosan to Kirìo ta elèi aftù, ke ta thavmàsia aftù tis iìs ton anthròpon. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Celebrino il Signore per le sue meraviglie e per le sue misericordie a pro dei figli degli uomini. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Enesàtosan aftòn i uranì ke i ghì, thàlassa ke pànda ta èrponda en aftì.

Tin àchrandon ikòna su proskinùmen, Agathè, etùmeni sin-chòrisin ton ptesmàton imòn, Christè o Theòs; vulìsi gar ivdhòkisas sarkì anelthìn en to stavrò, ìna rìsis ùs èplasas ek tis dhulìas tu echthrù; òthen efcharìstos voòmen si: Charàs eplìrosas ta pànda, o Sotìr imòn, paraghenòmenos is to sòse ton kòsmon.

Diano lode a lui i cieli e la terra, il mare e tutto quanto in esso si muove.

Veneriamo la tua purissima icona, o buono, chiedendo perdono delle nostre colpe, o Cristo Dio. Ti sei benignamente degnato infatti di salire volontariamente con il tuo corpo sulla Croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che tu hai plasmato; pertanto con riconoscenza a te gridiamo: hai riempito di gaudio l’universo, o nostro Salvato-re, venuto a salvare il mondo.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o ana-stàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tu lìthu sfraghisthèndos ipòton Iudhèon, ke stratiotòn filassòndonto àchrandòn su sòma, anèstis triìmeros, Sotìr, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta: Dhòxa ti anastàsi su, Christè, dhòxa ti vasilìa su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

Tin àchrandon ikòna su proskinùmen, Agathè, etùmeni sinchòrisin ton ptesmàton imòn, Christè o Theòs; vulìsi gar ivdhòkisas sarkì anelthìn en to stavrò, ìna rìsis ùs èplasas ek tis dhulìas tu echthrù; òthen efcharìstos voòmen si: Charàs eplìrosas ta pànda, o Sotìr imòn, paraghenòmenos is to sòse ton kòsmon.
 
Veneriamo la tua purissima icona, o buono, chiedendo perdono delle nostre colpe, o Cristo Dio. Ti sei benignamente degnato infatti di salire volontariamente con il tuo corpo sulla Croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che tu hai plasmato; pertanto con riconoscenza a te gridiamo: hai riempito di gaudio l’universo, o nostro Salvato-re, venuto a salvare il mondo.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn efcharistìria anagràfo sì i pòlis su, Theotòke.  All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandìon me kindhìnon elefthèroson, ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.

A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringra-ziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per l’invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gri-dare: salve, o sposa sempre vergine.

APOSTOLOS (Eb 11, 24-26. 32-40)

-Benedetto sei tu, o Signore, Dio dei padri nostri, e lodato e glorificato è il tuo nome nei secoli. (Daniele 3, 26).

-Poiché sei giusto in tutto ciò che hai fatto, e tutte le tue opere sono vere e rette le tue vie. (Daniele 3, 27).

Dalla Lettera agli Ebrei.

    Fratelli, per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. Questo perché stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa.
    E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri.
    Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.
    Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. 
    Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

Alliluia (3volte)

- Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti e Samuele tra quanti invocano il suo nome (Sal 99,6). 

Alliluia (3 volte)

- Invocavano il Signore ed egli rispondeva, parlava loro da una colonna di nubi. (Sal 99,6b-7°).  

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Giovanni 1, 43-51)

    In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: “Seguimi”. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret”. Natanaèle esclamò: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”.
    Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”. Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Natanaèle gli domandò: “Come mi conosci?”.
    Gli rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Gli replicò Natanaèle: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!”. Poi gli disse: “In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”.


MEGALINARION

Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, anghèlon to sìstima ke anthròpon to ghènos, ighiasmène naè ke paràdhise loghikè, parthenikòn kàfchima, ex ìs Theòs esarkòthi, ke pedhìon ghègonen o pro eònon ipàrchon Theòs imòn. Tin gàr sìn mìtran thrònon epìise, ke tin sìn gastèra platitèran uranòn apirgàsato. Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, dhòxa si.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: e gli angelici cori e l’umana progenie, o tempio santo e razionale paradiso, vanto delle vergini. Da te ha preso carne Dio ed è divenuto bambino colui che fin dall’eternità è il Dio nostro. Del tuo seno infatti egli fece il suo trono, rendendolo più vasto dei cieli. In te, o piena di grazia, si rallegra tutto il creato. Gloria a te. 

AI DITTICI

Ton uranofàndora tu Christù, mìstin tu despòtu, ton fostìra ton fainòn, ton ek Kesarìas ke Kappadhòkon chòras, Vasìlion ton mègan pàndes timìsomen.

Orsù! Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l’inizia-to ai misteri del Signore, l’astro splendente da Cesarea e dalla regione di Cappadocia, il Grande Basilio!

KINONIKON
 
Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’allto. Alliluia.

DOPO “SOSON, O THEOS”

Tin àchrandon ikòna su pro-skinùmen, …..    La tua immacolata icona veneriamo, …..

Preghiera dell’Ambone

O sovrano Dio nostro, supplichiamo la tua bontà: ascolta i tuoi servi indegni: concedici di arrivare alla fine desiderata di questi giorni di digiuno che tu ci hai concessi per correggerci nell'uso dei beni presenti e guidarci al conseguimento dei premi futuri a cui aneliamo. Spogliaci delle opere delle tenebre e ornaci dì quelle della luce: donaci la grazia della penitenza sincera e della preghiera umile e a te accettevole. Che il nostro Sovrano ancor lui in digiuno, e in preghiera risplenda per le vittorie, e ciò per la misericordia del tuo unigenito Figlio col quale sei benedetto insieme con lo Spirito Santo ora e nei secoli.



lunedì 4 marzo 2019

La preghiera Quaresimale di Sant'Efrem


La preghiera di Sant'Efrem 



Questa preghiera viene recitata due volte alla fine di ogni liturgia quaresimale, dal lunedì al venerdì. La si dice una prima volta facendo una prostrazione dopo ogni supplica. Quindi tutti si inchinano dodici volte dicendo: “O Dio, purifica me, peccatore”. Alla fine si ripete l'intera preghiera con una prostrazione conclusiva.Perché questa preghiera così breve e semplice occupa un posto tanto importante in tutta la liturgia quaresimale?

Il motivo è che essa enumera in maniera felice tutti gli elementi negativi e positivi del pentimento e costituisce, per così dire, un “promemoria” per il nostro sforzo personale di quaresima. Questo sforzo mira innanzitutto a liberarci da certe malattie spirituali fondamentali che deformano la nostra vita e ci mettono praticamente nell'impossibilità persino di cominciare a volgerci verso Dio.
La malattia di fondo è l'ozio. È questa strana indolenza, questa passività di tutto il nostro essere, che sempre ci abbatte piuttosto che sollevarci, e che costantemente ci persuade che nessun cambiamento è possibile e quindi desiderabile. È, in realtà, un cinismo profondamente radicato, che a ogni sfida spirituale risponde: “A che pro?”, e trasforma la nostra vita in un tremendo deserto spirituale. È la radice di ogni peccato, perché avvelena l'energia spirituale direttamente alla sorgente.

Il risultato dell'ozio è lo scoraggiamento. È lo stato di acedia, che tutti i padri considerano come il più grande pericolo per l'anima. L'acedia è l'impossibilità per l'uomo di vedere qualcosa di buono o di positivo: tutto viene ridotto al negativismo e al pessimismo. È davvero un potere demoniaco in noi, perché il Diavolo è essenzialmente un bugiardo. Egli mente all'uomo sia su Dio che sul mondo, riempiendo la vita di oscurità e negatività. L'acedia è il suicidio dell'anima perché, quando l'uomo ne è posseduto, è assolutamente incapace di vedere la luce e di desiderarla.

Brama di potere! Per quanto possa sembrare strano, sono proprio l'ozio e lo scoraggiamento che riempiono la nostra vita di brama di potere. Viziando interamente il nostro atteggiamento nei confronti della vita e rendendola vuota e senza senso, essi ci costringono a cercare compensazione in un atteggiamento radicalmente sbagliato nei confronti degli altri. Se la mia vita non è orientata verso Dio, se non mira ai valori eterni, diventerà inevitabilmente egoistica e incentrata su se stessa, e questo significa che tutti gli altri esseri diventeranno dei mezzi al servizio della mia propria autosoddisfazione.

Se Dio non è il Signore e il Maestro della mia vita, allora divento io il mio signore e maestro, il centro assoluto del mio mondo, e comincio a valutare ogni cosa in funzione dei miei bisogni, delle mie idee, dei miei desideri e dei miei giudizi. In questo modo, la brama di potere vizia alla base le mie relazioni con gli altri: io cerco di sottometterli a me. Essa non si esprime necessariamente nel bisogno effettivo di comandare e di dominare sugli altri: può volgere benissimo all'indifferenza, al disprezzo, alla mancanza d'interesse, di considerazione e di rispetto. Si tratta, in realtà, di ozio e di acedia, ma questa volta riferiti agli altri; completa il suicidio spirituale con l'omicidio spirituale.

Infine il vano parlare. Di tutti gli esseri creati, solo l'uomo è stato dotato del dono della parola. Tutti i padri vedono in questo il “sigillo” dell'immagine divina nell'uomo, perché Dio stesso si è rivelato come Parola (cf. Gv l,I). Ma proprio perché è il dono supremo, esso è al tempo stesso il supremo pericolo. Poiché è l'espressione stessa dell'uomo, il mezzo della sua autorealizzazione, è anche, per questo stesso motivo, il mezzo della sua caduta e della sua autodistruzione, del suo tradimento e del suo peccato. La parola salva, la parola uccide; la parola ispira, la parola avvelena; la parola è strumento di verità ed è strumento di menzogna diabolica. Avendo un potere positivo estremo, essa ha per ciò stesso un estremo potere negativo. Essa crea davvero, positivamente oppure negativamente.

Quando è deviata dalla sua origine e dalla sua finalità divina, la parola diventa vana: consolida l'ozio, l'acedia, la brama di potere, e trasforma la vita in un inferno. Diventa la potenza stessa del peccato.
Ecco, dunque, i quattro punti negativi oggetto di pentimento. Sono gli ostacoli che bisogna rimuovere. Ma Dio solo può rimuoverli. Da qui, la prima parte della preghiera di quaresima: questo grido che viene dal fondo dell'impotenza umana. Dopodiché la preghiera passa agli intenti positivi del pentimento, che sono anch'essi quattro.

La castità. Se non si riduce questo termine, come si fa così spesso e in modo errato, unicamente alla sua connotazione sessuale, la castità si può considerare come la controparte positiva dell'ozio. La traduzione esatta e completa del termine greco sophrosyne e del russo celomudrie dovrebbe essere “disposizione all'integrità”.
L'ozio è soprattutto dissipazione, è il frazionamento della nostra visione e della nostra energia, l'incapacità di vedere il tutto. E suo contrario è quindi precisamente l'integrità.  Se con il termine castità noi designiamo abitualmente la virtù opposta alla depravazione sessuale, è perché il carattere frammentario della nostra esistenza in nessun'altra parte appare così evidente come nel desiderio sessuale, che è alienazione del corpo dalla vita e dal controllo dello spirito. Cristo ripristina in noi l'integrità e lo fa ristabilendo in noi la vera scala dei valori, riconducendoci a Dio.

Un primo meraviglioso frutto di questa integrità o castità è l'umiltà. Ne abbiamo già parlato. Essa è soprattutto la vittoria della verità in noi, l'eliminazione di tutte le falsità in cui noi viviamo abitualmente. Solo l'umiltà è capace di verità, di vedere e di accettare le cose come sono e quindi di vedere la maestà di Dio, la sua bontà e il suo amore in ogni cosa. Per questo ci è detto che Dio fa grazia all'umile e resiste al superbo.
La castità e l'umiltà conducono per loro natura alla pazienza. L'uomo “naturale” o “decaduto” è impaziente perché, essendo incapace di vedere se stesso, è pronto a giudicare e a condannare gli altri. Non avendo tuttavia che una conoscenza frammentaria, incompleta e distorta di tutte le cose, misura tutto a partire dai propri gusti e dalle proprie idee. Indifferente verso tutti, eccetto che verso se stesso, vuole che la vita gli sorrida, qui e ora. La pazienza, d'altro canto, è veramente una virtù divina. Dio è paziente non perché è “indulgente”, ma perché vede la profondità di tutto ciò che esiste, perché la realtà interna delle cose, che noi nella nostra cecità non vediamo, per lui è aperta. Più ci avviciniamo a Dio, più diventiamo pazienti, e più riflettiamo quell'infinito rispetto per tutti gli esseri che è la qualità propria di Dio.

E infine, la corona e il frutto di tutte le virtù, di ogni crescita e di ogni sforzo, è l'amore - quell'amore che, come già abbiamo detto, può essere dato da Dio solo - il dono che è la meta cui tende ogni preparazione e ogni ascesi spirituale. Tutto questo si trova riassunto e riunito insieme nella domanda che conclude la preghiera di quaresima, nella quale si chiede “di vedere i propri errori e di non giudicare il fratello”. Perché, fondamentalmente, non vi è che un pericolo: l'orgoglio. L'orgoglio è la sorgente del male, e ogni male è orgoglio. Non mi è sufficiente vedere i miei errori, perché persino questa apparente virtù può trasformarsi in orgoglio. Gli scritti spirituali sono pieni di avvertimenti contro le forme sottili di una pseudopietà che, in realtà, sotto le sembianze dell'umiltà e dell'autoaccusa, può condurre a un orgoglio veramente diabolico. Però, quando “vediamo i nostri errori” e “non giudichiamo i nostri fratelli”, quando, in altri termini, castità, umiltà, pazienza e amore non sono che una cosa sola in noi, allora, e solo allora, l'ultimo nemico - l'orgoglio - sarà distrutto
in noi.

Dopo ogni domanda contenuta nella preghiera, facciamo una prostrazione. Le prostrazioni non sono limitate alla preghiera di sant'Efrem, ma costituiscono una delle caratteristiche che contraddistinguono l'intera liturgia quaresimale. Qui, tuttavia, il loro significato si rivela pienamente: nel lungo e difficile sforzo di recupero spirituale, la chiesa non separa l'anima dal corpo. Tutto l'uomo, cadendo, si è allontanato da Dio; tutto l'uomo è da rinnovare, tutto l'uomo deve ritornare. La catastrofe del peccato consiste proprio nella vittoria della carne - l'animale, l'irrazionale, la passione in noi - sullo spirituale e sul divino. Ma il corpo è glorioso, il corpo è santo, così santo che Dio stesso “si è fatto carne”. La salvezza e il pentimento non sono perciò disprezzo del corpo o trascuratezza nei suoi confronti, bensì ripristino del corpo alla sua vera funzione, che è quella di esprimere la vita dello spirito, di essere tempio dell'inestimabile anima umana.

L'ascetismo cristiano è una lotta, non contro il corpo, ma per il corpo. Per questa ragione, è tutto l'uomo - anima e corpo - che si pente. Il corpo partecipa alla preghiera dell'anima così come l'anima prega mediante il corpo e nel corpo. Le prostrazioni, il segno “psicosomatico” del pentimento e dell'umiltà, dell'adorazione e dell'obbedienza, sono così il rito quaresimale per eccellenza.

Tratto da: Alexander Schmemann, Quaresima: in cammino verso la Pasqua.

sabato 2 marzo 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 03 Marzo 2019

3 MARZO 2019
Domenica dei latticini
Santi martiri Eutropio, Cleonico e Basilisco


1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Ex ìpsus katìlthes, o èfsplachnos, tafìn katedhèxo triìmeron, ìna imàs eleftheròsis ton pathòn. I Zoì ke i anàstasis imòn, Kìrie dhòxa si.

Sei disceso dall'alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

ISODHIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Ex ìpsus katìlthes, o èfsplachnos, tafìn katedhèxo triìmeron, ìna imàs eleftheròsis ton pathòn. I Zoì ke i anàstasis imòn, Kìrie dhòxa si.

Sei disceso dall'alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Tis sofìas odhighè, fronìseos chorighè ton afrònon pedhevtà ke ptochòn iperaspistà, stìrixon, sinètison tin kardhìan mu, Dhèspota. Si dhìdhu mi logon, o tu Patròs Lògos: idhù gar ta chìli mu u mi kolìso en to kràzin si: Eleìmon, elèisòn me ton parapesònda.

Guida di sapienza, elargitore di prudenza, educatore degli stolti e protettore dei poveri, conferma, ammaestra il mio cuore, o Sovrano; dammi tu una parola, o Parola del Padre, poiché, ecco, io non trattengo le mie labbra dal gridare: O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato!

APOSTOLOS (Romani 13, 11-14; 14, 1-4)

- Inneggiate al Dio nostro, inneggiate; inneggiate al re nostro, inneggiate. (Sal. 46,7).

- Popoli tutti, applaudite, acclamate a Dio con voci di gioia. (Sal. 46,2).

Dalla lettera di San Paolo ai Romani.

Fratelli, la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri. Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Uno crede di poter mangiare di tutto, l’altro invece, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto. Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare.

Alliluia (3 volte).

- In te mi rifugio, Signore, ch’io non resti confuso in eterno. Liberami per la tua giustizia e salvami. (Sal. 70,1-2).

Alliluia (3 volte).

- Sii per me un Dio protettore, e baluardo inaccessibile ove pormi in salvo. (Sal. 70,3).

 Alliluia (3 volte)

VANGELO (Matteo 6, 14-21)

Disse il Signore: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il
volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”.

Preghiera

Ti ringraziamo, o Cristo Dio nostro, che ci hai fatto giungere al presente digiuno per nostra salvezza, avendo tu a un così modesto rimedio affidata la cura delle più grandi ferite delle anime nostre, acquistandoci il perdono dei molti peccati. Te ne supplichiamo, o benignissimo: allontana dai nostri digiuni e la superbia dei Farisei e la tristezza affettata dei Giudei, recidendo da noi ogni compiacenza che ci si potrebbe ridestare dalla penitenza. Ma sopratutto tienici lontani da qualsiasi opera, parola, o pensiero proibito, e riempici invece della luce e della verità dello Spirito Santo secondo i tuoi disegni. Fortificaci nella lotta che dobbiamo sostenere contro le passioni: corroboraci nella lotta contro il peccato, allenandoci con l’astinenza dai cibi e con l'allontanamento dalla colpa, a seguire te che col digiuno ci hai dimostrato come si vince il diavolo e come si deve aver parte nella tua morte e risurrezione per poi godere della gloria eterna che tu hai preparata a coloro che hanno fame e sete della giustizia.

Nota

La rubrica qui indica: “Facciamo il memoriale (anámnésis) dell'esilio dal Paradiso della delizia del Protoplasta Adamo". Il nome di questa Domenica viene dal permesso di mangiare il formaggio (ed i prodotti del latte) solo per questo ultimo giorno, poiché il lunedì successivo cominciano i "Digiuni grandi". Va sempre notato che per sé la Domenica, giorno del Signore Risorto, la Chiesa non ammette il digiuno (se non il 14 settembre che occorra di Domenica). Dopo questa Domenica perciò il digiuno dei fedeli si fa più rigoroso ancora, senza dimenticare che in antico si usava praticare anche la xerophagía, ossia quel digiuno che permette solo l'uso di acqua e sale, pane e legumi secchi; ma molti seguendo l'ascesi monastica, si riducevano solo all'acqua, pane e sale. Gli antichi avevano un maggiore senso del peccato, e dunque anche una grande disposizione alla penitenza.

(T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina, Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996)

DA DOMANI INIZIA LA GRANDE E SANTA QUARESIMA

Tutti i giorni della quaresima, eccetto sabato e domenica, sono aliturgici.

DOMENICA PROSSIMA, dell’Ortodossia, PROCESSIONE DELLE ICONE