sabato 10 agosto 2019

Spiegazione dell'Icona della Dormizione (KOIMISIS)

DESCRIZIONE DELL’ICONA


La prima cosa da sottolineare è che il centro dell’icona non è la Madre di Dio ma il Cristo. La composizione ha due tempi con due movimenti contrapposti: dall’alto verso il basso in una convergenza centripeta. 

Gli apostoli sulle varie nuvolette convergono verso Cristo, al centro della composizione. L’altro movimento è verticale dal basso verso l’alto. Dal corpo disteso della Vergine parte un moto ascendente che passando attraverso il Cristo culmina nel clipeo che contiene la Madonna portata dagli angeli nell’alto dei cieli.

I due personaggi principali, Cristo e Maria, sviluppano, pertanto, due linee opposte: una verticale ed una orizzontale. La verticale segna il centro esatto dell’icona. È la linea che indica la benevolenza e l’amicizia del Signore per gli uomini. Questa linea, infatti, vuole incontrare l’altra, quella orizzontale. La direttrice orizzontale non a caso è posta nella seconda metà inferiore dell’icona. Essa ha come soggetto il corpo della Vergine, l’umanità, la terra fertile pronta a ricevere il seme. L’incontro delle due linee è vita, è redenzione di tutta la creazione e di tutto ciò che
è sulla terra, visibile e invisibile. L’icona è segno dell’impotenza umana, la morte, e della necessità di incontrare Dio, la vita; di divenire un tutto in Dio. 

Nell'icona dell’Assunzione della Madre di Dio, la Vergine, che si è addormentata, si trova attorniata dagli apostoli addolorati. Oltre gli apostoli ci sono anche i santi vescovi. Alle finestre vediamo le donne che piangono. Il manto sul quale si trova la Vergine è luminoso e questo ci comunica che lei accetta con serenità e gioia la sua morte. Alla base della composizione c'è il triangolo. I personaggi principali sono la Madre di Dio, il cui corpo è disteso su un catafalco e Gesù Cristo, che si erge sopra di essa, tenendo tra le mani un fanciullo fasciato di vesti splendenti di colore bianco come la neve.

Questo fanciullo personifica l'anima immacolata della Vergine Maria. La figura di Cristo Salvatore è molto verticale. Con questo si afferma la contrapposizione e la superiorità della vita immortale nel regno dei cieli, con la morte e la limitatezza della vita sulla terra. Colpisce il dolore degli apostoli: loro non capiscono ancora la grandiosità di quello che sta succedendo, del trionfo dell'immortalità sulla finitezza della vita terrena della Madre di Dio. Nella chiesa ortodossa si era soliti portare l'icona della Dormitio nella casa dei moribondi. Quest'immagine consolava e dava pace: nell'icona si afferma l'immortalità dell'anima e la vita eterna. La rappresentazione nella stessa icona di più avvenimenti contemporaneamente, era una pratica normale e non portava nessuna difficoltà nella venerazione dell'immagine. Tale tradizione esisteva anche nell'arte europea, però si è spenta verso la fine del XV secolo.

La Dormitio della Madre di Dio è avvenuta nella casa di Giovanni Evangelista, dove è vissuta dopo la crocifissione di Cristo. Come di solito, secondo la tradizione e i canoni del linguaggio simbolico dell'iconografia, è raffigurata non la parte interna della casa, bensì le colonnine che marcano l'edificio in cui sta accadendo il fatto. Nell'icona della Dormitio sono rappresentati due spazi distinti. Uno è reale: ad esso appartengono il letto della Vergine, gli apostoli, i santi e lo sfondo architettonico; l'altro è mistico, è quello di Cristo. Questi due spazi sono legati all'azione mistica, l'assunzione dell'anima di Maria: lo spazio mistico rimane invisibile a coloro che stanno attorno al letto di Maria. Il Figlio di Dio, nato dalla Vergine, ha preso sembianza corporale e umana, è venuto in terra ed è vissuto nel normale spazio terrestre. Dopo la crocifissione e la morte sulla croce, è risorto ed è entrato in un altro spazio, "non di questo mondo", indicato sulle icone con la mandorla, l'aureola, riempita di forze celesti, gli angeli "invisibili". Molte immagini, dedicate alla "Dormitio" della Vergine Maria, sono state fatte in Europa. Lì però, quest'avvenimento viene mostrato in un modo totalmente differente. Gli Apostoli Nella parte superiore dell’icona si vedono tante nuvolette sorrette rispettivamente da un angelo: in esse, come in una conchiglia, compaiono i dodici apostoli, convenuti da ogni parte della terra nel luogo del Getsemani.

La maggior parte degli angeli indica col movimento o col gesto il centro dell’icona: Cristo. Si narra negli Apocrifi che quando nostro Signore Gesù Cristo decise di avere per sempre accanto a sé sua Madre, inviò l’arcangelo Grabriele perché le manifestasse questo desiderio, rivelandole il giorno del trapasso. Le disse: “Questo dice tuo Figlio: è ora che mia madre sia sempre con me, non ti sconvolgere per tutto ciò perché passi alla vita eterna”. La Madre santa esultò, tuttavia espresse il desiderio di rivedere gli apostoli.

Il messaggero di Dio gli rispose: “Verranno a te, canteranno degli inni al tuo cospetto e faranno i tuoi funerali”. Ella, allora, salì sul monte degli Ulivi, là dove era sua consuetudine raccogliersi in preghiera e, mentre saliva, gli alberi abbassavano miracolosamente le loro cime, come se fossero vivi e umani ed intendessero venerare in tal modo la Signora del mondo. Compiuta la sua preghiera dinanzi a Dio, la Vergine ridiscese a casa, si apprestò a preparare il suo letto funebre, ed attese. Intanto, nel cielo apparvero delle nubi, che avevano rapito dai confini della terra tutti gli Apostoli, e li posarono davanti alla sua casa. A capo del letto vediamo Pietro, mentre ai piedi vi è Paolo, il vaso d’elezione, in atteggiamento di venerazione: “Salve, Madre della vita”, egli dice, “anche se non ho conosciuto tuo Figlio corporalmente sulla terra, guardando te è come se vedessi Lui stesso”. I due principi degli apostoli sono messi in rilievo quasi a costituire la prua e la poppa della nave celeste, costituita dal corpo della
Vergine, il cui albero è Cristo. La nave celeste, la Chiesa, che ci conduce nel porto della salvezza, nel porto della nostra santificazione. 

Sion e il Getsemani
I due edifici ai lati della rappresentazione indicano la città. Siamo nella città di Davide Gerusalemme, in Sion gloriosa ed illustre, dove fu adempiuta la legge della lettera e fu annunziata la legge dello spirito. Questo è  il luogo di convegno degli apostoli. Questa è la madre di tutte le Chiese sparse su tutta la terra e qui convennero coloro che si erano dispersi in ogni luogo della terra per portare gli uomini alla mensa spirituale delle nozze dello sposo celeste che il Padre celebra con magnificenza tutta regale per il Figlio. Il racconto degli Apocrifi parla del Getsemani come
punto di convergenza degli apostoli. Qui vi era la casa della Vergine.

Il Cristo
Al centro dell’icona, in una mandorla celeste che indica la gloria, abbiamo Cristo che tiene tra le braccia, come una neonata in fasce, l’anima della Vergine. L’anima della Madre di Dio è rappresentata come una bambina avvolta in lini bianchi. Se ne vuole così indicare lo splendore, come dell’anima pura illuminata mediante il battesimo. Il Signore disse all’arcangelo Michele di portare l’anima di Maria in paradiso, poi dispose di portarvi anche il corpo e di deporlo sotto l’albero della vita e là l’anima sarebbe stata ricongiunta al corpo glorioso. Tutto intorno al Signore vi sono degli angeli e nella parte alta due serafini. Nella metà superiore della rappresentazione vediamo un clipeo sorretto appunto dai due Arcangeli che portano in cielo il corpo della Vergine. Dalla Gerusalemme terrestre, alla città di Dio, Ella, la Madre dei viventi, è trasferita alla Gerusalemme di lassù.

domenica 4 agosto 2019

06 Agosto - Solennità della Metamorfosi del Signore al monte Tabor - Foglietto liturgico

6 AGOSTO
TRASFIGURAZIONE
DI NOSTRO
SIGNORE GESÙ CRISTO





1^ ANTIFONA

Mègas Kìrios ke enetòs sfòdhra en pòli tu Theù imòn, en òri aghìo aftù. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Grande è il Signore e altamente da lodare nella città del nostro Dio, sul suo santo monte. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

I themèlii aftù en tis òresi tis aghìis. Sòson imàs, Iiè Theù, o en to òri to Thavòr metamorfothìs, psallondàs si: Allilùia.

Le sue fondamenta sui monti santi. O Figlio di Dio, che ti sei trasfigurato sul monte Tabor, salva noi che a te cantiamo: Allilùia.

3^ ANTIFONA

Ta elèi su, Kìrie, is ton eòna àsome.

Metemorfòthis en to òri, Christè o Theòs, dhìxas tis Mathitès su tin dhòxan su, kathòs idhìnando. Làmpson ke imìn tis amartolìs to fos su to aìdhion, presvìes tis Theotòku; Fotodhòta, dhòxa si.

Le tue misericordie, Signore, in eterno io voglio cantare.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, come era possibile. Fai risplendere anche su di noi la tua luce, per le preghiere della Madre di Dio; o Datore di luce, gloria a te.

ISODIKÒN

Thavòr ke Ermòn en to onomatì su agalliàsonde. Sòson imàs, Iiè Theù, o en to òri to Thavòr metamorfothìs, psallondàs si: Allilùia.

Tabor e l’Ermon esulteranno nel tuo nome.

O Figlio di Dio, che ti sei trasfigurato sul monte Tabor, salva noi che a te cantiamo: Allilùia.

APOLITIKION

Metemorfòthis en to òri, Christè o Theòs, dhìxas tis Mathitès su tin dhòxan su, kathòs idhìnando. Làmpson ke imìn tis amartolìs to fos su to aìdhion, presvìes tis Theotòku; Fotodhòta, dhòxa si.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, come era possibile. Fai risplendere anche su di noi la tua luce, per le preghiere della Madre di Dio; o Datore di luce, gloria a te.

KONDAKION

Epì tu òrus metemorfòthis ke os echòrun i mathitè su tin dhòxan su, Christè o Theòs, etheàsando, ìna òtan se ìdhosi stavrùmenon, to men pàthos noìsosin ekùsion, to dhe kòsmo kirìxosin, òti si ipàrchis alithòs tu Patròs to apàvgasma.

Ti sei trasfigurato sul monte e i tuoi discepoli contemplarono come poterono la tua gloria, o Cristo Dio, affinché quando ti vedessero croci-fisso potessero credere alla tua passione volontaria e poi predicare al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre.


APOSTOLOS (2 Pt 1, 10-19)

- Quanto sono grandiose le tue opere, Signore! Tutto hai fatto con saggezza. (Sal.103,24).
- Benedici, anima mia, il Signore. Signore mio Dio quanto sei grande. (Sal.103,1).

Lettura della seconda lettera di San Pietro.

   Fratelli, cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo. Perciò penso di rammentarvi sempre queste cose, benché le sappiate e stiate saldi nella verità che possedete. Io credo giusto, finché sono in questa tenda del corpo, di tenervi desti con le mie esortazioni, sapendo che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come mi ha fatto intendere anche il nostro Signore Gesù Cristo. E procurerò che anche dopo la mia partenza voi abbiate a ricordarvi di queste cose. Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul monte santo. E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.

Alliluia (3 volte).

- Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. (Sal 88,12).  

Alliluia (3 volte).

Stico: Beato il popolo, il cui Dio è il Signore. (Sal 143,12). 
Alliluia (3 volte).


VANGELO  (Matteo 17, 1-9 )

    In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi farò qui tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia”. Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

MEGALINARION 

Nin ta anìkusta ikùsthi: O apàtor gar Iiòs o tis Parthènu ti patròa fonì endhòxos martirìte, ìa Theòs ke ànthropos o aftòs is tus eònas.

Ora si ascoltano cose mai sentite: colui che è Figlio della Vergine senza opera di padre, con grande gloria, la voce paterna proclama Dio e Uomo, il medesimo nei secoli.

KINONIKON

En to fotì tis dhòxis tu pro-sòpu su, Kìrie, porefsòmetha is ton eòna. Allilùia. (3 volte)     

Nella luce della gloria del tuo volto, o Signore, cammineremo in eterno. Allilùia.. (3 volte)

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

 Metemorfòthis en to òri, Christè o Theòs, dhìxas tis Mathitès su tin dhòxan su, kathòs idhìnando. Làmpson ke imìn tis amartolìs to fos su to aìdhion, presvìes tis Theotòku; Fotodhòta, dhòxa si.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, come era possibile. Fai risplendere anche su di noi la tua luce, per le preghiere della Madre di Dio; o Datore di luce, gloria a te.


Preghiera dell'Ambone

   Sovrano Gesù Cristo Dio nostro, sollevaci fino all’ ultrasanto monte della tua carità, come i tuoi discepoli corifei sull'alto monte, e apri a noi gli occhi spirituali per la visione dell'indicibile maestà, come a quelli con prodigioso irraggiamento facesti risplendere la tua forma corporale, mediante la carne avendo mostrato ad essi il raggio della tua divinità.
   Guida anche noi a questo massimo con la tua destra onnipotente.
   Tu che indescrivibilmente mutasti la forma visibile, introduci in noi l'integra sensibilità della tua sovranità testimoniata da Mosè e da Elia, e metti in noi il memoriale incessante della voce del Padre tuo che non ha principio, rivelante te il Figlio, il diletto, affinché diventati operatori dei tuoi precetti, noi risplendiamo con quelli resi degni dell'incorruttibile tuo regno, contemplando in te tuo Padre che non ha principio, con il quale tu sei benedetto, insieme con il tuttosanto e buono e vivificante Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli. 


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”
    Metemorfòthis en to òri, …     Ti sei trasfigurato sul monte, ...

Preghiere per la benedizione dell’Uva il 6 Agosto

Si pone il cesto con l’uva davanti all’icona despotica del Cristo. Dopo la preghiera Opistamvonos, si cantano i Tropari della Metamorfosi. Quindi il celebrante legge la seguente preghiera.

Preghiamo il Signore

Benedici, Signore, questo nuovo frutto della vite, che grazie al clima favorevole, alle gocce della pioggia e con il bel tempo tu ti sei compiaciuto di farlo giungere a  piena maturità, in modo che ci dia gioia, quando gustiamo il prodotto della vite, e che possiamo offrirtelo come un dono, per il perdono dei nostri peccati, attraverso il prezioso sangue del tuo Figlio Gesù Cristo, con il quale sei benedetto, insieme al Santissimo buono e vivificante tuo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

06 Agosto 2019 - La Metamorfosi del Signore - Sinassario

SEI AGOSTO
    Il 6 di questo mese celebriamo la memoria della santa Trasfigurazione del nostro Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo.


    Sei giorni dopo avere detto ai suoi discepoli: Ce ne sono qui che non assaggeranno la morte prima di avere visto il regno di Dio venuto in potenza, Gesù prese con sé i suoi discepoli prediletti Pietro, Giacomo e Giovanni; e portandoli in disparte salì su un’alta montagna: il monte Tabor in Galilea per pregarvi. Aveva deciso infatti che coloro che stavano per assistere alla sua agonia al Getsemani e che sarebbero stati i testimoni privilegiati della passione, fossero preparati a questa prova con lo spettacolo della sua gloria. Pietro, perché aveva appena confessato la sua fede nella sua divinità; Giacomo, perché fu il primo a morire per Cristo e Giovanni che testimoniò con la sua esperienza della gloria divina facendo risonare come figli del tuono la teologia del Verbo incarnato.
 Li fece salire sulla montagna, in segno dell’ascensione spirituale che, di virtù in virtù, conduce alla carità, virtù suprema che apre l’accesso alla contemplazione di Dio. L’ascensione è infatti il riassunto di tutta la vita del Signore che, rivestito della nostra debolezza, ci ha aperto il cammino verso il Padre, insegnandoci che l’hesichia è la madre della preghiera e che è la preghiera che ci manifesta la gloria di Dio.
    E mentre pregava, improvvisamente l’aspetto del suo volto divenne un altro, Egli si trasfigurò e brillò come il sole, mentre i suoi vestiti divennero splendenti, di un bianco sfolgorante, così come nessun lavaggio al mondo può sbianchire. Il Verbo di Dio incarnato manifestò così lo splendore naturale della gloria divina che possedeva in Lui stesso e che aveva conservato dopo la sua incarnazione, ma che restava nascosta sotto il velo della carne. Dal momento della concezione nel seno della Vergine, infatti, la divinità si è unita senza confusione con la natura della carne, e la gloria divina è divenuta, ipostaticamente, gloria del corpo assunto. Quello che Cristo manifestava così ai suoi discepoli sul monte non era dunque uno spettacolo nuovo, ma la manifestazione sfolgorante della divinizzazione in Lui della natura umana, compreso il corpo, e della sua unione con lo splendore divino.
    Mentre il viso di Mosè aveva rifulso di una gloria che veniva dall’esterno dopo la rivelazione del monte Sinai, il volto di Cristo apparve sul Tabor come una fonte di luce, sorgente della vita divina resa accessibile all’uomo, e che si spandeva anche sui suoi vestiti, cioè sul mondo esteriore e sui prodotti dell’attività e della civilizzazione umane.
    Egli è trasfigurato, dice san Giovanni Damasceno, non già assumendo ciò che non era, ma mostrando ai suoi discepoli ciò che egli era, aprendo loro gli occhi e, da ciechi che erano, rendendoli vedenti.
    Cristo aprì gli occhi dei suoi discepoli, ed è con uno sguardo trasfigurato dalla potenza dello Spirito Santo che questi ultimi videro la luce divina indissolubilmente unita al suo corpo. Essi stessi furono dunque trasfigurati, ed è nella preghiera che poterono vedere e conoscere il cambiamento avvenuto alla natura umana per il fatto della sua unione col Verbo.
    Come è il sole per le cose sensibili, tale è Dio per quelle spirituali; per cui gli evangelisti riferiscono che il volto del Dio-uomo, che è la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, brillava come il sole. Ma questa luce era in fatti incomparabilmente superiore ad ogni luce sensibile e, incapaci di sopportare il suo inaccessibile fulgore, i discepoli caddero a terra.
    Luce immateriale, increata e atemporale, era il Regno di Dio venuto nella potenza dello Spirito Santo, come il Signore aveva promesso ai suoi discepoli. Intravista allora per un istante, questa luce diverrà l’eredità permanente degli eletti nel Regno, quando Cristo verrà di nuovo, risplendente in tutto il fulgore della sua gloria. Egli tornerà nella luce, in questa luce che ha rifulso sul Tabor e che è scaturita dal sepolcro il giorno della sua resurrezione, e che, spandendosi sull’anima e sul corpo degli eletti, li farà risplendere anche loro come il sole. 
    Dio è luce e la sua visione è luce. Alla stessa maniera dei discepoli sulla sommità del Tabor, numerosi santi sono stati testimoni di questa manifestazione di Dio nella luce. Tuttavia la luce non è per loro soltanto oggetto di contemplazione, ma essa è anche la grazia deificante che permette loro di vedere Dio, di modo che si realizzano le parole del salmista: Nella tua luce, vedremo la luce.
    In seno a questa visione gloriosa, apparvero accanto al Signore Mosè ed Elia, le due cime del Vecchio Testamento, rappresentanti rispettivamente la Legge e i Profeti, che gli rendevano testimonianza come maestro dei vivi e dei morti. Ed essi si intrattenevano con lui, nella luce, dell’Esodo che Egli stava per compiere a Gerusalemme, cioè della sua passione, perché è per mezzo della passione e per mezzo della croce che questa gloria doveva essere data agli uomini.
    Usciti da loro stessi, rapiti nella contemplazione della luce divina, gli apostoli erano come oppressi dal sonno e, non sapendo ciò che diceva, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bello che stiamo qui, e se vuoi faremo tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia. Distogliendo il suo discepolo da questo desiderio troppo umano, che consisteva nel contentarsi della gioia terrestre della luce, il Signore mostrò loro allora una tenda migliore ed un tabernacolo di gran lunga superiore per mettere al riparo la sua gloria. Una nube luminosa li venne a coprire con la sua ombra, e la voce del Padre si fece sentire in seno a questa nube, portando testimonianza al Salvatore: Costui è il mio figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto; ascoltatelo. Questa nube rappresentava la grazia dello Spirito di adozione; e, come al tempo del suo battesimo nel Giordano, la voce del Padre rendeva così testimonianza al Figlio e manifestava che le tre persone della Santa Trinità, sempre unite, collaborano alla salvezza dell’uomo.
    La luce di Dio, che aveva prima permesso ai discepoli di vedere Cristo, li fece accedere ad uno stato superiore alla visione e conoscenza umane quando sfolgorò più intensamente. Uscendo da tutto ciò che si vede, così come da essi stessi, essi entrarono allora nella tenebra super luminosa, nella quale Dio fa il suo rifugio, e chiudendo la porta dei loro sensi, vi ricevettero la rivelazione del mistero trinitario, che trascende ogni affermazione ed ogni negazione.
    Non ancora sufficientemente preparati alla rivelazione di tali misteri, perché essi non erano ancora passati attraverso la prova della Croce, i discepoli ne furono assai spaventati. Ma quando rialzarono la testa, videro Gesù, solo, ritornato al suo aspetto abituale, che si avvicinava ad essi e li rassicurava. Poi, scendendo dalla montagna, raccomandò loro di mantenere il silenzio su quello che avevano visto, finché il Figlio dell’uomo non sarà risorto dai morti.
    La festa di oggi è dunque per eccellenza quella della divinizzazione della nostra natura umana e della partecipazione del nostro corpo corrut-tibile ai beni eterni, che sono sopra la natura. Ancor prima di realizzare la nostra salvezza con la sua Passione, il Salvatore mostrò allora che lo scopo della sua venuta nel mondo era precisamente di condurre ogni uomo alla contemplazione della sua gloria divina. Per questa ragione la festa della Trasfigurazione ha conosciuto un favore particolare tra i monaci, che hanno consacrato la loro vita alla ricerca di questa luce.


Le Synaxaire – Vies des Saints de l’Eglise Orthodoxe – Éditions «To Perivoli tis Panaghias»
Thessalonique 1996

sabato 27 luglio 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 28 Luglio 2019

28 LUGLIO 2019
DOMENICA VII DI SAN MATTEO
Santi Procoro, Nicanore, Timone e Parmenà, apostoli e diaconi



1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto.
O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Anghelikè Dhinàmis epì to mnìma su, ke i filàssondes apenekròthisan; ke ìstato Marìa en to tàfo, zitùsa to achrandòs su Sòma; eskìlevsas ton Àdhin, mi pirasthìs ip’aftù; ipìndisas ti Parthèno, dhorùmenos tin zoìn. O anastàs ek ton nekròn, Kìrie, dhòxa si.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Le potenze angeliche si appressarono al tuo sepolcro, e i custodi divennero come morti, mentre Maria stava presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu hai depredato l’ade, senza esserne toccato; tu sei andato incontro alla Vergine, donando la vita. O risorto dai morti, Signore, gloria a te.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKIA

Anghelikè Dhinàmis epì to mnìma su, ke i filàssondes apenekròthisan; ke ìstato Marìa en to tàfo, zitùsa to achrandòs su Sòma; eskìlevsas ton Àdhin, mi pirasthìs ip’aftù; ipìndisas ti Parthèno, dhorùmenos tin zoìn. O anastàs ek ton nekròn, Kìrie, dhòxa si.

Le potenze angeliche si appressarono al tuo sepolcro, e i custodi divennero come morti, mentre Maria stava presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu hai depredato l’ade, senza esserne toccato; tu sei andato incontro alla Vergine, donando la vita. O risorto dai morti, Signore, gloria a te.


APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Epì tu òrus metemorfòthis ke os echòrun i mathitè su tin dhòxan su, Christè o Theòs, etheàsando; ìna òtan se ìdhosin stavrùmenon, to men pàthos noìsosin ekùsion, to dhe kòsmo kirìxosin òti si ipàrchis alithòs tu Patròs to apàvgasma.

Ti sei trasfigurato sul monte e i tuoi discepoli contemplarono come poterono la tua gloria, o Cristo Dio, affinché quando ti vedessero crocifisso potessero credere alla tua passione volontaria e poi predicare al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre.

APOSTOLOS (Rom. 15, 1-7)

- Salva, o Signore il tuo popolo e Benedici la tua eredità. (Sal 27,9).

- A te, Signore io grido; non restare in silenzio, mio Dio. (Sal 27, 1)

Dalla lettera di San Paolo ai Romani

   Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo.
   Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me. Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. 

Alliluia (3 volte).

- Colui che abita al riposo dell’Altissimo dimorerà all’ombra del Dio del cielo. (Sal 90, 1)

Alliluia (3 volte).

- Dirà al Signore: Tu sei il mio sostegno e mio rifugio, mio Dio, in cui confido. (Sal 90,2)

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 9, 27-35)

   In quel tempo, mentre Gesù se ne partiva di là, lo seguirono due ciechi, che gridavano dicendo: “Abbi pietà di noi, o figlio di Davide”. Entrato in casa, quei ciechi gli si accostarono e Gesù domandò loro: “Credete voi che io possa far questo?”. Gli risposero: “Si, o Signore”. Allora toccò ad essi gli occhi, dicendo: “Vi sia fatto conforme alla vostra fede”. Subito i loro occhi s’aprirono e Gesù impose loro in tono severo: “Badate che nessuno lo venga a sapere”. Ma essi, usciti di là, diffusero la notizia per tutta la contrada.
   Dopo la loro partenza, gli presentarono un muto indemoniato. Cacciato via il demonio, il muto parlò, cosicché le turbe piene di ammirazione andavano dicendo: “Non si è mai visto nulla di simile in Israele!”. Ma i farisei osservarono: “Egli caccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”.
    Gesù andava in giro per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il Vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo.

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia. (3 volte).

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Alliluia. (3 volte).


DA GIOVEDÌ 1 AGOSTO COMINCIA QUARESIMA DELLA KIMISIS




sabato 20 luglio 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 21 Luglio 2019

 21 LUGLIO 2019
DOMENICA VI DI SAN MATTEO
San Giovanni, San Simeone.


1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Ton sinànarchon Lògon Patrì ke Pnèvmati, ton ek Parthènu techtènda is sotirìan imòn, animnìsomen, pistì, ke proskinì-somen; òti ivdhòkise sarkì anelthìn en do stavrò, ke thànaton ipomìne, ke eghìre tus tethneòtas en ti endhòxo anastàsi aftù.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Cantiamo, fedeli, e adoriamo il Verbo coeterno al Padre ed allo Spirito, partorito dalla Vergine a nostra salvezza: perché nella carne ha voluto salire sulla croce, sottoporsi alla morte e risuscitare i morti con la sua risurrezione gloriosa.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Ton sinànarchon Lògon Patrì ke Pnèvmati, ton ek Parthènu techtènda is sotirìan imòn, animnìsomen, pistì, ke proskinì-somen; òti ivdhòkise sarkì anelthìn en do stavrò, ke thànaton ipomìne, ke eghìre tus tethneòtas en ti endhòxo anastàsi aftù.

Cantiamo, fedeli, e adoriamo il Verbo coeterno al Padre ed allo Spirito, partorito dalla Vergine a nostra salvezza: perché nella carne ha voluto salire sulla croce, sottoporsi alla morte e risuscitare i morti con la sua risurrezione gloriosa.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Tin en presvìes akìmiton Theotòkon ke prostasìes ametàtheton elpìdha, tàfos ke nèkrosis uk ekràtisen; os gar zoìs Mitèra pros tin zoìn metèstisen o mìtran ikìsas aipàrthenon.

La tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio che intercede incessantemente per noi pregando e rimane immutabile speranza nelle nostre necessità. Infatti colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è madre della vita.

APOSTOLOS (Rom 12, 6-14)

- Tu, o Signore, ci custodirai e ci guarderai da questa gente per sempre. (Sal 11,8)
- Salvami, Signore, perché non c’è più un uomo fedele; perché è scomparsa la fedeltà tra i figli degli uomini. (Sal 11,2) 

Dalla  lettera di San Paolo ai Romani

Fratelli, abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione, all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 

Alliluia (3 volte).

- Canterò in eterno la tua misericordia, o Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà di generazione in generazione. (Sal 132,1). 

Alliluia  (3 volte).

- Poiché hai detto: La mia grazia durerà per sempre; la tua verità è fondata nei secoli. (Sal 88,3). 
 Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 9, 1-8)

    Salito sulla barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città.  Ed ecco gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: “Costui bestemmia”. Ma Gesù conoscendo i loro pensieri disse: “Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa dunque è più facile dire: Ti sono rimessi i peccati o dire: Alzati e cammina?  Ora perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua”. Egli si alzò e andò a casa sua.  A quella vista la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.


KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.  (3 volte).

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Alliluia. (3 volte).




sabato 6 luglio 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 07 Luglio 2019 - Festa Estiva di San Nicola

DOMENICA IV DI SAN MATTEO

San Tommaso del Maleo. Sant’ Acacio. Santa Ciriaca Megalomartire.

Festa Estiva di San Nicola


1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Si rallegrino le regioni celesti, esulti-no quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.


 ( di Santa Ciriaca)
I amnàs su, Iisù, kràzi megàli ti fonì. Se, ninfìe mu, pothò, ke se zitùsa athlò, ke sistavrùme ke sinthàptome to vaptismò su; ke pàscho dhià se, os vasilèvso sin si, ke thnìsko ipèr su, ìna ke zìso en si; all'òs thisìan àmomon prosdèchu tin metà pòthu tithìsàn si. Aftìs presvìes, os eleìmon, sòson tas psichàs imòn


La tua agnella, o Gesú, grida a gran voce: Te, mio sposo, io desidero, e per cercare te combatto, sono con te crocifissa e con te sepolta nel tuo battesimo; soffro con te, per poter regnare con te, e muoio per te, per vivere in te: accogli dunque come sacrificio senza macchia colei che, piena di desiderio, è stata immolata per te. Per la sua intercessione, tu che sei misericordioso, salva le anime nostre.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Tin en presvìes akìmiton Theotòkon ke prostasìes ametàtheton elpìdha, tàfos ke nèkrosis uk ekràtisen; os gar zoìs Mitèra pros tin zoìn metèstisen o mìtran ikìsas aipàrthenon.

La tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio che intercede incessantemente per noi pregando e rimane immutabile speranza nelle nostre necessità. Infatti colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è madre della vita.

APOSTOLOS (Gal. 3, 23-29; 4, 1-5)

-  Mirabile Dio nei suoi santuari, il Dio di Israele. (Sal 67,36).
- Nelle assemblee benedite Dio, il Signore dalle fonti di Israele. (Sal 67,27).

Dalla lettera di San Paolo ai Galati  

   Fratelli, prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa. Dico ancora: per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.
Alliluia (3 volte).
- Ho perseverato nell'attesa del Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. (Salmo 39,2)
Alliluia (3 volte).
- Ha posto i miei piedi sulla roccia. (Salmo 39,3b).
Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 8, 5-13)

   In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli riprese: “Io verrò e lo curerò”.
   Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, di soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico ad uno va ed egli va a un altro vieni ed egli viene e al mio servo: fa questo ed egli lo fa”.
   All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre ove sarà pianto e stridore di denti”.
   E Gesù disse al centurione: “Va e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì.


KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn, enìte aftòn en dis ipsìstis. Alliluia.     

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Alliluia.