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giovedì 24 dicembre 2020

25 Dicembre - Natale del Signore

 25 DICEMBRE



NATIVITÀ SECONDO LA CARNE DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESÙ CRISTO



1^ ANTIFONA

Exomologhìsomè si, Kìrie, en òli kardhìa mu, dhiighìsome pànda ta thavmàsià su.Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Ti loderò, o Signore con tutto il mio cuore, celebrerò tutte le tue meraviglie. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.


2^ ANTIFONA

Makàrios anìr o fovùmenos ton Kìrion; en tes endolès aftù thelìsi sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Beato l’uomo che teme il Signore e che nei suoi comandamenti si compiace oltremodo. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


3^ ANTIFONA

Ipen o Kìrios to Kirìo mu: Kàthu ek dhexiòn mu, èos an thò tus echtrùs su ipopòdhion ton podhòn su.

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si.

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi.

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.


ISODIKÒN

Ek gastròs pro Eosfòru eghènnisà se; òmose Kìrios, ke u metamelithìsete; si ì ierèfs is ton eòna katà tin tàxin Melkisedèk. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Dal mio seno ti ho generato prima della stella mattutina; il Signore ha giurato e non si pentirà; Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKION

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si. 

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.


KONDAKION

I Parthènos sìmeron ton iperùsion tìkti, ke i ghì to spìleon to aprosìto prosàghi. Angheli metà pimènon dhoxologùsi, Màghi dhe metà astèros odhiporùsi; dhi’imàs gar eghennìthi pedhìon nèon, o pro eònon Theòs. pedhìon nèon, ton pro eònon Theòn.

Oggi la Vergine dà alla luce l’Eterno e la terra offre una spelonca all’Inaccessibile. Gli Angeli con i pastori cantano gloria, i Magi camminano seguendo la guida della stella; poiché per noi è nato un tenero bambino il Dio eterno.


INVECE DEL TRISÀGHION

Osi is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.


APOSTOLOS (Gal. 4, 4-7)

- A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome. 

(Sal. 65,4).

- Cantate al Signore da tutta la terra. (Sal. 65,1).


Dalla lettera di San Paolo ai Galati.

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Alliluia (3 volte).

- I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. (Sal. 18,2).  

Alliluia (3 volte).

- Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. (Sal. 18,3). 

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Matteo 2, 1-12)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.

    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono

   Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.


MEGALINARION 

Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endoxotèran ton àno stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon, thrònon cheruvikòn tin parthènon, tin fàtnin chorìon en ò aneklìthi o achòritos Christòs o Theòs; on animnùndes megalìnomen.

Esalta, o anima mia, Colei che è più onorabile e più gloriosa delle schiere celesti. Contemplo un mistero meraviglioso ed incredibile: cielo è la spelonca, trono cherubico la Vergine, la mangiatoia culla in cui è adagiato Dio infinito, che inneggiando magnifichiamo.


KINONIKON

Lìtrosin apèstile Kìrios to laò aftù. Alliluia.

Il Signore inviò al suo popolo la salvezza. Alliluia.


DOPO “SOSON, O THEOS”: 

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, .......

La tua natività, o Cristo Dio nostro, .......


Preghiera dell'Ambone

Cristo Dio nostro, tu che da prima di tutti i secoli risplendesti impassibilmente dal Padre che non ha principio, e che negli ultimi tempi ti incarnasti dalla Vergine santa, tu che per noi ti facesti povero affinché con la tua povertà noi fossimo arricchiti; tu che avvolto nelle fasce come bambino e divinamente deposto nella mangiatoia; Sovrano che di tutto ti curi, tu accetta le nostre semplici lodi e implorazioni, come la lode dei Pastori e l'adorazione dei Magi con i doni, e rendici degni che facciamo parte del coro della Milizia celeste, e di essere accolti come eredi della gioia celeste preparata per quelli che degnamente festeggiano la tua Nascita, e ai fedeli governanti dona la vittoria. Poiché amorevole per gli uomini tu sei, e glorificato con il Padre tuo che non ha principio e con il tuttosanto e buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Christòs ghennate doxasate, Christòs es uranòn apantisate, Christòs epì ghis ipsotite. Asate to Kirìo pasa i ghi ke en evfrosini anìmnisate lai, oti dedoxaste.

Cristo nasce, glorificatelo, Cristo discende dal cielo andategli incontro. Cristo è sulla terra, siatene fieri. Canta al signore terra tutta, e voi popoli nella gioia celebratelo con inni, perché si è coperto di gloria.


martedì 24 dicembre 2019

Foglio Liturgico del Natale del Signore

25 DICEMBRE

NATIVITÀ SECONDO LA CARNE DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESÙ CRISTO





1^ ANTIFONA

Exomologhìsomè si, Kìrie, en òli kardhìa mu, dhiighìsome pànda ta thavmàsià su. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs. 

Ti loderò, o Signore con tutto il mio cuore, celebrerò tutte le tue meraviglie. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Makàrios anìr o fovùmenos ton Kìrion; en tes endolès aftù thelìsi sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Beato l’uomo che teme il Signore e che nei suoi comandamenti si compiace oltremodo. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Ipen o Kìrios to Kirìo mu: Kàthu ek dhexiòn mu, èos an thò tus echtrùs su ipopòdhion ton podhòn su.

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si.

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi.

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.

ISODIKÒN

Ek gastròs pro Eosfòru eghènnisà se; òmose Kìrios, ke u metamelithìsete; si ì ierèfs is ton eòna katà tin tàxin Melkisedèk. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Dal mio seno ti ho generato prima della stella mattutina; il Signore ha giurato e non si pentirà; Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKION

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si.

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.

KONDAKION

I Parthènos sìmeron ton iperùsion tìkti, ke i ghì to spìleon to aprosìto prosàghi. Angheli metà pimènon dhoxologùsi, Màghi dhe metà astèros odhiporùsi; dhi’imàs gar eghennìthi pedhìon nèon, o pro eònon Theòs. pedhìon nèon, ton pro eònon Theòn.

Oggi la Vergine dà alla luce l’Eterno e la terra offre una spelonca all’Inaccessibile. Gli Angeli con i pastori cantano gloria, i Magi camminano seguendo la guida della stella; poiché per noi è nato un tenero bambino il Dio eterno.

TRISAGHION

Osi is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

APOSTOLOS (Gal. 4, 4-7)

- A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome. 
(Sal. 65,4).

- Cantate al Signore da tutta la terra. (Sal. 65,1).

Dalla lettera di San Paolo ai Galati.

    Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Alliluia (3 volte).
- I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. (Sal. 18,2).  
Alliluia (3 volte).
- Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. (Sal. 18,3). 
Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 2, 1-12)

 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono
   Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

MEGALINARION

Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endoxotèran ton àno stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon, thrònon cheruvikòn tin parthènon, tin fàtnin chorìon en ò aneklìthi o achòritos Christòs o Theòs; on animnùndes megalìnomen.

Esalta, o anima mia, Colei che è più onorabile e più gloriosa delle schiere celesti. Contemplo un mistero meraviglioso ed incredibile: cielo è la spelonca, trono cherubico la Vergine, la mangiatoia culla in cui è adagiato Dio infinito, che inneggiando magnifichiamo.

KINONIKON

Lìtrosin apèstile Kìrios to laò aftù. Alliluia.

Il Signore inviò al suo popolo la salvezza. Alliluia.

Preghiera dell'Ambone

O Cristo Dio nostro, tu che da prima di tutti i secoli risplendesti impassibilmente dal Padre che non ha principio, e che negli ultimi tempi ti incarnasti dalla Vergine santa, tu che per noi ti facesti povero affinché con la tua povertà noi fossimo arricchiti; tu che avvolto nelle fasce come bambino e divinamente deposto nella mangiatoia; Sovrano che di tutto ti curi, tu accetta le nostre semplici lodi e implorazioni, come la lode dei Pastori e l'adorazione dei Magi con i doni, e rendici degni che facciamo parte del coro della Milizia celeste, e di essere accolti come eredi della gioia celeste preparata per quelli che degnamente festeggiano la tua Nascita, e ai fedeli governanti dona la vittoria. Poiché amorevole per gli uomini tu sei, e glorificato con il Padre tuo che non ha principio e con il tuttosanto e buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Christòs ghennate doxasate, Christòs es uranòn apantisate, Christòs epì ghis ipsotite. Asate to Kirìo pasa i ghi ke en evfrosini anìmnisate lai, oti dhedhòxaste.

Cristo nasce, glorificatelo, Cristo discende dal cielo andategli incontro. Cristo è sulla terra, siatene fieri. Canta al signore terra tutta, e voi popoli nella gioia celebratelo con inni, perché si è coperto di gloria.

lunedì 23 dicembre 2019

Spiegazione dell'Icona della Natività del Signore

LA NATIVITÀ DI CRISTO



“Quando giunse la pienezza dei tempo, Dio inviò il figlio suo, nato da donna, affinché riscattasse coloro che erano sottoposti alla legge, affinché ricevessimo l'adozione a figli”. Con queste parole dell'apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati (4 5) inizia la lettura apostolica, che si ascolta nelle chiese durante la divina Liturgia del Natale. Il Messia, il Figlio e Verbo di Dio, che Dio aveva promesso d'inviare agli uomini e che i profeti d'Israele avevano preconizzato “divenne carne e si attendò in noi”. Si rivestì, cioè di carne umana, per avere un rapporto con gli uomini, per insegnar loro il volere di Dio e per salvarli con la propria morte in croce. 
    Questa “nascita secondo la carne del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo” è festeggiata dalla nostra Chiesa con la ricorrenza del Natale (25 Dicembre). L'icona della natività del Signore si basa sulla testimonianza della Sacra Scrittura e sulla tradizione della Chiesa, come la riassume il kondàkion della festa: “La vergine oggi genera il transustanziale, e la terra porge la grotta all'inaccessibile. Angeli con pastori rendono gloria. I Magi si mettono in cammino con la cometa. Per noi è infatti nato il nuovo Bambino, Dio prima di tutti i secoli”.
   Come enuncia il kondàkion nel suo ultimo verso, il bambino che fu generato era “Dio prima di tutti i secoli", che si è fatto uomo. Poiché secondo l’espressione lapidaria di un tropario dell'esperinòs della festa, "ciò che (Cristo) era, rimase, essendo Dio vero, e ciò che non era, lo prese su di sé, divenendo uomo per amore degli uomini (Stichiròn I).
    Il pittore ortodosso dell'icona della Natività, fedele conte sempre ai dogmi e alle tradizioni della Chiesa sistema i personaggi e gli oggetti nella raffigurazione in modo da ottemperare a due scopi: da un lato, mostrare la doppia natura umana e divina del Signore; dall'altro, alludere alla glorificazione del cielo e della terra (di solito la composizione è coronata da un arco celeste con l’epigramma “Gloria a Dio nell'alto del cieli e pace fra gli uomini). 
    La glorificazione del cosmo celeste, e la gratitudine del mondo terreno per questo evento sono diffuse per tutta l'immagine. “Le icone di questo gruppo si distinguono per la loro alta qualità, la ricchezza nella conformazione del luogo e la varietà dei tipi umani, che sono raffigurati tutti con gioia nobile e composta, addirittura pittoresca: cambi di piani che si incrociano, graziosi alberelli e animali) conferiscono un carattere idillico e poetico alla scena (M Chatzidàkis).

Descrizione dell’Icona.

a) Il Bambino e sua Madre. In ossequio a quanto racconta l’Evangelista Luca, la Panagìa, quando si trovò insieme a Giuseppe a Betlemme per il censimento, “partorì il proprio figlio primogenito e lo fasciò e lo mise a giacere nella mangiatoia, poiché essi non avevano un posto nell’alloggio (nell'ostello)”. La mangiatoia è rappresentata nella nostra icona all'interno di una spelonca buia. Della Nascita dei Signore nella spelonca ci informano antichi autori ecclesiastici (Giustino, Origene e altri). L'iconografo raffigura la spelonca buia per simboleggiare con il colore nero il mondo, che giaceva nella tenebra del peccato, sul quale adesso è venuta a splendere la luce di Cristo. Nella mangiatoia è reclinato il divino Pargolo fasciato, con il raggio della luce di un astro che cade su di lui. Come osserva Uspenski, “Spelonca, mangiatoia, fasce sono prova dello svuotamento (kénosis) della divinità, della sua condiscendenza, dell'estrema umiltà di Lui, il quale, invisibile nella Sua natura divina diventa visibile nella carne in grazia dell’uomo, prefigurando così la Sua morte, e la sepoltura, il sepolcro e il sudario”. 
   Dentro la spelonca, dietro la mangiatoia, sono effigiati un bue e un asino. L'iconografo si ispira alla profezia di Isaia che, parlando per conto di Dio, dice: “Un bue conobbe il suo acquirente e un asinello la mangiatoia del suo Signore; ma Israele non mi conobbe e il mio popolo non comprese” (Isaia, 1,3).
   L’icona, nel porre gli animali al centro, ci chiama a rifuggire dall'errore degli Ebrei. Il Signore ci ha amati: ci è d'obbligo onorarLo con il nostro amore. Per noi egli è nato; è il nostro Signore e Dio e Salvatore. 
    Oltre alle figure angeliche e umane la nostra icone presenta rappresentanti del regno vegetale e animale: tutto e tutti devono mostrare il loro rendimento di grazie. Un tropario del grande vespro (Mégas Esperinòs) di Natile risponde al quesito "che cosa offriremo a Cristo?”: “che cosa dovremmo offrirti, o Cristo, dacché ti sei mostrato sulla terra come uomo per noi? Ecco, ciascuna delle creature nate da te, ti porta il suo rendimento di grazie; gli angeli l'inno; i cieli la cometa; i Magi i doni; i pastori la meraviglia; la terra la spelonca; il deserto la mangiatoia; noi la Vergine Madre Dio prima del secoli, abbi pietà di noi” (Stichiròn - Idiòmelon).
    Noi peccatori offriamo come dono al Signore appena nato la Vergine la quale, come pure, è evidente nell'icona dell'Annunciazione, ha dato il suo assenso al concepimento del Salvatore. Con la nostra offerta di lei come dono a Cristo noi accettiamo con il nostro assenso di essere salvati dal Signore che è generato.
    La Madre di Dio è la figura della pittura che si distingue per la sua grandezza e per la posizione centrale che detiene nell'icona. La osserviamo fuori dalla spelonca, sul piano, in ginocchio con le mani incrociate per inchinarsi al Neonato. Come è stato osservato, “quest'elemento, di provenienza occidentale, accentua il senso di glorificazione dell'insieme, perché all'adorazione del Cristo prende parte, adesso anche la Theotòkos” (M. Chatzidàkis).
    In altre icone la Madre di Dio è distesa, con una manifesta stanchezza nel volto, e in altre, col tronco sollevato. La posizione della Vergine è sempre molto importante e legata ai problemi dogmatici dell'epoca e dello stile in cui l'icona è stata composta. Le differenze con le quali viene rappresentata ogni volta lasciano intravedere il proposito di esaltare talvolta la divinità, altre volte l'umanità del Signore. 
    Così in determinante rappresentazioni della Natività la Vergine è, per metà distesa, per metà seduta; la sua posizione è cioè risollevata per dimostrare l'assenza di dolori e di conseguenza il parto virginale e la provenienza divina del fanciullo (contrariamente all'errore dei Nestoniani). Ma nella maggioranza delle raffigurazioni la Vergine è distesa ed esprime con la sua posizione una grande fatica e spossatezza" (L. Uspensky).
    I tropari della nostra santa Chiesa e i suoi testi dogmatici ci guardano dall'insegnamento eretico di Nestorio il quale professò che la Tutta Santa avesse generato Cristo come essere umano e non come Figlio e Verbo di Dio. Dice Giovanni Damasceno che la nascita del Theànthropos, dell'Uomo Dio, fu nel contempo "Attraverso noi, per noi, in favore, di noi", cioè salvifica, fisica e metafisica. E per giunta, indolore, "Al di là della legge della gravidanza" (Dich. Fed. Ort., 3, 7) 
b) Gli altri particolari della raffigurazione. Fra le altre figure della rappresentazione gli angeli, i pastori e i Magi vengono ritratti nella parte superiore dell'icona, e nella parte inferiore, Giuseppe con il pastore e il fonte con le levatrici. Un angelo, conformemente alla narrazione evangelica, dà ad alta voce l'annuncio della redenzione avvisando i pastori dell'evento della Natività e altri guardando la cometa, rendono gloria a "Dio nell'alto dei cieli (en ipsìstis Theòs). Aggraziate le forme dei due pastori dell'uno che, estatico, accoglie il messaggio angelico e dell'altro che, seduto, suona il suo flauto. 
    Nella parte destra al di sopra della spelonca sono raffigurati i tre Magi a cavallo (in alcune icone sono raffigurati a piedi). Viaggiano insieme alla cometa che li guida e portano i loro regali al Signore che è stato generato. Essi rappresentano secondo i tropari della festa, gli idolatri che comporranno la Chiesa nata dai gentili. I pastori rappresentano l’altro ambito, quello giudaico. I Magi sono raffigurati di differenti età: uno giovane, uno maturo, uno vecchio. Così si sottolinea la verità secondo cui Cristo che è "la luce vera (tò fôs tò alithinòn), illumina tutti gli uomini a prescindere dalla loro età e dal posto che essi ricoprono nella società. 
    Nella parte inferiore dell'icona, a sinistra è raffigurato Giuseppe. È pensieroso e appoggia il suo capo alla mano sinistra. "Contemplò (la Tutta Santa) gravida e cadde nella più grande agitazione" (Proclo di Costantinopoli). Accanto a lui osserviamo un pastore, appoggiato al suo bastone. L'Uspenskij vede nel viso di quest'ultimo Satana che insinua nell'anima del giusto Giuseppe il dubbio e pone nella sua mente dei pensieri, riferiti dai Vangeli apocrifi e dai tropari della festa.
    A proposito di ciò scrive “L'icona nel volto di Giuseppe evidenza non solo il suo dramma personale ma anche il dramma di tutto il genere umano, la difficoltà ad accettare quello che è “al di là di ragione e intelletto”, ossia il farsi uomo da parte di Dio”. 
    Nel doxastikòn dell'Ora Prima dell'Akoluthìa di Natale sentiamo Giuseppe chiedere alla Theotòkos: "Maria, che cos'è questo dramma che in te osservo? Invece di onore, vergogna; al posto della felicità, il dolore, anziché farmi lodare, mi hai recato biasimo. Non sopporto più il rimprovero degli uomini".
   Degna di osservazione è anche la posizione di Giuseppe nell'icona. È dipinto in un'estremità, lontano dal bambino e da sua Madre. E questo perché non è il padre del Neonato bensì il protettore della Sacra Famiglia.
    Di fronte a Giuseppe, nell'altra estremità inferiore dell'icona sono rappresentate due donne che preparano il lavacro del Bambino divino. L'una regge il fanciullo e saggia con la mano la temperatura dell'acqua, che l'altra versa nel fonte. La scena è ispirata ai Vangeli apocrifi di Matteo e, Giacomo, che parlano di due donne, la levatrice e Salome, che Giuseppe aveva portato a recare aiuto alla Thetòkos. 
    Chiudiamo dunque la descrizione e l'analisi dell'icona della Natività di Cristo col seguente tropario dell'akoluthìa del mattutino della festa di Natale. Esso presenta con la sua parola poetica il miracolo dell'incarnazione del Cristo ed esprime la giusta meraviglia dei fedeli: «L'indivisibile dal tutto, come si è diviso in un grembo? Colui che era nel seno del Padre, come è venuto nell'abbraccio della madre? Come egli assolutamente sa, ha voluto e si è compiaciuto di fare.
    Pur essendo infatti incorporeo, si è volontariamente incarnato. Ed è divenuto colui che era ciò che non era per noi. E fu non uscendo fuori dalla Sua natura che egli partecipò della nostra corporietà. Si generò doppiamente Cristo, volendo riempire il cosmo di lassù".

Tratto da CH.G. Gòtzis, Il mondo mistico delle iconi bizantine, Diaconia Apostolica, Atene 1995. Traduzione del Prof Maurizio Farina.