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venerdì 28 gennaio 2022

La festa del 2 Febbraio nella Tradizione bizantina

 La festa del 2 febbraio nella tradizione bizantina



Adorna il tuo talamo, Sion, per accogliere Cristo.

di S. Ecc.za Mons. Manuel NIN, OSB, Esarca Apostolico in Grecia

La tradizione bizantina, ed anche le altre liturgie cristiane, celebra come una grande festa il quarantesimo giorno dopo la nascita di Cristo, cioè la sua presentazione al tempio, a partire dalla lettura della pericope evangelica di Lc 2, 22-40. Già la peregrina Egeria, nella seconda metà del IV secolo, ci parla di questa celebrazione a Gerusalemme, presso la basilica dell’Anastasi (Risurrezione), e paragonandola quasi alla festa di Pasqua ci dice che: “valde cum summo honore hic celebrantur… cum summa laetitia ac si per Pascha…”. Nel V-VI secc. la festa si celebra già ad Alessandria, ad Antiochia e a Costantinopoli e, alla fine del VII secolo viene introdotta a Roma da papa Sergio I (687-701). In tutte le liturgie cristiane, oltre a celebrare il fatto evangelico narrato a Lc 2, la festa del 2 febbraio ha un senso fortemente pasquale, e ne è un annunzio evidente.

Nella tradizione bizantina la festa del 2 febbraio porta come titolo “Ypapantì” che possiamo tradurre come “Incontro”, in quanto i testi liturgici sottolineano fortemente, a partire dalla narrazione evangelica, l’incontro tra la vecchia umanità rappresentata da Simeone ed Anna, e la umanità nuova, rinnovata e redenta presente nel Dio che si è fatto Bambino neonato ed oggi è presentato al tempio del Signore. Un incontro che diventa preannuncio, profezia di quell’altro definitivo incontro tra la vecchia e la nuova umanità, tra il vecchio Adamo ed il nuovo Adamo, incontro che avverrà il Sabato Santo quando Cristo, scendendo nell’Ade prenderà per mano Adamo ed Eva e li riporterà nel paradiso. Allo stesso modo che oggi il Bambino di quaranta giorni incontra ed è preso nelle braccia di Simeone, lì Cristo stesso incontrerà e prenderà per mano Adamo ed Eva.

I tropari della festa del 2 febbraio nella tradizione bizantina sono opera dei grandi innografi bizantini: Romano il Melodo (+556), Andrea di Creta (+740) e Cosma di Maiouma (+794). Del primo innografo, Romano il Melodo, abbiamo un kontakion intero di 18 strofe, di cui uno dei tropari è stato integrato nei testi della festa e durante la sua ottava: “Tu che con la tua nascita hai santificato il grembo verginale, e hai benedetto le mani di Simeone, come conveniva, ci hai prevenuti anche ora con la tua salvezza, o Cristo Dio. Dà dunque pace alla città tra le guerre e rafforza i re che hai amato, o solo amico degli uomini”. Il tropario mette in evidenza come la nascita di Cristo e la sua presentazione al tempio sono fonte di santificazione di quelle realtà umane che ne sono il mezzo, cioè il grembo verginale di Maria e le mani di Simeone, e per l’umanità intera sono anche fonte di salvezza. Da questa salvezza ne scaturisce il dono della pace.

Mi soffermo in modo speciale su qualche tropario della festa. Di Andrea di Creta ne abbiamo diversi, ed accenno soltanto a due di essi: “Colui che è portato dai cherubini e celebrato dai serafini, presentato oggi nel sacro tempio secondo la Legge, ha per trono le braccia di un vegliardo; per mano di Giuseppe riceve doni degni di Dio… Simeone, accogliendo il compimento dell’oracolo che aveva ricevuto, benedice la Vergine Madre di Dio Maria, simbolicamente predicendole la passione di colui che da lei era nato…”. Si tratta di un testo in cui l’autore mette in luce una cristologia fortemente calcedoniana, sottolineando la vera divinità e la vera umanità di Cristo, Verbo di Dio incarnato. Sono delle immagini poetiche volutamente contrastanti che il teologo poeta adopera per celebrare il mistero centrale della nostra fede, cioè l’incarnazione. Fortemente toccante l’immagine delle braccia del vegliardo che diventano trono della gloria di Dio. In un altro dei tropari della festa, lo stesso Andrea di Creta, a partire dall’esortazione di Cristo nel vangelo di Giovanni su cosa significa il leggere e lo scrutare le Scritture, la propone indirizzata a tutta la Chiesa che deve leggere le Scritture sempre come preannuncio e presenza già del mistero dell’incarnazione: “Scrutate le Scritture, come disse nei vangeli il Cristo Dio nostro: in esse, infatti, noi lo troviamo partorito e avvolto in fasce, allevato e allattato, circonciso e portato da Simeone, non in apparenza né come in una visione, ma in verità apparso al mondo…”. Nelle Scritture troviamo annunciato, presente in modo reale e non in apparenza il mistero avveratosi in Cristo.

Un altro dei tropari della festa è di Cosma di Maiouma. Si tratta di un testo che poi è entrato nella liturgia romana fino ai nostri giorni nella festa del 2 febbraio nel canto: “Adorna, thalamum tuum, Sion…”. Si tratta, come spesso capita nei testi delle liturgie orientali, di un intreccio di citazioni bibliche implicite ed o esplicite, prese spesso dai salmi. È un tropario che parla di Maria, la Madre di Dio, con dei titoli presi dai testi veterotestamentari, e ad essa attribuiti in tutte le tradizioni cristiane di Oriente e di Occidente, come porta, trono, nube…: “Adorna il tuo talamo, o Sion, e accogli il Re Cristo; abbraccia Maria, la celeste porta, perché essa è divenuta trono di cherubini, essa porta il Re della gloria; è nube di luce la Vergine perché reca in sé, nella carne, il Figlio che è prima della stella del mattino. Simeone lo prende tra le braccia e annuncia ai popoli che egli è Signore della vita e della morte, il Salvatore del mondo”.

Altri dei tropari, infine, si trattengono a lungo nel mettere in evidenza, da un punto di vista cristologico, il contrasto o quasi la tensione, tra Colui che ha dato la legge e Colui che ne ubbidisce il comando; l’uno e l’altro si manifestano in modo pieno in Colui che per noi si è fatto uomo: “Accogli, Simeone, colui che Mosè vide in precedenza, nella caligine, quando gli dava la Legge sul Sinai, e che ora, divenuto bambino, si assoggetta alla Legge. Questi è colui che ha parlato mediante la Legge; questi è colui di cui è detto nei profeti, colui che si è incarnato per noi e ha salvato l’uomo… L’Antico di giorni, divenuto bambino nella carne, è portato al santuario dalla Madre Vergine per compiere quanto era dichiarato dalla propria Legge… La Madre ignara di nozze, portando al tempio colui che prima dei secoli dal Padre è rifulso, e alla fine dei tempi, da grembo verginale, presentava colui che sul monte Sinai aveva dato la Legge, e ora ubbidiva al comando della Legge, al giusto e anziano sacerdote, al quale era stato vaticinato che avrebbe visto il Cristo Signore”.

La festa del 2 febbraio ci fa pregustare già la Pasqua. L’incontro odierno tra l’anziano Simeone ed il Bambino neonato, tra l’umanità invecchiata e quella rinnovata e ricreata in Cristo, è prefigurazione di quell’incontro definitivo tra il vecchio ed il nuovo Adamo, tra il redentore ed il redento. “…cum summa laetitia ac si per Pascha…”, riprendendo Egeria.


sabato 1 febbraio 2020

La Domenica Bizantina - Domenica 02 Febbraio 2020 - Solennità della Presentazione al Tempio del Signore - Domenica del Fariseo e del pubblicano

2 FEBBRAIO 2020

Del Fariseo e del Pubblicano
PRESENTAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO AL TEMPIO
YPAPANTÌ


Tono I; Eothinòn I


1^ ANTIFONA

Exirèfxato i kardhìa mu lògon agathòn; lègo egò ta èrga mu to vasilì. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Effonde il mio cuore una soave parola, canto i miei versi al re. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Perìzose tin romfèan su epì ton miròn su, Dhinatè, ti oreòtitì su ke to kàlli su. Sòson imàs, Iiè Theù, o en angàles tu dhikèu Simeòn vastachthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Cingiti la tua spada al fianco, o Fortissimo, nel tuo splendore e nella tua maestà. Salva, o Figlio di Dio, che sei stato portato tra le braccia del giusto Simeone, noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Akuson, thìgater, ke ìdhe; ke klìnon to ùs su, ke epilàthu tu laù su ke tu ìku tu patròs su.

Chère, kecharitomèni Theotòke Parthène; ek sù gar anètilen o Ìlios tis dhikeosìnis, Christòs o Theòs imòn, fotìzon tus en skòti. Effrènu ke sì, Presvìta dhìkee, dexàmenos en angàles ton eleftherotìn ton psichòn imòn, charizòmenon imìn ke tin anàstasin.

Ascolta, o figlia, guarda e china il tuo orecchio, e dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, illuminante coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la resurrezione.

ISODIKÒN

Eghnòrise Kìrios to sotìrion aftù enandìon pàndon ton ethnòn. Sòson imàs, Iiè Theù, o en angàles tu dhikèu Simeòn vastachthìs, psàllondàs si: Alliluia. 

Il Signore ha reso nota la sua salvezza al cospetto di tutte le genti. Salva, o Figlio di Dio, che sei stato portato tra le braccia del giusto Simeone, noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKION

Tu lìthu sfraghisthèndos ipò ton Iudhèon, ke stratiotòn filassòndonto àchrandòn su sòma, anèstis triìmeros, Sotìr, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta: Dhòxa ti anastàsi su, Christè, dhòxa ti vasilìa su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

Chère, kecharitomèni Theotòke Parthène; ek sù gar anètilen o Ìlios tis dhikeosìnis, Christòs o Theòs imòn, fotìzon tus en skòti. Effrènu ke sì, Presvìta dhìkee, dexàmenos en angàles ton eleftherotìn ton psichòn imòn, charizòmenon imìn ke tin anàstasin.


Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, illuminante coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la resurrezione.

KONDAKION

O Mìtran Parthenikìn aghiàsas to tòko su, ke chìras tu Simeòn evloghìsas, os èprepe, profthàsas ke nin èsosas imàs, Christè o Theòs. All’irìnevson en polèmis to polìtevma, ke kratèoson Vasilìs us igàpisas, o mònos filànthropos.

Tu che hai santificato con la tua nascita il seno della Vergine ed hai benedetto come conveniva le mani di Simeone, sei venuto e hai salvato anche noi, Cristo Dio. Conserva nella pace il tuo popolo e rendi forti coloro che ci governano, o solo amico degli uomini.

APOSTOLOS (Eb. 7, 7-17)

- L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore. (Lc.1,46-47).

- Perché ha guardato l’umiltà della sua serva; d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. (Lc.1,48).

Dalla lettera agli Ebrei.

    Fratelli, senza dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore. Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; là invece le riscuote uno di cui si attesta che vive. Anzi si può dire che lo stesso Levi, che pur riceve le decime, ha versato la sua decima in Abramo: egli si trovava infatti ancora nei lombi del suo antenato quando gli venne incontro Melchìsedek.
    Or dunque, se la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico - sotto di esso il popolo ha ricevuto la legge - che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote alla maniera di Melchìsedek, e non invece alla maniera di Aronne? Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della legge. Questo si dice di chi è appartenuto a un’altra tribù, della quale nessuno mai fu addetto all’altare.
    È noto infatti che il Signore nostro è germogliato da Giuda e di questa tribù Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. Ciò risulta ancor più evidente dal momento che, a somiglianza di Melchìsedek, sorge un altro sacerdote, che non è diventato tale per ragione di una prescrizione carnale, ma per la potenza di una vita indefettibile. Gli è resa infatti questa testimonianza: Tu sei sacerdote in eterno alla maniera di Melchìsedek.

Alliluia (3 volte).

- Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza. (Lc.2,29-30).
Alliluia (3 volte).

- Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. (Lc.2,32).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Luca. 2, 22-40) 

    In quel tempo, i Genitori portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
    Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
    Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
    C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
    Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. 

MEGALINARION

Theotòke, i elpìs pàndon ton Christianòn, skèpe, frùri, fìlat-te tus elpìzondas is sè. En nòmo, skià ke gràmmati tìpon katìdhomen i pistì; pàn àrsen to tin mìtran dhianìgon àghion Theò; dhiò protòtokon Lògon, Patròs anàrchu Iiòn, prototo-kùmenon Mitrì apiràndhro megalìnomen.

Madre di Dio, speranza di tutti i cristiani, proteggi, difendi, custodisci coloro che sperano in te. Nella legge, ombra e lettera, noi credenti abbiamo visto la figura: ogni primogenito maschio sarà consacrato a Dio; perciò noi magnifichiamo il Verbo primoge-nito, il Figlio del Padre eterno, divenuto primogenito della Madre ignara di nozze.

KINONIKON

Potìrion sotirìu lìpsome, ke to ònoma Kirìu epikalèsome. Alliluia.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.


Preghiera dell’Ambone

Sovrano Signore Dio, che inviasti il monogenito tuo Figlio e Verbo nel mondo, nato dalla donna, nato sotto la Legge, per riscattarlo, e mediante lo Spirito tuo preannunziasti all'anziano Simeone la sua presenza, e a lui lo indicasti come ormai presente, benedici anche noi, indegni servi tuoi, con il tuo rifulgere, e accetta le nostre suppliche, come la confessione della tua profetessa Anna, e rendici degni di sostenere con braccia spirituali il tuo Verbo incarnato, e come tempi santificati di contenere il tuttosanto tuo Spirito, e i fedeli governanti rendi lieti con la tua potenza, gratificandoli della vittoria contro i loro nemici, affinché anche in noi sia glorificato il magnifico nome tuo e del monogenito tuo Figlio e dell'adorato e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.



01 Febbraio 2020 - Vespro della Solennità dell'Ypapandì - Presentazione al Tempio del Signore - La Candelora

1 FEBBRAIO 2020
VESPRO DELLA CANDELORA



Dopo il Canto del Kirie Ekekraksa, cantiamo i seguenti inni

Se osservi le iniquità, Signore, Signore, chi potrà resistere? Sí, presso di te è il perdono.

(TONO I) Accogli, o santo Signore, le nostre preghiere vespertine, e concedici la remissione dei peccati: perché sei il solo che ha manifestato la risurrezione al mondo.

Per amore del tuo nome a lungo ti ho atteso, Signore, ha atteso l’anima mia la tua parola. Ha sperato l’anima mia nel Signore.

(TONO I) Circondate, popoli, Sion, ed abbracciatela: in essa rendete gloria al risorto dai morti. Egli è il nostro Dio, colui che ci ha redenti dalle nostre iniquità.

Dalla veglia del mattino fino a notte, dalla veglia del mattino speri Israele nel Signore.

(TONO I) Non preghiamo, fratelli, al modo del fariseo: perché chi si esalta, sarà umiliato. Umiliamoci davanti a Dio, gridando durante il digiuno come il pubblicano: Sii propizio, o Dio, a noi peccatori.

Perché presso il Signore è la misericordia, e grande è presso di lui la redenzione, ed egli redimerà Israele da tutte le sue iniquità.

(TONO I) Il fariseo, dominato dalla vanagloria, e il pubblicano, piegato dal pentimento, si accostarono a te, unico Sovrano: ma l’uno, per essersi vantato, fu privato di ciò che aveva di bene; mentre all’altro, che neppure aveva aperto bocca, furono elargiti i doni. Confermami in questo gemere, o Cristo Dio, nel tuo amore per gli uomini.

Lodate il Signore genti tutte, dategli lode popoli tutti.

(TONO I) Di’ dunque, Simeone, chi porti tra le braccia nel tempio, per esultare cosí? A chi gridi e acclami? Ora sono stato liberato, perché ho visto il mio Salvatore. Questi è colui che è stato partorito dalla Vergine: è il Verbo, Dio da Dio, colui che per noi si è incarnato e ha salvato l’uomo. Adoriamolo.

Perché piú forte si è fatta per noi la sua misericordia, e la verità del Signore rimane in eterno.

(TONO I) Accogli, Simeone, colui che Mosè vide in precedenza, nella caligine, quando gli dava la Legge sul Sinai, e che ora, divenuto bambino, si assoggetta alla Legge. Questi è colui che ha parlato mediante la Legge; questi è colui di cui è detto nei profeti, colui che si è incarnato per noi e ha salvato l’uomo. Adoriamolo!

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo.

(TONO VIII) Signore onnipotente, so quanto possono le lacrime: esse hanno fatto risalire Ezechia dalle porte della morte; hanno liberato la peccatrice dalle sue colpe inveterate; hanno reso il pubblicano piú giusto del fariseo. Ed io, annoverandomi tra costoro ti prego: Abbi pietà di me.

Ed ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

(TONO VI) Si apra oggi la porta del cielo, perché il Verbo eterno del Padre, assunto un principio temporale, senza uscire dalla sua divinità, è presentato per suo volere al tempio della Legge da Vergine Madre, come bimbo di quaranta giorni; e il vegliardo lo prende tra le braccia, gridando come servo al Sovrano: Lascia che me ne vada, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. O tu che sei venuto nel mondo per salvare il genere umano, Signore, gloria a te.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.

Prokimeno della sera

Il Signore regna, si è rivestito di splendore. (si ripete dopo ogni versetto)

Si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto.

E così ha reso saldo il mondo che non sarà scosso.

Lettura dal Libro dell’Esodo 

Il Signore parlò a Mosè nel giorno in cui condusse i figli d’Israele dalla terra d’Egitto, dicendo: Consacrami ogni primo parto, ogni primo nato che apre ogni grembo tra i figli d’Israele. Disse Mosè al popolo: Ricordatevi di questo giorno nel quale siete usciti dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitú; poiché con mano potente il Signore vi ha tratti di là. E osservate la sua legge. E quando il Signore Dio ti introdurrà nella terra dei cananei, come ha giurato ai tuoi padri, separerai per il Signore ogni maschio che apre il grembo. E se in seguito tuo figlio ti chiederà: Perché questo?, tu gli dirai: Perché con mano potente il Signore ci ha tratti dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitù. E quando il faraone si indurì e non voleva lasciarci partire, il Signore uccise ogni primogenito della terra d’Egitto, dai primogeniti degli uomini fino a quelli degli animali. Per questo io immolo al Signore ogni maschio che apre il grembo, e riscatto il primogenito dei miei figli. E ciò sarà un segno sulla tua mano, e resterà fisso davanti ai tuoi occhi, perché cosí dice il Signore onnipotente: Tu darai a me i primogeniti dei tuoi figli. E chiunque genererà un figlio maschio, il giorno ottavo circonciderà la carne del suo prepuzio. E per trentatré giorni non andrà nel santuario di Dio dal sacerdote finché siano compiuti i giorni della purificazione. Dopo porterà al Signore un agnello di un anno, senza macchia, come olocausto, e un piccolo di colomba o di tortora, alla porta della tenda della testimonianza, al sacerdote; oppure, in luogo di questo, porterà al Signore, due piccoli di colomba o due tortore. E il sacerdote farà la propiziazione per lui. Poiché questi mi sono dati come offerta tra tutti i figli d’Israele: li ho presi e li ho santificati per me, in luogo dei primogeniti d’Egitto, nel giorno in cui ho colpito ogni primogenito nella terra d’Egitto, dall’uomo fino al bestiame: dice il Signore Dio, l’Altissimo, il Santo d’Israele. 

Lettura della profezia di Isaia.

 L’anno della morte del re Ozia, vidi il Signore assiso su un trono eccelso ed elevato, e la casa era piena della sua gloria. Intorno a lui stavano serafini con sei ali ciascuno: con due si coprivano il volto, con due si coprivano i piedi, e con due volavano. E gridavano l’uno all’altro dicendo: Santo, santo, santo, il Signore sabaoth, piena è tutta la terra della sua gloria. E si sollevò l’architrave della porta per la voce del loro grido, e la casa si riempí di fumo. E io dissi: Me infelice! Sono preso da compunzione perché io che sono uomo, che ho labbra impure e vivo in mezzo a un popolo dalle labbra impure, ho visto con i miei occhi il Re, il Signore sabaoth. E fu mandato a me uno dei serafini con in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Toccò la mia bocca e disse: Ecco, questo ha toccato le tue labbra, toglierà le tue iniquità e ti purificherà dai tuoi peccati. E udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò? E chi andrà a questo popolo? E io dissi: Eccomi, manda me. E disse: Va’, e di’ a questo popolo: Con le orecchie udrete e non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è appesantito e a fatica hanno udito con le orecchie, e hanno chiuso gli occhi per non vedere con gli occhi e non udire con le orecchie e col cuore comprendere, per convertirsi, in modo che io li guarisca. E dissi: Fino a quando, Signore? Rispose: Finché le città siano rese deserte, perché non vi saranno abitanti, e le case, perché non vi saranno uomini, e la terra sia lasciata deserta. Dopo ciò Dio allontanerà gli uomini, e si moltiplicheranno quelli che saranno stati lasciati sulla terra. 

Lettura della profezia di Isaia.

Ecco il Signore siede su una nube leggera: andrà in Egitto e saranno scossi dinnanzi al suo volto gli idoli dell’Egitto fatti da mano d’uomo, e in loro il loro cuore sarà vinto. E il loro spirito sarà in essi sconvolto. Dissiperò il loro consiglio e consegnerò l’Egitto in mano di duri padroni. Cosí dice il Signore sabaoth. Gli egiziani berranno l’acqua lungo il mare, mentre il fiume si esaurirà e si disseccherà. Cosí dice il Signore: Dove sono ora i tuoi sapienti? Ti annuncino dunque e dicano: Che cosa ha decretato il Signore sabaoth sull’Egitto? In quel giorno gli egiziani saranno come donne in timore e tremore di fronte alla mano del Signore sabaoth, che egli porrà su di loro. E vi sarà un altare per il Signore nel paese degli egiziani e una stele per il Signore presso il suo confine. E sarà per il Signore un segno eterno nel paese degli egiziani: essi grideranno al Signore ed egli manderà loro un uomo che li salverà. Il Signore sarà conosciuto dagli egiziani; gli egiziani conosceranno il Signore in quel giorno, gli offriranno un sacrificio e un’offerta, faranno voti al Signore e li adempiranno.

Continua il Vespro a pag. 22; Artoklasia – benedizione del Pane

(TONO VII) Adorna il tuo talamo, o Sion, e accogli il Re Cristo; abbraccia Maria, la celeste porta, perché essa è divenuta trono di cherubini, essa porta il Re della gloria; è nube di luce la Vergine perché reca in sé, nella carne, il Figlio che è prima della stella del mattino. Simeone lo prende tra le braccia e annuncia ai popoli che egli è Signore della vita e della morte, il Salvatore del mondo.

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola: perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza.

(TONO VII) La Madre ignara di nozze, portando al tempio colui che prima dei secoli dal Padre è rifulso, e alla fine dei tempi, da grembo verginale, presentava colui che sul monte Sinai aveva dato la Legge, e ora ubbidiva al comando della Legge, al giusto e anziano sacerdote, al quale era stato vaticinato che avrebbe visto il Cristo Signore. Accogliendolo tra le braccia, Simeone esultò acclamando: Dio è costui, al Padre coeterno, e Redentore delle anime nostre.

Luce per illuminare le genti, e gloria del tuo popolo Israele.

(TONO VII) La Madre di Dio Maria, recando tra le braccia colui che è portato sui carri dei cherubini ed è celebrato con canti dai serafini, da lei senza nozze incarnato, metteva nelle mani del vecchio sacerdote il datore della Legge che compiva l’ordine della Legge: ed egli, portando la vita, chiedeva di essere sciolto dalla vita, dicendo: Ora lascia che io me ne vada, o Sovrano, per annunciare ad Adamo che ho visto il Dio che è prima dei secoli senza mutamento fatto bambino, e Salvatore del mondo.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo.

(TONO V) Poiché si sono appesantiti i miei occhi per le mie iniquità, non posso volgermi a guardare la volta del cielo: ma tu accoglimi nel pentimento, come il pubblicano, o Salvatore, e abbi pietà di me.

Ed ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

(TONO VIII) Colui che è portato dai cherubini e celebrato dai serafini, presentato oggi nel sacro tempio secondo la Legge, ha pertrono le braccia di un vegliardo; per mano di Giuseppe riceve doni degni di Dio: sotto forma di una coppia di tortore, ecco la Chiesa incontaminata e il nuovo popolo eletto delle genti, insieme a due piccoli di colomba per significare che egli è principe dell’antico e del nuovo patto. Simeone, accogliendo il compimento dell’oracolo che aveva ricevuto, benedice la Vergine Madre di Dio Maria, simbolicamente predicendole la passione di colui che da lei era nato, e a lui chiede di essere sciolto dalla vita, gridando: Ora lascia che me ne vada, o Sovrano, come mi avevi predetto, perché io ho visto te, luce sempiterna, e Signore Salvatore del popolo che da Cristo prende nome.

TROPARI

Tu lìthu sfraghisthèndos ipò ton Iudhèon, kie stratiotòn filassòndonto àchrandòn su sòma, anèstis triìmeros, Sotìr, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta: Dhòxa ti anastàsi su, Christè, dhòxa ti vasilìa su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope. 

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

Chère, kecharitomèni Theotòke Parthène; ek sù gar anètilen o Ìlios tis dhikeosìnis, Christòs o Theòs imòn, fotìzon tus en skòti. Effrènu ke sì, Presvìta dhìkee, dexàmenos en angàles ton eleftherotìn ton psichòn imòn, charizòmenon imìn ke tin anàstasin. 

Salve, o piena di grazia, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, che illumina coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, giusto Vegliardo, che hai ricevuto tra le braccia il Redentore delle anime nostre, che ci dona anche la resurrezione.


venerdì 31 gennaio 2020

Commento dell'Icona della'Ypapandì - Presentazione al Tempio del Signore - 2 Febbraio

Descrizione dell’Icona




L’icona riproduce la scena dell’incontro e dell’abbraccio di Gesù col vecchio Simeone che avviene sulla soglia del tempio. Simeone abbraccia e adora colui che è la “luce per illuminare le genti” e la “gloria di Israele”. È l’incontro tra l’antica e la nuova alleanza. Simeone rispetto agli altri personaggi è posto più in alto, su un gradino, per indicare che egli si trovava nel tempio ed era in attesa della realizzazione delle promesse messianiche. Simeone ha il busto inclinato in segno di adorazione. Sul suo volto si legge la gioia e la commozione per la realizzazione delle promesse del Signore. Finalmente può vedere e abbracciare il suo Signore e cantare al Dio fedele: “ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola perché i miei occhi hanno visto la salvezza…”

Il bambino tra le braccia di Simeone è tutto proteso verso la madre in un gesto tenero che esprime da un lato tutta la vera umanità di Gesù, ma dall’altro, quella mano puntata verso la madre, è come se volesse indicare la partecipazione di Maria ai dolori del Figlio, è come se la mano del bambino indicasse non solo genericamente la madre, ma specificamente il suo cuore, facendo eco e sottolineando così le parole che Simeone dice in profezia a Maria: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Maria è al centro della scena. Tende le braccia a Simeone nel gesto del “dono” e della “consegna”. Maria sa che quel bambino, carne della sua carne, è il Salvatore del mondo, il “Figlio dell’Altissimo” come le aveva detto l’angelo Gabriele il giorno dell’Annunciazione”. Maria è ricoperta da un manto rosso porpora su una tunica blu. Sul manto sono visibili le tre stelle che indicano la sua perpetua verginità. Sopra di lei si innalza un baldacchino con una tenda rossa alzata. È il velo del tempio che impediva alla gente di poter vedere oltre. Quel velo ora è alzato, grazie alla venuta di Gesù che ci introduce direttamente alla contemplazione del volto misterioso del Padre che prima della sua venuta era inaccessibile. Nel Protovangelo di Giacomo si racconta che Maria fin dalla sua tenera età, era stata portata al tempio per essere consacrata al Signore, e fu scelta da Sommo sacerdote per tessere il velo del tempio. Questo lavoro di tessitura di un arredo così importate del tempio, vuole essere prefigurazione della sua maternità miracolosa: Maria “tesse” nel suo grembo l’umanità di Gesù, vero Dio e vero uomo. Dietro Maria, proprio alle sue spalle, si trova la profetessa Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Rimasta vedova dopo appena sette anni di matrimonio, si era consacrata al servizio del tempio ed aveva ottantaquattro anni. Si unisce alla lode e al ringraziamento di Simeone e col dito indica Maria e il Bambino per indicarci sia il motivo della loro attesa, che della loro gioia e anche per introdurci nella fede in Cristo Salvatore. È come se “l’antico testamento” ci mostrasse il “nuovo testamento”. Nella mano sinistra Anna ha un rotolo aperto su cui è scritta la frase: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele”, che è la profezia che Simeone fa sul bambino. 

Nell’estrema parte sinistra dell’icona c’è la figura di Giuseppe, che rappresenta l’uomo davanti al mistero: ha tra le mani l’offerta delle colombe, assiste muto e pieno di meraviglia a quanto viene detto del Bambino. L’offerta delle colombe sta a sottolineare lo stato di povertà della famiglia di Nazaret. Infatti la legge così prescriveva per le famiglie povere: “Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda” (Lv 12,8).