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martedì 19 novembre 2019

Spiegazione dell'Icona della Festa dell'Entrata della Madre di Dio al tempio ( 21 Novembre)




Il 21 novembre, nella tradizione bizantina, si celebra una delle “Dodici grandi feste”, cioè quella dell'Ingresso della Madre di Dio nel tempio. Di origine gerosolimitana, è legata alla dedicazione di una basilica in onore di Santa Maria, costruita dall'imperatore Giustiniano (527-565) accanto all'area che fu del tempio di Gerusalemme, nel luogo in cui la Vergine avrebbe trascorso la propria infanzia consacrata al servizio divino. Tale Chiesa, detta Nuova (in relazione a quella più antica, dedicata alla natività di Maria) fu dedicata il 21 novembre del 543. Molti aspetti della festa, presenti nei testi liturgici, vengono dal Protovangelo di Giacomo (risalente al III secolo), un apocrifo che ha avuto un notevole influsso in Oriente e Occidente. La memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio trova la sua radice e il suo fondamento nella tradizione ebraica e nel fatto che, come tutti gli Ebrei osservanti, anche Gioachino e Anna, genitori della Vergine, hanno portato al Tempio Maria bambina, per offrirla al Signore, facendo dono di due tortore o di due colombi.

     Ispiratore dell'icona della Festa è sempre il Protovangelo di Giacomo. La scena è il Tempio di Gerusalemme diviso in tre parti. I genitori presentano al sommo sacerdote, identificato dalla tradizione con quello stesso Zaccaria, che sarà destinato ad accogliere nel medesimo luogo il Salvatore, la bambina rappresentata come una persona adulta, solo di dimensioni ridotte, coperta dal maforion, il mantello di colore rosso scuro che ritroviamo su tutte le icone della Madre di Dio. 

     L'icona raffigura, infatti, Gioacchino e Anna, all'interno del cortile del tempio, seguiti da un corteo di sette vergini con le candele accese (questo particolare probabilmente è una reminiscenza degli antichi riti nuziali), che presentano la piccola Maria al sommo sacerdote perché l'accolga nel tempio. Il cortile rappresenta il primo grado della vita spirituale, la vita attiva dell'uomo che deve liberarsi dalle sue passioni: Gioacchino e Anna entrano con Maria in questo cortile per consegnare la loro bambina nelle mani del sacerdote e nei loro gesti s'indovina la determinazione di offrire la figlia al servizio del Signore.

     Davanti all'ingresso della seconda parte del tempio Zaccaria, padre di Giovanni Battista, vestito con gli abiti sacerdotali, attende il corteo: sta in piedi sul primo gradino di una scala che porta verso il Santo dei Santi. Maria si avvicina a Zaccaria senza timore né esitazione, alza le sue mani verso di lui in segno di offerta di sé, chiedendo di essere condotta all'interno del tempio. 

     Dal recinto dell'altare si stacca una scala che giunge ad un trono posto sotto un baldacchino. Su di esso è seduta la Vergine nutrita con il pane del cielo, prefigurazione dell'eucaristia, portato a lei dall'arcangelo Gabriele, crescerà per questo compito.
     Al centro vi è un recinto entro cui si colloca il ciborio che sovrasta l'altare. La tenda che di norma lo nasconde è tirata da parte.
     Con l'ingresso nel Sancta Sanctorum Ella è già consacrata a colui di cui sarà madre. La Vergine e il tempio s'identificano: Maria vive al suo interno come Gesù vivrà all'interno del suo corpo; la divinità di Cristo si nasconde interamente nell'umanità, secondo la logica dell'incarnazione.
     Il 21 novembre si celebra anche la Giornata delle claustrali come invito alla gratitudine per quelle sorelle che vivono la loro consacrazione di vita nella preghiera, nella meditazione e nel nascondimento.

domenica 17 novembre 2019

Catechesi sulla Festa dell'Entrata della Madre di Dio al tempio di Mons. Manuel NIN

Ingresso della Madre di Dio nel Tempio.



La bimba dove abita Dio 

Catechesi di Mons. Manuel NIN, Esarca Apostolico in Atene, già Rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma


Il 21 del mese di novembre, nella tradizione bizantina, si celebra una delle Dodici Grandi feste, cioè quella dell’Ingresso della Madre di Dio nel tempio. È una festa di origine gerosolimitana, legata alla dedicazione di una chiesa nella Città Santa di Gerusalemme. Molti degli aspetti della festa, presenti nei testi liturgici, vengono dal Protovangelo di Giacomo, un apocrifo che ha un influsso notevole su diverse feste liturgiche in Oriente ed in Occidente; e nella festa odierna troviamo questi elementi: il corteo delle dieci fanciulle che accompagnano Maria, con un chiaro riferimento anche a Mt 25: “vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine…”; ancora Zaccaria che introduce Maria nel tempio e nel Santo dei Santi: “Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio, e Zaccaria la riceve…”; infine il cibo con cui Maria è alimentata dall’arcangelo Gabriele, prefigurazione del cibo che è la Parola di Dio e i Santi Doni che si ricevono nel tempio, cioè nella Chiesa: “Nutrita fedelmente con pane celeste, o Vergine, nel tempio del Signore, tu hai generato al mondo il Verbo, pane di vita…”. 
La celebrazione del 21 novembre ha un giorno di pre festa, con il canto dei testi liturgici che annunciano ciò che sarà uno dei punti costanti nella celebrazione: la gioia del cielo, della creazione tutta, degli angeli e degli uomini per il mistero che Dio adopera nella Madre di Dio e per suo tramite. La festa quindi si prolunga fino al giorno 25.
La liturgia del 21 novembre, usando delle immagini bibliche molto forti e spesso ricorrendo al contrasto, ci mostra Maria, accolta nel tempio, che diventa essa stessa tempio, colei che accoglie: essa è tabernacolo santificato, bimba che è anche abitazione di Dio, arca, tempio spirituale, trono, palazzo, letto nuziale, tutti titoli che la tradizione cristiana le ha applicato nel mistero della sua divina maternità: “…veneriamo la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nulla può contenere…”; “…da un angelo viene nutrita lei che realmente è tempio santissimo del Santo Dio nostro…”. Lo stesso arcangelo Gabriele, che sarà mandato da Dio a Nazaret per portare a Maria il lieto annuncio della nascita del Verbo di Dio nella carne, è mandato anche adesso a Maria nel suo soggiorno nel tempio: “…tu sei giunta nel tempio del Signore per essere allevata nel santo dei santi, quale creatura santificata. Allora a te, l’immacolata, fu inviato anche Gabriele, per portarti cibo…”; “…ascolta, Vergine giovinetta pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo. Apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali.”
Uno dei tropari del vespro riassume in una bellezza quasi unica tutto il mistero della festa: la gioia della creazione, il mistero di Maria diventata figlia e Madre di Dio, la sua verginità e la sua maternità, l’angelo annunciatore della buona novella: “Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, celebriamo spiritualmente una festa solenne, e piamente accla¬miamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, Sovrano universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate stra¬da recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sem¬pre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, insieme con l’angelo, con gioia gridiamo: Gioisci! alla piena di gra¬zia, a colei che sempre intercede per le anime nostre”. Il tropario della festa, inoltre, presenta questo giorno come il preludio della benevolenza e della salvezza di Dio, cioè l’Incarnazione del Verbo di Dio: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini…”. Infatti a partire dal giorno 16 novembre la tradizione bizantina inizia la “Quaresima di Natale”, il periodo in cui, soprattutto da un punto di vista ascetico, la Chiesa si prepara alla celebrazione del Natale di nostro Signore Gesù Cristo.
L’ufficiatura del vespro prevede tre letture dell’Antico Testamento: Es 40, 1ss: la consacrazione della tenda della testimonianza e la presenza gloriosa della nube per indicare la gloria del Signore che la riempie; 3Re 8, 1ss: Introduzione dell’arca dell’alleanza del Signore nel tempio di Salomone; Ez 43,27-44,4: La gloria del Signore che riempie il tempio, e la porta chiusa, aperta soltanto dal Signore. Per quanto riguarda le letture del vangelo, quello del mattutino è la pericope di Lc 1, 39-49. 56 (la Visitazione), mentre nella Divina Liturgia troviamo Lc 10, 38-42; 11, 27-28 (la pericope di Marta e Maria e l’acclamazione “beati coloro che ascoltano la Parola di Dio”). 
Nell’ufficiatura del mattutino, il cànone, attribuito a Giorgio di Nicomedia (+860), collega ognuna delle odi cantate con la Madre di Dio: “Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito, e proferirò un discorso per la Madre e regina…”; “Quale sorgente viva e copiosa, o Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori…”; “Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Al¬tissimo, il profeta Abacuc esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore”. Inoltre l’ultimo dei tropari di ognuna delle odi ci danno la chiave cristologica di lettura ad ognuna di esse: “Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Can¬tate al Signore da tutta la terra, e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato”; “Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato, e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, al Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore”; “Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha pre¬ser¬vato la madre indenne dalla cor¬ruzione cui non era sottostata”. 
L’icona della festa ci mostra la Madre di Dio accolta dal gran sacerdote nel tempio, presentata da Gioacchino ed Anna. Maria è una fanciulla adulta, che entra nel tempio della terra per prepararsi a diventare tempio dell’Altissimo. In un angolo dell’icona vediamo il corteo delle vergini che hanno accompagnato Maria, e a destra l’angelo Gabriele che porta il nutrimento a Maria.
La Madre di Dio, il 21 novembre, è presentata soprattutto come colei che diventa tempio, abitacolo di Cristo, e quindi tipo, immagine di quello che ogni cristiano diventa per mezzo del battesimo. Il suo ingresso, la sua vita nel tempio, sono anche il nostro ingresso, la nostra vita nel tempio cioè in Cristo, secondo il suo vangelo. Questa è, allora, la benevolenza di Dio, la salvezza degli uomini, cioè farli diventare il tabernacolo, il tempio, il trono, il palazzo, l=abitazione di Cristo, Dio tra gli uomini, come canta il tropario proprio della festa: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli oc¬chi di tutti la Vergine si mostra nel tempio di Dio, e a tutti prean¬nuncia il Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamia¬mo: Gioisci, compimento dell’economia del Creatore”.

giovedì 5 settembre 2019

Sinassario dell'8 Settembre - La nascita della Santissima Madre di Dio

L’8 di questo mese, Natività di Nostra Signora la Santissima Madre di Dio 
e sempre Vergine Maria.


    Il nostro Dio creò l’uomo e lo pose nel Paradiso affinché non si preoccupasse che di coltivare il bene e di contemplare Dio soltanto attraverso le sue opere. Ma, per la gelosia del demonio che sedusse Eva, la prima donna, Adamo cadde nel peccato e fu escluso dal paradiso di delizie. In seguito Dio diede le sue leggi agli uomini attraverso Mosè e fece conoscere le sue volontà per mezzo dei profeti, in preparazione di un beneficio più grande: l’incarnazione del suo unico Figlio, il Verbo di Dio che doveva liberarci dalla rete del malvagio. Assumendo la nostra natura, Cristo voleva partecipare pienamente della nostra condizione decaduta, eccetto che per il peccato, perché Lui solo è senza peccato, essendo Figlio di Dio. Per cui Dio Gli preparò una dimora immacolata, un’arca pura, la Santissima Vergine Maria, la quale, benché fosse Ella stessa sottomessa alla morte ed alla condanna dei nostri primi genitori, fu scelta da Dio fin dalla origine dei tempi per essere la nuova Eva, la madre del Cristo Salvatore, la sorgente della nostra redenzione ed il prototipo di ogni santità cristiana. 

    Suo padre si chiamava Gioacchino; discendeva dalla stirpe reale di David, dal ramo di Natan, suo figlio. Natan generò Levi, Levi generò Melchi e Pantera, Pantera generò Barpantera, padre di Gioacchino. Anna, la sposa di Gioacchino, discendeva anche lei dalla stirpe reale, perché era la nipote di Matta, lui stesso nipote di David, attraverso Salomone. Matta sposò una certa Maria della tribù di Giuda e diede origine a Giacomo, il padre di Giuseppe il falegname ed a tre ragazze: Maria, Sobea ed Anna. Maria diede origine a Salomè, la levatrice; Sabea ad Elisabetta, la madre del precursore, ed Anna alla Madre di Dio, Maria, la quale portava anche il nome di sua nonna e di sua zia. Elisabetta e Salomè, le nipoti di Anna, erano dunque cugine della Madre di Dio. 

    Secondo una divina economia e per mostrare la sterilità della natura umana prima della venuta di Cristo, Dio aveva lasciato Gioacchino ed Anna senza progenie fino ad età avanzata. Siccome Gioacchino era ricco e pio, non cessava di rivolgersi a Dio con la preghiera e di offrirgli doni affinché li liberasse, lui sua moglie, dal loro obbrobrio.  Un giorno di festa, allorché si era presentato al tempio per deporre la sua offerta, uno dei fedeli si rivolse a lui dicendo: Non ti è permesso presentare la tua offerta assieme a noi, perché tu non hai figli. Allora col cuore ferito Gioacchino non tornò a casa, ma si ritirò sulla montagna, solo, per pregare e versare lacrime davanti a Dio. Durante questo frangente anche Anna versava abbondanti lacrime ed elevava ferventi suppliche verso il cielo nel suo giardino. Il nostro Dio, ricco di misericordia e pieno di compassione, ascoltò le loro suppliche ed inviò presso Anna l’Arcangelo Gabriele, l’angelo della benevolenza di Dio e l’annunciatore della salvezza, per annunziarle che stava per concepire e dare la nascita ad un bambino, malgrado la sua età, e che si sarebbe parlato di questa progenie per tutta la terra. Ella rispose piena di gioia e di stupore: Come è vero che il Signore mio Dio esiste, se partorirò o un bambino o una bambina, lo consacrerò al Signore mio Dio, affinché lo serva tutti i giorni della sua vita.
    Anche Gioacchino ricevette la visita di un angelo che gli ordinò di mettersi in cammino con le sue greggi per tornare a casa e rallegrarsi con sua moglie e tutta la loro famiglia, perché Dio aveva deciso di mettere fine alla loro vergogna.

    Ora, passati nove mesi, Anna partorì.  Domandò alla levatrice: Che ho messo al mondo? Quella rispose: Una bambina. Ed Anna riprese: E’ stata glorificata in questo giorno l’anima mia. Quindi mise a letto delicatamente la bambina. Una volta compiuti i giorni della purificazione della madre prescritti dalla legge, ella si alzò, si lavò, diede il seno alla sua bambina e le diede il nome di Maria: il nome che avevano atteso confusamente i Patriarchi, i Giusti, i Profeti e attraverso il quale Dio doveva realizzare il progetto che teneva nascosto dalla origine del mondo. 

    Giorno dopo giorno la bambina si fortificava. Quando ebbe sei mesi la madre la mise a terra per vedere se si reggeva in piedi. Maria allora avanzò di sette passi sicuri, poi torno a rannicchiarsi nel grembo di sua madre. Anna la sollevò dicendo: Come è vero che esiste il Signore mio Dio, tu non calpesterai più questo suolo prima che io non ti porti al tempio del Signore. Poi ella costruì come un santuario nella stessa stanza della figlia, dove non entrasse niente meschino o di insudiciato dal mondo, e per giocare con la bambina fece venire alcune figlie di ebrei di razza pura. 

    Trascorso il primo anno della piccola, Gioacchino diede una festa. Invitò alcuni sacerdoti, degli scribi, i membri del Consiglio e tutto il popolo di Israele. Gioacchino presentò ai sacerdoti la sua figlioletta; quelli la benedissero dicendo: Dio dei nostri padri, benedici questa bambina e dalle un nome che sia ricordato eternamente da tutte le generazioni. E tutta la gente rispose: Così sia, così sia, amen. Gioacchino la presentò anche ai capi dei sacerdoti. Costoro la benedissero dicendo: Dio delle altezze sublimi, abbassa il tuo sguardo su questa piccola bambina, e dalle una benedizione suprema, una benedizione a nessun’altra pari.

    Sua madre portò Maria nel sacrario della sua stanza e le diede il seno indirizzando al Signore questo inno: Voglio cantare al Signore mio Dio un inno, perché Egli mi ha visitato ed ha scacciato da me l’oltraggio dei miei nemici, giacché il Signore mi ha donato un frutto della sua giustizia che è uno e molteplice nello stesso tempo. Chi annunzierà adesso ai figli di Ruben che Anna è madre? Annunciate, annunciate voi dodici tribù di Israele che Anna è madre! Poi ella posò la bambina nella stanza del santuario, uscì ed andò a servire gli invitati che si rallegravano e lodavano il Dio di Israele. 

Questo racconto si basa sul Protovangelo apocrifo di San Giacomo. Il suo valore storico è incerto, ed è per questo che non è inserito tra gli scritti ispirati; ma le sue evocazioni simboliche toccano una verità spesso così profonda come quella della storia. Ed è per questa ragione che la Chiesa ha assimilato questi elementi nella liturgia e nell’iconografia, per farne la materia prima del ciclo della Madre di Dio. Confronta ugualmente: Concezione di S. Anna (9 dicembre); Entrata al tempio della Madre di Dio (21 novembre), Annunciazione (25 marzo). 

Le Synaxaire – Vies des Saints de l’Eglise Orthodoxe – Éditions «To Perivoli tis Panaghias» Thessalonique 1996


domenica 11 agosto 2019

15 Agosto- Solennità della Dormizione (Kimisis) della Madre di Dio - Foglietto Liturgico

15 AGOSTO

Dormizione della Ss.ma Signora nostra, 
Madre di Dio e sempre Vergine Maria.



1^ ANTIFONA

Alalàxate to Kirìo pàsa i ghì, psàlate dhì to onòmati aftù, dhòte dhòxan enèsi aftù. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Applaudite a Dio, o abitanti della terra tutta; inneggiate al suo nome, date gloria alla sua lode. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Agapà Kìrios tas pìlas Siòn, ipèr pànda ta skinòmata Iakòv. Sòson imàs, Iiè Theù, o en aghìis thavmastòs, psàllondàs si: Alliluia.

Ama il Signore le porte di Sion sopra tutte le dimore di Giacobbe. O Figlio di Dio, ammirabile nei Santi, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Etìmi i kardhìa mu, o Theòs, etìmi i kardhìa mu; àsome ke psalò en ti dhòxi mu.

Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore, canterò ed inneggerò nella mia gloria.

En ti ghennìsi tin parthenìan efìlaxas, en ti Kimìsi ton kòsmon u katèlipes, Theotòke. Metèstis pros tin zoìn, Mìter ipàrchusa tis zoìs, ke tes presvìes tes ses litrumèni ek thanàtu tas psichàs imòn.

Nel parto hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; tu passasti alla vita, essendo Madre della vita, e per le tue preghiere liberasti le anime nostre dalla morte.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o en aghìis thavmastòs, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, ammirabile nei Santi, salva noi che a te cantiamo: Alleluia.

APOLITIKION

En ti ghennìsi tin parthenìan efìlaxas, en ti Kimìsi ton kòsmon u katèlipes, Theotòke. Metèstis pros tin zoìn, Mìter ipàrchusa tis zoìs, ke tes presvìes tes ses litrumèni ek thanàtu tas psichàs imòn.

Nel parto hai conservato la verginità e nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; tu passasti alla vita, essendo Madre della vita, e per le tue preghiere liberasti le anime nostre dalla morte.

KONDAKION

Tin en presvìes akìmiton Theotòkon ke prostasìes ametàtheton elpìdha, tàfos ke nèkrosis uk ekràtisen; os gar zoìs Mitèra pros tin zoìn metèstisen o mìtran ikìsas aipàrthenon.

La tomba e la morte non prevalsero sulla Madre di Dio che intercede incessantemente per noi pregando e rimane immutabile speranza nelle nostre necessità. Infatti colui che abitò un seno sempre vergine ha assunto alla vita colei che è Madre della vita.

APOSTOLOS (Filip 2, 5-11)

- L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore. (Lc 1,46-47).
- Perché ha guardato l’umiltà della sua serva; d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. (Lc. 1,48).

Dalla lettera di S. Paolo ai Filippesi.

Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, no  considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; m  spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni
ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Alliluia (3 volte).

- Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e l’arca della tua santità. (Sal 131,8).

Alliluia (3 volte).

- Il Signore ha giurato a Davide la verità e non la ritratterà: “Il frutto del tuo seno io porrò sul tuo trono”. (Sal 131,11).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (LUCA 10, 38-42 e 11, 27-28)

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

MEGALINARION

E gheneè pàse makarizomèn se tin mònin Theotòkon. Nenìkinde tis fìseos i òri en si, nParthène àchrande: parthenèvi gar tòkos ke zoìn promnistèvete thànatos. I metà tòkon Parthènos ke metà thànaton zòsa, sòzis aì, Theotòke, tin klironomìan su.

Tutte le generazioni ti proclamano beata e unica Madre di Dio. In Te, Vergine immacolata, son vinte le leggi della natura! Verginale infatti è stato il tuo parto e la tua morte ha annunziato la vita. Tu, o Madre di Dio, rimasta vergine dopo il parto e vivente dopo la morte, salva sempre la tua eredità.

KINONIKON

Potìrion sotirìu lìpsome, ke to ònoma Kirìu epikalèsome. Allilùia

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Allilùia.

Preghiera dell'Ambone

Cristo Dio nostro, che in forza della morte trasponesti l'incorrotta tua Madre dalla vita alla vita pura, e sepolta lei nella tomba della corruzione la rendesti indicibilmente più alta, e dopo la cura funebre di lei radunasti da ogni dove i tuoi Apostoli, tu, per le intercessioni di lei, lava da ogni pensiero e opera di morte tutti noi che festeggiamo il suo trapasso, e libera da ogni corruzione spirituale, e salva dalla disperazione della morte, e custodisci dalla tomba dell'incredulità e dell'eresia, e per i fedeli governanti seppellisci ogni insidia e tirannia, e rendi morta ogni audacia dei barbari, e umilia l'arroganza di tutti quelli che si levano contro la tua predicazione, e rendi tutti degni della vita eterna, poiché tu vuoi che tutti gli uomini siano salvati, e conviene la gloria a te, insieme con tuo Padre che non ha principio e con il tuttosanto e buono e vivificante Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Apòstoli ek peràton sinathristhèndes enthàde, Ghetsimanì to chorìo kidhefsatè mu to sòma; ke si, Iiè kè Theè mu, paralavè mu to pnèvma.

O Apostoli, accorsi da lontano qui, nella località del Getsemani, seppellite il mio corpo; e tu, o mio Figlio e Dio, prendi il mio spirito.





sabato 10 agosto 2019

Spiegazione dell'Icona della Dormizione (KOIMISIS)

DESCRIZIONE DELL’ICONA


La prima cosa da sottolineare è che il centro dell’icona non è la Madre di Dio ma il Cristo. La composizione ha due tempi con due movimenti contrapposti: dall’alto verso il basso in una convergenza centripeta. 

Gli apostoli sulle varie nuvolette convergono verso Cristo, al centro della composizione. L’altro movimento è verticale dal basso verso l’alto. Dal corpo disteso della Vergine parte un moto ascendente che passando attraverso il Cristo culmina nel clipeo che contiene la Madonna portata dagli angeli nell’alto dei cieli.

I due personaggi principali, Cristo e Maria, sviluppano, pertanto, due linee opposte: una verticale ed una orizzontale. La verticale segna il centro esatto dell’icona. È la linea che indica la benevolenza e l’amicizia del Signore per gli uomini. Questa linea, infatti, vuole incontrare l’altra, quella orizzontale. La direttrice orizzontale non a caso è posta nella seconda metà inferiore dell’icona. Essa ha come soggetto il corpo della Vergine, l’umanità, la terra fertile pronta a ricevere il seme. L’incontro delle due linee è vita, è redenzione di tutta la creazione e di tutto ciò che
è sulla terra, visibile e invisibile. L’icona è segno dell’impotenza umana, la morte, e della necessità di incontrare Dio, la vita; di divenire un tutto in Dio. 

Nell'icona dell’Assunzione della Madre di Dio, la Vergine, che si è addormentata, si trova attorniata dagli apostoli addolorati. Oltre gli apostoli ci sono anche i santi vescovi. Alle finestre vediamo le donne che piangono. Il manto sul quale si trova la Vergine è luminoso e questo ci comunica che lei accetta con serenità e gioia la sua morte. Alla base della composizione c'è il triangolo. I personaggi principali sono la Madre di Dio, il cui corpo è disteso su un catafalco e Gesù Cristo, che si erge sopra di essa, tenendo tra le mani un fanciullo fasciato di vesti splendenti di colore bianco come la neve.

Questo fanciullo personifica l'anima immacolata della Vergine Maria. La figura di Cristo Salvatore è molto verticale. Con questo si afferma la contrapposizione e la superiorità della vita immortale nel regno dei cieli, con la morte e la limitatezza della vita sulla terra. Colpisce il dolore degli apostoli: loro non capiscono ancora la grandiosità di quello che sta succedendo, del trionfo dell'immortalità sulla finitezza della vita terrena della Madre di Dio. Nella chiesa ortodossa si era soliti portare l'icona della Dormitio nella casa dei moribondi. Quest'immagine consolava e dava pace: nell'icona si afferma l'immortalità dell'anima e la vita eterna. La rappresentazione nella stessa icona di più avvenimenti contemporaneamente, era una pratica normale e non portava nessuna difficoltà nella venerazione dell'immagine. Tale tradizione esisteva anche nell'arte europea, però si è spenta verso la fine del XV secolo.

La Dormitio della Madre di Dio è avvenuta nella casa di Giovanni Evangelista, dove è vissuta dopo la crocifissione di Cristo. Come di solito, secondo la tradizione e i canoni del linguaggio simbolico dell'iconografia, è raffigurata non la parte interna della casa, bensì le colonnine che marcano l'edificio in cui sta accadendo il fatto. Nell'icona della Dormitio sono rappresentati due spazi distinti. Uno è reale: ad esso appartengono il letto della Vergine, gli apostoli, i santi e lo sfondo architettonico; l'altro è mistico, è quello di Cristo. Questi due spazi sono legati all'azione mistica, l'assunzione dell'anima di Maria: lo spazio mistico rimane invisibile a coloro che stanno attorno al letto di Maria. Il Figlio di Dio, nato dalla Vergine, ha preso sembianza corporale e umana, è venuto in terra ed è vissuto nel normale spazio terrestre. Dopo la crocifissione e la morte sulla croce, è risorto ed è entrato in un altro spazio, "non di questo mondo", indicato sulle icone con la mandorla, l'aureola, riempita di forze celesti, gli angeli "invisibili". Molte immagini, dedicate alla "Dormitio" della Vergine Maria, sono state fatte in Europa. Lì però, quest'avvenimento viene mostrato in un modo totalmente differente. Gli Apostoli Nella parte superiore dell’icona si vedono tante nuvolette sorrette rispettivamente da un angelo: in esse, come in una conchiglia, compaiono i dodici apostoli, convenuti da ogni parte della terra nel luogo del Getsemani.

La maggior parte degli angeli indica col movimento o col gesto il centro dell’icona: Cristo. Si narra negli Apocrifi che quando nostro Signore Gesù Cristo decise di avere per sempre accanto a sé sua Madre, inviò l’arcangelo Grabriele perché le manifestasse questo desiderio, rivelandole il giorno del trapasso. Le disse: “Questo dice tuo Figlio: è ora che mia madre sia sempre con me, non ti sconvolgere per tutto ciò perché passi alla vita eterna”. La Madre santa esultò, tuttavia espresse il desiderio di rivedere gli apostoli.

Il messaggero di Dio gli rispose: “Verranno a te, canteranno degli inni al tuo cospetto e faranno i tuoi funerali”. Ella, allora, salì sul monte degli Ulivi, là dove era sua consuetudine raccogliersi in preghiera e, mentre saliva, gli alberi abbassavano miracolosamente le loro cime, come se fossero vivi e umani ed intendessero venerare in tal modo la Signora del mondo. Compiuta la sua preghiera dinanzi a Dio, la Vergine ridiscese a casa, si apprestò a preparare il suo letto funebre, ed attese. Intanto, nel cielo apparvero delle nubi, che avevano rapito dai confini della terra tutti gli Apostoli, e li posarono davanti alla sua casa. A capo del letto vediamo Pietro, mentre ai piedi vi è Paolo, il vaso d’elezione, in atteggiamento di venerazione: “Salve, Madre della vita”, egli dice, “anche se non ho conosciuto tuo Figlio corporalmente sulla terra, guardando te è come se vedessi Lui stesso”. I due principi degli apostoli sono messi in rilievo quasi a costituire la prua e la poppa della nave celeste, costituita dal corpo della
Vergine, il cui albero è Cristo. La nave celeste, la Chiesa, che ci conduce nel porto della salvezza, nel porto della nostra santificazione. 

Sion e il Getsemani
I due edifici ai lati della rappresentazione indicano la città. Siamo nella città di Davide Gerusalemme, in Sion gloriosa ed illustre, dove fu adempiuta la legge della lettera e fu annunziata la legge dello spirito. Questo è  il luogo di convegno degli apostoli. Questa è la madre di tutte le Chiese sparse su tutta la terra e qui convennero coloro che si erano dispersi in ogni luogo della terra per portare gli uomini alla mensa spirituale delle nozze dello sposo celeste che il Padre celebra con magnificenza tutta regale per il Figlio. Il racconto degli Apocrifi parla del Getsemani come
punto di convergenza degli apostoli. Qui vi era la casa della Vergine.

Il Cristo
Al centro dell’icona, in una mandorla celeste che indica la gloria, abbiamo Cristo che tiene tra le braccia, come una neonata in fasce, l’anima della Vergine. L’anima della Madre di Dio è rappresentata come una bambina avvolta in lini bianchi. Se ne vuole così indicare lo splendore, come dell’anima pura illuminata mediante il battesimo. Il Signore disse all’arcangelo Michele di portare l’anima di Maria in paradiso, poi dispose di portarvi anche il corpo e di deporlo sotto l’albero della vita e là l’anima sarebbe stata ricongiunta al corpo glorioso. Tutto intorno al Signore vi sono degli angeli e nella parte alta due serafini. Nella metà superiore della rappresentazione vediamo un clipeo sorretto appunto dai due Arcangeli che portano in cielo il corpo della Vergine. Dalla Gerusalemme terrestre, alla città di Dio, Ella, la Madre dei viventi, è trasferita alla Gerusalemme di lassù.

domenica 24 marzo 2019

L'Annunciazione della Santissima Madre di Dio

25 MARZO

L’Annunciazione della Santissima Madre di Dio.



Dio diviene uomo per rendere Adamo Dio

La festa dell’Annunciazione della Santissima Madre di Dio e sempre vergine Maria, è una delle poche feste che troviamo lungo la Quaresima nella tradizione bizantina, ed ha il suo fondamento biblico nei Vangeli, specialmente in quello di Luca. Si tratta di una delle antiche feste cristiane, e ne abbiamo testimonianze precise quando viene introdotta a Costantinopoli attorno al 530; anche Romano il Melode (VI sec.) ne ha un kondákion. Allo sviluppo di questa festa contribuirono le omelie patristiche di tendenza antiariana che cercavano di sottolineare, accanto all'umanità di Cristo, anche la sua divinità eternamente sussistente in Dio; ed anche l’omiletica di origine siriaca che sottolineava fortemente il parallelo Eva – Maria, e che troviamo molto presente nell'ufficiatura della festa. A Roma la festa fu introdotta da papa Sergio I (687-701) di origine siriaca, che ne stabilì una celebrazione liturgica a Santa Maria Maggiore con una processione.
Sin dall'inizio la festa fu celebrata il 25 di marzo e quindi sempre nel periodo quaresimale, tempo che esclude qualsiasi solennità fino a Pasqua. Il concilio di Costantinopoli del 692, detto in Trullo, prescrive di celebrare con tutta solennità la festa, in qualsiasi tempo e giorno essa accada. E così nelle chiese bizantine si sviluppa un ben particolare sistema di rubriche liturgiche che cercano di combinare l’Annunciazione con le ufficiature quaresimali e della Settimana Santa. La festa del 25 marzo ha una vigilia il 24 ed un dopo festa il 26, giorno in cui si celebra la memoria dell’arcangelo Gabriele. Infatti molto spesso le grandi feste nella tradizione bizantina hanno, il giorno successivo alla festa, la celebrazione del personaggio di cui Dio si serve per portare a termine il suo mistero di salvezza. L’iconografia della festa è assai sobria e riprende di solito la pericope di Lc 1, 26-38.
La festa ha come tema portante l’annuncio dell’Incarnazione del Verbo di Dio e la gioia che ne scaturisce. Molti dei tropari avranno, quasi un ritornello il “gioisci”; si tratta di una gioia che non ha niente di superficiale bensì nasce dalla consapevolezza della salvezza che ci viene data in Cristo, in una festa che cerca di coinvolgere tutta la creazione alla lode e alla contemplazione  del mistero celebrato, appunto l’Incarnazione del Verbo di Dio. Nella lettura dei testi dell’ufficiatura del 25 marzo ci accorgiamo che sono testi che riassumono tutto il mistero della nostra fede. I tropari sono un intreccio di citazioni bibliche, soprattutto veterotestamentarie, profezie dell’AT che annunciano il Cristo e che la tradizione patristica ha letto sempre in chiave cristologica. Questa stessa accentuazione cristologica è già in tutti i titoli dati a Maria, titoli legati al mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio, e della divina maternità di Maria: Gioisci, terra non seminata; gioisci, roveto incombusto (Es 3,2); gioisci abisso imperscrutabile; gioisci, ponte che fa passare ai cieli e scala elevata contemplata da Giacobbe (Gen 28,12); gioisci, divina urna della manna (Es 16,33); gioisci, liberazione dalla maledizione (Gen 3,15); gioisci, ritorno di Adamo dall'esilio: il Signore è con te (Lc 1,28). Ben otto “gioisci” di cui cinque ripresi dalla Sacra Scrittura.
Un’altro tema che torna nei testi liturgici è l’accostamento di meraviglia e di dubbio in Maria; "meraviglia" di fronte a quello che le viene annunciato, "dubbio" non tanto di fronte a quello che dovrà avverarsi, bensì il dubbio di non essere come Eva nuovamente vittima dell''inganno di chi annuncia grandi cose: "sarete come Dio…". Un altro accostamento di meraviglia e stupore è applicato dalla liturgia anche all'arcangelo di fronte al contenuto dell’annuncio, con una serie di affermazioni cristologicamente contrastanti, molto simili ai temi degli Inni di sant'Efrem il Siro: "l’inafferrabile che è nel più alto dei cieli, nasce da una vergine! Colui che ha il cielo per trono e la terra come sgabello si rinchiude nel grembo di una donna! Colui che i serafini dalle sei ali… non possono fissare, si compiace di incarnarsi da lei… Colui che qui è presente è il Verbo di Dio".
Le letture del vespro sono prese dall'Antico Testamento, pericopi che già tutta la tradizione patristica di Oriente e di Occidente legge in chiave cristologica: Gen 28, 10-17: la scala di Giacobbe; Ez 43, 27-44,4: la porta chiusa da dove passa soltanto il Signore; Pr 9, 1-11: la casa costruita dalla sapienza di Dio. Il tropario della festa riassume in modo breve e chiaro il tema di fondo della celebrazione, cioè il Figlio di Dio che diventa Figlio della Vergine: "Oggi è il principio della nostra salvezza e la manifestazione del mistero nascosto da secoli: il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine, e Gabriele porta la buona novella della grazia. Con lui dunque acclamiamo alla Vergine: Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te".
Vorrei accennare all'ufficiatura del mattutino in uno dei suoi testi: la composizione (cànone) di un autore bizantino, Teodoro Graptos (778-845) vissuto in piena controversia iconoclasta. L’opera è un’acrostico, e si svolge servendosi di un genere letterario che già Efrem usa spesso, cioè quello del dialogo o disputa tra due personaggi, nel nostro casi tra l’arcangelo e la Madre di Dio a strofe alterne. L’autore riprende quel tema accennato già al vespro, la meraviglia dello stesso arcangelo per quello che deve annunciare, lo stupore e la paura della Vergine, paura ad essere di nuovo come Eva ingannata:
L’angelo: Il roveto che, accolta la fiamma, è rimasto incombusto, o piena di grazia ignara di nozze, ha mostrato l’ineffabile realtà del mistero che ti riguarda: dopo il parto infatti, o pura, tu rimarrai sempre vergine.
La Madre-di-Dio: Tu che risplendi della luce del Dio onnipotente, o araldo di verità, dimmi, Gabriele, con tutta sincerità: come, rimanendo integra la mia purezza, partorirò il Verbo incorporeo nella carne?
L’angelo: Con riverenza io sto davanti a te, come servo davanti alla padrona; con timore dunque, o Vergine, con trepido rispetto ti considero: come pioggia sul vello scenderà su di te il Verbo del Padre, secondo il suo beneplacito.
La Madre-di-Dio: Come potrà colui che da nulla è contenuto e che per tutti è invisibile abitare nel grembo di una vergine che egli stesso ha plasmato? Come dunque concepirò Dio, il Verbo che, come il Padre e lo Spirito, è senza principio?
L’angelo: Gioisci, Sovrana, gioisci, Vergine tutta pura; gioisci, ricettacolo di Dio; gioisci, lampada luminosa; riconciliazione di Adamo, riscatto di Eva, monte santo, fulgido santuario e talamo di immortalità.
L’ultimo dei tropari del mattutino riassume tutto il mistero della nostra salvezza già manifestato nei Vangeli ed in tutta la tradizione patristica: Il mistero che è dall'eternità è oggi rivelato, e il Figlio di Dio diviene Figlio dell’uomo, affinché, assumendo ciò che è inferiore, possa comunicarmi ciò che è superiore… ma Dio diviene uomo per rendere Adamo Dio… La Divina Liturgia del giorno 25 legge le pericope di Eb 2, 11-18, e Lc 1, 24-38: E l’angelo andò via da lei. Il versetto del vangelo di Luca che chiude la pericope dell’Annunciazione mi fa sempre impressione. Il Signore ci annuncia la sua Buona Novella, poi ci lascia…? Non è l’abbandono né la solitudine che dobbiamo leggere nel versetto del vangelo di Luca, ma sì il fatto che nella nostra vita cristiana saremo chiamati a dare una risposta dalla nostra propria responsabilità e maturità umana e cristiana.

Manuel Nin, OSB

25 Marzo- Annunciazione della Santissima Madre di Dio

25 MARZO 2019
ANNUNCIAZIONE DELLA SANTISSIMA MADRE DI DIO
E SEMPRE VERGINE MARIA



I ANTIFONA

O Theòs, to krìma su to vasilì dhos, ke tin dhikeosìnin su to iiò tu vasilèos. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

O Dio, concedi il tuo giudizio al re e la tua giustizia al figlio del re. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

II ANTIFONA

Katavìsete os ietòs epì pòkon, ke osì stagòn i stàzusa epì tin Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu sarkothìs, psallondàs si: Allilùia.

Scenderà come pioggia sulla messe e come acqua irrorante la terra. o Figlio di Dio, che ti sei incarnato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

III ANTIFONA

Èste to ònoma aftù evloghimènon is tus eònas, pro tu ilìu dhiamèni to ònoma aftù.

Sìmeron tis sotirìas imòn to kefàleon, ke tu ap’eònos Mistirìu i fanèrosis; o Iiòs tu Theù Iiòs tis Parthènu ghìnete, ke Ghavriìl tin chàrin evanghelìzete. Dhiò sin aftò ti Theotòko voìsomen: Chère, kecharitomèni, o Kyrios metà su.

Sarà il suo nome benedetto per i secoli, davanti al sole resterà il suo nome.

Oggi è il principio della nostra salvezza e la manifestazione del mistero nascosto da secoli: il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine, e Gabriele porta la buona novella della grazia. Con lui dunque acclamiamo alla Vergine: Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te.

ISODIKON

Evanghelìzete imèran ex imèras to sotìrion tu Theù imòn.Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu sarkothìs, psallondàs si: Allilùia.

Annunziate di giorno in giorno la salvezza del nostro Dio. Salva, o Figlio di Dio, che ti sei incarnato dalla Vergine, noi che a te cantiamo: Alliluia.

TROPARIO

Sìmeron tis sotirìas imòn to kefàleon, ke tu ap’eònos Mistirìu i fanèrosis; o Iiòs tu Theù Iiòs tis Parthènu ghìnete, ke Ghavriìl tin chàrin evanghelìzete. Dhiò sin aftò ti Theotòko voìsomen: Chère, kecharitomèni, o Kyrios metà su.

Oggi è il principio della nostra salvezza e la manifestazione del mistero nascosto da secoli: il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine, e Gabriele porta la buona novella della grazia. Con lui dunque acclamiamo alla Vergine: Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te.

KONTAKION

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn efcharistìria anagràfo sì i pòlis su, Theotòke.  All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandìon me kindhìnon elefthèroson, ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.

 A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per l’invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gridare: salve, o sposa sempre vergine.

EPISTOLA

L’anima mia magnifica il Signore, ed il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore.

Perché ha guardato l’umiltà della sua serva; d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Lettura dalla Lettera agli Ebrei (2, 11 - 18)

Fratelli, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annuncerò il tuo  nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea canterò le tue lodi; e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato. Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. 

Alliluia (3 volte)

Discenderà come pioggia sull’erba, e come acqua che stilla sulla terra. 

Alliluia (3 Volte)

Sia benedetto il suo nome nei secoli, innanzi al sole durerà il suo nome.

Alliluia (3 volte)

VANGELO

Lettura del santo Vangelo secondo Luca (1, 24 – 38)

In quei giorni, Elisabetta moglie di Zaccaria concepì; si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere lamia vergogna fra gli uomini». Al sesto mese,l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei,disse:«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere,Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco,concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo,poiché non conosco uomo?».Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. 

MEGALINARION

Evanghelìzu, ghi, charàn megàlin, enìte, uranì, Theù tin dhòxan. Os empsìcho Theù kivotò psavèto midhamòs chìr amiìton; Chìli dhe pistòn ti Theotòko asighìtos Fonìn tu Anghèlu anamèlponda, en agalliàsi voàto: Chère, Kecharitomèni, o Kyrios metà su.

Annuncia, o terra, una grande gioia, celebrate, o cieli, la gloria di Dio. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano profana la tocchi: ma le labbra dei fedeli, incessantemente cantando alla Madre di Dio le parole dell’angelo, acclamino esultanti: Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te.

KINONIKON

Exelèxato Kyrios tin Siòn, iretìsato aftìn is katikìan eaftò. Allilùia.

Il Signore ha scelto Sion, la elesse come dimora per se stesso. Alliluia.

DOPO SOSON O THEOS ED AL POSTO DI II TO ONOMA..

Simeron tis sotirias.... Oggi è l'inizio (Tropario)


PREGHIERA DELL'AMBONE

Signore Dio che tutto governi, tu ti sei compiaciuto che il tuo unigenito Figlio si incarnasse da una vergine e si facesse uomo per la nostra salvezza; tu hai inviato il tuo arcangelo Gabriele a evangelizzare la sua concezione verginale alla santa vergine Maria, eletta prima dei secoli per essere il luogo in cui si è realizzato tale tremendo mistero, noto da sempre a te e al tuo Logos eterno. Per sua intercessione e per le preghiere di tutti i tuoi santi, per mezzo della tua grazia, porta anche a noi la lieta novella della remissione dei peccati e di una gioia eterna; annuncia la pace al tuo popolo; mostraci la via da seguire per essere graditi nel tuo regno celeste. Per la compassione del tuo Cristo, con il quale sei benedetto insieme al santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.