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sabato 4 aprile 2020

Vespro della Domenica delle Palme

VESPRO DELLA DOMENICA DELLE PALME



Dopo il Canto del Kirie Ekèkraksa, cantiamo i seguenti inni.

(Tono VI) Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

Colui che ha per trono i cieli * e per sgabello la terra, * il Verbo di Dio Padre, il Figlio a lui coeterno, * viene oggi a Betania modestamente seduto * su un puledro senza ragione: * perciò, tenendo rami tra le mani, * a lui acclamano i fanciulli degli ebrei col grido: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, il Re d’Israele.

Su dunque, anche noi oggi, * tutto il nuovo Israele, la Chiesa delle genti, * esclamiamo col profeta Zaccaria: * Gioisci grandemente, figlia di Sion, * dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: * ecco, il tuo Re viene a te, * mite e per salvare, * montato su un puledro d’asina, figlio di bestia da soma°. * Fa’ festa come i fanciulli * e tenendo rami tra le mani, acclama: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, * il Re d’Israele.

Prefigurando per noi la tua augusta risurrezione, * col tuo comando hai risuscitato un morto, * il tuo amico Lazzaro ormai senza respiro, * traendolo dal sepolcro già maleodorante, dopo quattro giorni, * o buono; * cosí pure sei salito su un puledro come su un cocchio * per dare un segno alle genti, o Salvatore°; * e cosí il diletto Israele ti offre una lode° * dalla bocca di lattanti e di bimbi innocenti° * che ti vedono entrare, o Cristo, nella città santa, * sei giorni prima della pasqua.

Sei giorni prima della pasqua * venne Gesú a Betania, * e gli si avvicinarono i suoi discepoli per dirgli: * Signore, dove vuoi che ti prepariamo * per mangiare la pasqua? * Ed egli li mandò: * Andate al villaggio di fronte * e troverete un uomo che porta una brocca d’acqua; * seguitelo, e dite al padrone di casa: * Il Maestro dice: * Da te farò la pasqua insieme ai miei discepoli°.

Gloria al Padre.. E ora e sempre.

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.

Lettura del libro della Genesi (49,1-2.8-12).

Giacobbe chiamò i suoi figli e disse loro: Radunatevi, perché io vi annunci ciò che vi accadrà alla fine dei giorni; radunatevi e ascoltatemi, figli di Giacobbe; ascoltate Israele, ascoltate vostro padre. Giuda, ti lodino i tuoi fratelli: le tue mani saranno sulle spalle dei tuoi nemici; a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un leoncello è Giuda: da giovane pianta, figlio mio, sei spuntato; ti coricherai e dormirai come un leone, come un leoncello. Chi lo desterà? Non verrà meno un principe da Giuda, e un capo dai suoi lombi, finché giunga ciò che è tenuto in serbo per lui: egli è l’attesa delle genti. Lega alla vite il suo asinello, ai tralci della vite il figlio della sua asina. Laverà nel vino la sua veste, nel sangue dell’uva il suo mantello: danno gioia i suoi occhi piú del vino, e i suoi denti sono piú bianchi del latte.

Lettura della profezia di Sofonia (3,14-20).

Cosí dice il Signore: Gioisci, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme; rallégrati e tripudia con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme. Perché il Signore ha tolto da te le tue iniquità, ti ha liberata dalle mani dei tuoi nemici. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te: tu non vedrai piú il male. In quel tempo il Signore dirà a Gerusalemme: Coraggio, Sion, non si infiacchiscano le tue mani. Il Signore tuo Dio è in te. Il potente ti salverà, farà venire su di te la letizia, e ti rinnoverà nel suo amore; si rallegrerà per te con tripudio, come in un giorno di festa. E radunerò i tuoi afflitti. Guai! Chi ha portato contro di lei oltraggio? Ecco, io opererò in te per amor tuo in quel tempo, dice il Signore, salverò colei che era oppressa, accoglierò colei che era stata respinta. Farò di loro un vanto, li renderò onorati in tutta la terra.

Lettura della profezia di Zaccaria (9,9-15a).

Cosí dice il Signore: Gioisci grandemente, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: Ecco, il tuo Re viene a te, giusto e per salvare: egli è mite, cavalca una bestia da soma e un asinello. E distruggerà i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme; e sarà distrutto l’arco da guerra e ci sarà abbondanza e pace dalle genti. Egli dominerà sulle acque fino al mare, e sui fiumi fino alle estremità della terra. E tu, per il sangue della tua alleanza, hai estratto i tuoi prigionieri dalla cisterna senz’acqua: dimorerete in fortezze, voi prigionieri dell’assemblea, e per un giorno della tua cattività, ti renderò il doppio. Poiché ho teso te, Giuda, come mio arco, ho riempito Efraim, e farò sorgere i tuoi figli, Sion, contro i figli dei greci; ti maneggerò come la spada di un guerriero, e il Signore sarà contro di loro; il dardo partirà come folgore e il Signore onnipotente darà fiato alla tromba e procederà nella bufera della sua minaccia. Il Signore onnipotente sarà loro scudo.

Stichirá idiómela. Tono VIII

Gioisci e rallégrati, città di Sion, * tripudia ed esulta, Chiesa di Dio°: * perché ecco, è giunto il tuo Re con giustizia, * seduto su un asinello, * celebrato dai bambini: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti ti sei composta una lode.

È venuto oggi il Salvatore nella città di Gerusalemme * per adempiere la Scrittura; * e tutti, con palme tra le mani, * stendevano le tuniche sotto i suoi piedi, * riconoscendo in lui il nostro Dio, * al quale senza sosta i cherubini acclamano: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Signore, Signore nostro, com’è ammirabile il tuo nome in tutta la terra!

Tu che cavalchi i cherubini, * e sei celebrato dai serafini°, * sei montato su un asinello alla maniera di David, * o buono: * i bambini ti celebravano come conviene a Dio, * e i giudei empiamente bestemmiavano. * Sedendo su un asinello, * prefiguravi il passaggio delle genti indomabili * dall’incredulità alla fede. * Gloria a te, o Cristo, * unico misericordioso e amico degli uomini.

Gloria al Padre.. e ora e sempre.. (TONO VI)

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

TROPARIO

Tin kinìn anàstasin * pro tu su pàthus pistùmenos, * ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; * òthen ke imìs, os i pèdhes, * ta tis nìkis sìmvola fèrondes, * si to nikitì tu thanàtu voòmen: * Osannà en tis ipsìstis, * evloghimènos o erchòmenos * en onòmati Kirìu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

La Domenica Bizantina - Domenica 05 Aprile 2020 - Domenica delle Palme

5 APRILE 2020

DOMENICA DELLE PALME


Memoria dei santi martiri Claudio, Diodoro, Vittore, Vittorino, Papia, Niceforo e Serapione (sotto Decio, 249-251).

1^ ANTIFONA

Igàpisa òti isakùsete Kìrios tis fonìs tis dheìseòs mu. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Amo il Signore perché egli ascolta la voce della mia preghiera. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Epìstefsa, dhiò elàlisa; egò dhè etapinòthin sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Ebbi fede perciò parlai a Dio, ma ero afflitto oltremodo. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Exomologhìsthe to Kirìo, òti agathòs, òti is ton eòna to èleos aftù.

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Celebrate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, bene-detto Colui che viene nel nome del Signore.

ISODIKÒN

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio è il Signore ed è apparso a noi. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

Syndafèndes si dhià tu vaptìsmatos, Christè o Theòs imòn, tis athanàtu zoìs ixiòthimen ti anastàsi su ke animnùndes kràzomen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu.

Sepolti assieme a Te, o Cristo Dio nostro, per mezzo del battesimo, per la tua risurrezione siamo fatti degni della vita immortale. Perciò inneggiando gridiamo a Te: Osanna nel più alto dei cieli; benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

KONDAKION

To thròno en uranò, to pòlo epì tis ghìs epochùmenos, Christè o Theòs, ton anghèlon tin ènesin ke ton pèdhon anìmnisin prosedhèxo voòndon si: Evloghimènos ì, o erchòmenos ton Adhàm anakalèsasthe.

O Cristo Dio, che nei cieli sei assiso sul tuo trono e sulla terra siedi su di un puledro, ti siano anche accette le lodi degli Angeli e le acclamazioni dei fanciulli giudei che a te gridano: Benedetto sei, Tu che vieni a rialzare Adamo.

APOSTOLOS (Filip.  4, 4 - 9)

- Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Il Signore è Dio ed è apparso a noi. (Sal 117,26)

- Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. (Sal. 117,29)

Dalla lettera di San Paolo Ai Filippesi.

    Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
   In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Alliluia (3 volte).

- Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi.
 (Sal  97,1).      

Alliluia (3 volte).

- Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. 
(Sal 97,3b). 

Alliluia (3 volte).


VANGELO  (Giovanni   12,1-18) 

   Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra d’olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
   Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
   Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
    Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
   Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto.  Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno.   

MEGALINARION

Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sistìsate eortìn ke agallòmeni, dhèfte, megalìnomen Christòn, metà vaìon ke klàdhon ìmnis kravgàzondes: Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu, Sotìros imòn.

Il Signore è Dio ed è apparso a noi. Celebrate con esultanza la festa, e giubilando venite a magnificare il Cristo, con palme e rami, gridando a Lui l’inno: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, nostro Salvatore. 

KINONIKON

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Alliluia

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Alleluia

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

Preghiera dell’ambone

   Noi lodiamo, o Cristo Dio nostro, l'ineffabile condiscendenza con la quale tu, cui è trono il cielo e sgabello la terra, non hai disdegnato d'incarnarti e di nascere dalla Santa Vergine e come uomo di venir adagiato in una mangiatoia per animali, non che di cavalcare su di un asinello per avviarti alla volontaria passione per amor nostro tu che divinamente esaltato dagli incessanti inni delle celesti potenze muovi i bambini innocenti a intonare un cantico nuovo sulla terra, armonizzandolo tu sulla bocca dei pargoli e dei lattanti e eccitando le lingue, balbettanti a ripetere: Gloria nei cieli e pace sulla terra! 
   Signore, permetti che anche noi peccatori servi tuoi innalziamo con essi insieme i nostri cantici trionfali a te vincitore della morte, e che a te gridiamo: Benedetto sei tu che vieni nel nome del Signore e che senza separarti, dalla gloria paterna verrai a giudicare il mondo nella giustizia.
   Ma intanto rendici degni della tua visita e dell'accoglienza tua, dopo averci coronati per le vittorie (riportate) contro le passioni, non con palme o con rami, ma con gli splendori della virtù, affinché festanti moviamo incontro a te che ritornerai sulle nuvole nella gloria ed entriamo a parte del tuo regno. E ai tuoi governanti fedeli dona la vittoria contro i nemici, poiché tu sei amorevole per gli uomini e glorificato con il padre tuo che non ha principio e con il tuo Spirito tuttosanto e buono e vivificante, ora e sempre e per i secoli dei secoli.


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

venerdì 3 aprile 2020

Proprio della Projasmena di Lazzaro

VENERDÍ DI S. LAZZARO



Dopo il Canto del Kirie Ekèkraksa, cantiamo i seguenti inni.




Tono pl. 4.

1) Alla conclusione della quaresima benefica per l’anima, * chiediamo di vedere anche, o amico degli uomini, * la santa settimana della tua passione, * per glorificare in essa le tue magnificenze * e la tua ineffabile economia per noi, * cantando concordi: * Signore, gloria a te.

 Stesso tono.

2) Martiri del Signore, * supplicate il nostro Dio, * e chiedete per le nostre anime * molta compassione * e il perdono per le tante colpe: * vi preghiamo.

Seguono 5 idiómela di san Lazzaro. Tono pl. 2.

3) Volendo vedere la tomba di Lazzaro, * o Signore, * tu che ti accingevi ad abitare volontariamente la tomba, * domandi: * Dove lo avete posto? * E appreso ciò che non ignoravi, * chiami colui che ami: * Lazzaro, vieni fuori! * E ubbidí l’esanime * a colui che gli donava il respiro, * a te, Salvatore delle anime nostre. 

4) Signore, sulla tomba del morto da quattro giorni, * sulla tomba di Lazzaro sei venuto, * e, versando lacrime per l’amico, * tu risusciti il morto da quattro giorni, * o spiga della vita. * La morte fu cosí legata alla tua voce, * e dalle tue mani furono sciolte le bende funebri. * Allora fu colmo di gioia lo stuolo dei discepoli, * e dalla bocca di tutti * si elevò un’unica acclamazione concorde: * Benedetto tu sei, o Salvatore, * abbi pietà di noi. 

5) Signore, la tua voce ha distrutto * i regni dell’ade, * e la parola della tua potenza * ha risuscitato dalla tomba il morto da quattro giorni: * Lazzaro è divenuto salutare inizio della rigenerazione. * Tutto è possibile, o Sovrano, * a te che sei Re dell’universo: * dona ai tuoi servi il perdono * e la grande misericordia.

6) Signore, volendo far certi i tuoi discepoli * della tua risurrezione dai morti, * venisti al sepolcro di Lazzaro: * e appena tu lo chiamasti, * l’ade fu spogliato e lasciò libero il morto da quattro giorni * che a te acclamava: * Signore benedetto, gloria a te. 

7) Signore, prendendo con te i discepoli, * ti sei recato a Betania * per risuscitare il tuo amico; * dopo averlo pianto secondo la legge dell’umana natura, * come Dio lo hai risuscitato, * morto da quattro giorni, * ed egli a te, o Salvatore, acclamava: * Signore benedetto, gloria a te. 

Gloria. Idiómelon. Tono pl. 4.

 Stando al sepolcro di Lazzaro, * o Salvatore nostro, * chiamasti il morto e lo ridestasti come da un sonno; * al cenno dell’incorruttibilità, * egli si scosse di dosso la corruzione, * e alla tua parola uscí, legato dalle bende. * Tutto tu puoi, tutto è al tuo servizio, * o amico degli uomini, * tutto è a te sottomesso. * O Salvatore nostro, gloria a te.

Ora e sempre.

Al termine della quaresima benefica per l’anima, * acclamiamo: * Gioisci, città di Betania, patria di Lazzaro; * gioite, Marta e Maria, sue sorelle, * perché domani viene il Cristo * a ridar vita con la sua parola * al vostro fratello morto: * udendone la voce, * l’ade amaro e insaziabile, * tremando di timore e levando alti gemiti, * renderà libero Lazzaro stretto nelle bende. * Stupita dal prodigio, * la folla degli ebrei gli andrà incontro con palme e rami, * e si vedranno i bambini acclamare * colui che i padri invidiano: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * il Re d’Israele.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.


Letture


Prokimeno (Sal. 123, 8; 1) 

Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto il cielo e la terra. 

Se il Signore non fosse stato con noi, lo dica Israele. 

Lettura dal libro della Genesi (Capp: 49,33; 50, 1-25)

Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati. Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. Gli egiziani lo piansero settanta giorni. Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: “Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole: mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io andare e seppellire mio padre e tornare” Il faraone rispose: “Va e seppellisci tuo padre come egli ti ha fatto giurare”. Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese d’Egitto, tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre; soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di Gosen. Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente. Quando arrivarono all’Aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre un lutto di sette giorni. I Cananei che abitavano il paese videro il lutto di Atad e dissero: “È un lutto grave questo per gli Egiziani” Per questo la si chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano. Poi i suoi figli fecero per lui come aveva loro comandato. I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efrom l’Hittita, e che si trova di fronte a Mamre. Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre. Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: “Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?” Allora mandarono a dire a Giuseppe: “Tuo padre prima di morire ha dato questo ordine: direte a Giuseppe: perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!” Giuseppe pianse quando gli si parlò così. E i suoi fratelli andarono e si gettarono in terra davanti a lui e dissero: “Eccoci tuoi schiavi!”, Ma Giuseppe disse loro: “Non temete, Sono io forse al posto di Dio? Se voi avevate pensato del male, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. Dunque non temete, io provvederò al sostentamento e per i vostri bambini”. Così li consolò e fece loro coraggio. Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni. Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione ed anche i figli di Machir, figlio di Menasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe. Poi Giuseppe disse ai fratelli: “Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese che egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe”. Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: “Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa”. 

Prokimeno (Sal. 124, 1) 

Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre. 

Lettura dal libro dei Proverbi. (Cap. 31, 8-25; Ecclesiaste: 7, 2-9)

Apri la bocca in favore del muto in difesa di tutti gli sventurati. Apri la bocca e giudica con equità e rendi giustizia all’infelice e al povero. Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito E non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Ella è simile alle navi di un mercante; fa venire da lontano le provviste. Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Pensa ad un campo e lo compra E con il frutto delle sua mani pianta una vigna. Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. È soddisfatta perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna. Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita. Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani dal paese. Confeziona tele di lino e le vende E fornisce cinture al mercante. Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell’avvenire. E meglio andare in una casa in pianto che andare in una casa in festa; perché quella è la fine di ogni uomo e chi vive ci rifletterà. E preferibile la mestizia al riso perché sotto un triste aspetto il cuore è felice. Il cuore dei saggi è in una casa in lutto e il cuore degli stolti in una casa in festa. Meglio ascoltare il rimprovero del saggio che ascoltare il canto degli stolti: perché com’è il crepitio dei pruni sotto la pentola è il riso degli stolti. Ma anche questa è vanità. Il mal tolto rende sciocco il saggio e i regali corrompono il cuore. Meglio la fine di una cosa che il suo principio; è meglio la pazienza della superbia. Non esser facile a irritarti nel tuo spirito, perché l’ira alberga in seno agli stolti.

TROPARIO DELLA FESTA

Tin kinìn anàstasin * pro tu su pàthus pistùmenos, * ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; * òthen ke imìs, os i pèdhes, * ta tis nìkis sìmvola fèrondes, * si to nikitì tu thanàtu voòmen: * Osannà en tis ipsìstis, * evloghimènos o erchòmenos * en onòmati Kirìu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

CANTO DEL LAZZARO NELLA TRADIZIONE MEZZOJUSARA

O mirë mbrëma

O mirë menatë;

Erda të ju thöshia

Një fjalëze e mirë

Një thamazëmë

Cë bëri Perëndìa

Tek ajò Horë

Çë i thonë Betania 

mercoledì 1 aprile 2020

Proprio della Projasmena del Mercoledì delle Palme

MERCOLEDÍ PRIMA DELLE PALME 



Stichirà

Idiómelon del giorno.

Tono pl. 1.
1) Sono ricco di passioni, * e indosso la veste ingannatrice dell’ipocrisia, * facendo festa tra i vizi dell’incontinenza, * mentre do prova di somma crudeltà * trascurando il mio intelletto, * che giace davanti al portone della penitenza * affamato di ogni bene * e malato per la negligenza. * Ma tu, Signore, * fa’ di me un Lazzaro povero di peccati, * perché non mi accada di non poter avere nemmeno una goccia d’acqua da un dito * per la lingua tormentata dalla fiamma inestinguibile: * e collocami in seno al patriarca Abramo, * nel tuo amore per l’uomo.

Martyrikón.

2) Con un’intima disposizione mai smentita, * voi, martiri santi, * lungi dal rinnegare Cristo, * sopportando gli orrendi e svariati tormenti, * avete abbattuto l’arroganza dei tiranni * e custodendo stabile e immutabile la fede, * siete passati ai cieli: * poiché dunque avete ottenuto confidenza col Signore, * chiedete che sia donata pace al mondo, * e alle anime nostre la grande misericordia.

Stichirá prosómia, di Giuseppe. Tono pl. 1. 

3) Aggirandoti oltre il Giordano, * secondo la carne, * dicevi, o Gesú, a quanti erano con te: * L’amico Lazzaro è morto * e ora già viene deposto nella tomba; * perciò mi rallegro per voi, amici miei, * affinché sappiate che tutto conosco, * essendo Dio non soggetto a limiti di spazio, * benché sia divenuto uomo visibile. * Andiamo dunque a ridargli vita, * perché la morte senta di essere già vinta in costui * e sperimenti la totale distruzione che farò di essa, * elargendo al mondo la grande misericordia.

4) Imitando, o fedeli, Marta e Maria, * mandiamo al Signore azioni divine, * come nostri messaggeri, * affinché egli venga a risuscitare il nostro intelletto * che giace morto, insensibile, * nell’orrendo sepolcro della negligenza, * incapace di percepire alcun timor di Dio, * e privo di energia vitale. * Gridiamo dunque: * Guarda, Signore, * e come risuscitasti un tempo l’amico Lazzaro, * o pietoso, * cosí, con la tua tremenda venuta, a tutti ridona vita, * elargendo la grande misericordia.

Di Teodoro. Tono pl. 2.

5) Passando due giorni nel sepolcro, * Lazzaro vede i morti da gran tempo: * osserva là strani esseri spaventosi, * una folla senza numero * prigioniera nelle catene dell’ade; * perciò gemono amaramente le sorelle, * vedendosi davanti la sua tomba. * Ma Cristo viene a dar vita al suo amico, * perché sgorghi da parte di tutti * una sola acclamazione concorde: * Benedetto tu sei, o Salvatore: * abbi pietà di noi.



Gloria… ora e sempre… Theotokíon.


Letture

Prokimeno (Sal. 114, 9;1) 
Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi. 
Amo il Signore perché ascolta, il grido della mia preghiera. 

Lettura dal libro della Genesi (Cap. 43, 25-31; 45, 1-16)

Essi prepararono il dono nell’attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno, perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo. Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono che avevano con sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra. Egli domandò loro come stavano e disse: “Sta bene il vostro vecchio padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?” Risposero: “Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora vivo” e si inginocchiarono prostrandosi. Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio di sua madre, e disse: “È questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete parlato?” e aggiunse: “Dio ti conceda grazia: figlio mio!”, Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell’intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: “Servite il pasto”. Allora Giuseppe non poté più contenersi dinanzi ai circostanti e gridò: “Fate uscire tutti dalla mia presenza” Così non restò nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi fratelli. Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone. Giuseppe disse ai fratelli: “Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?”. Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua presenza. Allora Giuseppe disse ai suoi fratelli: “Avvicinatevi a me!”. Si avvicinarono e disse loro: “Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente. Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone; signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d’Egitto. Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: “Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito Signore di tutto l’Egitto. Vieni quaggiù presso di me e non tardare. Abiterai il paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi. Là io ti darò il sostentamento perché la carestia durerà ancora cinque anni, e non cadrai nell’indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi. Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla! Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre.”. Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo. Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui. Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: “Sono venuti i fratelli di Giuseppe!” e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri. 

Prokimeno (Sal. 115, 14;1) 
Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo. 
Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice. 

Lettura dal libro dei Proverbi. (Cap. 21, 23-31; 22, 1-4)

Chi custodisce la bocca e la lingua preserva se stesso dai dispiaceri. Il superbo arrogante si chiama beffardo, egli agisce nell’eccesso dell’insolenza. I desideri del pigro lo portano alla morte, perché le sue mani rifiutano di lavorare. Tutta la vita l’empio indulge alla cupidigia, mentre il giusto dona senza risparmiare. Il sacrificio degli empi è un abominio, tanto più se offerto con cattiva intenzione. Il falso testimone perirà, ma l’uomo che ascolta potrà parlare sempre. L’empio assume un’aria sfrontata, l’uomo retto controlla la propria condotta. Non c’è sapienza, non c’è prudenza, non c’è consiglio di fronte al Signore. Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma al Signore appartiene la vittoria. Un buon nome vale più dell’argento e dell’oro. Il ricco e il povero si incontrano, il Signore ha creato l’uno e l’altro. L’accorto vede il pericolo e si nasconde; gli inesperti vanno avanti e la pagano. Frutti dell’umiltà sono il timore di Dio, la ricchezza, l’onore e la vita. 

sabato 28 marzo 2020

Pensieri sulla Quinta Domenica di Quaresima

TRIODION – GRANDE QUARESIMA

QUINTA DOMENICA DEI DIGIUNI




Domenica di santa Maria Egiziana

            Quanto del cammino fin qui percorso abbiamo fatto nostro? Quanta strada abbiamo fatto sulla via della conversione? Tutto ciò che ci riguarda infatti sta per giungere alla fine. D’ora in poi noi seguiamo i discepoli: 

 “Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro... (e disse loro:) ‘Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà’” (Marco 10, 32-45).

         È l’evangelo della quinta domenica. Abbiamo visto come già dalla terza domenica il tono delle liturgie quaresimali sia cambiato. Se durante la prima parte della Quaresima lo sforzo aveva di mira la nostra personale purificazione, ci è dato di capire ora che questa purificazione non è fine a sé stessa, ma ci deve portare alla contemplazione, alla comprensione e all’appropriazione del mistero della croce e della risurrezione. Il significato del nostro sforzo ci è ora rivelato: si tratta di partecipare a quel mistero a cui ci eravamo così assuefatti da darlo per scontato, al punto da dimenticarlo. E mentre siamo alla sequela di Gesù che sale a Gerusalemme insieme con i suoi discepoli, siamo “stupiti e pieni di timore”.


da A. Schmemann, Great Lent, St. Vladimir’s Seminary Press 1974


 
ALLA LITURGIA

Ebrei 9, 11-14; Marco 10, 32-45.

Tropario

In te, o Madre, si è esattamente conservata l’immagine divina.
Prendendo la Croce, hai seguito Cristo,
con l’esempio hai insegnato a disprezzare la carne, poiché effimera,
e ad aver cura dell’anima, opera immortale.
Perciò, o Maria, il tuo spirito esulta con gli Angeli.

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Domenica 5a DEI DIGIUNI DELLA SANTA MADRE NOSTRA MARIA EGIZIACA

"Sui figli di Zebedeo"

    Si avvicina la fine del periodo quaresimale. Anche l’intensità dei temi spirituali riceve come un’accelerazione. Durante la settimana, al giovedì, si celebra il "Grande Canone della penitenza", estesa composizione che comprende 320 Tropari (per ciascuno dei quali si fanno 3 metánoiai o prostrazioni), opera squisita di S. Andrea di Creta (verso il 720), e specchio della spiritualità bizantina. Sopra si é accennato che, diviso in 4 sezioni, il "Grande Canone" si canta anche nei giorni dal lunedì al giovedì della settimana la di Quaresima.
    Il sabato di questa settimana e dedicato all’"Inno Akáthistos" in onore della Madre di Dio.
    Questa Domenica si usa commemorare la figura bellissima della "nostra santa Madre, Maria l’Egiziaca", esempio perfette di peccatrice convertita al Signore, e per Lui amorosamente penitente lungo tutta l’esistenza. I fedeli sono richiamati alla sua imitazione.

T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina
Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996


La Domenica Bizantina - Domenica 29 Marzo 2020 - V di Quaresima: di santa Maria Egiziaca

29 MARZO 2020
DOMENICA V DI QUARESIMA.
SANTA MARIA EGIZIACA.



Tono I; Eothinòn VIII

Divina Liturgia di san Basilio

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Tu lìthu sfraghisthèndos ipò ton Iudhèon ke stratiotòn filassòndon to achrandòn su Sòma, anèstis triìmeros, Sòtir, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta; Dhòxa ti Anastàsi su, Christè; dhòxa ti vasilìas su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, Datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tu lìthu sfraghisthèndos ipò ton Iudhèon ke stratiotòn filassòndon to achrandòn su Sòma, anèstis triìmeros, Sòtir, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta; Dhòxa ti Anastàsi su, Christè; dhòxa ti vasilìas su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, Datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

En sì, Mìter, akrivòs dhiesòthi to kat’ikòna; lavùsa gar ton stavròn, ikolùthisas to Christò, ke pràttusa edhìdhaskes iperoràn iperoràn men sarkòs, parèrchete gar; epimelìsthe dhe psichìs, pràgmatos athanàtu; dhiò ke metà anghèlon sinagàllete, osìa Maria, to pnèvma su.    

In te, o Madre, hai avuto cura di conservare intatta l’immagine divina, poiché hai abbracciata la croce per seguire Gesù, insegnando con l’esempio a disprezzare la carne corruttibile, e ad apprezzare invece l’anima, opera immortale. Giustamente ora il tuo spirito, o Madre Maria, esulta in mezzo agli angeli. 

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Prostasìa ton Christianòn akatèschinde, mesitìa pros ton Piitìn ametàthete, mi parìdhis amartolòn dheìseon fonàs, allà pròfthason, os agathì, is tin voìthian imòn ton pistòs kravgazòndon si: Tàchinon is presvìan  ke spèfson is ikesìan, i prostatèvusa aì, Theotòke, ton timòndon Se.

O invincibile Protettrice dei Cristiani, inconcussa mediatrice presso il Creatore, non disprezzare le voci di supplica di noi peccatori, ma affrettati, pietosa, a venire in aiuto di noi che con fede a Te gridiamo: o Madre di Dio, non tardare ad intercedere per noi; orsù, muoviti a pregare per noi, Tu che ognora proteggi quanti ti venerano.

APOSTOLOS (Ebrei 9, 11-14)

- Fate voti al Signore vostro Dio e adempiteli. (Sal.75,12).

- Dio è conosciuto in Giudea, in Israele è grande il suo nome. (Sal.75,2).

Dalla lettera agli Ebrei.

   Fratelli, Cristo, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna.
   Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio vivente? 

Alliluia (3 volte).

- Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. (Sal.94,1).

Alliluia (3 volte).

- Presentiamoci al suo cospetto con canti di lode, inneggiamo con canti di lode. (Sal.94,2).

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Marco 10, 32-45)

In quel tempo Gesù, prendendo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto. “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegne-ranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà”. E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Cosa volete che io faccia per voi?” Gli risposero: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo e ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?” Gli risposero: “Lo possiamo”.  E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”. All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.  Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

MEGALINARIO

Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, anghèlon to sìstima ke anthròpon to ghènos, ighiasmène naè ke paràdhise loghikè, parthenikòn kàfchima, ex ìs Theòs esarkòthi, ke pedhìon ghègonen o pro eònon ipàrchon Theòs imòn. Tin gàr sìn mìtran thrònon epìise, ke tin sìn gastèra platitèran uranòn apirgàsato. Epì sì chèri, Kechari-tomèni, pàsa i ktìsis, dhòxa si.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: e gli angelici cori e l’umana progenie, o tempio santo e razionale paradiso, vanto delle vergini. Da te ha preso carne Dio ed è divenuto bambino colui che fin dall’eternità è il Dio nostro. Del tuo seno infatti egli fece il suo trono, rendendolo più vasto dei cieli. In te, o piena di grazia, si rallegra tutto il creato. Gloria a te.

AI DITTICI

Ton uranofàndora tu Christù, mìstin tu despòtu, ton fostìra ton fainòn, ton ek Kesarìas ke Kappadhòkon chòras, Vasìlion ton mègan pàndes timìsomen.

Orsù! Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l’inizia-to ai misteri del Signore, l’astro splendente da Cesarea e dalla regione di Cappadocia, il Grande Basilio!

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’allto. Alliluia.


Preghiera dell’ambone

O Cristo Dio nostro, sei tu che con sapienza e potenza distribuisci le ricchezze e le togli, Tu che per noi ti sei fatto povero affin di arricchir noi di tua povertà. Sii tu pure, o Signore, a versare i tesori delle tue misericordie su noi peccatori che privi dei tuoi beni abbiamo bisogno della tua clemenza, poiché ricchi solo di peccati devi tu liberarci da ogni malvagità, per rivestirci di ogni virtù, avendo noi bisogno di fare opere buone. Signore, liberaci dalla terribile condanna inflitta al ricco che non ebbe compassione (per Lazzaro), e facci partecipi dell'eterno riposo del povero Lazzaro con Abramo; né ci sia di condanna la porpora spirituale di cui ci rivestisti e da noi deturpata, quella porpora, che è la santificazione del tuo Sangue e il mistico bisso che è lo splendore da te donatoci col Battesimo; che anzi rendici degni di risplendere col dominio delle passioni e con la purezza della vita quasi indumenti sacri e regali onde meritare il regno eterno. Signore, tu sei misericordioso e glorioso col Padre e con lo Spirito Santo ora e nei secoli. 

VENERDÌ PROSSIMO: CANTO DI LAZZARO;
DOMENICA PROSSIMA: PROCESSIONE DELLE PALME