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sabato 4 aprile 2020

Vespro della Domenica delle Palme

VESPRO DELLA DOMENICA DELLE PALME



Dopo il Canto del Kirie Ekèkraksa, cantiamo i seguenti inni.

(Tono VI) Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

Colui che ha per trono i cieli * e per sgabello la terra, * il Verbo di Dio Padre, il Figlio a lui coeterno, * viene oggi a Betania modestamente seduto * su un puledro senza ragione: * perciò, tenendo rami tra le mani, * a lui acclamano i fanciulli degli ebrei col grido: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, il Re d’Israele.

Su dunque, anche noi oggi, * tutto il nuovo Israele, la Chiesa delle genti, * esclamiamo col profeta Zaccaria: * Gioisci grandemente, figlia di Sion, * dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: * ecco, il tuo Re viene a te, * mite e per salvare, * montato su un puledro d’asina, figlio di bestia da soma°. * Fa’ festa come i fanciulli * e tenendo rami tra le mani, acclama: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, * il Re d’Israele.

Prefigurando per noi la tua augusta risurrezione, * col tuo comando hai risuscitato un morto, * il tuo amico Lazzaro ormai senza respiro, * traendolo dal sepolcro già maleodorante, dopo quattro giorni, * o buono; * cosí pure sei salito su un puledro come su un cocchio * per dare un segno alle genti, o Salvatore°; * e cosí il diletto Israele ti offre una lode° * dalla bocca di lattanti e di bimbi innocenti° * che ti vedono entrare, o Cristo, nella città santa, * sei giorni prima della pasqua.

Sei giorni prima della pasqua * venne Gesú a Betania, * e gli si avvicinarono i suoi discepoli per dirgli: * Signore, dove vuoi che ti prepariamo * per mangiare la pasqua? * Ed egli li mandò: * Andate al villaggio di fronte * e troverete un uomo che porta una brocca d’acqua; * seguitelo, e dite al padrone di casa: * Il Maestro dice: * Da te farò la pasqua insieme ai miei discepoli°.

Gloria al Padre.. E ora e sempre.

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.

Lettura del libro della Genesi (49,1-2.8-12).

Giacobbe chiamò i suoi figli e disse loro: Radunatevi, perché io vi annunci ciò che vi accadrà alla fine dei giorni; radunatevi e ascoltatemi, figli di Giacobbe; ascoltate Israele, ascoltate vostro padre. Giuda, ti lodino i tuoi fratelli: le tue mani saranno sulle spalle dei tuoi nemici; a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un leoncello è Giuda: da giovane pianta, figlio mio, sei spuntato; ti coricherai e dormirai come un leone, come un leoncello. Chi lo desterà? Non verrà meno un principe da Giuda, e un capo dai suoi lombi, finché giunga ciò che è tenuto in serbo per lui: egli è l’attesa delle genti. Lega alla vite il suo asinello, ai tralci della vite il figlio della sua asina. Laverà nel vino la sua veste, nel sangue dell’uva il suo mantello: danno gioia i suoi occhi piú del vino, e i suoi denti sono piú bianchi del latte.

Lettura della profezia di Sofonia (3,14-20).

Cosí dice il Signore: Gioisci, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme; rallégrati e tripudia con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme. Perché il Signore ha tolto da te le tue iniquità, ti ha liberata dalle mani dei tuoi nemici. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te: tu non vedrai piú il male. In quel tempo il Signore dirà a Gerusalemme: Coraggio, Sion, non si infiacchiscano le tue mani. Il Signore tuo Dio è in te. Il potente ti salverà, farà venire su di te la letizia, e ti rinnoverà nel suo amore; si rallegrerà per te con tripudio, come in un giorno di festa. E radunerò i tuoi afflitti. Guai! Chi ha portato contro di lei oltraggio? Ecco, io opererò in te per amor tuo in quel tempo, dice il Signore, salverò colei che era oppressa, accoglierò colei che era stata respinta. Farò di loro un vanto, li renderò onorati in tutta la terra.

Lettura della profezia di Zaccaria (9,9-15a).

Cosí dice il Signore: Gioisci grandemente, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: Ecco, il tuo Re viene a te, giusto e per salvare: egli è mite, cavalca una bestia da soma e un asinello. E distruggerà i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme; e sarà distrutto l’arco da guerra e ci sarà abbondanza e pace dalle genti. Egli dominerà sulle acque fino al mare, e sui fiumi fino alle estremità della terra. E tu, per il sangue della tua alleanza, hai estratto i tuoi prigionieri dalla cisterna senz’acqua: dimorerete in fortezze, voi prigionieri dell’assemblea, e per un giorno della tua cattività, ti renderò il doppio. Poiché ho teso te, Giuda, come mio arco, ho riempito Efraim, e farò sorgere i tuoi figli, Sion, contro i figli dei greci; ti maneggerò come la spada di un guerriero, e il Signore sarà contro di loro; il dardo partirà come folgore e il Signore onnipotente darà fiato alla tromba e procederà nella bufera della sua minaccia. Il Signore onnipotente sarà loro scudo.

Stichirá idiómela. Tono VIII

Gioisci e rallégrati, città di Sion, * tripudia ed esulta, Chiesa di Dio°: * perché ecco, è giunto il tuo Re con giustizia, * seduto su un asinello, * celebrato dai bambini: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti ti sei composta una lode.

È venuto oggi il Salvatore nella città di Gerusalemme * per adempiere la Scrittura; * e tutti, con palme tra le mani, * stendevano le tuniche sotto i suoi piedi, * riconoscendo in lui il nostro Dio, * al quale senza sosta i cherubini acclamano: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Signore, Signore nostro, com’è ammirabile il tuo nome in tutta la terra!

Tu che cavalchi i cherubini, * e sei celebrato dai serafini°, * sei montato su un asinello alla maniera di David, * o buono: * i bambini ti celebravano come conviene a Dio, * e i giudei empiamente bestemmiavano. * Sedendo su un asinello, * prefiguravi il passaggio delle genti indomabili * dall’incredulità alla fede. * Gloria a te, o Cristo, * unico misericordioso e amico degli uomini.

Gloria al Padre.. e ora e sempre.. (TONO VI)

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

TROPARIO

Tin kinìn anàstasin * pro tu su pàthus pistùmenos, * ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; * òthen ke imìs, os i pèdhes, * ta tis nìkis sìmvola fèrondes, * si to nikitì tu thanàtu voòmen: * Osannà en tis ipsìstis, * evloghimènos o erchòmenos * en onòmati Kirìu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

La Domenica Bizantina - Domenica 05 Aprile 2020 - Domenica delle Palme

5 APRILE 2020

DOMENICA DELLE PALME


Memoria dei santi martiri Claudio, Diodoro, Vittore, Vittorino, Papia, Niceforo e Serapione (sotto Decio, 249-251).

1^ ANTIFONA

Igàpisa òti isakùsete Kìrios tis fonìs tis dheìseòs mu. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Amo il Signore perché egli ascolta la voce della mia preghiera. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Epìstefsa, dhiò elàlisa; egò dhè etapinòthin sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Ebbi fede perciò parlai a Dio, ma ero afflitto oltremodo. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Exomologhìsthe to Kirìo, òti agathòs, òti is ton eòna to èleos aftù.

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Celebrate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, bene-detto Colui che viene nel nome del Signore.

ISODIKÒN

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio è il Signore ed è apparso a noi. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

Syndafèndes si dhià tu vaptìsmatos, Christè o Theòs imòn, tis athanàtu zoìs ixiòthimen ti anastàsi su ke animnùndes kràzomen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu.

Sepolti assieme a Te, o Cristo Dio nostro, per mezzo del battesimo, per la tua risurrezione siamo fatti degni della vita immortale. Perciò inneggiando gridiamo a Te: Osanna nel più alto dei cieli; benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

KONDAKION

To thròno en uranò, to pòlo epì tis ghìs epochùmenos, Christè o Theòs, ton anghèlon tin ènesin ke ton pèdhon anìmnisin prosedhèxo voòndon si: Evloghimènos ì, o erchòmenos ton Adhàm anakalèsasthe.

O Cristo Dio, che nei cieli sei assiso sul tuo trono e sulla terra siedi su di un puledro, ti siano anche accette le lodi degli Angeli e le acclamazioni dei fanciulli giudei che a te gridano: Benedetto sei, Tu che vieni a rialzare Adamo.

APOSTOLOS (Filip.  4, 4 - 9)

- Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Il Signore è Dio ed è apparso a noi. (Sal 117,26)

- Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. (Sal. 117,29)

Dalla lettera di San Paolo Ai Filippesi.

    Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
   In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Alliluia (3 volte).

- Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi.
 (Sal  97,1).      

Alliluia (3 volte).

- Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. 
(Sal 97,3b). 

Alliluia (3 volte).


VANGELO  (Giovanni   12,1-18) 

   Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra d’olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
   Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
   Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
    Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
   Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto.  Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno.   

MEGALINARION

Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sistìsate eortìn ke agallòmeni, dhèfte, megalìnomen Christòn, metà vaìon ke klàdhon ìmnis kravgàzondes: Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu, Sotìros imòn.

Il Signore è Dio ed è apparso a noi. Celebrate con esultanza la festa, e giubilando venite a magnificare il Cristo, con palme e rami, gridando a Lui l’inno: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, nostro Salvatore. 

KINONIKON

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Alliluia

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Alleluia

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

Preghiera dell’ambone

   Noi lodiamo, o Cristo Dio nostro, l'ineffabile condiscendenza con la quale tu, cui è trono il cielo e sgabello la terra, non hai disdegnato d'incarnarti e di nascere dalla Santa Vergine e come uomo di venir adagiato in una mangiatoia per animali, non che di cavalcare su di un asinello per avviarti alla volontaria passione per amor nostro tu che divinamente esaltato dagli incessanti inni delle celesti potenze muovi i bambini innocenti a intonare un cantico nuovo sulla terra, armonizzandolo tu sulla bocca dei pargoli e dei lattanti e eccitando le lingue, balbettanti a ripetere: Gloria nei cieli e pace sulla terra! 
   Signore, permetti che anche noi peccatori servi tuoi innalziamo con essi insieme i nostri cantici trionfali a te vincitore della morte, e che a te gridiamo: Benedetto sei tu che vieni nel nome del Signore e che senza separarti, dalla gloria paterna verrai a giudicare il mondo nella giustizia.
   Ma intanto rendici degni della tua visita e dell'accoglienza tua, dopo averci coronati per le vittorie (riportate) contro le passioni, non con palme o con rami, ma con gli splendori della virtù, affinché festanti moviamo incontro a te che ritornerai sulle nuvole nella gloria ed entriamo a parte del tuo regno. E ai tuoi governanti fedeli dona la vittoria contro i nemici, poiché tu sei amorevole per gli uomini e glorificato con il padre tuo che non ha principio e con il tuo Spirito tuttosanto e buono e vivificante, ora e sempre e per i secoli dei secoli.


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

sabato 13 aprile 2019

Domenica delle Palme: descrizione dell'icona

DOMENICA DELLE PALME



    La solennità speciale di questa Domenica viene dall’antica tradizione di Gerusalemme (sec. 4°), dove sul "luogo stesso", proclamando l’Evan-gelo dell’evento, la Chiesa celebrava il Vespro facendo la "stazione" dalla basilica dell’Eleona, sul Monte degli Olivi. Poi in processione con tripudio di canti e reggendo le palme, la Comunità si recava alla basilica dell’Anástasis, visitando il luogo del Golgota; quindi si celebrava la Divina Liturgia di S. Giacomo (greca). Cominciava così la Settimana più densa dell’anno quanto a contenuti evocativi e celebrativi.
    Le note che risuonano oggi formano un’intensa sovrapposizione di gioia per la Gloria del Signore che si manifesta, e di profonda meditazione sul senso che la Passione prossima ha per Lui, per tutti i fedeli redenti e santificati, per il destino del mondo.

T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina
Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996


DESCRIZIONE DELL’ICONA

Lo schema iconografico di questa icona è stato sempre lo stesso col passare dei secoli e questo perché ha avuto come unico elemento di riferimento il racconto degli Evangelisti.

L’icona colloca al centro Gesù sul puledro mentre entra in Gerusalemme. Alla sua sinistra si vede una montagna e due case che emergono da un muro di recinzione. Alla base della montagna c’è una grotta da cui fuoriescono i discepoli. Al centro si vede l’albero da cui i ragazzi tagliano i rami per festeggiare l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. Altri ragazzi stendono ai piedi di Gesù i loro mantelli per accogliere il messia re. A destra c’è il popolo che accoglie Gesù con i rami di ulivo mentre entra nella città di Gerusalemme che è raffigurata tutta circondata da possenti ed alte mura.

Veniamo ora alla descrizione dei particolari dell’icona.
Le due case che si vedono a sinistra in alto sulla montagna, stanno ad indicare il villaggio di Bètfage da dove parte Gesù. Leggiamo infatti nei vangeli: Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno”. Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: “Perché sciogliete il puledro?”. Essi risposero: “Il Signore ne ha bisogno”. (Lc 19,29-35).

“Non considerate questo fatto come una cosa di poco conto, - commenta Giovanni Crisostomo – chi può persuadere delle persone, verosimilmente povere e che si guadagnano la vita con il loro lavoro, a lasciarsi portar via i loro animali, forse unica loro proprietà, senza opporsi? Ma perché dico senza opporsi? Anzi, senza neppure dire una parola, o quanto meno, dopo aver chiesto il motivo tacendo e acconsentendo. Mi sembra, infatti, che nell’uno e nell’altro caso il comportamento di costoro è ugualmente ammirevole, sia che non abbiano fatto resistenza quando vennero portate via le bestie, sia che – dopo aver chiesto e avuto la spiegazione degli apostoli: il Signore ne ha bisogno – abbiano acconsentito, pur non vedendo il Signore, ma solo i suoi discepoli”.
I due discepoli condussero il puledro da Gesù e gettati i loro mantelli sull’animale, vi fecero salire Gesù. Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zac 9,9).

Il puledro della nostra icona procede baldanzoso, perché “Cristo, - commenta il Crisostomo – in questa occasione adempie due profezie: una mediante i suoi atti, e l’altra con le parole. Adempie la prima profezia cavalcando un’asina; e la seconda, realizzando le parole del profeta Zaccaria, il quale aveva preannunziato che il re avrebbe cavalcato un’asina. E, nell’adempiere l’antica profezia, ne avvia una nuova, prefigurando con i suoi atti ciò che sarebbe accaduto in avvenire: la chiamata dei gentili alla salvezza. Infatti i gentili erano considerati come animali impuri come lo è l’asino nella religione ebraica. In mezzo a loro egli si riposerà ed essi verranno a lui e lo seguiranno. Così la realizzazione di una profezia segna l’inizio di un’altra.

L’asino rappresenta l’elemento istintivo dell’uomo, una vita che si svolge tutta sul piano terrestre e sensuale. Lo spirito cavalca la materia che gli deve essere sottoposta, come Cristo cavalca l’asina. 
Nella Bibbia troviamo un episodio simile a quello dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme. È quello che si riferisce alla tormentata successione e intronizzazione di Salomone quale successore di Davide sul trono di Israele. Leggiamo nel libro dei Re: “Il re Davide fece chiamare il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà. Costoro si presentarono al re, che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. Ivi il sacerdote Zadòk e il profeta Natan lo ungano re d’Israele (1Re 1,32-34). Gesù, quale discendente di Davide, viene introdotto anche lui su un puledro figlio d’asina, ad occupare il posto di Re che gli era stato preparato. 

La domenica delle Palme è la festa dei bambini e l’iconografia dedica loro grande attenzione. Essi non si chiedono “Chi è costui?”, sono invece coloro che con le loro grida: “Osanna al figlio di Davide” suscitano l’indignazione di scribi e farisei. “Con la bocca dei bambini e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli” (Sal 8,3).

La montagna e i discepoli

La montagna che si erge sulla sinistra è il monte degli Ulivi da cui Gesù scese per entrare a Gerusalemme; numerosi, tuttavia, sono i suoi significati simbolici che in questa icona vengono espressi. Essa culmina in una cima con due punte perché si vuole sottolineare che nell’unica persona del Cristo ci sono due persone: quella divine e quella umana. È la montagna messianica che si ergerà contro quella di Sion. Sta scritto, infatti: “Il monte della casa del Signore sarà stabilito in cima ai monti e si alzerà al di sopra delle colline. Egli alzerà la mano contro il monte della figlia di Sion” (Is 2,2. 10,32). Guardando l’intera rappresentazione, la montagna si contrappone a Gerusalemme, la città chiusa entro le mura. Gesù in groppa al puledro guarda Gerusalemme, ma tutta la sua persona è volta verso la montagna, verso gli apostoli, il popolo nuovo. Il Crisostomo dice che “qui il puledro raffigura la Chiesa e il popolo nuovo che fin a quel momento era impuro e che diviene puro, quando Gesù si siede su di esso”. E continua osservando: “Notate qui come si mantiene il rapporto tra l’immagine e la realtà. Gli apostoli che sciolgono gli animali: sono infatti gli apostoli che hanno chiamato sia gli ebrei sia noi alla fede; e per mezzo loro siamo stati condotti a Cristo”.
Ai piedi della montagna si apre un antro da cui sembrano uscire al seguito di Cristo gli apostoli. Esso rappresenta la grotta del monte degli Ulivi “in cui insegnava il Signore” secondo quanto è testimoniato nel Diario della pellegrina Egeria. La grotta è una voragine nera, perché raffigura simbolicamente le tenebre. E i discepoli incarnano il popolo che camminava nelle tenebre che vide una grande luce, “su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1). Essi sono il popolo nuovo, rinnovato nella luce di Cristo.

La palma e Cristo

Sulla linea verticale che scorre idealmente al centro dell’icona vi è in primo piano il Cristo e, sullo sfondo, la palma da cui i bambini traggono dei rami per fare festa al Figlio di Davide. A Gerusalemme, ancora nella metà del secolo IV, vi era una tradizione che indicava la palma da cui erano stati staccati i rami per correre incontro al Cristo. Nelle Catechesi di Cirillo di Gerusalemme leggiamo: “Molti sono i veri testimoni di Cristo (…). Testimonia la palma che si trova nella valle e che fornì i rami ai fanciulli che allora inneggiarono a lui”. La presenza della palma in questa raffigurazione non è solamente un richiamo ad una realtà storica ma anche un elemento simbolico che si riferisce alla profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli (…) In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo”. (Is 11,1-2. 11,10-11).
La palma è immagine del Cristo che colma il vuoto tra il monte di Dio, la Divinità, e la città, l’umanità.

La tunica del Cristo è di color porpora regale, mentre il suo mantello blu con riflessi dorati mostra la sua maestà. Ha tra le mani il rotolo dei nostri debiti, “il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli.

La Domenica Bizantina - Domenica 14 Aprile 2019 - Le Palme

14 APRILE 2019
DOMENICA DELLE PALME


1^ ANTIFONA

Igàpisa òti isakùsete Kìrios tis fonìs tis dheìseòs mu. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Amo il Signore perché egli ascolta la voce della mia preghiera. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Epìstefsa, dhiò elàlisa; egò dhè etapinòthin sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Ebbi fede perciò parlai a Dio, ma ero afflitto oltremodo. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Exomologhìsthe to Kirìo, òti agathòs, òti is ton eòna to èleos aftù.

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Celebrate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, bene-detto Colui che viene nel nome del Signore.

ISODIKÒN

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio è il Signore ed è apparso a noi. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.


Syndafèndes si dhià tu vaptìsmatos, Christè o Theòs imòn, tis athanàtu zoìs ixiòthimen ti anastàsi su ke animnùndes kràzomen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu.


Sepolti assieme a Te, o Cristo Dio nostro, per mezzo del battesimo, per la tua risurrezione siamo fatti degni della vita immortale. Perciò inneggiando gridiamo a Te: Osanna nel più alto dei cieli; benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

KONDAKION

To thròno en uranò, to pòlo epì tis ghìs epochùmenos, Christè o Theòs, ton anghèlon tin ènesin ke ton pèdhon anìmnisin prosedhèxo voòndon si: Evloghimènos ì, o erchòmenos ton Adhàm anakalèsasthe.

O Cristo Dio, che nei cieli sei assiso sul tuo trono e sulla terra siedi su di un puledro, ti siano anche accette le lodi degli Angeli e le acclamazioni dei fanciulli giudei che a te gridano: Benedetto sei, Tu che vieni a rialzare Adamo.

APOSTOLOS (Filip.  4, 4 - 9)

- Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Il Signore è Dio ed è apparso a noi. (Sal 117,26)
- Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. (Sal. 117,29)

Dalla lettera di San Paolo Ai Filippesi.

    Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
   In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Alliluia (3 volte).

- Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi.
 (Sal  97,1).      

Alliluia (3 volte).

- Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. 
(Sal 97,3b). 

Alliluia (3 volte).


VANGELO  (Giovanni   12,1-18) 

   Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra d’olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
   Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
   Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
    Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
   Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto.  Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno.   

MEGALINARION

Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sistìsate eortìn ke agallòmeni, dhèfte, megalìnomen Christòn, metà vaìon ke klàdhon ìmnis kravgàzondes: Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu, Sotìros imòn.

Il Signore è Dio ed è apparso a noi. Celebrate con esultanza la festa, e giubilando venite a magnificare il Cristo, con palme e rami, gridando a Lui l’inno: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, nostro Salvatore. 

KINONIKON

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Alliluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Alleluia

DOPO “SOSON, O THEOS”

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

Preghiera dell’ambone

   Noi lodiamo, o Cristo Dio nostro, l'ineffabile condiscendenza con la quale tu, cui è trono il cielo e sgabello la terra, non hai disdegnato d'incarnarti e di nascere dalla Santa Vergine e come uomo di venir adagiato in una mangiatoia per animali, non che di cavalcare su di un asinello per avviarti alla volontaria passione per amor nostro tu che divinamente esaltato dagli incessanti inni delle celesti potenze muovi i bambini innocenti a intonare un cantico nuovo sulla terra, armonizzandolo tu sulla bocca dei pargoli e dei lattanti e eccitando le lingue, balbettanti a ripetere: Gloria nei cieli e pace sulla terra! 
   Signore, permetti che anche noi peccatori servi tuoi innalziamo con essi insieme i nostri cantici trionfali a te vincitore della morte, e che a te gridiamo: Benedetto sei tu che vieni nel nome del Signore e che senza separarti, dalla gloria paterna verrai a giudicare il mondo nella giustizia.
   Ma intanto rendici degni della tua visita e dell'accoglienza tua, dopo averci coronati per le vittorie (riportate) contro le passioni, non con palme o con rami, ma con gli splendori della virtù, affinché festanti moviamo incontro a te che ritornerai sulle nuvole nella gloria ed entriamo a parte del tuo regno. E ai tuoi governanti fedeli dona la vittoria contro i nemici, poiché tu sei amorevole per gli uomini e glorificato con il padre tuo che non ha principio e con il tuo Spirito tuttosanto e buono e vivificante, ora e sempre e per i secoli dei secoli.

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....