Visualizzazione post con etichetta Projasmena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Projasmena. Mostra tutti i post

venerdì 3 aprile 2020

Proprio della Projasmena di Lazzaro

VENERDÍ DI S. LAZZARO



Dopo il Canto del Kirie Ekèkraksa, cantiamo i seguenti inni.




Tono pl. 4.

1) Alla conclusione della quaresima benefica per l’anima, * chiediamo di vedere anche, o amico degli uomini, * la santa settimana della tua passione, * per glorificare in essa le tue magnificenze * e la tua ineffabile economia per noi, * cantando concordi: * Signore, gloria a te.

 Stesso tono.

2) Martiri del Signore, * supplicate il nostro Dio, * e chiedete per le nostre anime * molta compassione * e il perdono per le tante colpe: * vi preghiamo.

Seguono 5 idiómela di san Lazzaro. Tono pl. 2.

3) Volendo vedere la tomba di Lazzaro, * o Signore, * tu che ti accingevi ad abitare volontariamente la tomba, * domandi: * Dove lo avete posto? * E appreso ciò che non ignoravi, * chiami colui che ami: * Lazzaro, vieni fuori! * E ubbidí l’esanime * a colui che gli donava il respiro, * a te, Salvatore delle anime nostre. 

4) Signore, sulla tomba del morto da quattro giorni, * sulla tomba di Lazzaro sei venuto, * e, versando lacrime per l’amico, * tu risusciti il morto da quattro giorni, * o spiga della vita. * La morte fu cosí legata alla tua voce, * e dalle tue mani furono sciolte le bende funebri. * Allora fu colmo di gioia lo stuolo dei discepoli, * e dalla bocca di tutti * si elevò un’unica acclamazione concorde: * Benedetto tu sei, o Salvatore, * abbi pietà di noi. 

5) Signore, la tua voce ha distrutto * i regni dell’ade, * e la parola della tua potenza * ha risuscitato dalla tomba il morto da quattro giorni: * Lazzaro è divenuto salutare inizio della rigenerazione. * Tutto è possibile, o Sovrano, * a te che sei Re dell’universo: * dona ai tuoi servi il perdono * e la grande misericordia.

6) Signore, volendo far certi i tuoi discepoli * della tua risurrezione dai morti, * venisti al sepolcro di Lazzaro: * e appena tu lo chiamasti, * l’ade fu spogliato e lasciò libero il morto da quattro giorni * che a te acclamava: * Signore benedetto, gloria a te. 

7) Signore, prendendo con te i discepoli, * ti sei recato a Betania * per risuscitare il tuo amico; * dopo averlo pianto secondo la legge dell’umana natura, * come Dio lo hai risuscitato, * morto da quattro giorni, * ed egli a te, o Salvatore, acclamava: * Signore benedetto, gloria a te. 

Gloria. Idiómelon. Tono pl. 4.

 Stando al sepolcro di Lazzaro, * o Salvatore nostro, * chiamasti il morto e lo ridestasti come da un sonno; * al cenno dell’incorruttibilità, * egli si scosse di dosso la corruzione, * e alla tua parola uscí, legato dalle bende. * Tutto tu puoi, tutto è al tuo servizio, * o amico degli uomini, * tutto è a te sottomesso. * O Salvatore nostro, gloria a te.

Ora e sempre.

Al termine della quaresima benefica per l’anima, * acclamiamo: * Gioisci, città di Betania, patria di Lazzaro; * gioite, Marta e Maria, sue sorelle, * perché domani viene il Cristo * a ridar vita con la sua parola * al vostro fratello morto: * udendone la voce, * l’ade amaro e insaziabile, * tremando di timore e levando alti gemiti, * renderà libero Lazzaro stretto nelle bende. * Stupita dal prodigio, * la folla degli ebrei gli andrà incontro con palme e rami, * e si vedranno i bambini acclamare * colui che i padri invidiano: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * il Re d’Israele.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.


Letture


Prokimeno (Sal. 123, 8; 1) 

Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto il cielo e la terra. 

Se il Signore non fosse stato con noi, lo dica Israele. 

Lettura dal libro della Genesi (Capp: 49,33; 50, 1-25)

Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati. Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. Gli egiziani lo piansero settanta giorni. Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: “Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole: mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora, possa io andare e seppellire mio padre e tornare” Il faraone rispose: “Va e seppellisci tuo padre come egli ti ha fatto giurare”. Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese d’Egitto, tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre; soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di Gosen. Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente. Quando arrivarono all’Aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre un lutto di sette giorni. I Cananei che abitavano il paese videro il lutto di Atad e dissero: “È un lutto grave questo per gli Egiziani” Per questo la si chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano. Poi i suoi figli fecero per lui come aveva loro comandato. I suoi figli lo portarono nel paese di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efrom l’Hittita, e che si trova di fronte a Mamre. Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre. Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: “Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?” Allora mandarono a dire a Giuseppe: “Tuo padre prima di morire ha dato questo ordine: direte a Giuseppe: perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!” Giuseppe pianse quando gli si parlò così. E i suoi fratelli andarono e si gettarono in terra davanti a lui e dissero: “Eccoci tuoi schiavi!”, Ma Giuseppe disse loro: “Non temete, Sono io forse al posto di Dio? Se voi avevate pensato del male, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. Dunque non temete, io provvederò al sostentamento e per i vostri bambini”. Così li consolò e fece loro coraggio. Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni. Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione ed anche i figli di Machir, figlio di Menasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe. Poi Giuseppe disse ai fratelli: “Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese che egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe”. Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: “Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa”. 

Prokimeno (Sal. 124, 1) 

Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre. 

Lettura dal libro dei Proverbi. (Cap. 31, 8-25; Ecclesiaste: 7, 2-9)

Apri la bocca in favore del muto in difesa di tutti gli sventurati. Apri la bocca e giudica con equità e rendi giustizia all’infelice e al povero. Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito E non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Ella è simile alle navi di un mercante; fa venire da lontano le provviste. Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Pensa ad un campo e lo compra E con il frutto delle sua mani pianta una vigna. Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. È soddisfatta perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna. Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita. Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani dal paese. Confeziona tele di lino e le vende E fornisce cinture al mercante. Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell’avvenire. E meglio andare in una casa in pianto che andare in una casa in festa; perché quella è la fine di ogni uomo e chi vive ci rifletterà. E preferibile la mestizia al riso perché sotto un triste aspetto il cuore è felice. Il cuore dei saggi è in una casa in lutto e il cuore degli stolti in una casa in festa. Meglio ascoltare il rimprovero del saggio che ascoltare il canto degli stolti: perché com’è il crepitio dei pruni sotto la pentola è il riso degli stolti. Ma anche questa è vanità. Il mal tolto rende sciocco il saggio e i regali corrompono il cuore. Meglio la fine di una cosa che il suo principio; è meglio la pazienza della superbia. Non esser facile a irritarti nel tuo spirito, perché l’ira alberga in seno agli stolti.

TROPARIO DELLA FESTA

Tin kinìn anàstasin * pro tu su pàthus pistùmenos, * ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; * òthen ke imìs, os i pèdhes, * ta tis nìkis sìmvola fèrondes, * si to nikitì tu thanàtu voòmen: * Osannà en tis ipsìstis, * evloghimènos o erchòmenos * en onòmati Kirìu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

CANTO DEL LAZZARO NELLA TRADIZIONE MEZZOJUSARA

O mirë mbrëma

O mirë menatë;

Erda të ju thöshia

Një fjalëze e mirë

Një thamazëmë

Cë bëri Perëndìa

Tek ajò Horë

Çë i thonë Betania 

mercoledì 1 aprile 2020

Proprio della Projasmena del Mercoledì delle Palme

MERCOLEDÍ PRIMA DELLE PALME 



Stichirà

Idiómelon del giorno.

Tono pl. 1.
1) Sono ricco di passioni, * e indosso la veste ingannatrice dell’ipocrisia, * facendo festa tra i vizi dell’incontinenza, * mentre do prova di somma crudeltà * trascurando il mio intelletto, * che giace davanti al portone della penitenza * affamato di ogni bene * e malato per la negligenza. * Ma tu, Signore, * fa’ di me un Lazzaro povero di peccati, * perché non mi accada di non poter avere nemmeno una goccia d’acqua da un dito * per la lingua tormentata dalla fiamma inestinguibile: * e collocami in seno al patriarca Abramo, * nel tuo amore per l’uomo.

Martyrikón.

2) Con un’intima disposizione mai smentita, * voi, martiri santi, * lungi dal rinnegare Cristo, * sopportando gli orrendi e svariati tormenti, * avete abbattuto l’arroganza dei tiranni * e custodendo stabile e immutabile la fede, * siete passati ai cieli: * poiché dunque avete ottenuto confidenza col Signore, * chiedete che sia donata pace al mondo, * e alle anime nostre la grande misericordia.

Stichirá prosómia, di Giuseppe. Tono pl. 1. 

3) Aggirandoti oltre il Giordano, * secondo la carne, * dicevi, o Gesú, a quanti erano con te: * L’amico Lazzaro è morto * e ora già viene deposto nella tomba; * perciò mi rallegro per voi, amici miei, * affinché sappiate che tutto conosco, * essendo Dio non soggetto a limiti di spazio, * benché sia divenuto uomo visibile. * Andiamo dunque a ridargli vita, * perché la morte senta di essere già vinta in costui * e sperimenti la totale distruzione che farò di essa, * elargendo al mondo la grande misericordia.

4) Imitando, o fedeli, Marta e Maria, * mandiamo al Signore azioni divine, * come nostri messaggeri, * affinché egli venga a risuscitare il nostro intelletto * che giace morto, insensibile, * nell’orrendo sepolcro della negligenza, * incapace di percepire alcun timor di Dio, * e privo di energia vitale. * Gridiamo dunque: * Guarda, Signore, * e come risuscitasti un tempo l’amico Lazzaro, * o pietoso, * cosí, con la tua tremenda venuta, a tutti ridona vita, * elargendo la grande misericordia.

Di Teodoro. Tono pl. 2.

5) Passando due giorni nel sepolcro, * Lazzaro vede i morti da gran tempo: * osserva là strani esseri spaventosi, * una folla senza numero * prigioniera nelle catene dell’ade; * perciò gemono amaramente le sorelle, * vedendosi davanti la sua tomba. * Ma Cristo viene a dar vita al suo amico, * perché sgorghi da parte di tutti * una sola acclamazione concorde: * Benedetto tu sei, o Salvatore: * abbi pietà di noi.



Gloria… ora e sempre… Theotokíon.


Letture

Prokimeno (Sal. 114, 9;1) 
Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi. 
Amo il Signore perché ascolta, il grido della mia preghiera. 

Lettura dal libro della Genesi (Cap. 43, 25-31; 45, 1-16)

Essi prepararono il dono nell’attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno, perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo. Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono che avevano con sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra. Egli domandò loro come stavano e disse: “Sta bene il vostro vecchio padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?” Risposero: “Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora vivo” e si inginocchiarono prostrandosi. Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio di sua madre, e disse: “È questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete parlato?” e aggiunse: “Dio ti conceda grazia: figlio mio!”, Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell’intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: “Servite il pasto”. Allora Giuseppe non poté più contenersi dinanzi ai circostanti e gridò: “Fate uscire tutti dalla mia presenza” Così non restò nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi fratelli. Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone. Giuseppe disse ai fratelli: “Io sono Giuseppe! Vive ancora mio padre?”. Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché atterriti dalla sua presenza. Allora Giuseppe disse ai suoi fratelli: “Avvicinatevi a me!”. Si avvicinarono e disse loro: “Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente. Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone; signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d’Egitto. Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: “Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito Signore di tutto l’Egitto. Vieni quaggiù presso di me e non tardare. Abiterai il paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi. Là io ti darò il sostentamento perché la carestia durerà ancora cinque anni, e non cadrai nell’indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi. Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla! Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre.”. Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo. Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui. Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: “Sono venuti i fratelli di Giuseppe!” e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri. 

Prokimeno (Sal. 115, 14;1) 
Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo. 
Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice. 

Lettura dal libro dei Proverbi. (Cap. 21, 23-31; 22, 1-4)

Chi custodisce la bocca e la lingua preserva se stesso dai dispiaceri. Il superbo arrogante si chiama beffardo, egli agisce nell’eccesso dell’insolenza. I desideri del pigro lo portano alla morte, perché le sue mani rifiutano di lavorare. Tutta la vita l’empio indulge alla cupidigia, mentre il giusto dona senza risparmiare. Il sacrificio degli empi è un abominio, tanto più se offerto con cattiva intenzione. Il falso testimone perirà, ma l’uomo che ascolta potrà parlare sempre. L’empio assume un’aria sfrontata, l’uomo retto controlla la propria condotta. Non c’è sapienza, non c’è prudenza, non c’è consiglio di fronte al Signore. Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma al Signore appartiene la vittoria. Un buon nome vale più dell’argento e dell’oro. Il ricco e il povero si incontrano, il Signore ha creato l’uno e l’altro. L’accorto vede il pericolo e si nasconde; gli inesperti vanno avanti e la pagano. Frutti dell’umiltà sono il timore di Dio, la ricchezza, l’onore e la vita. 

venerdì 13 marzo 2020

Proprio della Projasmena del Venerdì della III Settimana di Quaresima

VENERDÍ DELLA TERZA SETTIMANA






Stichirà


1) Come il figliol prodigo, * mi sono allontanato, Signore, dalla tua grazia, * e, dopo aver dissipata la ricchezza della bontà, * sono accorso a te, o pietoso, a te gridando: * O Dio, ho peccato, abbi pietà di me.


Quelli che per te hanno subíto il martirio, o Cristo, hanno sopportato molti tormenti, e nei cieli hanno ricevuta, integra, la corona, perché intercedano per le anime nostre.

I tuoi martiri, Signore, non ti hanno rinnegato, dai tuoi comandamenti non si sono allontanati: per la loro intercessione, abbi pietà di noi.

Rinnegato il mondo per fede e amore sincero, o padre, dall’infanzia, o santo, hai seguito gioioso il Cristo crocifisso; e poiché con molte lotte avevi mortificato la carne, ricevesti largamente la grazia delle guarigioni, per porre fine a svariate malattie e scacciare gli spiriti del male, rendendoti oggetto di grande stupore.

Divenuto decoro dei monaci, hai raccolto un’immensa folla per celebrare il Signore, o santo padre nostro, e hai guidato lungo il sentiero che porta al cielo tutti coloro che ben seguivano i tuoi divini insegnamenti e imitavano la tua vita virtuosa, o beato, e che ancora hai raccolto insieme, o Bene-detto, al momento del tuo trapasso.

Come Elia un tempo, o padre, dal cielo hai fatto scendere la pioggia con divina intercessione; dal vaso hai fatto sgorgare l’olio, hai risuscitato un morto e mille altri prodigi hai compiuto, a gloria, o santo, del Dio salvatore: noi dunque festeggiamo con amore, o Benedetto, la tua divina memoria.


Gloria. 
Principio ed esistenza divenne per me il tuo comando creatore: volendo infatti formarmi essere vivente di natura visibile e invisibile, tu dalla terra plasmasti il mio corpo, e mi desti un’anima col tuo divino soffio vivificante. Perciò, o Salvatore, da’ riposo ai tuoi servi nella regione dei viventi, nelle tende dei giusti.


Ora e sempre. Theotokíon

Per l’intercessione di colei che ti ha partorito, o Cristo, dei tuoi martiri, dei tuoi apostoli, profeti, pontefici, monaci e giusti e di tutti i tuoi santi, da’ riposo ai tuoi servi defunti.


Letture

Prokimeno (Sal. 60, 3;13) 

Nell’oppressione vieni in nostro aiuto perché vana è la salvezza dell’uomo. 

Dio, tu ci hai respinti, ci hai dispersi; ti sei sdegnato; ritorna a noi. 

Lettura dal libro della Genesi (Cap. 8, 4-21)

Nel settimo mese, il 17 del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. Le acque andavano via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. Trascorsi quaranta giorni, Noé aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscite un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese tutta la terra fu asciutta. Dio ordinò a Noè: “Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali di ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino sudi essa”. Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto”. 

Prokimeno (Sal. 60, 2;9) 

Ascolta, o Dio, il mio grido, sta attento alla mia preghiera. 

Allora canterò inni al tuo nome, sempre, sciogliendo i miei voti giorno per giorno. 

Lettura dal libro dei Proverbi (Capp 10, 31-32; 11, 1-12)

La bocca del giusto esprime la sapienza, la lingua perversa sarà tagliata. Le labbra del giusto stillano benevolenza, la bocca degli empi perversità. La bilancia falsa è in abominio al Signore, ma del peso esatto egli si compiace. Viene la superbia, verrà anche l’obbrobrio, mentre la saggezza è presso gli umili. L’integrità degli uomini retti li guida, la perversità dei perfidi li rovina. Non serve la ricchezza nel giorno della collera, ma la giustizia libera dalla morte. La giustizia dell’uomo onesto gli spiana la via; per la sua empietà cade l’empio. La giustizia degli uomini retti li salva, nella cupidigia restano presi i perfidi. Con la morte dell’empio svanisce ogni sua speranza, la fiducia dei malvagi scompare. Il giusto sfugge all’angoscia, al suo posto subentra l’empio. Con la bocca l’empio rovina il suo prossimo, ma i giusti si salvano con la scienza. Della prosperità dei giusti la città si rallegra, per la scomparsa degli empi si fa festa Con la benedizione degli uomini retti si innalza una città, la bocca degli empi la demolisce Chi disprezza il suo prossimo è privo di senno, l’uomo prudente invece tace.

mercoledì 11 marzo 2020

Proprio della Projasmena del Mercoledì della III Settimana di Quaresima


MERCOLEDÍ DELLA TERZA SETTIMANA


Stichirà
Tono 4.
1) Dissolutamente ho disperso la paterna ricchezza; * sono rimasto abbandonato, * dopo aver preso dimora nel paese di malvagi cittadini; * nella mia stoltezza mi sono reso simile * alle bestie senza ragione * e sono rimasto spogliato di ogni divina grazia; * per questo sono tornato * e griderò al Padre compassionevole e pietoso: * Ho peccato, accoglimi pentito, o Dio, * e abbi pietà di me.

Martyrikón.
2) Sacrifici viventi, * olocausti razionali, * màrtiri del Signore, * perfette vittime di Dio, * pecore che conoscono Dio * e sono da Dio conosciute, * il cui ovile è inaccessibile ai lupi: * intercedete per noi, * affinché insieme con voi possiamo venir condotti al pascolo * presso l’acqua del riposo.

Stichirá prosómia, di Giuseppe. Tono pl. 2.

3) Divenuti bagliori del sole spirituale, * o apostoli che avete visto Dio, * chiedete luce per le anime nostre * e liberateci dalla tenebra cupa delle passioni; * intercedete perché possiamo vedere il giorno della salvezza, * dopo aver purificato con digiuni e preghiere * il cuore che il maligno ha ferito: * così, trovando salvezza, sempre vi onoreremo con fede, * voi che col sapientissimo annuncio * avete salvato il mondo.

4) Andandomene nel paese del vizio, * io, il dissoluto, * ho malamente consumato quella ricchezza che tu, * Padre pietoso, * mi avevi dato; * mi consumo ora per la fame di azioni buone, * ed eccomi rivestito della vergogna della trasgressione, * spogliato della divina grazia. * A te grido: Ho peccato. * Conosco infatti la tua bontà: * accoglimi, o pietoso, * come uno dei tuoi mercenari, o Cristo, * per le preghiere degli apostoli che ti hanno amato.

Stichirón prosómion, di Teodoro. Stesso tono
5) Apostoli del Salvatore, * luminari di tutta la terra, * benefattori e salvatori, * voi che narrate la gloria di Dio come cieli * tutti adorni degli astri dei prodigi, * dei portenti e delle guarigioni: * offrite continuamente per noi * suppliche al Signore, * perché le nostre preghiere siano accolte come puro profumo, * e noi otteniamo di vedere e abbracciare * la croce vivificante, * con timore a lui inneggiando adoranti: * Manda su di noi le tue misericordie, * o Salvatore, * nel tuo amore per l’uomo.

Gloria… ora e sempre… Theotokíon. Tono VIII

Su dunque, anima mia, gemendo e facendo scaturire dal cuore fonti di lacrime, grida alla Vergine, Madre del nostro Dio: Per la moltitudine delle tue compassioni, o pura, strappami al tremendo castigo, e dammi di fissar la dimora là dove è il riposo, l’eterna gioia e il gaudio.


Letture

Prokimeno (Sal. 51, 2;10)
Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre.
Perché ti vanti del male, o prepotente nella tua iniquità?

Lettura dal libro della Genesi (Cap. 7, 6-9)

Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.

Prokimeno (Sal.52,7;2)

Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo, esulterà Giacobbe, gioirà Israele. Lo stolto pensa: “Dio non esiste”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli, nessuno fa il bene.

Lettura dal libro dei Proverbi (Capp. 9,12-18; 10,1-9)

Figlio mio, se sei sapiente lo sei a tuo vantaggio. Se sei beffardo, tu solo ne porterai la pena, Donna irrequieta è follia, una sciocca che non sa nulla. Sta seduta: alla porta di casa, su un trono, in un luogo alto della città, per invitare i passanti che vanno diritti per la loro strada: “chi è inesperto venga qua!” e a chi è privo di senno essa dice: “le acque furtive sono dolci, il pane preso di nascosto è gustoso”. Egli non s’accorge che là ci sono le ombre che i suoi invitati se ne vanno nel profondo degli inferi. Il figlio saggio rende lieto il padre; il figlio stolto contrista la madre. Non giovano i tesori male acquistati, mentre la giustizia libera dalla morte. Il Signore non lascia patire la fame al giusto, ma delude la cupidigia degli empi. La mano pigra fa impoverire, la mano operosa arricchisce. Chi raccoglie d’estate è previdente; chi dorme al tempo della mietitura si disonora. La benedizione del Signore sul capo del giusto, la bocca degli empi nasconde il sopruso. La memoria del giusto è in benedizione, il nome degli empi svanisce. L’assennato accetta i comandi, il linguacciuto va in rovina. Chi cammina nell’integrità va sicuro, chi rende tortuose le sue vie sarà scoperto.

lunedì 9 marzo 2020

Proprio della Projasmena di Lunedì 9 Marzo 2020: Memoria dei 40 Martiri di Sebaste

Projasmena Lunedì 09 Marzo 2020

Santi 40 Martiri di Sebaste


Dopo aver cantato il Kirie Ekekraksa, cantiamo i seguenti inni

Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola.

(TONO I) Amiamo il digiuno dell’anima che, con la sinergia dello Spirito, fa appassire le passioni sfrenate e dà la forza di compiere azioni divine, volge l’intelletto al cielo e ci procura il perdono dei peccati, dono del Dio pietoso.

L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora. Israele attenda il Signore.

(TONO I) Dopo che nella mia miseria, o Signore, ho turpemente sperperato tutto il mio patrimonio con le meretrici, come il figliol prodigo, ora compunto grido: Padre celeste, ho peccato, perdonami, accoglimi, e non respingere colui che si è allontanato da te e che è ora povero di opere divine.

Perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

(TONO II) Sopportando generosamente le cose presenti, gioiosi per quelle che speravano, i santi martiri si dicevano l’un l’altro: Non è di un abito che ci spogliamo, ma è il vecchio uomo che deponiamo. Rigido è l’inverno, ma dolce è il paradiso; È doloroso morire congelati, ma soave il futuro godimento. Non pieghiamoci dunque, o compagni di lotta, sopportiamo un poco per essere cinti delle corone della vittoria da parte del Cristo Dio, Salvatore delle anime nostre.

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria;

(TONO II) Gettando tutti i vestiti e scendendo senza tre-mare nello stagno, i santi martiri si dicevano l’un l’altro: Per amore del paradiso che abbiamo perduto, non tratteniamo oggi una veste corruttibile: dopo esserci allora vestiti per colpa del serpente corruttore, spogliamoci adesso in vista della risurrezione di tutti. Disprezziamo un ghiaccio che si scioglie e odiamo la carne, per essere cinti delle corone della vittoria da parte del Cristo Dio, Salvatore delle anime nostre.

Perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.

(TONO II) Guardando ai tormenti come a delizie, correndo allo stagno ghiacciato come a confortante tepore, i santi martiri dicevano: Non rannicchiamoci tremanti per la stagione glaciale, e sfuggiremo al fuoco della tremenda geenna: si distrugga il piede per danzare in eterno, si stacchi la mano per levarsi verso il Signore, non risparmiamo la natura mortale, scegliamo la morte per essere cinti delle corone della vittoria da parte del Cristo Dio, Salvatore delle anime nostre.

Gloria al Padre… (TONO VI) Con inni canori celebriamo, o fedeli, i quaranta martiri vittoriosi, e ad essi melodiosamente acclamiamo: Gioite, vittoriosi di Cristo, Isichio, Melitone, Eraclio, Smaragdo e Domno, Eunoico, Valente, Vibiano, Claudio e Prisco; gioite, Teodulo, Eutichio e Giovanni, Xantio, Eliano, Sisinnio, Ci-rione, Aezio, Aggia e Flavio; gioite, Acacio, Ecdicio, Lisimaco, Alessandro, Elia e Gorgonio; Teofilo, Domiziano e il divino Gaio e Gorgonio. Gioite, Eutiche e Atanasio, Cirillo e Sacerdone, Nicola e Valerio, Filottemone, Severiano, Cudione e Aglaio. Voi che avete famigliarità col Cristo Dio nostro, o martiri celebratissimi, intercedete presso di lui con fervore per la salvezza di quanti celebrano con fede la vostra augustissima memoria.

Ed ora e sempre… (TONO VI) O Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, insieme con i martiri e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle anime nostre.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs,dhiò o kòsmos se dhoxàzi.

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.

Prokimeno della Sera

In Dio ci glorieremo tutto il giorno. 
O Dio, con le nostre orecchie abbiamo udito.

Lettura del libro della Genesi

Noè era uomo giusto e perfetto nella sua generazione: Noè piacque a Dio. Noè generò tre figli, Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio, la terra era piena di ingiustizia. Il Signore Dio vide la terra: ed essa era corrotta perché ogni carne corrompeva la sua via sulla terra. E il Signore Dio disse a Noè: È giunto il tempo di ogni uomo davanti a me, perché da loro la terra è stata riempita di ingiustizia, ed ecco io distruggerò loro e la terra. Fatti dunque un’arca di legni quadrati. Farai celle lungo l’arca e la spalmerai di pece dentro e fuori. Cosí farai l’arca: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti, la larghezza di cinquanta cubiti e la sua altezza sarà di trenta cubiti. L’arca andrà restringendosi verso l’alto e in alto la terminerai con un cubito. La porta dell’arca la farai di lato; farai l’arca con un piano in basso, un secondo e un terzo piano. Ecco che io mando sulla terra il diluvio, acqua sulla terra per distruggere ogni carne in cui è spirito di vita sotto il cielo: e tutto ciò che è sulla terra perirà. Stabilirò la mia alleanza con te: entrerai nell’arca tu, i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te. E di tutte le bestie, di tutti i rettili, di tutte le fiere e di ogni carne, di ciascuno farai entrare nell’arca una coppia, per nutrirle con te: saranno maschio e femmina. Di tutti gli uccelli alati secondo la loro razza, e di tutte le bestie secondo la loro razza, e di tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro razza, di tutti una coppia entrerà da te per essere nutrita con te, maschio e femmina. E tu prenderai con te di tutti i cibi che mangiate, li raccoglierai presso di te e serviranno di cibo a te e a loro. E Noè fece tutto ciò che gli aveva ordinato il Signore Dio: cosí egli fece.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione. 
Ha proferito il mio cuore la parola buona. Comanda, Signore.

Lettura del libro dei Proverbi

Figlio, tu proclamerai la sapienza, perché la prudenza ti ubbidisca: essa è infatti sulle vette eccelse, e sta in mezzo ai sentieri; sta seduta presso le porte dei potenti, canta agli ingressi. Voi, o uomini, io esorto, a voi figli degli uomini faccio sentire la mia voce. O semplici, imparate dunque la finezza, e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende, e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Afferrate l’istruzione e non il denaro, la conoscenza piú dell’oro provato: perché la sapienza è migliore di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Io, la sapienza, ho preso dimora col consiglio e con la conoscenza, e ho fatto venire la riflessione. Il timore del Signore odia l’ingiustizia, l’arroganza, la superbia e le vie dei malvagi: io odio le vie tortuose dei cattivi. Mio è il consiglio, mia la sicurezza, mia la prudenza, mia la forza. Per me regnano i re e i potenti scrivono leggi giuste; per me sono magnificati i grandi e per me i dominatori possiedono la terra. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano mi troveranno. Ricchezza e gloria sono mie, miei il possesso di molte cose e la giustizia: è meglio raccogliere i miei frutti che oro e pietre preziose, e i miei prodotti sono migliori dell’argento scelto. Io cammino nelle vie della giustizia, e mi muovo tra sentieri di diritto per far parte di ciò che possiedo con quelli che mi amano e riempire di beni i loro forzieri.

Segue il Canto del Katevthynthito 

Apostolo dei Santi: Eb. 12,1-10.

Lettura dalla lettera agli Ebrei 12,1-10
 
Fratelli, Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.  Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo.  Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato  e avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio. È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre?  Se siete senza correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non figli!  Del resto, noi abbiamo avuto come correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre degli spiriti, per avere la vita?  Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di renderci partecipi della sua santità.

Vangelo dei Santi: Mt. 20,1-16

Lettura del Santo Vangelo secondo Matteo 

Disse il Signore:  «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.  Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.  Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

il resto della Liturgia dei Presantificati.

Kinonikon: Is mnimosynon èonion, èste dhìkeos.

giovedì 5 marzo 2020

Proprio della Projasmena del II Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima


VENERDÍ DELLA SECONDA SETTIMANA

Stichirà

Idiómelon. Tono 4.
1) Ora è il tempo accetto, * ora è il giorno della salvezza: * nell’abbondanza della tua misericordia * visita la mia anima * e sollevami dal fardello delle mie iniquità, * o solo amico degli uomini.

Quindi i 4 martyriká del tonoV,

Imbracciando lo scudo della fede ed ergendosi col segno della croce, coraggiosamente i tuoi santi si sono consegnati ai tormenti, Signore, e hanno annientato l’inganno e la sfrontatezza del diavolo. Per le loro suppliche, tu che sei Dio onnipotente, manda sul mondo la pace, e sulle anime nostre la grande misericordia.

Disprezzata ogni cosa terrena, e affrontati coraggiosamente i tormenti, non avete mancato le beate speranze, ma siete divenuti eredi del regno dei cieli, o martiri degni di ogni lode; poiché dunque avete confidenza col Dio amico degli uomini, chiedete per il mondo la pace, e per le anime nostre, la grande misericordia.

Mi sono ricordato del profeta che esclama: Io sono terra e cenere; ho poi considerato ciò che è nei sepolcri, ho visto le ossa nude, e ho detto: Chi è dunque? Re o soldato? Ricco o povero? Giusto o peccatore? Tu dunque, Signore, da’ riposo ai tuoi servi insieme ai giusti.



Gloria. Il nekrósimon.

Tu mi hai plasmato, Signore, hai posto su di me la tua mano e mi hai comandato: Alla terra ritornerai. Guidami sulla tua retta via, rimetti le mie colpe, e perdonami, ti prego, tu che sei amico degli uomini.

Ora e sempre. Theotokion 

Te, come Madre di Dio, noi imploriamo: Intercedi, o benedetta, per la salvezza delle anime nostre.


Letture

Prokimeno (Sal 39, 2;12).

Ho sperato, ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido.

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre.

Lettura dal libro della Genesi (Cap. 6,1-8)

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni” C’erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. Ed il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame ed i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

Prokimeno (Sal. 40, 5;2)

Io ho detto: pietà di noi, Signore; risanami, contro di te ho peccato.

Beato l’uomo che ha cura del debole, nel giorno della sventura il Signore lo libera.

Lettura dal libro dei Proverbi (Cap. 6, 20-35; 7, 1-2)

Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l’insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore, appendili al collo. Quando cammini ti guideranno quando riposi veglieranno su di te, quando ti desti ti parleranno; poiché il comando è una lampada e l’insegnamento una luce e un sentiero di vita le correzioni della disciplina, per preservarti dalla donna altrui, dalle insidie di una straniera. Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza; non lasciarti adescare dai suoi sguardi, perché, se la prostituta cerca un pezzo ai pane, la maritata mira a una vita preziosa. Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi le vesti o camminare sulla brace senza scottarsi i piedi? Così chi si accosta alla donna altrui, chi la tocca, non resterà impunito. Non si disapprova un ladro, che ruba per soddisfare l’appetito quando ha fame; eppure, se è preso, dovrà restituire sette volte, consegnare tutti i beni della sua casa. Ma l’adultero è privo di senno; solo chi vuole rovinare se stesso agisce così. Incontrerà percosse e disonore, la sua vergogna non sarà cancellata, Poiché la gelosia accende lo sdegno del marito, che non avrà pietà nel giorno della vendetta; non vorrà accettare alcun compenso, rifiuterà ogni dono, anche se grande. Figlio mio, custodisci le mie parole E fa’ tesoro dei miei precetti. Osserva i miei precetti e vivrai. Il mio insegnamento sia come la pupilla dei tuoi occhi.