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sabato 4 aprile 2020

Vespro della Domenica delle Palme

VESPRO DELLA DOMENICA DELLE PALME



Dopo il Canto del Kirie Ekèkraksa, cantiamo i seguenti inni.

(Tono VI) Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

Colui che ha per trono i cieli * e per sgabello la terra, * il Verbo di Dio Padre, il Figlio a lui coeterno, * viene oggi a Betania modestamente seduto * su un puledro senza ragione: * perciò, tenendo rami tra le mani, * a lui acclamano i fanciulli degli ebrei col grido: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, il Re d’Israele.

Su dunque, anche noi oggi, * tutto il nuovo Israele, la Chiesa delle genti, * esclamiamo col profeta Zaccaria: * Gioisci grandemente, figlia di Sion, * dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: * ecco, il tuo Re viene a te, * mite e per salvare, * montato su un puledro d’asina, figlio di bestia da soma°. * Fa’ festa come i fanciulli * e tenendo rami tra le mani, acclama: * Osanna nel piú alto dei cieli, * benedetto colui che viene, * il Re d’Israele.

Prefigurando per noi la tua augusta risurrezione, * col tuo comando hai risuscitato un morto, * il tuo amico Lazzaro ormai senza respiro, * traendolo dal sepolcro già maleodorante, dopo quattro giorni, * o buono; * cosí pure sei salito su un puledro come su un cocchio * per dare un segno alle genti, o Salvatore°; * e cosí il diletto Israele ti offre una lode° * dalla bocca di lattanti e di bimbi innocenti° * che ti vedono entrare, o Cristo, nella città santa, * sei giorni prima della pasqua.

Sei giorni prima della pasqua * venne Gesú a Betania, * e gli si avvicinarono i suoi discepoli per dirgli: * Signore, dove vuoi che ti prepariamo * per mangiare la pasqua? * Ed egli li mandò: * Andate al villaggio di fronte * e troverete un uomo che porta una brocca d’acqua; * seguitelo, e dite al padrone di casa: * Il Maestro dice: * Da te farò la pasqua insieme ai miei discepoli°.

Gloria al Padre.. E ora e sempre.

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

INGRESSO

Fos ilaròn aghìas dhòksis athanàtu Patròs, uranìu, aghìu, màkaros, Iisù Christè, elthòndes epì tin ilìu dhìsin, idhòndes fòs esperinòn, imnùmen Patèra Iiòn, kiè àghion Pnèvma Theòn. Axiòn se en pàsi kierìs imnìsthe fonès esìes, Iiè Theù, zoìn o dhidhùs, dhiò o kòsmos se dhoxàzi. 

Luce gioiosa della santa gloria del Padre immortale, celeste, santo, beato, o Cristo Gesú! Giunti al tramonto del sole, e vista la luce vespertina, cantiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Dio. È cosa degna cantarti in ogni tempo con voci armoniose, o Figlio di Dio, tu che dai la vita: perciò a te dà gloria il mondo.

Lettura del libro della Genesi (49,1-2.8-12).

Giacobbe chiamò i suoi figli e disse loro: Radunatevi, perché io vi annunci ciò che vi accadrà alla fine dei giorni; radunatevi e ascoltatemi, figli di Giacobbe; ascoltate Israele, ascoltate vostro padre. Giuda, ti lodino i tuoi fratelli: le tue mani saranno sulle spalle dei tuoi nemici; a te si prostreranno i figli di tuo padre. Un leoncello è Giuda: da giovane pianta, figlio mio, sei spuntato; ti coricherai e dormirai come un leone, come un leoncello. Chi lo desterà? Non verrà meno un principe da Giuda, e un capo dai suoi lombi, finché giunga ciò che è tenuto in serbo per lui: egli è l’attesa delle genti. Lega alla vite il suo asinello, ai tralci della vite il figlio della sua asina. Laverà nel vino la sua veste, nel sangue dell’uva il suo mantello: danno gioia i suoi occhi piú del vino, e i suoi denti sono piú bianchi del latte.

Lettura della profezia di Sofonia (3,14-20).

Cosí dice il Signore: Gioisci, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme; rallégrati e tripudia con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme. Perché il Signore ha tolto da te le tue iniquità, ti ha liberata dalle mani dei tuoi nemici. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te: tu non vedrai piú il male. In quel tempo il Signore dirà a Gerusalemme: Coraggio, Sion, non si infiacchiscano le tue mani. Il Signore tuo Dio è in te. Il potente ti salverà, farà venire su di te la letizia, e ti rinnoverà nel suo amore; si rallegrerà per te con tripudio, come in un giorno di festa. E radunerò i tuoi afflitti. Guai! Chi ha portato contro di lei oltraggio? Ecco, io opererò in te per amor tuo in quel tempo, dice il Signore, salverò colei che era oppressa, accoglierò colei che era stata respinta. Farò di loro un vanto, li renderò onorati in tutta la terra.

Lettura della profezia di Zaccaria (9,9-15a).

Cosí dice il Signore: Gioisci grandemente, figlia di Sion; dà l’annuncio, figlia di Gerusalemme: Ecco, il tuo Re viene a te, giusto e per salvare: egli è mite, cavalca una bestia da soma e un asinello. E distruggerà i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme; e sarà distrutto l’arco da guerra e ci sarà abbondanza e pace dalle genti. Egli dominerà sulle acque fino al mare, e sui fiumi fino alle estremità della terra. E tu, per il sangue della tua alleanza, hai estratto i tuoi prigionieri dalla cisterna senz’acqua: dimorerete in fortezze, voi prigionieri dell’assemblea, e per un giorno della tua cattività, ti renderò il doppio. Poiché ho teso te, Giuda, come mio arco, ho riempito Efraim, e farò sorgere i tuoi figli, Sion, contro i figli dei greci; ti maneggerò come la spada di un guerriero, e il Signore sarà contro di loro; il dardo partirà come folgore e il Signore onnipotente darà fiato alla tromba e procederà nella bufera della sua minaccia. Il Signore onnipotente sarà loro scudo.

Stichirá idiómela. Tono VIII

Gioisci e rallégrati, città di Sion, * tripudia ed esulta, Chiesa di Dio°: * perché ecco, è giunto il tuo Re con giustizia, * seduto su un asinello, * celebrato dai bambini: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti ti sei composta una lode.

È venuto oggi il Salvatore nella città di Gerusalemme * per adempiere la Scrittura; * e tutti, con palme tra le mani, * stendevano le tuniche sotto i suoi piedi, * riconoscendo in lui il nostro Dio, * al quale senza sosta i cherubini acclamano: * Osanna nel piú alto dei cieli! * Benedetto sei tu, * che possiedi la moltitudine delle compassioni°: * abbi pietà di noi.

Stico: Signore, Signore nostro, com’è ammirabile il tuo nome in tutta la terra!

Tu che cavalchi i cherubini, * e sei celebrato dai serafini°, * sei montato su un asinello alla maniera di David, * o buono: * i bambini ti celebravano come conviene a Dio, * e i giudei empiamente bestemmiavano. * Sedendo su un asinello, * prefiguravi il passaggio delle genti indomabili * dall’incredulità alla fede. * Gloria a te, o Cristo, * unico misericordioso e amico degli uomini.

Gloria al Padre.. e ora e sempre.. (TONO VI)

Oggi la grazia dello Spirito santo ci ha riuniti, * e portando tutti la tua croce, diciamo: * Benedetto colui che viene nel nome del Signore, * osanna nel piú alto dei cieli.

TROPARIO

Tin kinìn anàstasin * pro tu su pàthus pistùmenos, * ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; * òthen ke imìs, os i pèdhes, * ta tis nìkis sìmvola fèrondes, * si to nikitì tu thanàtu voòmen: * Osannà en tis ipsìstis, * evloghimènos o erchòmenos * en onòmati Kirìu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

La Domenica Bizantina - Domenica 05 Aprile 2020 - Domenica delle Palme

5 APRILE 2020

DOMENICA DELLE PALME


Memoria dei santi martiri Claudio, Diodoro, Vittore, Vittorino, Papia, Niceforo e Serapione (sotto Decio, 249-251).

1^ ANTIFONA

Igàpisa òti isakùsete Kìrios tis fonìs tis dheìseòs mu. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Amo il Signore perché egli ascolta la voce della mia preghiera. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Epìstefsa, dhiò elàlisa; egò dhè etapinòthin sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Ebbi fede perciò parlai a Dio, ma ero afflitto oltremodo. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Exomologhìsthe to Kirìo, òti agathòs, òti is ton eòna to èleos aftù.

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Celebrate il Signore perché è buono, perché in eterno è la sua misericordia.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, bene-detto Colui che viene nel nome del Signore.

ISODIKÒN

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sòson imàs, Iiè Theù, o epì pòlu ònu kathesthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio è il Signore ed è apparso a noi. O Figlio di Dio, che hai cavalcato un puledro d’asina, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tin kinìn anàstasin pro tu su pàthus pistùmenos, ek nekròn ìghiras ton Làzaron, Christè o Theòs; òthen ke imìs, os i pèdhes, ta tis nìkis sìmvola fèrondes, si to nikitì tu thanàtu voòmen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kiriu.

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te vincitore della morte, gridiamo: Osanna nel più alto dei cieli, benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

Syndafèndes si dhià tu vaptìsmatos, Christè o Theòs imòn, tis athanàtu zoìs ixiòthimen ti anastàsi su ke animnùndes kràzomen: Osannà en tis ipsìstis, evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu.

Sepolti assieme a Te, o Cristo Dio nostro, per mezzo del battesimo, per la tua risurrezione siamo fatti degni della vita immortale. Perciò inneggiando gridiamo a Te: Osanna nel più alto dei cieli; benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

KONDAKION

To thròno en uranò, to pòlo epì tis ghìs epochùmenos, Christè o Theòs, ton anghèlon tin ènesin ke ton pèdhon anìmnisin prosedhèxo voòndon si: Evloghimènos ì, o erchòmenos ton Adhàm anakalèsasthe.

O Cristo Dio, che nei cieli sei assiso sul tuo trono e sulla terra siedi su di un puledro, ti siano anche accette le lodi degli Angeli e le acclamazioni dei fanciulli giudei che a te gridano: Benedetto sei, Tu che vieni a rialzare Adamo.

APOSTOLOS (Filip.  4, 4 - 9)

- Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Il Signore è Dio ed è apparso a noi. (Sal 117,26)

- Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. (Sal. 117,29)

Dalla lettera di San Paolo Ai Filippesi.

    Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
   In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Alliluia (3 volte).

- Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi.
 (Sal  97,1).      

Alliluia (3 volte).

- Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. 
(Sal 97,3b). 

Alliluia (3 volte).


VANGELO  (Giovanni   12,1-18) 

   Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra d’olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
   Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.
   Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
    Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!
   Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto.  Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno.   

MEGALINARION

Theòs Kìrios ke epèfanen imìn. Sistìsate eortìn ke agallòmeni, dhèfte, megalìnomen Christòn, metà vaìon ke klàdhon ìmnis kravgàzondes: Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu, Sotìros imòn.

Il Signore è Dio ed è apparso a noi. Celebrate con esultanza la festa, e giubilando venite a magnificare il Cristo, con palme e rami, gridando a Lui l’inno: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, nostro Salvatore. 

KINONIKON

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu. Alliluia

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Alleluia

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

Preghiera dell’ambone

   Noi lodiamo, o Cristo Dio nostro, l'ineffabile condiscendenza con la quale tu, cui è trono il cielo e sgabello la terra, non hai disdegnato d'incarnarti e di nascere dalla Santa Vergine e come uomo di venir adagiato in una mangiatoia per animali, non che di cavalcare su di un asinello per avviarti alla volontaria passione per amor nostro tu che divinamente esaltato dagli incessanti inni delle celesti potenze muovi i bambini innocenti a intonare un cantico nuovo sulla terra, armonizzandolo tu sulla bocca dei pargoli e dei lattanti e eccitando le lingue, balbettanti a ripetere: Gloria nei cieli e pace sulla terra! 
   Signore, permetti che anche noi peccatori servi tuoi innalziamo con essi insieme i nostri cantici trionfali a te vincitore della morte, e che a te gridiamo: Benedetto sei tu che vieni nel nome del Signore e che senza separarti, dalla gloria paterna verrai a giudicare il mondo nella giustizia.
   Ma intanto rendici degni della tua visita e dell'accoglienza tua, dopo averci coronati per le vittorie (riportate) contro le passioni, non con palme o con rami, ma con gli splendori della virtù, affinché festanti moviamo incontro a te che ritornerai sulle nuvole nella gloria ed entriamo a parte del tuo regno. E ai tuoi governanti fedeli dona la vittoria contro i nemici, poiché tu sei amorevole per gli uomini e glorificato con il padre tuo che non ha principio e con il tuo Spirito tuttosanto e buono e vivificante, ora e sempre e per i secoli dei secoli.


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Tin kinìn anàstasin .... Per confermare .....      

sabato 21 marzo 2020

La IV Domenica di Quaresima - San Giovanni Climaco

  DOMENICA 4a DEI DIGIUNI
DEL SANTO PADRE NOSTRO GIOVANNI
L'AUTORE DELLA "SCALA"



"Sul lunatico"

    La Quaresima quale memoria vissuta della propria iniziazione battesimale, ossia dell'assimilazione dei fedeli, operata dallo Spirito Santo, all'Icona di Cristo Signore crocifisso ma risorto e glorioso, e quale preparazione a questo per i catecumeni sotto la guida soave e forte dello Spirito Santo, propone certo quale unico adorabile Modello il Signore stesso, ma anche la realizzazione progressiva del Modello in quei fedeli che aderirono a Lui, rinnegarono se stessi, accettarono la "loro" croce, e Lo seguirono sempre e dovunque.
    Tra questi esempi viventi, la Chiesa ha scelto (tardivamente, forse dopo il sec. 14°, ma significativamente) la figura buona di S. Giovanni Climaco, nominato così perché autore, tra altre, di un'opera spirituale celebre, la Klímax tôn aretôn, la "Scala delle virtù" cristiane dono dello Spirito Santo, in Occidente conosciuta come Scala Paradisi. In essa si descrive la difficile e faticosa impresa di "salire" verso la perfezione, meglio, di lasciarsi attrarre verso la perfezione.
    Novizio, poi monaco, eremita, quindi igumeno del celebre monastero di S. Caterina sul Monte Sinai, morto verso il 649, fu grande maestro spirituale, che influì su S. Sofronio, monaco e poi Patriarca di Gerusalemme, e su Giovanni Mosco (autore del "Prato spirituale"), e per questa mediazione anche sul grande S. Massimo il Confessore.
    L'ufficiatura delle Ore sante rievoca S. Giovanni Climaco, la sua umiltà, la sua santità.
    La sua festa è assegnata per sé al 30 Marzo, in un tempo però liturgicamente difficile.


Nel giovedì che segue questa domenica, si canta il canone di
S. Andrea cretese; nel sabato si canta l’inno Acàtisto. 

di Tommaso Federici

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QUARTA DOMENICA DEI DIGIUNI


 Domenica di san Giovanni Climaco



            Meglio integrate nella Quaresima sono le commemorazioni di san Giovanni Climaco, la quarta domenica, e di santa Maria Egiziaca, la quinta domenica. In questi due santi la Chiesa vede gli araldi e i testimoni massimi dell’ascetismo cristiano: san Giovanni è colui che ha espresso i principi dell’ascetismo nei suoi scritti, santa Maria nella sua vita. La loro commemorazione durante la seconda metà della Quaresima mira evidentemente a incoraggiare e ispirare i credenti impegnati nella lotta mediante lo sforzo spirituale quaresimale. Poiché, però, l’ascetismo è da praticare e non soltanto da commemorare, la commemorazione di questi due santi è in vista del nostro sforzo personale di Quaresima. Consideriamolo come una indicazione generale di quanto la Chiesa desidera che noi facciamo durante la Quaresima: sforzarci di arricchire spiritualmente e intellettualmente il nostro mondo interiore, leggere e meditare su quelle cose che maggiormente ci possono aiutare a ritrovare il nostro mondo interiore e la sua gioia. Di questa gioia, della vera vocazione dell’uomo, quella che si realizza al di dentro e non al di fuori, il “mondo moderno” non ci dà oggi neppure la più pallida idea; eppure, senza questa gioia, senza la comprensione della Quaresima come un viaggio nelle profondità della nostra umanità, la Quaresima perde tutto il suo significato.

         Noi non viviamo in una società ortodossa e perciò non è possibile creare un “clima” di Quaresima a livello sociale. Quaresima o non Quaresima, il mondo che ci circonda e di cui siamo parte integrante non cambia. Di conseguenza, questa situazione esige da noi un nuovo sforzo di ripensare il rapporto religioso che esiste necessariamente fra l’esterno e l’interno. Il dramma spirituale del secolarismo è che esso ci conduce a un’autentica “schizofrenia” religiosa, che divide la nostra vita in due parti: la parte religiosa e la parte secolare, tra loro sempre meno interdipendenti. Bisogna quindi fare uno sforzo spirituale per trasportare i costumi e i richiami ereditati dalla tradizione, che costituiscono i mezzi del nostro sforzo quaresimale. Si potrebbe prendere in considerazione questo sforzo sotto un duplice punto di vista: anzitutto quello della vita familiare, poi quello della vita extra-familiare. Nella concezione ortodossa, la casa e la famiglia costituiscono l’ambito primo e più importante della vita cristiana, il luogo della applicazione dei principi cristiani all’esistenza quotidiana. È certamente la casa, sono lo stile e lo spirito della vita di famiglia, e non la scuola e neppure la chiesa, che modellano la nostra fondamentale visione del mondo, che formano in noi quell’orientamento di fondo di cui possiamo non essere neppure coscienti per lungo tempo, ma che, in definitiva, diventeranno un fattore decisivo. Senza dubbio, tutti saranno d’accordo nel riconoscere che lo stile della vita di famiglia è stato radicalmente trasformato dalla radio e dalla televisione. Oggi questi mass-media permeano l’intera nostra vita. Non c’è bisogno di “andar fuori” per “essere fuori”! Il mondo intero è in permanenza qui, alla mia portata. E, a poco a poco, l’esperienza elementare di vivere in un mondo interiore, l’esperienza della bellezza di tale “interiorità” scompaiono semplicemente dalla nostra cultura moderna. Se non è la televisione, è la musica. La musica ha cessato di essere qualcosa che si ascolta; essa sta diventando una specie di sottofondo per ogni momento. Di fatto, questo bisogno continuo di musica rivela l’incapacità dell’uomo moderno di godere del silenzio, di intenderlo non come qualcosa di negativo, come una pura assenza, bensì proprio come una presenza, come la condizione di ogni vera presenza.

         Se il cristiano di una volta viveva per gran parte del suo tempo in un mondo silenzioso che gli dava ampia possibilità di concentrazione e di vita interiore, il cristiano di oggi deve fare uno sforzo particolare per recuperare questa dimensione essenziale del silenzio, che sola può metterci in contatto con le realtà superiori. Il problema della radio e della televisione durante la Quaresima non è perciò un problema marginale; sotto molti aspetti, è anzi una questione di vita o di morte spirituale. Dobbiamo renderci conto che è impossibile dividere la nostra vita fra la “radiosa tristezza” della Quaresima e “l’ultima novità” televisiva. Queste due esperienze sono incompatibili, e una delle due alla fine uccide l’altra. Ed è molto probabile, a meno di uno sforzo particolare, che “l’ultima novità” abbia maggiori possibilità di prevalere nei confronti della “radiosa tristezza” che non viceversa. Una prima “pratica” da suggerire, quindi, è quella di ridurre drasticamente l’uso della radio e della televisione durante la Quaresima. Non osiamo sperare a questo punto un digiuno “totale”, ma solamente un digiuno “ascetico” che, come sappiamo, significa innanzitutto un cambiamento e una riduzione della dieta. Non vi è nulla di male, ad esempio, se si continua a seguire le notizie e se si scelgono programmi seri e interessanti, che possono dare un arricchimento intellettuale o spirituale. Ciò che deve cessare durante la Quaresima è “l’abbandonarsi” alla televisione; questo atteggiamento trasforma l’uomo in un vegetale in poltrona, incollato allo schermo e passivamente ricettivo di quanto gli viene propinato.

         Il silenzio creato dall’assenza dei rumori del mondo diffusi dai mass-media dev’essere riempito con qualcosa di positivo. Se la preghiera nutre la nostra anima, anche il nostro intelletto ha bisogno di nutrimento, perché è proprio l’intelletto dell’uomo che viene oggi distrutto dal martellamento incessante della televisione, della radio, dei giornali, delle riviste, ecc... Oltre allo sforzo puramente spirituale, occorre allora anche uno sforzo intellettuale. Non è necessario che i libri da leggere in questo periodo siano tutti libri religiosi, non tutti sono chiamati ad essere teologi. Eppure quanta “teologia” implicita si nasconde in certi capolavori della letteratura! E tutto ciò che arricchisce il nostro intelletto, tutto ciò che è frutto dell’autentica creatività umana, è benedetto dalla Chiesa, e, se ben usato, acquista un valore spirituale.

         In secondo luogo, la Quaresima è un tempo propizio per misurare il carattere incredibilmente superficiale dei nostri rapporti con gli uomini, con le cose e con il lavoro. Quaresima è il tempo della ricerca del significato: il significato del mio rapporto con gli altri ; il significato dell’amicizia; il significato della mia responsabilità. Non c’è lavoro, non c’è vocazione che non possano essere “trasformati”, sia pure in parte, in termini non di maggior efficienza o di migliore organizzazione, ma di quelli di valore umano. È di nuovo uno sforzo di “interiorizzazione” di tutte le nostre relazioni che ci viene richiesto qui, poiché siamo esseri liberi, diventati (molto spesso senza saperlo) prigionieri di sistemi che progressivamente disumanizzano il mondo. E se la nostra fede ha qualche significato, deve essere in rapporto con la vita in tutta la sua complessità. Migliaia di persone pensano che i cambiamenti necessari vengono solo dall’esterno, dalle rivoluzioni e dal mutamento delle condizioni esteriori. Tocca a noi cristiani dimostrare che, in realtà, ogni cosa viene dall’interno, dalla fede e dalla vita in accordo con la fede. Quando la Chiesa penetrò nel mondo greco-romano, non denunciò la schiavitù, non chiamò alla rivoluzione furono la sua fede, la sua nuova visione dell’uomo e della vita a rendere progressivamente impossibile la schiavitù. Un solo “santo” – e santo significa qui molto semplicemente un uomo che prende sul serio la sua fede a ogni istante – farà di più per cambiare il mondo che mille programmi scritti a tavolino. Il santo è l’unico vero rivoluzionario in questo mondo.

         Infine, la Quaresima è il tempo in cui dobbiamo controllare il nostro parlare. Il nostro mondo è incredibilmente “verboso” e noi siamo costantemente sommersi da parole che hanno perso il loro significato e, quindi, la loro forza. Il cristianesimo rivela la sacralità della parola, vero dono fatto da Dio all’uomo. È per questa ragione che il nostro parlare è dotato di un potere tremendo, sia positivo che negativo, ed è per questa ragione che saremo giudicati sulle nostre parole: “Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Matteo 12, 36-37). Controllare il proprio parlare vuol dire recuperarne la serietà e la sacralità, vuol dire comprendere che talvolta una battuta “innocente” da noi pronunciata senza neppure riflettere può avere effetti disastrosi, può essere “l’ultima goccia” che getta un uomo nel fondo della disperazione e della distruzione. Ma la parola può anche essere una testimonianza. Una conversazione fortuita avuta con una collega di lavoro può trasmettere una visione della vita o un atteggiamento verso gli altri o verso il lavoro di più che non una bella predica. Questa conversazione può gettare il seme di una domanda, di un possibile approccio diverso alla vita, del desiderio di conoscere di più. Non abbiamo neppure l’idea fino a qual punto, di fatto, noi c’influenziamo costantemente a vicenda con le nostre parole, con la “tonalità” stessa della nostra personalità. E, in definitiva, gli uomini vengono convertiti a Dio non perché qualcuno è stato in grado di fornire spiegazioni brillanti, ma perché essi hanno visto in lui quella luce, quella gioia, quella profondità, quella serietà e quell’amore che, soli, rivelano la presenza e la potenza di Dio nel mondo.

         Se dunque la Quaresima è per l’uomo la riscoperta della propria fede, essa è per lui anche la riscoperta della vita, del suo significato divino, della sua profondità sacra. È astenendoci dal cibo che noi riscopriamo la sua dolcezza e reimpariamo a riceverlo da Dio con gioia e gratitudine. È astenendoci dalla musica e dal divertimento, dalle conversazioni e dagli incontri superficiali che noi riscopriamo il valore ultimo delle relazioni umane, del lavoro dell’uomo, della sua arte. E noi riscopriamo tutto questo per il semplice motivo che riscopriamo Dio stesso, che ritorniamo a Lui e, in Lui, a tutto ciò che Egli ci ha dato nel suo infinito amore e nella sua misericordia. E, perciò, la notte di Pasqua cantiamo: “Oggi tutte le cose sono riempite di luce: il cielo la terra e gli inferi. Tutta la creazione celebra la risurrezione di Cristo; il lui è il suo fondamento”. Non deluderci in questa nostra speranza, o Amico degli uomini!


da A. Schmemann, Great Lent, St. Vladimir’s Seminary Press 1974



 
ALLA LITURGIA

Ebrei 6, 13-20; Marco 9, 16-30.

Tropario

Coi torrenti delle tue lacrime,
rendesti fecondo lo sterile deserto,
e, coi profondi sospiri,
facesti rendere al cento per cento
le tue fatiche;
e divenisti un luminare,
splendente al mondo in prodigi,
Giovanni padre santo nostro.
Intercedi presso Cristo Dio
che siano salve le anime nostre.

La Domenica Bizantina - Domenica 22 Marzo 2020 - Domenica IV di Quaresima: di San Giovanni Climaco

22 MARZO 2020
DOMENICA IV DI QUARESIMA.
SAN GIOVANNI CLIMACO.
Memoria del santo ieromartire Basilio, presbitero della Chiesa di Ancira
Tono pl.IV; Eothinòn VII

(Liturgia di San Basilio)



1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Ex ìpsus katìlthes, o èfsplachnos, tafìn katedhèxo triìmeron, ìna imàs eleftheròsis ton pathòn. I Zoì ke i anàstasis imòn, Kìrie dhòxa si.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Sei disceso dall’alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.


ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Ex ìpsus katìlthes, o èfsplachnos, tafìn katedhèxo triìmeron, ìna imàs eleftheròsis ton pathòn. I Zoì ke i anàstasis imòn, Kìrie dhòxa si.

Sei disceso dall’alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

Tes ton dhakrìon su roès tis erìmu to àgonon egheòrghisas, ke tis ek vàthus stenagmìs is ekatòn tus pònus ekarpofòrisas, ke ghègonas fostìr, ti ikumèni làmbon tis thàvmasin, Ioànni Patìr imòn òsie. Prèsveve Christò to Theò sothìne tas psichàs imòn.


Coi torrenti delle tue lacrime rendesti fecondo lo sterile deserto, e coi profondi sospiri facesti rendere al cento per cento le tue fati che, e dive-nisti un luminare, splendente al mon-do in prodigi, Giovanni padre santo nostro. Intercedi presso Cristo Dio perché siano salvate le anime nostre. 

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn efcharistìria anagràfo sì i pòlis su, Theotòke.  All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandìon me kindhìnon elefthèroson, ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.

A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per l’invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gridare: salve, o sposa sempre vergine.

APOSTOLOS (Ebrei 6, 13-20)

- Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace.  (Sal 28,11).

- Portate al Signore, figli di Dio, portate al Signore dei figli di arieti. (Sal 28,1).

Dalla lettera agli Ebrei.

   Fratelli, quando Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso, dicendo: Ti benedirò e ti moltiplicherò molto. Così, avendo perseverato, Abramo conseguì la promessa.
   Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia.
   Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell’afferrarci saldamente alla speranza che ci è posta davanti. In essa infatti noi abbiamo come un’àncora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell’interno del velo del santuario, dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchìsedek.

Alliluia (3 volte).

- Buona cosa è lodare il Signore, e inneggiare al tuo nome, o Altissimo. (Sal 91,2).

Alliluia (3 volte).

- Annunziare al mattino la tua misericordia, la tua verità nella notte. (Sal 91,3).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Marco 9, 17-31)

    In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”.
    Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”. Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “E` morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi. Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e con il digiuno”.
    Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà”.

MEGALINARION

Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, anghèlon to sìstima ke anthròpon to ghènos, ighia-smène naè ke paràdhise loghikè, parthenikòn kàfchima, ex ìs Theòs esarkòthi, ke pedhìon ghègonen o pro eònon ipàrchon Theòs imòn. Tin gàr sìn mìtran thrònon epìise, ke tin sìn gastèra platitèran uranòn apirgàsato. Epì sì chèri, Kechari-tomèni, pàsa i ktìsis, dhòxa si.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: e gli angelici cori e l’umana progenie, o tempio santo e razionale paradiso, vanto delle vergini. Da te ha preso carne Dio ed è divenuto bambino colui che fin dall’eternità è il Dio nostro. Del tuo seno infatti egli fece il suo trono, rendendolo più vasto dei cieli. In te, o piena di grazia, si rallegra tutto il creato. Gloria a te.

AI DITTICI

Ton uranofàndora tu Christù, mìstin tu despòtu, ton fostìra ton fainòn, ton ek Kesarìas ke Kappadhòkon chòras, Vasìlion ton mègan pàndes timìsomen.

Orsù! Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l’inizia-to ai misteri del Signore, l’astro splendente da Cesarea e dalla regione di Cappadocia, il Grande Basilio!

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’allto. Alliluia.



Preghiera dell’Ambone 

 Sei tu, o Cristo Dio nostro, che sostieni ì caduti e sollevi i depressi, tu che senza distaccarti dal seno paterno hai preso carne dalla Santa Vergine Maria, sei venuto in questo mondo per rialzare la nostra natura che cacciata dal Paradiso cadde nelle mani degli uccisori delle anime, e spogliata della sua incorruttibilità venne da essi mortalmente ferita.
    Tu ne hai preso cura, o Signore, e l'hai riportata alla sua patria antica: ebbene guarisci ora le nostre invisibili ferite e raffrena le basse nostre passioni con il Sangue tuo prezioso sparso per noi e col Santo Crisma su di noi versato; ma ci libera anche dagli assalti che continuamente ci vengono dagli invisibili nemici maligni che si studiano di scuotere la fede e la speranza che noi abbiamo in te, e che sopratutto vogliono spogliarci della tua grazia.
   Non ci privare del tuo misericordioso e salutare rifugio, affinché noi in esso guariti e purificati da qualsiasi macchia possiamo meritare di far parte dei primogeniti iscritti alla Chiesa del cielo poiché sei tu, o Signore, il medico delle malattie visibili e invisibili. 
   Or tu stesso combatti col piissimo Sovrano poiché sei Dio e Salvatore nostro e noi a te diamo gloria col Padre e con lo Spirito Santo ora e nei secoli. 


sabato 7 marzo 2020

La Domenica Bizantina - Domenica 08 Marzo 2020 - II Domenica di Quaresima: San Gregorio Palamas

8 MARZO 2020
DOMENICA II DI QUARESIMA.
Di SAN GREGORIO PALAMAS ARCIVESCOVO DI TESSALONICA.


Memoria del nostro santo padre Teofilatto, vescovo di Nicomedia (842)

Tono pl.II; Eothinòn VI

(Liturgia di San Basilio)

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefsen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Ote katìlthes pros ton thànaton, i zoì athànatos, tòte ton àdhin enèkrosas ti astrapì tis Theòtitos; òte dhe ke tus tethneòtas ek ton katachtonìon anèstisas, pàse e dhinàmis ton epuranìon ekràvgazon: Zoodhòta Christè, o Theòs imòn, dhòxa si.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridavano: O Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Anghelikè  Dhinàmis epì to mnìma su, ke i filàssondes apenekròthisan; ke ìstato Marìa en to tàfo, zitùsa to achrandòs su Sòma; eskìlevsas ton Àdhin, mi pirasthìs ip’aftù; ipìndisas ti Parthèno, dhorùmenos tin zoìn. O anastàs ek ton nekròn, Kìrie, dhòxa si.

Le potenze angeliche si appressarono al tuo sepolcro, e i custodi divennero come morti, mentre Maria stava presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu hai depredato l’ade, senza esserne toccato; tu sei andato incontro alla Vergine, donando la vita. O risorto dai morti, Signore, gloria a te.

Orthodoxìas o fostìr, Ekklisìas to stìrigma ke didàskale, ton monastòn i kallonì, ton theològon ipèrmachos aprosmàchitos, Grigòrie thavmaturchè, Thessalonìkis to kàvchima, kìrix tis chàritos, ikèteve diapandos sothìne tas psichàs imòn.


 Astro dell'ortodossia, sostegno e maestro della Chiesa, bellezza dei monaci, imbattibile difensore dei teologi, o Gregorio taumaturgo, vanto di Tessalonica, araldo di grazia, prega sempre per la salvezza delle anime nostre. 

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)
    
Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn efcharistìria anagràfo sì i pòlis su, Theotòke.  All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandìon me kindhìnon elefthèroson, ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.

A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per l’invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gridare: salve, o sposa sempre vergine.

APOSTOLOS (Ebrei 1, 10-14; 2, 1-3)

- Tu, o Signore, ci custodirai e ci guarderai da questa gente per sempre. (Sal 11,8)

- Salvami, Signore, perché non c’è più un uomo fedele; perché è scomparsa la fedeltà tra i figli degli uomini. (Sal 11,2)

Dalla lettera agli Ebrei.

    Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
    A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?
    Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? 
    Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita.

Alliluia (3 volte).

- Canterò in eterno la tua misericordia, o Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà di generazione in generazione. (Sal 88,2).

Alliluia (3 volte).

- Poiché hai detto: “La mia grazia durerà per sempre”; la tua verità è fondata nei cieli.  (Sal 88,3).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Marco 2, 1-12)

    In quel tempo Gesù entrò a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
    Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”.
    Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino disse al paralitico alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”.
    Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

MEGALINARION

Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, anghèlon to sìstima ke anthròpon to ghènos, ighiasmène naè ke paràdhise loghikè, parthenikòn kàfchima, ex ìs Theòs esarkòthi, ke pedhìon ghègonen o pro eònon ipàrchon Theòs imòn. Tin gàr sìn mìtran thrònon epìise, ke tin sìn gastèra platitèran uranòn apirgàsato. Epì sì chèri, Kechari-tomèni, pàsa i ktìsis, dhòxa si.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: e gli angelici cori e l’umana progenie, o tempio santo e razionale paradiso, vanto delle vergini. Da te ha preso carne Dio ed è divenuto bambino colui che fin dall’eternità è il Dio nostro. Del tuo seno infatti egli fece il suo trono, rendendolo più vasto dei cieli. In te, o piena di grazia, si rallegra tutto il creato. Gloria a te.

AI DITTICI

Ton uranofàndora tu Christù, mìstin tu despòtu, ton fostìra ton fainòn, ton ek Kesarìas ke Kappadhòkon chòras, Vasìlion ton mègan pàndes timìsomen.

Orsù! Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l’iniziato ai misteri del Signore, l’astro splendente da Cesarea e dalla regione di Cappadocia, il Grande Basilio!

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’allto. Alliluia.


Preghiera dell’Ambone

Benedetto sei Signore eccelso e gloriosissimo! Tu, o benigno, per la tua divina economia ci hai fatto arrivare a questo periodo dell'anno, all'inizio di questi santi giorni di raccoglimento: concedi pertanto a noi tuoi servi di ricavare dalle opere di giustificazione frutti soavi di virtù e costanza per la purificazione e per il rinnovamento delle anime e dei cuori, affinché possiamo durante il digiuno quadragesimale combattere la multiforme azione del nemico.
   Sei tu infatti quel Dio che con il digiuno e l'ascesi hai tramutato gli uomini in Angeli; tu che hai dato a Mosè digiunante le leggi divine impresse nelle tavole: tu dunque, o Signore, guidaci al limite salutare della passione preziosa del tuo Cristo, affinché dal legno della sua Croce e trionfando del peccato siam fatti degni della beata risurrezione, per le preghiere e le suppliche della santissima immacolata Madre di Dio Maria sempre Vergine e di tutti i tuoi Santi. Così sia.