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sabato 7 marzo 2020

La Seconda Domenica di Quaresima - Tommaso Federici

Domenica 2a DEI DIGIUNI DI S. GREGORIO PALAMAS
ARCIVESCOVO DI TESSALONICA

"Sul Paralitico"

   L'Icona perfetta del Padre è il Figlio dell'uomo, adorato nella Gloria dello Spirito Santo degli Angeli del cielo e dal corteo regale dei Santi giusti e beati, in unione a questi adorato anche dalla Chiesa terrena, che mantiene immacolata la Dottrina ortodossa ricevuta dagli Apostoli. Lungo le Settimane dei Digiuni, in modo specifico nelle Domeniche, secondo la "linea degli Evangeli" come fu presentata, si manifesta l'efficacia dell'Icona, negli aspetti propriamente battesimali: nella progressiva assimilazione a Lui, operata dallo Spirito Santo divino Iconografo, nei suoi due aspetti. Il recupero della sanità spirituale della vecchia icona deturpata dal peccato e necessitosa della somiglianza con Dio (nei catecumeni), e la perfezione misterica di questa icona nella sua somiglianza con Dio (i fedeli battezzati).
    Insieme, la Chiesa fa memoria oggi anche di S. Gregorio Palamas, Arcivescovo di Tessalonica.
    Nel 1368 il Patriarca ecumenico Filoteo canonizzò Gregorio Palamas, morto solo 9 anni prima, ne stabilì la festa al 14 Novembre (a questa data, dopo l'Apostolo Filippo, ne parla solo il Synaxaristés; il Typikón la omette), e ne compose anche l'ufficiatura liturgica. Egli decretò inoltre che se ne facesse la memoria alla Domenica 2a dei Digiuni, in concorso con l'ufficiatura esistente fin'allora.
    Gregorio Palamas (Costantinopoli 1296   Tessalonica 1359), di nobile famiglia, allevato negli ambienti di corte, si fece monaco insieme con i suoi fratelli nel 1316. Per circa 20 anni dimorò sul Monte Athos, la Santa Montagna, con varie frequentazioni, ma in specie nella Grande Laura, dove come monaco ebbe illustri padri spirituali, diretti e indiretti, e praticò una vita severa di preghiera, di contemplazione e di perfezione, in un ambiente dove secondo la tradizione spirituale ormai affermata si praticava la "preghiera esicasta". Per le sue doti lo ieromonaco Gregorio ebbe incarichi direttivi e di guida spirituale, conseguendo grande successo ed irradiazione. Nel 1326 ricevette la cheirotonia presbiterale.
   Intanto si stavano propagando violente critiche alla spiritualità monastica esicasta. Esse partivano da sostenitori di idee filosofiche neoplatoniche, largamente permeate di nominalismo e di razionalismo, dietro influsso della scolastica occidentale decadente e di quelle prime correnti che stavano portando al rinascimento italiano. Il Santo ebbe così una vita agitata, e dovette sostenere una continua lotta, con interventi personali e con scritti, partecipando a dibattiti e sinodi monastiche ed episcopali. Nella consapevolezza della posta in palio, la pienezza della vita stessa della Chiesa che è la sua ortodossia dottrinale, il Santo con lucidità e genio speculativo, con pietà di fede, difese in modo intransigente l'intera ed intatta Tradizione. Bensì dimostrò anche rispetto per gli avversari incalzanti e non sempre leali, lasciando sempre aperta la possibilità di eventuali riconciliazioni sul terreno della fede cosá difesa.
   I monasteri dell'Athos sanzionarono la difesa intrepida che Gregorio aveva svolto per la spiritualità esicasta, e nel 1340 emanarono il Tómos hagiorétikós, con cui gli si riconosceva la ferma ortodossia. Fu un tempo agitato, perché intervennero le autorità politiche e religiose, non sempre in modo giusto ed opportuno, così che per un tempo Gregorio fu anche pubblicamente sconfessato, e perfino imprigionato. Ma nel 1347 fu finalmente riconosciuto come campione della fede ortodossa della Chiesa. Consacrato Vescovo, fu assegnato all'Arcidiocesi di Tessalonica, dove poté svolgere una santa e fruttuosa pastorale, senza peraltro abbandonare gli interventi e gli scritti per sostenere la causa dell'Ortodossia. Con tre successive Sinodi (1341; 1347; 1351), da parte sua la Chiesa Ortodossa aveva riconosciuto in modo ufficiale che la dottrina "palamita" nelle sue varie dimensioni era quella propria della Chiesa, e pertanto era intangibile. Nonostante questo, vari gruppi di intellettuali bizantini, anche per influsso delle nuove correnti culturali dell'Occidente che preludevano già al rinascimento italiano, avevano proseguito nella lotta vana contro il palamismo, contribuendo così per la non serena polemica, alla sua mancata comprensione in Occidente, che dura tuttora.


T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina
Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996

La Domenica Bizantina - Domenica 08 Marzo 2020 - II Domenica di Quaresima: San Gregorio Palamas

8 MARZO 2020
DOMENICA II DI QUARESIMA.
Di SAN GREGORIO PALAMAS ARCIVESCOVO DI TESSALONICA.


Memoria del nostro santo padre Teofilatto, vescovo di Nicomedia (842)

Tono pl.II; Eothinòn VI

(Liturgia di San Basilio)

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefsen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Ote katìlthes pros ton thànaton, i zoì athànatos, tòte ton àdhin enèkrosas ti astrapì tis Theòtitos; òte dhe ke tus tethneòtas ek ton katachtonìon anèstisas, pàse e dhinàmis ton epuranìon ekràvgazon: Zoodhòta Christè, o Theòs imòn, dhòxa si.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Quando discendesti nella morte, o vita immortale, allora mettesti a morte l’ade con la folgore della tua divinità; e quando risuscitasti i morti dalle regioni sotterranee, tutte le schiere delle regioni celesti gridavano: O Cristo datore di vita, Dio nostro, gloria a te.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Anghelikè  Dhinàmis epì to mnìma su, ke i filàssondes apenekròthisan; ke ìstato Marìa en to tàfo, zitùsa to achrandòs su Sòma; eskìlevsas ton Àdhin, mi pirasthìs ip’aftù; ipìndisas ti Parthèno, dhorùmenos tin zoìn. O anastàs ek ton nekròn, Kìrie, dhòxa si.

Le potenze angeliche si appressarono al tuo sepolcro, e i custodi divennero come morti, mentre Maria stava presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu hai depredato l’ade, senza esserne toccato; tu sei andato incontro alla Vergine, donando la vita. O risorto dai morti, Signore, gloria a te.

Orthodoxìas o fostìr, Ekklisìas to stìrigma ke didàskale, ton monastòn i kallonì, ton theològon ipèrmachos aprosmàchitos, Grigòrie thavmaturchè, Thessalonìkis to kàvchima, kìrix tis chàritos, ikèteve diapandos sothìne tas psichàs imòn.


 Astro dell'ortodossia, sostegno e maestro della Chiesa, bellezza dei monaci, imbattibile difensore dei teologi, o Gregorio taumaturgo, vanto di Tessalonica, araldo di grazia, prega sempre per la salvezza delle anime nostre. 

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)
    
Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Ti ipermàcho stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn efcharistìria anagràfo sì i pòlis su, Theotòke.  All’os èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandìon me kindhìnon elefthèroson, ìna kràzo si: Chère, Nìmfi anìmfefte.

A te che, qual condottiera, per me combattesti, innalzo l’inno della vittoria; a te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per l’invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli, affinché possa a te gridare: salve, o sposa sempre vergine.

APOSTOLOS (Ebrei 1, 10-14; 2, 1-3)

- Tu, o Signore, ci custodirai e ci guarderai da questa gente per sempre. (Sal 11,8)

- Salvami, Signore, perché non c’è più un uomo fedele; perché è scomparsa la fedeltà tra i figli degli uomini. (Sal 11,2)

Dalla lettera agli Ebrei.

    Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
    A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?
    Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? 
    Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita.

Alliluia (3 volte).

- Canterò in eterno la tua misericordia, o Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà di generazione in generazione. (Sal 88,2).

Alliluia (3 volte).

- Poiché hai detto: “La mia grazia durerà per sempre”; la tua verità è fondata nei cieli.  (Sal 88,3).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Marco 2, 1-12)

    In quel tempo Gesù entrò a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
    Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”.
    Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino disse al paralitico alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”.
    Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

MEGALINARION

Epì sì chèri, Kecharitomèni, pàsa i ktìsis, anghèlon to sìstima ke anthròpon to ghènos, ighiasmène naè ke paràdhise loghikè, parthenikòn kàfchima, ex ìs Theòs esarkòthi, ke pedhìon ghègonen o pro eònon ipàrchon Theòs imòn. Tin gàr sìn mìtran thrònon epìise, ke tin sìn gastèra platitèran uranòn apirgàsato. Epì sì chèri, Kechari-tomèni, pàsa i ktìsis, dhòxa si.

In te si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: e gli angelici cori e l’umana progenie, o tempio santo e razionale paradiso, vanto delle vergini. Da te ha preso carne Dio ed è divenuto bambino colui che fin dall’eternità è il Dio nostro. Del tuo seno infatti egli fece il suo trono, rendendolo più vasto dei cieli. In te, o piena di grazia, si rallegra tutto il creato. Gloria a te.

AI DITTICI

Ton uranofàndora tu Christù, mìstin tu despòtu, ton fostìra ton fainòn, ton ek Kesarìas ke Kappadhòkon chòras, Vasìlion ton mègan pàndes timìsomen.

Orsù! Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l’iniziato ai misteri del Signore, l’astro splendente da Cesarea e dalla regione di Cappadocia, il Grande Basilio!

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’allto. Alliluia.


Preghiera dell’Ambone

Benedetto sei Signore eccelso e gloriosissimo! Tu, o benigno, per la tua divina economia ci hai fatto arrivare a questo periodo dell'anno, all'inizio di questi santi giorni di raccoglimento: concedi pertanto a noi tuoi servi di ricavare dalle opere di giustificazione frutti soavi di virtù e costanza per la purificazione e per il rinnovamento delle anime e dei cuori, affinché possiamo durante il digiuno quadragesimale combattere la multiforme azione del nemico.
   Sei tu infatti quel Dio che con il digiuno e l'ascesi hai tramutato gli uomini in Angeli; tu che hai dato a Mosè digiunante le leggi divine impresse nelle tavole: tu dunque, o Signore, guidaci al limite salutare della passione preziosa del tuo Cristo, affinché dal legno della sua Croce e trionfando del peccato siam fatti degni della beata risurrezione, per le preghiere e le suppliche della santissima immacolata Madre di Dio Maria sempre Vergine e di tutti i tuoi Santi. Così sia. 

sabato 16 marzo 2019

Spigolature liturgiche sulla 2a Domenica di Quaresima

Domenica 2a DEI DIGIUNI DI S. GREGORIO PALAMAS
ARCIVESCOVO DI TESSALONICA


"Sul Paralitico"

   L'Icona perfetta del Padre è il Figlio dell'uomo, adorato nella Gloria dello Spirito Santo degli Angeli del cielo e dal corteo regale dei Santi giusti e beati, in unione a questi adorato anche dalla Chiesa terrena, che mantiene immacolata la Dottrina ortodossa ricevuta dagli Apostoli. Lungo le Settimane dei Digiuni, in modo specifico nelle Domeniche, secondo la "linea degli Evangeli" come fu presentata, si manifesta l'efficacia dell'Icona, negli aspetti propriamente battesimali: nella progressiva assimilazione a Lui, operata dallo Spirito Santo divino Iconografo, nei suoi due aspetti. Il recupero della sanità spirituale della vecchia icona deturpata dal peccato e necessitosa della somiglianza con Dio (nei catecumeni), e la perfezione misterica di questa icona nella sua somiglianza con Dio (i fedeli battezzati).
    Insieme, la Chiesa fa memoria oggi anche di S. Gregorio Palamas, Arcivescovo di Tessalonica.
    Nel 1368 il Patriarca ecumenico Filoteo canonizzò Gregorio Palamas, morto solo 9 anni prima, ne stabilì la festa al 14 Novembre (a questa data, dopo l'Apostolo Filippo, ne parla solo il Synaxaristés; il Typikón la omette), e ne compose anche l'ufficiatura liturgica. Egli decretò inoltre che se ne facesse la memoria alla Domenica 2a dei Digiuni, in concorso con l'ufficiatura esistente fin'allora.
    Gregorio Palamas (Costantinopoli 1296   Tessalonica 1359), di nobile famiglia, allevato negli ambienti di corte, si fece monaco insieme con i suoi fratelli nel 1316. Per circa 20 anni dimorò sul Monte Athos, la Santa Montagna, con varie frequentazioni, ma in specie nella Grande Laura, dove come monaco ebbe illustri padri spirituali, diretti e indiretti, e praticò una vita severa di preghiera, di contemplazione e di perfezione, in un ambiente dove secondo la tradizione spirituale ormai affermata si praticava la "preghiera esicasta". Per le sue doti lo ieromonaco Gregorio ebbe incarichi direttivi e di guida spirituale, conseguendo grande successo ed irradiazione. Nel 1326 ricevette la cheirotonia presbiterale.
   Intanto si stavano propagando violente critiche alla spiritualità monastica esicasta. Esse partivano da sostenitori di idee filosofiche neoplatoniche, largamente permeate di nominalismo e di razionalismo, dietro influsso della scolastica occidentale decadente e di quelle prime correnti che stavano portando al rinascimento italiano. Il Santo ebbe così una vita agitata, e dovette sostenere una continua lotta, con interventi personali e con scritti, partecipando a dibattiti e sinodi monastiche ed episcopali. Nella consapevolezza della posta in palio, la pienezza della vita stessa della Chiesa che è la sua ortodossia dottrinale, il Santo con lucidità e genio speculativo, con pietà di fede, difese in modo intransigente l'intera ed intatta Tradizione. Bensì dimostrò anche rispetto per gli avversari incalzanti e non sempre leali, lasciando sempre aperta la possibilità di eventuali riconciliazioni sul terreno della fede cosá difesa.
   I monasteri dell'Athos sanzionarono la difesa intrepida che Gregorio aveva svolto per la spiritualità esicasta, e nel 1340 emanarono il Tómos hagiorétikós, con cui gli si riconosceva la ferma ortodossia. Fu un tempo agitato, perché intervennero le autorità politiche e religiose, non sempre in modo giusto ed opportuno, così che per un tempo Gregorio fu anche pubblicamente sconfessato, e perfino imprigionato. Ma nel 1347 fu finalmente riconosciuto come campione della fede ortodossa della Chiesa. Consacrato Vescovo, fu assegnato all'Arcidiocesi di Tessalonica, dove poté svolgere una santa e fruttuosa pastorale, senza peraltro abbandonare gli interventi e gli scritti per sostenere la causa dell'Ortodossia. Con tre successive Sinodi (1341; 1347; 1351), da parte sua la Chiesa Ortodossa aveva riconosciuto in modo ufficiale che la dottrina "palamita" nelle sue varie dimensioni era quella propria della Chiesa, e pertanto era intangibile. Nonostante questo, vari gruppi di intellettuali bizantini, anche per influsso delle nuove correnti culturali dell'Occidente che preludevano già al rinascimento italiano, avevano proseguito nella lotta vana contro il palamismo, contribuendo così per la non serena polemica, alla sua mancata comprensione in Occidente, che dura tuttora.


T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina
Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996

San Gregorio Palamas

San Gregorio Palamas




Gregorio nacque nel 1296 a Costantinopoli da una nobile e ricca famiglia, suo padre, Costantino Palamas, era senatore e membro della corte imperiale. Studio retorica e filosofia nella scuola superiore della capitale, allora diretta dal filosofo Teodoro Metochita. Il suo biografo, nonché discepolo e amico, Filoteo Kokkinos descrivendo i progressi del giovane Gregorio nella scienza dell'epoca, ci dice che egli concluse i suoi studi di grammatica e retorica nel migliore dei modi, "in maniera tale da essere ammirato grandemente, non solo a parole, ma anche per iscritto da tutti, non esclusi i suoi professori ed altri intellettuali dell'epoca." (F. Kokkinos "Vita di Gregorio Palamas"). Ci dice anche che Gregorio fosse molto avanzato anche negli studi della fisica e della logica, e in genere in tutta la filosofia aristotelica. Sembrava che Gregorio avrebbe avuto una splendida carriera nelle lettere e nell'amministrazione imperiale, invece si rivolse verso la vita ascetica. Divenne chierico e rinuncio agli studi profani. Gli ambienti monastici ai quali Palamas si stava avvicinando consideravano gli studi "ellenici" incompatibili con il loro genere di vita.

Gregorio ebbe come primo maestro spirituale Theolipto (1250-1322), monaco della Santa Montagna e piu tardi metropolita di Fidadelfia, che allora si trovava nella capitale. Da lui ebbe i primi rudimenti sulla preghiera del cuore, la vita spirituale e l'insegnamento di Palamas fu molto inflluenzato da questo personaggio. A vent'anni decise di farsi monaco e nell'autunno del 1316 si rifugio in un monastero situato sul Monte Papikion, in Macedonia. Vicino a questo monastero ne esisteva un altro di monaci messaliani, i quali, considerando importante solo l'ascesi, professavano una dottrina dualista e rifiutavano i sacramenti. Il giovane Palamas cerco di confutare le loro credenze e riusci a convertire alcuni di essi. Il suo biografo Filoteo Kokkinos da grande importanza a questo avvenimento, avendo di mira le accuse che piu tardi Barlaam lancera contro i monaci del Monte Athos di professare la dottrina dei messaliani.

Nella primavera del 1317 arrivo insieme ai suoi due fratelli sul Monte Athos, dove visse come monaco per quasi vent'anni. Per tre anni fu sotto la direzione spirituale del monaco esicasta Nicodemo. Per altri tre anni visse nella comunita cenobita del monastero della "Grande Laura". Poi scelse la vita eremitica in un eremo chiamato Glossia, dove conducevano vita ascetica famosi esicasti come Gregorio Sinaita e Callisto, che in seguito diventera patriarca di Costantinopoli. Nel 1325 fu costretto a lasciare l'Athos insieme ad altri 12 asceti a causa delle frequenti razzie piratesche dei turchi. Voleva andare a Gerusalemme, ma si fermo a Tessalonica, dove fu ordinato sacerdote all'eta di 30 anni (1326).

Continuo la sua vita monastica in varie parti della Grecia, tra cui a Veria (1326-1331). Ma anche li la vita era diventata impossibile per le frequenti razzie dei serbi. Percio nel 1331 decise di ritornare sull'Athos, dove visse secondo lo stile degli esicasti in una schita di San Sabba vicino alla Grande Laura. Li scrisse la sua prima opera, La vita di San Pietro l'athonita. Per un breve periodo lo troviamo igumeno del monastero di Esfigmeno, che in quell'epoca ospitava piu di 200 monaci. Nel 1335 ritorno a San Sabba e il 1335 e anche l'anno in cui entra in polemica con il "monaco filosofo" Barlaam il Calabro, polemica che dara inizio alla cosiddetta "controversia esicasta" o palamita, durata piu di 30 anni (1336-1368) e che, come succedeva a Bisanzio, da religiosa si trasformera in questione politica e sara vinta da chi avra dalla propria parte il potere imperiale. Questa polemica e legata alla spiritualita dell'"esicasmo", che in quel tempo sulla Santa Montagna si presentava con alcune caratteristiche inconfondibili.

L'esicasmo come stato contemplativo si rifa al monachesimo del deserto e a tutta la tradizione monastica in generale, ma il metodo della preghiera del cuore si sviluppo prima nel monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai e poi, nel tardo medioevo bizantino, si diffuse in un gruppo di monasteri della regione del Bosforo sul Monte Aussenzio per poi trasferirsi e radicarsi sul Monte Athos. Questo metodo era piuttosto nuovo sul Monte Athos e vi era stato trasportato, proprio ai tempi di Palamas, da Gregorio Sinaita (1255-1347ca.), che a sua volta l'aveva appreso nel monastero di Santa Caterina e l'aveva perfezionato a Creta alla scuola di un eremita, Arsenio. Sulla Santa Montagna raduno un gruppo di discepoli che poi giocheranno un grande ruolo nelle lotte esicaste. Callisto, futuro patriarca, fu uno di questi.

L'esicasta, ritirato nel silenzio e nella penitenza, doveva ripetere la preghiera di Gesu ("Signore Gesu Cristo, Figlio di Dio, abbi pieta di me"). Diceva la prima parte inspirando e la seconda espirando. In alcuni casi si insegnavano anche metodi per la concentrazione come tenere fisso lo sguardo sull'ombelico. L'esicasta arrivava ad avere la senzazione di una beatitudine e si sentiva circondato dai raggi di una ineffabile luce divina, di quella stessa luce increata che aveva illuminato gli apostoli sul Monte Tabor. Questo modo di vivere e questo insegnamento non era accetto alcuni intellettuali bizantini, tra cui Barlaam il Calabro. Quando nel 1335 arrivo nella capitale una commissione papale per trattare dell'unita della Chiesa, Barlaam fu incaricato dall'imperatore Andronico III di difendere le posizioni dottrinali greche sulla processione dello Spirito Santo. Egli per l'occasione elaboro e presento un trattato intitolato Sulla processione dello Spirito Santo, contro i Latini, che fu la causa immediata delle polemiche con Palamas. Dopo uno scambio di lettere fra i due, anche con toni aspri, Barlaam, trasferitosi a Tessalonica, attacco la spiritualita esicasta di cui Palamas era il piu insigne rappresentante. Dopo un periodo trascorso con i monaci esicasti, li chiamo "omfalopsichici", cioe coloro che mettono l'anima nell'ombelico e li accuso di messalianismo. Cosi la controversia si allargo sul piano filosofico-teologico. Palamas rientro a Tessalonica cercando di persuadere Barlaam a cessare le critiche contro gli esicasti, vedendo che tutto era inutile scrisse la prima delle sue Triadi in difesa degli esicasti, in un secondo scritto Barlaam critico la dottrina di Plamas riguardante la conoscenza divina. Palamas allora compose la Seconda Triade, Barlaam saputo del secondo scritto di Palamas si reco a Costantinopoli e di fronte al sinodo denuncio Gregorio Palamas e i monaci esicasti. Il patriarca Giovanni Caleca rigetto le accuse portate da Barlaam contro Palamas. Palamas ritorno sull'Athos e, nel 1340, redasse un pubblico manifesto che fece sottoscrivere dalle piu alte autorita e dai monaci piu eminenti del Monte Athos dove sintetizzo le sue tesi contro Barlaam. Si tratta del Tomo aghioritico. Barlaam scrisse un opera, Contro i Messaliani, in cui accusava gli esicasti di essere messaliani, dichiarava che la luce taborica era corruttibile e si poteva considerare solo un simbolo della divinita, rifiutando di credere che la luce che gli esicasti dicevano di vedere fosse, come affermavano, increata e divina, perche, se lo fosse stata, si sarebbe trattato dell'essenza di Dio. Palamas venne accusato di essere diteista, perche la luce increata di cui parlava, secondo Barlaam o era l'essenza di Dio o se era altro si affermava l'esistenza di due dei, fra l'altro uno superiore, per quanto riguarda la sostanza, e l'altro inferiore, per quanto riguarda l'energia e la grazia. A tali accuse Gregorio rispose con la Terza Triade. Barlaam ritorno a Costantinopoli accusando presso il sinodo Palamas di blasfemia e di introdurre novita in teologia.

Venne riunito un sinodo il 10 giugno 1341 in Santa Sofia. Ad esso parteciparono, oltre all'imperatore, anche il Grande Domestico Giovanni Cantacuzeno, il patriarca, i vescovi e gli igumeni dei monasteri. Non si fece parola del Filioque, con il quale aveva avuto inizio la polemica tra Barlaam e Palamas. Si volle solo legittimare l'hesychia dei monaci athoniti, la loro esperienza della luce increata e il loro metodo di preghiera. Il sinodo dette ragione a Palamas e ai suoi monaci, decretando la condanna della dottrina di Barlaam secondo la quale la luce della trasfigurazione sul Tabor non era increata e quindi non era la vera luce della divinita. Dopo la sua condanna, nel 1342 Barlaam lascio la capitale e torno in Occidente e nello stesso anno passo alla Chiesa cattolica.

Quattro giorni dopo la fine del sinodo, il 15 giugno 1341, l'imperatore Andronico mori improvvisamente senza aver potuto firmare il documento sinodale. Ormai il partito antipalamita era condotto da un altro noto personaggio di Bisanzio, Gregorio Acindino (ca.1300-ca.1348).

Acindino conobbe Palamas quando conduceva vita eremitica nei dintorni di Veria. I due si legarono in fraterna amicizia. Acindino accompagno per un breve periodo l'amico sul Monte Athos. Tornato a Tessalonica, Acindino fu coinvolto negli avvenimenti pubblici di quella citta. Fu proprio allora che conobbe Barlaam e strinse amicizia anche con Gregoras. Incominciata la polemica fra Palamas e Barlaam, egli da principio tenne un atteggiamento neutro. Deluso, pero, dall'atteggiamento intransigente di Palamas, pur distanziandosi dalle opinioni di Barlaam, divenne il capo dell'opposizione antipalamita.

I monaci reagirono immediatamente alle critiche di Acindino e fecero pressione sul patriarca affinche convocasse un nuovo sinodo, ma questi rifiuto. Essi allora trovarono sostegno e difesa nel Grande Domestico Giovanni Cantacuzeno, che aveva assunto di fatto il potere. Questi, persuaso da Palamas, convoco un secondo sinodo (luglio 1341) senza il consenso del patriarca, presieduto da lui stesso.

Gli spiriti si erano surriscaldati al punto che alcuni partigiani di Palamas cercarono di uccidere Acindino. Nonostante cio, i colloqui tra le due parti continuarono. Anzi ad un certo punto sembro che si fosse raggiunto un accordo dottrinale che subito sfumo quando Palamas convinse il patriarca a sottoscrivere un documento sinodale (Tomos), che in sostanza si rifaceva alle decisioni del sinodo di giugno. Il patriarca fece introdurre una clausola nel documento con la quale si proibiva di continuare le discussioni dottrinali sull'argomento. Cosi termino la prima fase della disputa palamita.

La seconda fase si svolge e s'intreccia con la disastrosa guerra civile collegata alla reggenza, durata dal 1341 al 1347. Da una parte era schierata Anna di Savoia, vedova di Andronico III e rappresentante del legittimo erede, sostenuta dal popolo, dal patriarca e dagli avversari degli esicasti e dall'altra il Cantacuzeno, appoggiato dalla nobilta e dai monaci con a capo Palamas. Il patriarca accuso Palamas di calpestare il Tomo sinodale del 1341, che proibiva il fomentare discussioni dogmatiche. Inoltre il patriarca sosteneva che quel sinodo aveva approvato solo la dottrina della luce divina e il metodo dei monaci riguardante la preghiera del cuore, ma non aveva accettato la dottrina palamita della distinzione tra sostanza divina ed energie.

All'inizio del marzo 1342 Palamas fu invitato a presentarsi all'imperatrice, ma si trovo di fronte ad un tribunale composto da senatori e membri del clero che condanno i suoi scritti. Il patriarca Caleca lo chiuse in un monastero, ma egli scappo insieme ad altri 16 monaci e si rifugio in Santa Sofia, domandando al patriarca di convocare un sinodo. Nell'aprile 1342 fu arrestato a causa delle sue idee politiche e rinchiuso nelle prigioni del palazzo imperiale, dove rimase per quasi 4 anni. Durante questo periodo scrisse molte delle sue opere, dettandole al suo discepolo Doroteo.

Durante la guerra civile Acindino, che non aveva mai accettato la distinzione tra sostanza ed energie in Dio, comincio a pubblicare le sue opere contro Palamas. Nel frattempo la guerra civile volgeva a favore del Cantacuzeno. L'imperatrice Anna incomincio ad abbandonare il patriarca ed Acindino e a rivolgersi verso Palamas. Il patriarca fu obbligato a comporre un piccolo trattato, in cui si spiegava il significato del "Tomo sinodale" del luglio 1341 che lui stesso aveva firmato. Alla fine, l'imperatrice Anna decise di far dirimere la questione da un sinodo speciale, convocato il 2 febbraio 1347 e presieduto da lei e dal figlio. Il patriarca venne subito scomunicato, Cantacuzeno torno a Costantinopoli e ci fu la riconciliazione ed egli divenne coimperatore con Giovanni V Paleologo. Il sinodo condanno Acindino e si compilo un altro Tomo, che completava quello del luglio 1341. Acindino si ritiro a vita privata. Palamas fu consacrato metropolita di Tessalonica nel maggio del 1347. Tuttavia egli non pote occupare subito la sede, perche impedito dagli "Zeloti", che si erano impadroniti della citta (1342-1349) e si opponevano all'aristocrazia, rappresentata dal potere imperiale del Cantacuzeno, sostenuto dallo stesso Palamas e dai monaci esicasti.

Dopo un primo tentativo di raggiungere Tessalonica, malato e stanco si rifugio sull'Athos. Nel 1348 per un breve periodo ritorno a Costantinopoli e di li tento nuovamente di raggiungere Tessalonica, ma senza successo. Trovo ospitalita nell'isola di Limno da dove, verso la fine del 1350 o all'inizio del 1351, portato da una trireme imperiale, fece l'ingresso trionfale a Tessalonica, liberata da Giovanni Cantacuzeno nell'autunno del 1350. La lotta antipalamita non si fermo qui, questa volta a capo del partito antiesicasta ci fu Niceforo Gregoras uno dei maggiori teologi scrittori di quel tempo. Essendo stati inutili i tentativi di riconciliazione da parte dell'imperatore Cantacuzeno, il 28 maggio 1351 si riuni un terzo sinodo a Costantinopoli, convocato dal nuovo patriarca Callisto, succeduto ad Isidoro. Furono condannati Matteo, metropolita di Efeso, e Giuseppe, metropolito di Gano, entrambi antipalamiti e fu approvata nel suo insieme la teologia palamita, in particolare la distinzione tra l'essenza divina e le energie increate. Le decisioni del sinodo furono racchiuse in un tomo speciale, noto come il Tomo del 1351, sottoscritto dall'imperatore Giovanni Cantacuzeno, dal patriarca Giuseppe e da tutti i presenti. La Chiesa bizantina lo incluse, a partire dal 1352, nel Synodikon dell'ortodossia, che si legge ogni anno nella "Domenica dell'ortodossia".

E' importante accennare alle principali verita proclamate dal Synodikon dell'ortodossia.

Vengono anatemizzati coloro che negano che:

1. La luce che ha brillato durante la trasfigurazione del Signore non e ne creatura ne sostanza di Dio, ma grazia increata, splendore ed energia che "proviene eternamente senza dividersi dalla stessa divina sostanza".

2. Come esiste in Dio unione senza confusione tra sostanza ed energia, cosi vi e anche differenza, consistente soprattutto nel fatto che la sostanza in Dio e incomunicabile, mentre l'energia e comunicabile.

3. Le energie di Dio sono increate, perche l'affermazione che ogni energia divina e naturale conduce necessariamente alla conclusione che anche la sostanza di Dio e creata.

4. La distinzione tra sostanza ed energie non introduce nessun significato di composizione in Dio e non distrugge la semplicita divina, perche le energie sono prodotte dalla sostanza.

5. La nozione di "divinita" non si applica solo alla divina sostanza, ma anche alla divina energia, senza con questo distruggere l'unicita divina delle tre Persone.

6. L'affermazione che la divina sostanza e comunicabile fa cadere nell'eresia del messalianismo. Secondo l'insegnamento della Chiesa, la sostanza di Dio e incomunicabile mentre le sue energie sono comunicabili.

A Gregorio Palamas fu chiesto da parte di Giovanni Paleologo, che tramava contro il Cantacuzeno, di negoziare un'intesa con lo stesso Cantacuzeno. Durante il viaggio, pero, fu imprigionato e reso schiavo dai turchi. Per un intero anno fu trascinato per tutta l'Asia Minore e la Mesopotamia, discutendo con i musulmani intorno ai problemi della fede. Fu pagato un riscatto e appena liberato, Gregorio si reco a Costantinopoli, dove la situazione politica era cambiata. Giovanni Cantacuzeno, il suo protettore, si ritiro in un monastero, sul trono era rimasto Giovanni V Paleologo, mentre patriarca era divenuto l'amico e biografo di Palamas, Filoteo Kokkinos. La polemica antiesicasta si era ridotta tranne l'attivita di Niceforo Gregoras.

Palamas, nell'autunno del 1355 fece ritorno nella sua sede di Tessalonica. Per la prima volta vi rimase senza nessuna interruzione e senza essere disturbato.

Gregorio Palamas mori il 14 novermbre del 1359, a 73 anni. La sua salma fu deposta dapprima nella chiesa di Santa Sofia, che allora era la cattedrale di Tessalonica; in seguito, dopo la sua canonizzazione, avvenuta nel 1368, fu trasportata nell'attuale chiesa metropolitana dedicata ai santi Demetrio e Gregorio Palamas, compatroni della citta, dall'amico e discepolo, il patriarca Filoteo Kokkinos. La Chiesa greca festeggia la sua solennita nella seconda domenica di quaresima, dopo la "Domenica dell'ortodossia". Si celebra anche una seconda festa, il 14 novembre, giorno della sua morte. Anche dopo la morte di Palamas, non erano pochi coloro che si opponevano alla sua dottrina, specialmente alla distinzione in Dio tra essenza ed energie. Tutto il movimento filotomista sorto a Bisanzio, in fondo, non era altro che una critica al palamismo.

LE OPERE:

* Due Discorsi apodittici sulla processione dello Spirito Santo;
* Prima Lettera ad Acindino;
* Seconda Lettere ad Acindino;
* Prima Lettera a Barlaam;
* Seconda Lettera a Barlaam;
* Terza Lettera ad Acindino;
* Triadi per la difesa dei santi esicasti;
* Tomo aghioritico;
* Confessione di fede;
* Confutazione del tomo di Caleca;
* Confutazione dell' "esegesi del Tomo" da parte di Caleca;
* Confutazione della lettera di Ignazio d'Antiochia;
* Lettere scritte durante la sua persecuzione;
* Dell'unione e della distinzione;
* Delle energie divine e della loro partecipazione;
* Della divina e divinizzante partecipazione;
* Dialogo di un ortodosso e di un barlaamita;
* Descrizione della pieta di Barlaam e Acindino;
* Sette discorsi contraddittori contro Acindino;
* Discorsi contro Niceforo Gregoras;
* Vita di Pietro athonita;
* Capitoli riguardanti la preghiera e la purezza di cuore;
* A Paolo Asan circa il grande abito;
* Alla reverendissima monaca Xene, sulle passioni, le virtu e i frutti dell'applicazione dell'intelletto;
* Trattato in forma epistolare ai filosofi Giovanni e Teodoro;
* Decalogo della legislazione secondo Cristo, cioe del Nuovo Testamento;
* Centocinquanta capitoli naturali, teologici, morali e pratici e purificatori delle sozzure barlaamite;
* Omelie.