domenica 9 giugno 2019

Vespro di Pentecoste: Preghiere della GONIKLISIA

GONIKLISIA





A conclusione della Liturgia eucaristica di Pentecoste, mentre il popolo canta l'II TO ÒNOMA KIRÌU, i celebranti si portano al centro della chiesa e all'invito del diacono si inginocchiano di fronte al popolo con le spalle rivolte all'iconostasi.

Sac: In ginocchio preghiamo il Signore.

Popolo:  Signore, pietà.

I Preghiera

Incontaminato, immacolato, senza principio, invisibile, incomprensibile, impenetrabile, immutabile, insuperabile, incommensurabile, longanime, Signore, unico immortale, che abiti una luce inaccessibile, che hai fatto il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è stato formato in esso; che acconsenti a tutte le richieste prima che ti vengano fatte.

Ti preghiamo e ti invochiamo, Sovrano amico degli uomini, Padre del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, che per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dai cieli e si è incarnato dallo Spirito Santo e da Maria sempre Vergine e gloriosa Madre di Dio. Prima con l'insegnamento delle parole, poi con la realizzazione delle opere quando subì la sua passione salvifica, Egli ha offerto a noi, umili peccatori ed indegni suoi servi, un modello di offerta di suppliche in ginocchio ed a testa china per i nostri peccati e per l'ignoranza del popolo.

Tu dunque, misericordioso ed amico degli uomini, esaudiscici in qualsiasi giorno in cui ti invochiamo, ma specialmente in questo giorno della Pentecoste in cui, dopo che il nostro Signore Gesù Cristo fu assunto in cielo e si sedette alla destra di Te, Dio e Padre, mandò sui suoi santi Discepoli ed Apostoli lo Spirito Santo, che si posò su ciascuno di loro e tutti furono ripieni della sua inesauribile grazia   e celebrarono in diverse lingue le tue grandezze e profetarono.
Ora dunque esaudisci noi che ti preghiamo e ricordati di noi miseri e meritevoli di condanna, e allontana la cattività delle nostre anime perché la tua compassione intercede per noi.
Accogli noi che ci prostriamo e a Te gridiamo: Abbiamo peccato!
A Te siamo stati affidati dal seno materno, Tu sei il nostro Dio dal ventre della nostra madre; ma poiché svanirono nella vanità i nostri giorni, siamo stati spogliati del tuo aiuto, privati di ogni difesa. Ma fidenti nella tua misericordia, gridiamo: dimentica le colpe della nostra giovinezza e la nostra ignoranza, e purificaci dai nostri peccati nascosti.
Non ci respingere nel tempo della vecchiaia; mentre vengono meno le nostre forze non abbandonarci; prima che torniamo alla terra, degnati di ricondurci a te e guardaci con benevolenza e grazia.
Compensa le nostre iniquità con la tua misericordia; opponi l'immensità della tua compassione alla moltitudine delle nostre offese.

Signore, volgi il tuo sguardo dall'alto della tua santa dimora sopra il tuo popolo, che ti sta attorno ed attende la tua grande misericordia.
Difendici nella tua bontà, liberaci dalla tirannia del demonio. Rendi sicura la nostra vita con le tue sacrosante leggi.
Affida il tuo popolo al fedele angelo custode; conduci noi tutti al tuo regno. Concedi il perdono a coloro che sperano in Te. Rimetti i loro e i nostri peccati. Purificaci con la virtù del tuo santo Spirito, disfa le macchinazioni del nemico contro di noi.

D. Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi, rialzaci e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

D. Facendo, memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

P. A Te, o Signore.

S. Per la benevolenza e la grazia del tuo unigenito Figlio, con il quale sei benedetto insieme con il santissimo e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

P. Amìn.

D. Ancora, in ginocchio, preghiamo in pace il Signore.

P. Signore, pietà.


II  Preghiera

Signore Gesù Cristo, Dio nostro, che hai dato la tua pace agli uomini e continuamente ci assisti nella nostra vita, elargendo ai tuoi fedeli il dono del tuo Santissimo Spirito in eredità inalienabile, ma in modo più manifesto hai inviato oggi questa grazia ai tuoi discepoli ed apostoli, ritemprando le loro labbra con le lingue di fuoco, per cui noi tutti del genere umano abbiamo udito ed accolto la conoscenza di Dio ognuno nella propria lingua. Siamo stati rischiarati dalla luce dello Spirito Santo e siamo stati liberati dall'errore, come da tenebra, e con l'elargizione delle visibili lingue di fuoco e l'energia soprannaturale siamo stati istruiti nella fede in Te, illuminati a riconoscere Te insieme con il Padre e lo Spirito Santo, in un'unica divinità, potenza e potestà.
Tu, dunque, riverbero del Padre e immagine inalterabile ed immutabile della sua sostanza e della sua natura, fonte della salvezza e della grazia, schiudi le labbra   di me peccatore ed insegnami come e per quali cose conviene pregare. Tu conosci infatti, la grande moltitudine dei miei peccati, ma la tua misericordia vincerà la loro immensità.
Ecco che in timore mi presento a Te, versando il mio sconforto nel mare della tua misericordia.
Dirigi la mia vita, Tu che con la potenza governi tutto il creato per mezzo dell'ineffabile parola della tua sapienza, Tu che sei il porto tranquillo dei naufraghi, e fammi conoscere la via in cui devo camminare.
Concedi lo Spirito della sapienza ai miei pensieri, elargendo lo Spirito d'intelligenza alla mia stoltezza; infondi lo Spirito del timore nelle mie opere; rinnova lo Spirito retto nelle mie viscere; rinforza con lo Spirito sovrano l'instabilità della mia mente, affinché ogni giorno, guidato verso ciò che è vantaggioso dal tuo Spirito buono, sia reso degno di compiere i tuoi comandamenti e di ricordarmi sempre della tua gloriosa venuta per giudicare le mie opere.
Non permettere che io sia ingannato dagli effimeri piaceri del mondo, ma rafforzami ad aspirare al godimento dei futuri tesori.
Tu, infatti, hai detto, o Signore, che tutto ciò che qualcuno chiederà nel tuo nome, senza dubbio lo riceverà dal tuo coeterno Dio e Padre. Per cui anche io peccatore, in occasione della discesa del tuo Santo Spirito, scongiuro la tua bontà: concedimi per la mia salvezza quanto ti ho chiesto.
Sì, o Signore, elargitore buono e munifico di ogni beneficio; Tu sei, infatti, colui che concede al disopra di ciò che chiediamo.
Tu sei il compassionevole, il misericordioso, che sei divenuto partecipe senza peccato della nostra carne e che ti volgi misericordiosamente a coloro che china- no il ginocchio davanti a Te, divenuto propiziazione per i nostri peccati.
Concedi, o Signore, a questo popolo la tua misericordia; ascoltaci dal tuo cielo santo, santificali con la potenza della tua destra salvatrice, proteggili con l'ombra delle tue ali e non disprezzare le opere delle tue mani.
Contro Te solo abbiamo peccato, ma anche te solo serviamo; non sappiamo adorare un Dio estraneo, né alzare, o Signore, verso un altro Dio le nostre mani.
Perdonaci i nostri peccati ed accogliendo le nostre suppliche che ti rivolgiamo in ginocchio, stendi su tutti noi una mano ausiliatrice.
Accogli la preghiera di tutti quale incenso gradito che si innalza davanti al tuo regno che supera ogni bontà.


D. Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi, rialzaci e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

D. Facendo, memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

P. A Te, o Signore.

S. Poiché a Te appartiene, o Cristo Dio nostro, l'avere misericordia e salvarci, e noi rendiamo gloria a Te assieme al tuo Padre ed allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

P. Amìn.

D. Ancora, in ginocchio, preghiamo in pace il Signore.

III Preghiera.

S. O Cristo Dio nostro, fonte luminosa e vivente che scaturisce perennemente, coeterna potenza creatrice del Padre, che hai mirabilmente compiuto l'economia della redenzione per la salvezza degli uomini; Tu che hai spezzati i vincoli indissolubili della morte e i chiavistelli dell'Ade, calpestando la moltitudine degli spiriti malvagi; Tu che hai offerto te stesso vittima pura per noi, immolando il tuo immacolato corpo, non tocco da alcun peccato ed inviolato, e per mezzo di questo tremendo ed inenarrabile sacrificio ci hai dato la vita eterna; Tu che sei disceso nell'Ade e ne hai stritolati i cardini eterni, mostrando a coloro che vi giacevano la via del cielo; Tu che con divina sapienza hai adescato il dragone dell'abisso e principe del male e lo hai legato con le catene dell'oscurità nell'inferno, nel fuoco inestinguibile e nelle tenebre esteriori con la tua infinita potenza. Sapienza gloriosa  del Padre che ti sei mostrato grande soccorritore dei vessati ed hai illuminato coloro che sedevano nelle tenebre e nell'ombra della morte. Tu, Signore della gloria eterna e Figlio diletto dell'altissimo Padre, Luce eterna da Luce eterna; o Sole di giustizia, ascolta noi che ti supplichiamo e dà riposo alle anime dei tuoi servi, fratelli e padri nostri defunti e di tutti gli altri nostri parenti secondo la carne e di tutti gli altri fratelli nella fede, dei quali facciamo ora memoria..., per- ché Tu hai il dominio su tutti, e nelle tue mani detieni i confini della terra. Signore onnipotente, Dio dei Padri e Signore delle misericordie, creatore del genere mortale ed immortale e di ogni natura umana che si forma e si dissolve, della vita e della morte, che misuri i tempi per i vivi e stabilisci i giorni della morte,   che fai discendere nell'Ade e risalire, che leghi con l'infermità e liberi con la buona salute; Tu che dispensi utilmente i beni presenti e dispensi generosamente quelli futuri; Tu che vivifichi con la speranza della resurrezione coloro che sono stati feriti dal pungolo della morte; Tu, Sovrano di tutte le cose, Dio Salvatore nostro, speranza di tutti i confini della terra e di coloro che sono lontani in mare; Tu che in questo ultimo, grande e salvifico giorno della Pentecoste ci hai rivelato il mistero della santa, consustanziale, coeterna, indivisibile ed inconfondibile Trinità e hai fatto scendere il tuo santo e vivificante Spirito in forma di lingue di fuoco sui tuoi santi Apostoli, che hai costituiti evangelisti della nostra santa fede e confessori ed annunziatori della vera teologia; Tu che in questa finale e salutare festa ti sei degnato di accogliere preghiere propiziatrici per coloro che sono trattenuti nell’Ade e ci hai dato grande speranza che accorderai ai defunti la liberazione dalle pene che li affliggono ed il loro sollievo, ascolta noi, umili e miseri, che ti supplichiamo, e dà requie alle anime dei tuoi servi defunti in un luogo luminoso, un luogo verdeggiante, un luogo di refrigerio, dove cessa ogni dolore, afflizione    e gemito.
Colloca le loro anime nelle dimore dei giusti e rendili degni di pace e di condono, perché, o Signore, non ti potranno lodare i morti, né coloro che sono nell'Ade avranno l'ardire di glorificarti, ma noi viventi ti benediciamo e ti supplichiamo e ti offriamo le nostre preghiere propiziatrici e sacrifici per le loro anime.

D. Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi, rialzaci e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

P. Signore, pietà.

D. Facendo, memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

P. A Te, o Signore.

S. Poiché Tu sei il riposo delle nostre anime e dei nostri corpi o Cristo Dio nostro e noi rendiamo gloria a Te, insieme al tuo Padre ed allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.

P. Amìn.

Segue quindi l'apolysis. Il primo celebrante dice:

S. Gloria a Te, o Cristo Dio, speranza nostra, gloria a Te.

P. Gloria al Padre e al Figlio ed allo Spirito Santo, ed ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen Signore pietà. (3 volte)
Padre venerando, benedici.

S. Cristo, nostro vero Dio, che uscito dal seno paterno e divino, ha svuotato se stesso e, disceso dal cielo in terra, ha assunto tutta la nostra natura e l'ha deificata, poi risalito nuovamente nei cieli e sedutosi alla destra di Dio Padre, ha inviato lo Spirito divino, santo, consustanziale, di eguale potenza e gloria, coeterno, sopra i suoi santi Discepoli ed Apostoli, illuminando essi per mezzo di Lui, e, per loro tramite tutto l'universo, per le preghiere dell'immacolata e tutta pura e santa Madre sua, dei santi e gloriosi ed onorati Apostoli, araldi di Dio e portatori dello Spirito, e di tutti i Santi, abbia pietà di noi, e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.







sabato 8 giugno 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 09 Giugno 2019 - Solennità di PENTECOSTE

9 GIUGNO 2019

DOMENICA DI PENTECOSTE 



1^ ANTIFONA

I uranì dhiigùnde dhòxan Theù, pìisin dhe chiròn aftù ananghèlli to sterèoma. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Epakùse su Kìrios en imèra thlìpseos, iperaspìse su to ònoma tu Theù Iakòv.
Sòson imàs, Paràklite agathè, psàllondàs si: Alliluia.

Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe.
Salva, o Paraclito buono, noi che a te cantiamo: Alliluia. 

3^ ANTIFONA

Kìrie, en ti dhinàmi effranthìsete o vasilèfs, ke epì to sotirìo su agalliàsete sfòdhra.

Evloghitòs ì, Christè o Theòs imòn, o pansòfus tus aliìs anadhìxas, katapèmpsas aftìs to Pnèvma to Àghion, ke dhi’aftòn tin ikumènin saghinèfsas, Filànthrope, dhòxa si.

Signore, il re gioisce della tua potenza, ed esulta per la tua salvezza.

Benedetto sei tu, o Cristo Dio nostro, che hai mostrato sapienti i pescatori per aver mandato lo Spirito Santo, e per mezzo di essi hai preso, nelle reti il mondo; o amico degli uomini, gloria a te.

ISODIKÒN

Ipsòthiti, Kìrie, en ti dhinàmi su, àsomen ke psalùmen tas dhinastìas su.
Sòson imàs, Paràklite agathè, psàllondàs si: Alliluia. 

Innàlzati, Signore, nella tua potenza, canteremo ed inneggeremo alle tue gesta.
Salva, o Paraclito buono, noi che a te cantiamo: Alliluia. 

APOLITIKION

Evloghitòs i, Christè o Theòs imòn, o pansòfus tus aliìs anadhìxas, katapèmpsas aftìs to Pnèvma to Àghion, ke dhi’aftòn tin ikumènin saghinèfsas. Filànthrope, dhòxa si.

Benedetto sei tu, o Cristo Dio nostro, che hai mostrato sapienti i pescatori per aver mandato lo Spirito Santo, e per mezzo di essi hai preso nelle reti il mondo; o amico degli uomini, gloria a te.

KONDAKION

Òte katavàs tas glòssas sinèchee, dhiemèrisen èthni o Ìpsistos; òte tu piròs tas glòssas dhiènimen, is enòtita pàndas ekàlese; ke sinfònos dhoxàzomen to panàghion Pnèvma.

Quando l’Altissimo discese e confuse le lingue, divise le genti; ma quando distribuì le lingue di fuoco, tutti richiamò all’unità; ancor noi unitamente glorifichiamo il Santissimo Spirito.

TRISÀGHION

Òsi is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Allilùia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Allilùia.

APOSTOLOS (Atti 2, 1-11)

- Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola. (Sal 18,5).

- I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. (Sal 18,2).

Dagli Atti degli Apostoli

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.

Alliluia (3 volte).

- Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, e dal soffio della sua bocca ogni loro schiera. (Sal. 32,6).

Alliluia (3 volte).

- Il Signore guarda dal cielo, vede tutti i figli degli uomini. (Sal. 32,13).

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Giovanni 7, 37-52; 8,12)

   Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato. All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è davvero il profeta!”. Altri dicevano: “Questi è il Cristo!”. Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?”.E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto?”. Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”. Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!”. Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?”. Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea”. Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.


MEGALINARION

Mi tis fthoràs dhiapìra kioforìsasan, ke pandechnìmoni Lògo sàrka dhanìsasan, Mìter apìrandhre, Parthène Theotòke, dhochìon tu astèktu, chorìon tu apìru Plasturgù su, se megalìnomen.

Madre inviolata, Vergine genitrice di Dio, noi magnifichiamo te, che, senza opera di uomo, hai concepito e dato la carne al Verbo creatore, o ricettacolo di colui che è infinito, abitazione dell’immenso tuo fattore.

KINONIKON

To Pnèvma su to agathòn odhighìsi me en ghi efthìa. Allilùia.

Il tuo Spirito buono mi guidi per la via diritta. Allilùia..


DOPO “SOSON, O THEOS”: 
Evloghitòs ì, Christè .... Benedetto sei tu, o Cristo 

Preghiera dell’Ambone

Dopo la passione e la Resurrezione, avendo tu adempiuto la tua ascensione al cielo, che abbassasti per incarnarti a favore nostro dalla Vergine, e disceso, Cristo, la tua promessa fondasti sulla terra con la venuta del tuo Spirito Paraclito sui tuoi discepoli terreni.
Ferma e tuttasanta dimora in essi, e mediante essi a quelli che avrebbero creduto con confermata stabilità, e con i tuoi variegati doni fondata la Chiesa, non togliere via la sua grazia da noi, contaminati dai peccati, ma fa morire ogni animo carnale presente in noi, che impedisce la sua Presenza in noi, respingi via da noi ogni pensiero che con parole e atti lo contristino, e ogni contaminata passione molesta e ottenebrante le nostre anime con la fermezza della sua luce.
Fa’ di noi i ricettacoli della sua gloria, imitando noi il cenacolo di Sion, riempito del suo irraggiare. Mostra noi come troni del suo fuoco spirituale, ad imitazione degli Apostoli tuoi che lo ricevettero all'inizio, così che da lui resi saldi, siamo guidati sulla terra retta della tua immortale e beata promessa, dove sta la dimora di quanti si allietano in te e senza cessare glorificano te. Poiché tu sei il tutto glorificato insieme con il Padre tuo che non ha principio e il tuo coeterno e tuttosanto e buono vivificante Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.


INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”
Evloghitòs ì, Christè .... Benedetto sei tu, o Cristo 








L'Icona della Pentecoste - Commento teologico

Icona della Pentecoste




Gesù Cristo, il Figlio di Dio, fu crocifisso, morì sulla croce, discese agli inferi, è risorto e, dopo la sua risurrezione, apparve ai suoi discepoli molte volte. Alla fine, dopo averli benedetti, ascese al cielo.
Lasciando gli apostoli, Cristo ordinò: "Restate in Gerusalemme, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto" (Lc 24,49b). E "... si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua" (At 2,1-5).

L’evoluzione della festa
La festa di Pentecoste, in ebraico Shavuot, nasce come festa agricola. Si celebra nel periodo della mietitura, cinquanta giorni dopo la pasqua. Di qui il nome, in greco, di pentecoste. Per l’AT è festa delle Settimane per indicare che va celebrata per sette settimane, durante le quali si ringrazia Dio per il raccolto e si offrono le primizie: “Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella messe, comincerai a contare sette settimane; poi celebrerai la festa delle setti-mane per il Signore tuo Dio, offrendo nella misura della tua generosità e in ragione di ciò di cui il Signore ti avrà benedetto” (Dt 16,9-10) 
Nella Bibbia è chiamata anche festa della mietitura (cfr. Es 34, 22; Is 9,2).
La festa di Pentecoste è stata celebrata quando Israele si stabilì nella terra promessa o Canaan. Nell’insieme delle Scritture è poco citata. Per questo non è facile stabilire il giorno preciso della sua celebrazione. Benché le origini siano collegate alla mietitura anch’essa assume un significato salvifico e diviene memoriale dell’alleanza. Secondo i capitoli 19-20 dell’Esodo, nei mesi di maggio-giugno, Dio, per mezzo di Mosè, dal Sinai diede la Torah. I rabbini in ricordo di questo evento, dal II sec. a.C., nella Pentecoste ricordano il dono della legge o Simchath Torah. Essa regala di vivere al servizio di Dio, nutre la convinzione che fondamento dell'esistenza del popolo d'Israele è la Torah, che rende la vita gioiosa e libera.
Nel libro degli Atti degli Apostoli, durante la festa ebraica di Pentecoste, Gesù invia lo Spirito Santo promesso sulla comunità dei credenti. Da questo momento in poi la festa di Pentecoste assume per il cristianesimo un significato nuovo, come la festa di Pasqua. Nell’AT per bocca dei profeti Dio aveva promesso che un giorno avrebbe dato al popolo una Legge nuova, non più scritta sulle tavole di pietra, ma scritta dal “dito di Dio” nei cuori. Con la Pentecoste si realizza questa Parola. La festa della Torah, della legge data a Mosè e scritta sulle tavole di pietra, ora diventa la festa del dono dello Spirito Santo, il “dito di Dio” che scrive, anzi incide, la sua Parola a caratteri di fuoco, nel cuore dei discepoli. Come la Pasqua ebraica anche la Pentecoste trova la sua pienezza nel mistero di Cristo.
È fondamentale comprendere che l’evento della Pentecoste non è isolato in se stesso, ma è essenzialmente legato all’evento della Risurrezione e a quello dell’Ascensione. Risurrezione, Ascensione, Pentecoste, tre eventi che costituiscono per così dire un unico grande evento, chiamato la "Pasqua di Gesù". Per questo il tempo liturgico pasquale, che comprende cinquanta giorni, viene vissuto dalla Chiesa come un unico grande giorno. È come un ininterrotto alleluia, grido di gioia, lode e ringraziamento, che inizia nella veglia del sabato santo, quando viene annunciato che Gesù è risorto, e termina cinquanta giorni dopo, quando si fa il memoriale dell’effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa.

A Pentecoste la Chiesa parla tutte le lingue

Una delle conseguenze del peccato originale fu la dispersione dei popoli sulla terra. Il libro della Genesi ce ne da questa descrizione simbolica attraverso il racconto della torre di Babele (Gen 11,1-9): “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”.

La divisione dei popoli e le diverse lingue che portano gli uomini a non comprendersi è visto dunque come una conseguenza del mistero del male che sempre più avvolge tutta l’umanità in una maniera inesorabile. A Pentecoste, invece, inizia il miracolo dell’unità. La Chiesa, battezzata nello Spirito Santo, si presenta al mondo “Cattolica” cioè universale. La sua vocazione è unire tutti i popoli dispersi per formare l’unico popolo di Dio che loda e invoca Dio stando, come dice il profeta, spalla a spalla. A Gerusalemme in occasione della festa di Pentecoste, erano convenuti tutti gli ebrei provenienti dalla diaspora, cioè quelli che abitavano fuori la terra dei loro padri.

Nel libro degli Atti leggiamo lo stupore della gente che sente “quel fragore” provenire dal Cenacolo, e il conseguente parlare in tutte le lingue degli apostoli … Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”. Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l’un l’altro: “Che significa questo?”. Altri invece li deridevano e dicevano: “Si sono ubriacati di mosto”.

L’icona

La tipologia iconografica per le festa di Pentecoste è costante, anche se si registrano delle varianti più o meno significative su cui hanno discusso a lungo teologi e storici dell’arte. La variante di gran lunga più importante è la presenza della Madre di Dio al centro del consesso degli Apostoli. Infatti, si legge nel libro degli Atti degli Apostoli: “Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui” (At 1, 12-14).

Troviamo la Madre di Dio nell’iconografia più antica come quella presente nell’Evangeliario siriaco di Rabula del 587 per poi essere riproposta solo alla fine del XVI secolo in poi. La sua presenza è stata spiegata in varie maniere, che possiamo sintetizzare così: fedeltà alla narrazione degli Atti degli Apostoli oppure, svolgendosi l’evento in Sion, dove era la dimora di Maria, la si è voluta comprendere nel novero degli Apostoli. Mentre la sua assenza dall’iconografia sia bizantina sia occidentale per tanti secoli è stata interpretata come una conseguenza del fatto che, essendo la Vergine concepita senza peccato ed avendo concepito di Spirito Santo, la sua persona era già stata trasformata dallo Spirito o ancora perché non vi è nella liturgia alcun testo che indichi chiaramente e nettamente la presenza della Madre di Dio o il ruolo che essa avrebbe avuto in rapporto diretto con la discesa dello Spirito Santo alla Pentecoste. O ancora come conseguenza della trasformazione del significato dell’icona della Pentecoste da storica a simbolica, considerando la “reintroduzione” della Vergine in occidente e poi in alcuni filoni iconografici bizantini quale frutto dell’influsso dello sviluppo del culto mariano avuto con Bernardo di Chiaravalle. 

L’icona da noi scelta è quella con la presenza della Vergine Maria al centro del gruppo dei 12. Le due costruzioni che si notano sui lati dell’icona in alto vogliono non solo indicare che l’evento della Pentecoste è successo a Gerusalemme, ma che ci troviamo nel Cenacolo. Le icone non riproducono mai gli eventi nel chiuso delle stanze, anche se storicamente i fatti sono avvenuti nel “chiuso”, ma sono sempre “aperte”, per indicare che siamo invitati ad entrare in quel mistero particolare della vita cristiana che stiamo contemplando. La contemplazione dell’icona ci “apre” le porte sull’infinito di Dio.

Maria al Cenacolo

Maria viene nominata per l’ultima volta nel libro degli Atti degli Apostoli presente al Cenacolo con gli apostoli e i discepoli e col gruppo delle pie donne. Dopodiché non si parlerà più di Maria. Ma quell’ultimo riferimento ci fa capire che Maria è e resta nella Chiesa dopo la risurrezione di suo Figlio e continua la sua missione materna affidatele da Gesù di essere Madre della Chiesa, di partorire alla fede i “fratelli di Gesù”. Sotto la croce, a Maria, Gesù ha affidato questa nuova maternità e Maria l’ha accettata con lo stesso slancio d’amore del giorno dell’Annunciazione: “Eccomi, sono la serva del Signore”. La Vergine ha già vissuto la sua Pentecoste nel giorno dell’Annunciazione: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”. Quel giorno Maria è diventata la “sposa dello Spirito Santo”. La sua presenza nel giorno di Pentecoste è dunque una presenza più che mai importante perché là dov’è la sposa con più vigore e in maniera più copiosa viene lo Sposo, lo Spirito Santo. Come Maria nel giorno della sua Pentecoste divenne la prima evangelizzatrice, andando a far visita alla cugina Elisabetta e cantando il Magnificat, l’inno di lode a Dio Onnipotente, così la chiesa, nel giorno di Pentecoste, canta in tutte le lingue le meraviglie del Signore. La Chiesa esce dal Cenacolo, dalla paura di affrontare il mondo, e annuncia fino ai confini della terra che solo la fede in Gesù, morto e risorto, salva.

Lo Spirito Santo

Nell’icona lo Spirito Santo è raffigurato col segno del fuoco ardente. È come un “roveto ardente” che ricorda il primo incontro di Mosè con Dio da cui nacque poi l’esperienza dell’Esodo. Anche a Pentecoste la Chiesa inizia il suo Esodo per portare tutte le genti nella vera terra promessa che è il Regno dei Cieli. Da questo immenso globo incandescente si vedono fuoriuscire delle lingue di fuoco che si posano sul capo di ciascun apostolo. “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che divampasse”. Queste parole dette profeticamente da Gesù, si cominciano ora a realizzare. Da notare che su Maria non si vede la “lingua di fuoco” perché la Vergine è la sposa dello Spirito, lei è unita ed è piena di Spirito Santo per sempre. La sua presenza consola gli apostoli, lei è come la colonna di fuoco che guidava l’Esodo dell’antico Israele nella notte oscura del deserto, perché piena del fuoco dello Spirito Santo. I veggenti che nel corso della storia hanno visto la Madonna ci confermano il suo essere luce, splendente.

L’Immacolata Concezione e lo Spirito Santo

La presenza di Maria nell’icona di Pentecoste sottolinea bene il legame unico e particolare che unisce la Vergine allo Spirito Santo. S. Massimi-liano Kolbe è l’autore spirituale che meglio ha colto questo legame. Facendo riferimento all’apparizione della Madonna a Lourdes a S. Bernardetta, il Santo nota come alla richiesta di Bernardetta del nome, la Madonna le rivela che lei è l’Immacolata Concezione. Questo nome fece non poco discutere i teologi perché sembrava una enormità riferito a Maria. Perché la Madonna non ha detto di essere stata concepita senza peccato, come il dogma cattolico proclamato da Pio IX appena quattro anni prima? Maria è “concepita”, non è “la concezione”, dicevano i teologi. Sono stati i santi che hanno capito meglio dei teologi. Maria in quanto sposa dello Spirito Santo, può veramente definirsi l’Immacolata Concezione, che è il nome proprio dello Spirito Santo. Infatti all’interno della Trinità, dove i rapporti si definiscono in termini di Amore, il Padre è l’Amante, il Figlio è l’Amato, lo Spirito Santo è l’Amore. In altre parole dall’Amore che lega il Padre al Figlio è concepito in maniera immacolata lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il frutto dell’amore che procede dal Padre.

Dunque quando Maria rivela il suo nome a S. Bernardetta, le rivela il nome che prende dal suo Sposo: lo Spirito Santo. Come nel matrimonio la donna perde il suo cognome acquisendo quello del marito, così Maria, diventata sposa dello Spirito Santo all’Annunciazione, prende il nome del suo Sposo: “Io sono l’Immacolata Concezione”.

Come a Mosè dal roveto ardente fu rivelato per la prima volta il nome di Dio: “Io sono Colui che sono”, così attraverso la preghiera di Maria “roveto ardete” ci viene donato dal Padre il dono dello Spirito Santo. La presenza di Maria a Pentecoste ci apre infine all’attesa definitiva del Cristo glorioso. Infatti il libro dell’Apocalisse si conclude con questa preghiera: “Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!”… Colui che attesta queste cose dice: “Sì, verrò presto!”. Amìn. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amìn!” (Ap. 22,17.20-21)

Gli apostoli

I dodici sono riuniti, sei per parte, intorno alla Madre, seduta più in alto rispetto ai discepoli, su una pedana a tre gradini. Ciò ne evidenzia l’importanza e il ruolo di Maria all’interno del collegio dei dodici. L’icona ponendo Maria all’interno del gruppo dei dodici vuole sottolineare che la Vergine non si pone al di sopra o al di là della chiesa. Per quanto grande sia il suo ruolo Maria è pur sempre un membro della chiesa. È l’immagine più alta della chiesa e annuncia quello che un giorno saremo: “santi e immacolati al cospetto di Dio”.

Il collegio dei dodici è stato ristabilito prima della Pentecoste con l’elezione di Mattia che va ad occupare il posto lasciato vuoto da Giuda dopo il suo suicidio. Accanto alla Madre si nota il discepolo che Gesù ha amato più di tutti: Giovanni. È facilmente riconoscibile perché è il più giovane. È lui che ha ricevuto il compito da Gesù di custodire la Vergine dopo la sua morte: “figlio, ecco tua madre. E il discepolo da quel giorno la prese con se”. Occupa nell’icona della Pentecoste lo stesso posto che occupava nell’Ultima Cena accanto al Maestro. È il discepolo più vicino al “Mistero”, ecco perché lo penetra in profondità più degli altri evangelisti. I discepoli sono colti in atteggiamento di stupore e di preghiera. Alcuni guardano verso la Vergine, altri discutono tra loro, lodando il Signore per le sue meravigli e perché Dio è fedele e ha donato l’altro Consolatore, come aveva promesso. Gesù aveva detto: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,12-15).

Guardando sull’icona come sono disposti i discepoli intorno al seggio di Maria, sembra di vedere quelle stampe dei Concili o dei Sinodi dove si vedono i vescovi e i teologi seduti intorno al Papa nel difficile compito di comprendere l’unica Verità rivela … “Egli vi guiderà alla verità tutta intera”. L’icona vuole dunque evidenziare che dalla Pentecoste in poi la Chiesa non potrà più fare a meno dello Spirito Santo. Nel libro degli Atti, ogni volta che i discepoli prenderanno delle decisioni, diranno: “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso”. E così sarà fino al ritorno di Gesù nella gloria.

Gesù promette “un altro Consolatore”

Ma chi è lo Spirito Santo al quale Gesù annette tanta importanza, fino a presentarlo come suo rappresentante? Gesù parla spesso dello Spirito Santo, qualificandolo come "Spirito" del Padre e Spirito del Figlio (di Lui, Gesù).
Prima della sua Passione e Morte, in una prospettiva di sofferenza e insieme di fiducia nel Padre, Gesù parla ai suoi discepoli dicendo loro parole di conforto, di incoraggiamento e di speranza. Rivela loro le cose più belle e più profonde sul Padre e su se stesso; e nell’approfondire il rapporto tra il Padre e Lui, il Figlio, introduce una terza persona, che non è un semplice messaggero di Dio (un angelo), ma proviene dal Padre, è Colui che li rende presenti e operanti nel mondo. Gesù afferma che sarà Lui a mandare lo Spirito che proviene (procede) dal Padre: Spirito quindi del Padre e insieme di Gesù. Gesù qualifica lo Spirito Santo come il Consolatore degli uomini (colui che dà conforto, speranza, sostegno a chi soffre) e come lo Spirito di verità (colui che richiama le verità rivelate, ne conserva la purezza e l’autenticità originarie, ne approfondisce e ne attualizza il significato). In particolare lo Spirito Santo, in riferimento a Gesù, è Colui che fa da testimone a Gesù, che cioè rivela e fa apprendere la vera identità di Gesù: l’essere Egli il Figlio di Dio, Egli stesso "Dio". Ciò permette ai discepoli (che sono stati con Gesù fin dal principio, vale a dire gli apostoli) di essere anch’essi testimoni veri di Gesù. E ancora, lo Spirito Santo sarà la presenza di Dio che continua a parlare agli uomini, facendoli crescere nella coscienza della Verità (una Verità non ridotta, povera, mutilata, deformata … ma integra, “tutta intera”).

Questa Verità, che procede dal Padre, viene a noi tramite lo Spirito Santo. E nello Spirito Santo trova il suo compimento, la sua pienezza. Dice infatti Gesù: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future”. Gesù insiste nel dire che lo Spirito Santo è in continuità con Lui, e Lui (Gesù) è in continuità con il Padre: lo Spirito Santo “mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”. Ecco l’unità piena tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo: la rivelazione dell’unità e trinità di Dio; la rivelazione dell’insondabile mistero del Dio di Gesù Cristo.

sabato 1 giugno 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 2 Giugno 2019

2 GIUGNO 2019
DOMENICA VII DI PASQUA
Dei Ss. Padri del I Concilio Ecumenico di Nicea.
San Niceforo, arcivescovo di
Costantinopoli, confessore
Tono pl. II. Eothinon X.

1^ ANTIFONA

Pànda ta éthni, krotìsate chìras, alalàxate to Theò en fonì agalliàseos. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Popoli tutti, applaudite; acclamate a Dio con voce d’esultanza. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Mègas Kìrios ke enetòs sfòdhra, en pòli tu Theù imon, en òri aghìo aftù. Sòson imàs, Iiè Theù, o en dhòxi analifthìs af’imòn is tus uranùs, psàllondàs si: Alliluia.

Grande è il Signore e altamente da lodare nella città del nostro Dio, sul suo santo monte. O Figlio di Dio, che sei stato innalzato nella gloria, lontano da noi nei cieli, salva noi che a te cantiamo: Allilùia.

3^ ANTIFONA

Akùsate tàfta, pànda ta èthni, enotìsasthe, pàndes i kati-kùndes tin ikumènin.

Anelìfthis en dhòxi, Christè o Theòs imòn, charopiìsas tus mathitàs ti epanghelìa tu Aghìu Pnèvmatos, veveothèndon aftòn dhià tis evloghìas, òti si ì o Iiòs tu Theù, o Litrotìs tu kòsmu.

Udite questo, popoli tutti, prestate orecchio, voi tutti che abitate il mondo.

Ascendesti nella gloria, o Cristo Dio nostro, e rallegrasti i discepoli con la promessa del Santo Spirito, essendo essi confermati per la tua benedizione, che tu sei il Figlio di Dio, il Redentore mondo.

ISODIKÒN

Anèvi o Theòs en alalagmò, Kìrios en fonì sàlpingos. Sòson imàs, Iiè Theù, o en dhòxi analifthìs af’imòn is tus uranùs, psàllondàs si: Alliluia.

È asceso Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. O Figlio di Dio, che sei stato innalzato nella gloria, lontano da noi nei cieli, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Anghelikè Dhinàmis epì to mnìma su, ke i filàssondes apenekròtisan; ke istato Marìa en to tàfo zitùsa to achrandòn su sòma. Eskìlefsas ton Adhin mi pirasthìs ip’aftù, ipìndisas ti Parthèno, dhorùmenos tin zoìn. O anastàs ek ton nekròn, Kìrie, dhòxa si.

Le potenze angeliche si appressarono al tuo sepolcro, e i custodi divennero come morti, mentre Maria stava presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu hai depredato l’ade, senza esserne toccato; tu sei andato incontro alla Vergine, donano la vita. O risorto dai morti, Signore, gloria a te.

Anelìfthis en dhòxi, Christè o Theòs imòn, charopiìsas tus mathitàs ti epanghelìa tu Aghìu Pnèvmatos, veveothèndon aftòn dhià tis evloghìas, òti si ì o Iiòs tu Theù, o Litrotìs tu kòsmu.

Ascendesti nella gloria, o Cristo Dio nostro, e rallegrasti i discepoli con la promessa del Santo Spirito, essendo essi confermati per la tua benedizione, che tu sei il Figlio di Dio, il Redentore mondo.

Iperdhedhoxasmènos ì, Christè o Theòs imòn, o fostìras epì ghìs tus Patèras imòn themeliòsas, ke dhi’aftòn pros tin alithinìn pìstin pàndas imàs odhighìsas, polièfsplachne, dhòxa si.

Cristo Dio nostro, sei oltre ogni dire glorioso! Tu ci hai dato i Santi Padri luminari della terra, e, per mezzo di essi, ci hai condotto alla vera fede; o Dio misericordioso, gloria a Te.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

Tin ipèr imòn pliròsas ikonomìan ke ta epì ghìs enòsas tis uranìis, anelìfthis en dhòxi, Christè o Theòs imòn, udhamòthen chorizòmenos, allà mènon adhiàstatos, ke voòn tis agapòsi se: egò imì meth’imòn, ke udhìs kath’imòn.

Dopo aver compiuto l’economia in nostro favore e unito le creature celesti alle terrestri, sei asceso al cielo in gloria, o Cristo Dio nostro, senza separarti da nessuna parte, ma rimanendo sempre unito e dicendo a coloro che ti amano: Io sono con voi e nessuno contro di voi.

APOSTOLOS (Atti 20,16-18. 28-36)

-Benedetto sei tu, o Signore, Dio dei Padri nostri, e lodato e glorificato è il tuo nome nei secoli. (Dan 3,26).
-Poiché sei giusto in tutto ciò che hai fatto; e tutte le tue opere sono vere e rette le tue vie. (Dan. 3,27)

Dagli Atti degli Apostoli.

In quei giorni, Paolo aveva deciso di passare al largo di Efeso per evitare di subire ritardi nella provincia d’Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste. Da Milèto mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero disse loro: “Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue. Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi. Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!”. Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò.

Alliluia (3 volte).

-Parla il Signore, Dio degli dei, convoca la terra da Oriente a Occidente. (Sal 49,1).

Alliluia (3 volte).

-Davanti a me riunite i miei fedeli, che hanno sancito con me l’alleanza, offrendo un sacrificio. (Sal 49,5).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Giovanni 17,1-13)

Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro: essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo: essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

MEGALINARION

Se tin ipèr nùn ke lògon mitera Theù, tin en chròno ton àchronon afràstos kiìsasan, i pistì omofrònos megalìnomen.

Noi fedeli concordemente magnifichiamo te, Madre di Dio, che, in modo inconcepibile e ineffabile, nel tempo concepisti l’Eterno.

KINONIKON

Anèvi o Theòs en alalagmò, Kìrios en fonì sàlpingos. Alliluia.

È asceso Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. Allilùia.