sabato 18 maggio 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 19 Maggio 2019 - V di Pasqua (La Samaritana) - Solennità del Santissimo Crocifisso

19 MAGGIO 2019
DOMENICA V DI PASQUA:
DELLA SAMARITANA.
Solennità del Santissimo Crocifisso


1^ ANTIFONA

Alalàxate to Kirìo pàsa i ghì. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Applaudite a Dio, o abitanti della terra tutta. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Theòs iktirìse imàs ke evloghìse imàs. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Iddio abbia pietà di noi e ci benedica. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Anastìto o Theòs ke dhiaskorpisthìtosan i echthrì aftù ke fighètosan apò prosòpu aftù i misùndes aftòn.

Christòs anèsti ek nekròn, thanàto thànaton patìsas, ke tis en tis mnìmasi zoìn charisàmenos. 

Sorga Iddio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano quelli che lo odiano davanti alla sua faccia.

Cristo è risorto dai morti, con la morte ha sconfitto la morte e a coloro che giacevano nei sepolcri ha fatto grazia della vita.


ISODIKÒN

En ekklisìes evloghìte ton Theòn, Kìrion ek pigòn Israil. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàssi: Alliluia.

Nelle assemblee benedite Dio, il Signore delle fonti d’Israele. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKIA

To fedhròn tis anastaseos kìrighma ek tu anghèlu mathùse e tu Kirìu mathìtrie, ke tin progonokìn apòfasin aporrìpsase tis Apostolis kafchòmene èlegon: Eskìlefte o thànatos, ighèrthi Christòs o Theòs, dhorùmenos to kòsmo to mèga èleos.

Appreso dall’angelo il radioso annuncio della risurrezione, e libere dalla sentenza data ai progenitori, le discepole del Signore dicevano fiere agli apostoli: È stata spogliata la morte, è risorto il Cristo Dio, per donare al mondo la grande misericordia. 

Mesùsis tis eortìs, dhipsòsan mu tin psichìn efsevìas pòtison nàmata; òti pàsi, Sotìr, evòisas: O dhipsòn erchèstho pros me ke pinèto. I pighì tis zoìs, Christè o Theòs imòn, dhòxa si.

A metà della festa pasquale, disseta, o Salvatore, l’anima mia assetata con le acque della pietà, poiché tu stesso hai detto a tutti: chi ha sete venga a me e beva. Tu che sei la fonte della vita, o Cristo Dio, sia gloria a te.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Sòson, Kìrie, ton làon su, ke evlòghison tin klironomìan su, nìkas tis Ecclisìas katà varvàron dhorùmenos, ke to sòn filàtton dhià tu Stavrù su polìtevma.

Salva, o Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, concedi alla tua Chiesa vittoria sui nemici e custodisci per mezzo della tua Croce il tuo popolo.

KONDAKION

I ke en tàfo katìlthes, Athànate, allà tu Adhu kathìles tin dhìnamin ke anèstis os nikitìs, Christè o Theòs, ghinexì mirofòris fthenxà-menos: Chèrete, ke tis sis Apostòlis irìnin dhorùmenos, o tis pesùsi parèchon anàstasin.

Sei disceso nella tomba, o Immortale, e all’incontro hai distrutto la potenza dell’Inferno; e sei risorto qual vincitore, o Cristo Dio, esclamando alle donne che ti recavano aromi: Salve! e hai concesso la pace ai tuoi Apostoli, Tu che dai ai peccatori la risurrezione.

TRISAGIO

Osii is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

APOSTOLOS (Atti XI, 19 - 30)

- Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza. (Sal. 103,24).
- Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande! (Sal. 103,1).

Lettura degli Atti degli Apostoli.

   In quei giorni, quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore.
    La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia. Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia.
   Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani. In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiochia da Gerusalemme. E uno di loro, di nome Àgabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. Allora i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea; questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Barnaba e Saulo. 

Alliluia (3 volte)
- Avanza con successo e regna per la verità, la clemenza e la giustizia, e la tua destra ti guidi a cose mirabili. (Sal. 44,5-6a).

Alliluia (3 volte).

- Ami la giustizia e detesti l’empietà, perciò ti unse, Dio, il tuo Dio con olio di letizia, a preferenza dei tuoi uguali. (Sal. 44,8).

Alliluia (3 volte).


VANGELO (Giovanni 4,  5 - 42)

   In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo.
   Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.
Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 
   Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 
   Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”. In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri?”, o: “Perché parli con lei?”. La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. 
   Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. Ma egli rispose: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?”. Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”. Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

MEGALINARION

O Ánghelos evòa ti kechari-tomèni: Aghnì Parthène, chère, ke pàlin erò, chère; o sos Iiòs anèsti triìmeros ek tàfu ke tus nekrùs eghìras, laì agalliàsthe. Fotìzu, fotìzu, i nèa Ierusalìm; i gar dhòxa Kirìu epì se anètile. Chòreve nin ke agàllu, Siòn: Si dhe, aghnì, tèrpu, Theotòke, en ti eghèrsi tu tòku su.

L’Angelo gridava alla piena di grazie: Salve, o casta Vergine! Ed io nuovamente esclamo: Salve! Il Figlio tuo, il terzo giorno, risuscitò dalla tomba e risvegliò alla vita i morti. O popoli, esultate! Ammànta-ti di luce, o nuova Gerusalemme, ché su di te è sorta la gloria del Signore. Rallègrati ora e gioisci, o Sion; e Tu, o Santa Madre di Dio, esulta per la risurrezione del tuo Figlio.

KINONIKON


Sòma Christù metalàvete, pighìs athanàtu ghèfsasthe. Allilùia

Ricevete il Corpo di Cristo, gustate la sorgente immortale. Allilùia.

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Christòs anèsti ..... (1 volta)     Cristo è risorto .... (1 volta)

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”
    Christòs anèsti .....     Cristo è risorto .....      




mercoledì 15 maggio 2019

Descrizione dell'Icona della Samaritana


DESCRIZIONE DELL’ICONA

L’icona riproduce fedelmente il momento dell’incontro tra Gesù e la donna Samaritana presso il pozzo di Giacobbe. Al centro dell’icona c’è il pozzo con Gesù seduto a sinistra e la Samaritana in piedi a destra con la brocca dell’acqua poggiata vicino al pozzo, mentre nella mano sinistra tiene la cordicella legata alla brocca. In genere dietro il pozzo emerge un albero dal tronco mozzato con un nuovo ramo che si divide in tre. La scena è dominata da un monte con due cuspidi che si erge come un muro divisorio tra i discepoli dal lato di Gesù e la città coi Samaritani dall’altro lato. La montagna lascia appena intravedere una caverna aperta dal lato dei discepoli di Gesù.

Commento all’icona

Il pozzo
L’incontro tra Gesù e la Samaritana avviene presso il pozzo detto di Giacobbe; era verso mezzogiorno. Il pozzo nel mondo della Bibbia, soprattutto nel periodo più antico, è un luogo importante. Il pozzo significa sorgente di vita e diventa pertanto un punto focale che rende possibile l’esistenza della società umana. Intorno a questi luoghi-chiave, tutta una vita può nascere e svilupparsi. Proprio per l’importanza che questi luoghi avevano per la vita della società antica, intorno ai pozzi s’intrecciano storie di ogni genere. Ma quelle più belle e anche più interessanti anche al fine della comprensione del testo del vangelo che stiamo analizzando, sono certamente le storie di amore. Analizzeremo tre testi che ci aiuteranno meglio nella comprensione dell’episodio dell’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo.
Il primo racconto (Gen 24) ruota attorno al tentativo di Abramo di procurare una sposa al proprio figlio Isacco. A tale proposito, il patriarca invia il suo vecchio servo nella propria terra natale, lontano da Canaan. Il servo si ferma presso un pozzo e prega così: “Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo! Ecco, io sto presso la fonte dell’acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua. Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l’anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone” (Gen 24, 12-14). Poco dopo una ragazza di nome Rebecca arriva al pozzo con la brocca per attingere l’acqua. Il servo domanda da bere e le cose avvengono così come sono state descritte nella sua preghiera. La ragazza lo invita a passare la notte nella sua famiglia ed egli scopre con stupore che sono i parenti di Abramo. Dopo un lungo scambio di parole, Rebecca accetta di partire con il vecchio per ricevere Isacco come sposo. In questo racconto vi sono dei dettagli che evocano il vangelo di Giovanni. Dopo il suo incontro con l’uomo al pozzo, la giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose (Gen 24,28; cfr. Gv 4,28) e disse: così mi ha parlato quell’uomo (Gen 24,30; cfr Gv 4,29). Non si deve immaginare che questi confronti siano una semplice coincidenza. I cristiani della prima generazione erano per la maggior parte ebrei che conoscevano in modo eccellente le Scritture del loro popolo. Dunque non si tratta di coincidenze ma di richiami volontari.
Il secondo racconto che ci accingiamo ad analizzare è quello citato in Gen 29,1-14 che vede come protagonista Giacobbe, figlio di Isacco. Lontano dal suo paese e dalla sua casa, si ferma vicino a un pozzo coperto da una grande pietra. Alcuni pastori stanno aspettando che tutti siano presenti prima di spostare la pietra che ostruisce l’apertura del pozzo. Proprio in quel momento arriva in quel luogo una ragazza con il proprio gregge. È Rachele, la cugina di Giacobbe. Immediatamente Giacobbe toglie la pietra dal pozzo e abbevera il bestiame di suo zio Labano. Egli entra in casa di suo zio e vi si trattiene. Volendo sposare Rachele, trascorre quattordici anni presso lo zio. In tutto, rimarrà in questa regione per una ventina d’anni. Proprio come il suo discendente Gesù, Giacobbe offre dell’acqua ad una donna sconosciuta. Gli ebrei spiegano nei loro commentari biblici, che quando Giacobbe toglie la pietra dal pozzo, l’acqua comincia a sgorgare e diventa una grande fontana, tant’è che da quel momento in avanti ci sarà acqua in abbondanza per tutti. Tale versione del racconto spiega peraltro il comportamento di Labano che cerca di trattenere Giacobbe in quel paese il più possibile: ha paura che dopo la sua partenza, l’acqua venga a mancare di nuovo, e che si debba di nuovo penare per dare da bere a uomini e bestiame. 
Dunque, alla luce di questa rilettura, la replica della Samaritana, quando Gesù le promette dell’acqua viva, si riveste di un nuovo significato: Sei forse più grande del nostro padre Giacobbe…? (Gv 4,12). In altri termini: “Stai per fare un miracolo come lui, o addirittura qualcosa di ancora più grande?
Il terzo racconto di questa tradizione riguarda Mosè (Es 2,15-22). Costretto a fuggire dall’Egitto dopo il suo tentativo fallito di ristabilire la giustizia, si sta riposando ai bordi di un pozzo. Delle ragazze, qui sette sorelle, arrivano per abbeverare le loro greggi, e vengono intimiditi da alcuni pastori. Mosè viene in loro soccorso e poi da’ dell’acqua al bestiame. Il loro padre lo invita a rimanere a casa loro; non ci sorprenderà sapere che Mosè finisce per sposare una di loro. Anche qui, quando gli ebrei raccontavano questa storia aggiungevano degli elementi supplemen-tari. In una versione, facendo sgorgare l’acqua dal pozzo, Mosè compie un miracolo analogo a quello di Giacobbe; in tal modo, il suo futuro suocero sa che egli è un discendente di Giacobbe. E lo storico ebreo Giuseppe Flavio narra l’inizio del racconto nel seguente modo: “Giun-gendo nella città di Madian, Mosè … era seduto presso un pozzo a causa della fatica del giorno: era mezzogiorno, non lontano dalla città”. Si tratta di dettagli che troveremo più tardi nel Vangelo di S. Giovanni (Gv 4, 5-6). Così il suo incontro con la Samaritana colloca Gesù nella linea diretta dei patriarchi e di Mosè: come vedremo, di fatto, egli realizza ciò che essi prefigurano in modo materiale. Concludendo possiamo dire che il pozzo nel mondo biblico antico possiede una densità di significati che ne fa un luogo privilegiato per capire i rapporti tra Dio e gli esseri umani. Infatti esso è sorgente di vita; luogo di ritrovo, di conflitto e di riconciliazione; luogo di incontro, soprattutto tra un uomo e una donna in vista di un matrimonio; simbolo di un Dio che si prende cura del proprio popolo.

L’albero: L’icona mostra un albero che fuoriesce proprio da dietro il pozzo. Cosa sta a simboleggiare? Guardandolo bene si nota che è un albero che ha sofferto diverse lacerazioni. Era diventato un tronco da cui poi è uscito un nuovo ramo che si divide in tre parti. L’albero raffigura la storia tormentata del regno d’Israele. Un regno unito per poco tempo, poi a causa dei peccati d’infedeltà, viene “tagliato”, reciso, ma mai ucciso. Questo albero sintetizza in se diversi significati biblici.
È innanzitutto la raffigurazione della profezia di Isaia: “Un virgulto spunterà dal tronco di Jesse”, una profezia messianica che si realizza pienamente in Gesù, il Messia atteso. Questa verità la troviamo proprio nel dialogo tra Gesù e la Samaritana: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”.
L’albero che si dirama in tre rami è un chiaro riferimento alla Trinità. I tre rami verdi sono il simbolo delle tre Persone. Il ramo che si trova accanto a Gesù si biforca per esprimere il mistero dell’incarnazione. Diventando uomo, l’unica persona di Gesù unisce, senza confusione, due nature: quella umana e quella divina. La missione di Gesù di donare l’acqua viva è allora la missione di tutta la Trinità. Infatti nel dialogo con la Samaritana, Gesù parla del Padre e dello Spirito Santo come “acqua viva”. Colpisce il dito della mano sinistra di Gesù che indica il pozzo. Quel dito, sottile e allungato, somiglia e rimanda a quello dell’angelo che nell’icona della SS. Trinità raffigura lo Spirito Santo: Il “dito di Dio”. L’acqua viva che Gesù promette è lo Spirito Santo, l’altro “Consolatore” che procede dal Padre, che non dirà cose diverse, ma “prenderà del mio (da Gesù) e ve lo annunzierà”.
L’albero inoltre ricorda l’albero della vita del paradiso i cui frutti sfamavano la fame di vita eterna di Adamo ed Eva. Gesù promettendo l’acqua viva diventa lui stesso l’albero della vita e allo stesso tempo il frutto di vita eterna: “l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.
L’albero, infine, richiama la croce. Sulla croce, per adempiere le Scritture Gesù disse: Ho sete. Ritorna la richiesta fatta al pozzo alla Samaritana. È la sete di Gesù di donare “l’acqua viva” che l’evangelista Giovanni vede realizzarsi in questi due segni: nell’ultimo respiro di Gesù, preludio all’effusione dello Spirito Santo, e dal suo cuore squarciato dalla lancia del soldato romano, da cui fuoriescono sangue e acqua subito dopo la morte.

I Samaritani
Doveva perciò attraversare la Samaria. La decisione di Gesù di passare per la Samaria ha un significato profondo, che fa parte della missione che egli ha ricevuto dal Padre. Al tempo di Gesù tra Ebrei e Samaritani non correva buon sangue. Gli ebrei consideravano i Samaritani come dei “fratelli impuri” in quanto la loro razza si era formata dopo che il Regno del Nord era caduto in mano all’impero Assiro. I fatti si erano evoluti in questa maniera. Come regno Israele durò solo pochissimo tempo, durante il regno del re Davide e di suo figlio Salomone. Alla morte di Salomone, soltanto due tribù rimasero fedeli alla casa di Davide e divennero il regno del Sud, detto di “Giuda”. Le altre tribù scelsero altri re e formarono il regno del Nord, con la città di Samaria come capitale. Due secoli dopo questa spartizione il regno del Nord fu invaso e distrutto dagli assiri, una parte del popolo fu deportata e altre popolazioni si insediarono in questa terra. I samaritani sono così i discendenti degli antichi sudditi del regno del Nord. Essi avevano fede nel Dio di Israele e accettavano i libri di Mosè, i primi cinque libri della Bibbia, ma non i libri profetici scritti dopo lo scisma. Non si recavano a Gerusalemme per adorare Dio, ma frequen-tavano il loro santuario sul monte Garizim. Ma il popolo ebraico conser-vava sempre la nostalgia dell’unità perduta e la speranza di una riunificazione. Secondo i profeti, quando Dio fosse venuto per salvare i suoi, uno dei segni importanti sarebbe stata la restaurazione delle dodici tribù, con il Nord e il Sud riuniti di nuovo sotto un solo capo. 
“I figli di Giuda e i figli d’Israele si riuniranno insieme, si daranno un unico capo e saliranno dal proprio territorio, perché grande sarà il giorno di Izreèl!” (Osea 2,2)
Di fronte a questo scenario, possiamo capire meglio il senso della venuta di Gesù in Samaria. Egli viene per compiere le promesse dei profeti, il disegno di Dio di riunificare il suo popolo. Dunque la presenza di Gesù in Samaria e il suo incontro con i samaritani diventano così un segno del fatto che Dio sta radunando il suo popolo nell’unità abolendo la separazione secolare tra il Nord e il Sud. Nell’icona il segno della separazione tra Ebrei e Samaritani è raffigurata dalla montagna che divide da una parte i discepoli di Gesù e dall’altra il villaggio dei Samaritani. È una montagna alta e ripida che esplicita tutta la difficoltà del dialogo tra questi due popoli. Ma questa montagna nasconde una grotta che si vede dalla parte dei discepoli. È la grotta che simboleggia la morte di Gesù e la sua discesa agli inferi. Le due cuspidi della montagna stanno a simboleggiare le due nature di Gesù che saranno finalmente evidenti proprio a partire dalla sua morte e risurrezione. Quando Gesù porterà a termine la sua missione allora i suoi discepoli capiranno che in Cristo Gesù tutti i muri di divisione devono essere abbattuti e, come dice il profeta: “Ogni colle sia abbassato”.

Dialogo tra Gesù e la Samaritana
Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Gesù è stanco: in lui, Dio assume tutta la condizione umana, la salvezza che egli offre passa attraverso una solidarietà con gli aspetti negativi della nostra esistenza. Il riferimento preciso all’ora dell’incontro lo ritroviamo nel vangelo di Giovanni nel racconto della passione: “verso mezzogiorno: Pilato disse ai giudei: “Ecco il vostro re!” (Gv19,14). Questo collegamento discreto all’ora della passione ci fa capire che nell’ora della croce Gesù compirà la sua missione nel dono totale di se come cibo di vita eterna, come acqua viva.
Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Al pozzo arriva per attingere acqua, una Samaritana. È una donna che molto probabilmente vive ai margini della comunità. È proprio l’ora della sua apparizione a essere una prima indicazione della sua condizione marginale. Infatti in un paese caldo come la Palestina il compito di attingere l’acqua veniva svolto al mattino presto oppure la sera, per approfittare della frescura del giorno. Venendo a mezzogiorno, ora in cui il sole cade a picco, la donna è quasi sicura di non incontrare nessuno. Questo lascia intendere che questa donna non sia in buone relazioni con i suoi cittadini, anzi, che sia addirittura una “peccatrice”. L’icona raffigura bene il dialogo che intercorre tra Gesù e la Samaritana. Dai gesti delle mani, dagli sguardi, dalla posizione dei corpi possiamo leggervi il dialogo. Entrando in relazione con la Samaritana Gesù si pone in una posizione di inferiorità. Le sue parole non sono un ordine ma una richiesta. Le va incontro con le mani vuote, in cerca di qualcosa che solo lei è in grado di dargli. Per quanto riguarda la ricerca dell’acqua, essa ha una brocca ed è, apparentemente, in una posizione di forza nei suoi confronti. Così, Gesù comincia abbassandosi, gesto che ha per conseguenza il fatto di rialzare la donna. In altre parole, Gesù le rivela la sua dignità umana: egli ha bisogno di lei, lei ha qualcosa da dargli. Facendo questo, Gesù mostra allo stesso tempo in che cosa consiste la vera dignità umana: nella capacità di dare e di darsi.

L’acqua viva
Gesù chiede alla Samaritana da bere, e alla risposta carica di perplessità della donna: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” Gesù introduce subito il discorso dell’acqua viva. Gesù ha sete, ma di donare salvezza! “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Quest’acqua che Gesù promette non è una acqua normale, materiale. In effetti quest’acqua ha la proprietà inaudita di dissetare definitiva-mente, di dare tutto ciò che è necessario alla vita. Ma che cosa è questa acqua viva che Gesù promette alla donna? Nello stesso vangelo di Giovanni ne troviamo la risposta: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato” (Gv 7,37-39). L’acqua viva è allora il dono dello Spirito Santo che scenderà su tutta l’umanità con la glorificazione di Gesù, quando egli porterà a compimento la sua missione terrena. Si capisce allora come solamente Giovanni nota nel suo vangelo il compiersi delle parole di Gesù quando, trafitto dalla lancia del soldato romano sulla croce, dal suo costato escono sangue ed acqua. Attraverso il dono della sua vita (il suo “sangue”), Gesù diventa per l’umanità una sorgente di acqua viva, comunica definitivamente la realtà del Dio vivente attraverso il dono senza misura del suo Spirito. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Si passa dall’acqua materiale a quella spirituale, dalla sete di Gesù alla sete della donna. Il dialogo conduce lentamente la donna a scoprire la sua sete. Ma a questo punto sorprende la richiesta di Gesù che sembra apparentemente non avere nessuna attinenza con la “sete” della donna: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Non appena la Samaritana comincia a intraprendere la strada della sete spirituale, Gesù la rimanda alla sua vita quotidiana, alle sue relazioni con i suoi vicini, cominciando da colui che dovrebbe esserle più vicino tra tutti. Facendo questo, egli impedisce che la sua religione diventi una fuga, un modo di voltare le spalle a un mondo inospitale per trovare rifugio lontano dalla realtà. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. Gesù non la condanna rivelandole il disordine affettivo e morale della sua vita, ma vuole aiutare la donna a prendere consapevolezza che il dono dell’acqua viva passa attraverso il desiderio vivo e sincero di affidare a Dio tutte le proprie debolezze e lasciarsi guarire. L’acqua viva giunge a chi è “vero”, a chi è disposto a non nascondere le proprie miserie davanti a Dio. Il dono dell’acqua viva passa attraverso la nostra disponibilità, umile e sincera, a prendere consapevolezza delle nostre miserie e ad essere pronti al cambiamento. Questo cambiamento la Samaritana è disposto a farlo. Ne è prova il fatto che a un certo punto “lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. La Samaritana diventa annunciatrice della gioia che le è entrata nel cuore, dell’acqua viva che senza accorgersene ha inondato la terra arida della sua anima. Come i discepoli lasciarono le reti e lo seguirono, diventando pescatori di uomini, così la Samaritana lascia la brocca, cioè la sua sete materiale, e diventa portatrice di un’altra acqua, quella viva che Gesù le ha donato. Come nelle Nozze di Cana, Gesù è lo sposo venuto per celebrare le sue nozze con la Chiesa sua sposa. Gesù è dunque lo sposo venuto per invitare gli uomini a entrare in una comunione di vita con lui e, in tal modo, con il Padre. Accogliendo il Cristo e bevendo la sua acqua viva o il suo vino nuovo, noi partecipiamo già alle nozze dell’Agnello, alla gioia di un mondo riconciliato. Per la Samaritana che aveva avuto sei uomini, Gesù si presenta come il vero sposo, il settimo uomo ad entrare nella sua vita, per placare la sua ossessionante ricerca facendola passare ad un altro livello: in questo numero c’è l’immagine del sabato, il settimo giorno che apre la settimana a un compimento in Dio. Ed ecco che alla fine sono i samaritani a portare questa linea al suo punto culminante: Sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo. Gesù offre a tutti i popoli della terra l’acqua viva, che li rende veri adoratori del Padre in spirito e verità. Attraverso il Cristo una sorgente di riconciliazione veramente universale entra nella storia del nostro mondo. Anche se universale, questa sorgente è allo stesso tempo personale, poiché essa entra nel cuore di ciascun essere che si avvicina a Gesù in un atteggiamento di disponibilità.


sabato 11 maggio 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 12 Maggio 2019 - IV di Pasqua " del Paralitico"

12 MAGGIO 2019
DOMENICA IV DI PASQUA:
DEL PARALITICO.
Sant’Epifanio, vescovo di Cipro. San Germano, arcivescovo di Costantinopoli. 
Appizzatina del Palio del SS.mo Crocifisso


1^ ANTIFONA

Alalàxate to Kirìo pàsa i ghì. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Applaudite a Dio, o abitanti della terra tutta. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Theòs iktirìse imàs ke evloghìse imàs. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Iddio abbia pietà di noi e ci benedica. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Anastìto o Theòs ke dhiaskorpisthìtosan i echthrì aftù ke fighètosan apò prosòpu aftù i misùndes aftòn.

Christòs anèsti ek nekròn, thanàto thànaton patìsas, ke tis en tis mnìmasi zoìn charisàmenos. 

Sorga Iddio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano quelli che lo odiano davanti alla sua faccia.

Cristo è risorto dai morti, con la morte ha sconfitto la morte e a coloro che giacevano nei sepolcri ha fatto grazia della vita.


ISODIKÒN

En ekklisìes evloghìte ton Theòn, Kìrion ek pigòn Israil. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàssi: Alliluia.

Nelle assemblee benedite Dio, il Signore delle fonti d’Israele. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKIA

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dai morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

I ke en tàfo katìlthes, Athànate, allà tu Adhu kathìles tin dhìnamin ke anèstis os nikitìs, Christè o Theòs, ghinexì mirofòris fthenxà-menos: Chèrete, ke tis sis Apostòlis irìnin dhorùmenos, o tis pesùsi parèchon anàstasin.

Sei disceso nella tomba, o Immortale, e all'incontro hai distrutto la potenza dell’Inferno; e sei risorto qual vincitore, o Cristo Dio, esclamando alle donne che ti recavano aromi: Salve! e hai concesso la pace ai tuoi Apostoli, Tu che dai ai peccatori la risurrezione.

TRISAGIO

Osii is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

APOSTOLOS (Atti 9, 32 - 42)

- Inneggiate al Dio nostro, inneggiate; inneggiate al re nostro, inneggiate. (Sal 46,7)

- Popoli tutti, applaudite, acclamate a Dio con voci di Gioia. (Sal 46,2)

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che dimoravano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su un lettuccio ed era paralitico. Pietro gli disse: “Enea, Gesù Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto”. E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore. A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità, nome che significa “Gazzella”, la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni si ammalò e morì. La lavarono e la deposero in una stanza al piano superiore. E poiché Lidda era vicina a Giaffa i discepoli, udito che Pietro si trovava là, mandarono due uomini ad invitarlo: “Vieni subito da noi!”. E Pietro subito andò con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche ed i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: “Tabità, alzati!”. Ed essa aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i credenti e le vedove, e la presentò loro viva. La cosa si riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore.

Alliluia (3 volte).

- In te mi rifugio, Signore, ch’io non resti confuso in eterno. Liberami per la tua giustizia e salvami. (Sal 70,1) Alliluia (3 volte).

-Sii per me un Dio protettore, e baluardo inaccessibile ove pormi in salvo. (Sal 70,3) Alliluia (3 volte).

VANGELO (Giovanni 5, 1 - 15)

In quel tempo, vi fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: “E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero allora: “Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

MEGALINARION

O Ánghelos evòa ti kecharitomèni: Aghnì Parthène, chère, ke pàlin erò, chère; o sos Iiòs anèsti triìmeros ek tàfu ke tus nekrùs eghìras, laì agalliàsthe. Fotìzu, fotìzu, i nèa Ierusalìm; i gar dhòxa Kirìu epì se anètile. Chòreve nin ke agàllu, Siòn: Si dhe, aghnì, tèrpu, Theotòke, en ti eghèrsi tu tòku su.

L’Angelo gridava alla piena di grazie: Salve, o casta Vergine! Ed io nuovamente esclamo: Salve! Il Figlio tuo, il terzo giorno, risuscitò dalla tomba e risvegliò alla vita i morti. O popoli, esultate! Ammàntati di luce, o nuova Gerusalemme, ché su di te è sorta la gloria del Signore. Rallègrati ora e gioisci, o Sion; e Tu, o Santa Madre di Dio, esulta per la risurrezione del tuo Figlio.


KINONIKON

Sòma Christù metalàvete, pighìs athanàtu ghèfsasthe. Allilùia.

Ricevete il Corpo di Cristo, gustate la sorgente immortale. Allilùia.



sabato 4 maggio 2019

Descrizione dell'icona delle Mirofore

DESCRIZIONE DELL’ICONA


Le donne

Il vangelo di Marco ci racconta che il giorno dopo il sabato Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome, si recarono al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio. L’icona delle mirofore rappresenta il momento in cui le tre donne arrivano al sepolcro e lo trovano spalancato e vuoto. Tra le mani hanno i vasetti di unguento profumato, la mirra, per ungere il corpo del loro Signore che, al tramonto del venerdì, subito dopo la morte, era stato portato in tutta fretta al sepolcro senza alcun rito di purificazione, essendo imminente la festa di Pasqua.

Le tre donne ricordano i magi che vennero dal lontano oriente per adorare il Salvatore. Uno di essi portava proprio la mirra, segno profetico della resurrezione di Cristo. Le tre donne sono le prime testimoni della tomba vuota, cioè della vittoria di Cristo sulla morte. Sono le prime a portare agli apostoli il lieto annuncio della resurrezione che avevano ricevuto direttamente dall’angelo.

L’angelo

Al sepolcro, seduto sulla pietra che chiudeva la tomba e che era stata rotolata via, le donne trovano un giovane, vestito di bianche vesti. È l’angelo della resurrezione, che annuncia che Gesù è vivo: “Non cerate tra i morti colui che è vivo”. L’angelo della resurrezione si presenta maestoso e sereno. Comunica gioia e pace. L’annuncio che tutta la storia attendeva viene finalmente dato per bocca sua: la morte è stata sconfitta. Con la mano destra indica la tomba vuota, mentre con la sinistra annuncia che Gesù non è più tra i morti, è vivo. Ma non si tratta di una rianimazione di cadavere come nel caso della resurrezione di Lazzaro. Gesù è vivo, e non muore più. Il suo corpo è di carne trasfigurata, redenta. Appartiene al cielo, come indica la mano sinistra dell’angelo.

La tomba

La tomba vuota è raffigurata come una bocca spaventosa. Sono le fauci della morte, mai sazia. La morte ha ingoiato l’autore della vita, ma non ha potuto trattenerlo, è stato come “vomitato”. Il sarcofago che conteneva il corpo di Cristo è, infatti, fuori dalle “fauci della morte”. La morte è stata vinta, sconfitta. All’interno del sarcofago sono visibili le bende che avvolgevano il corpo del Signore. Somigliano al bozzolo di una farfalla appena nata. Le bende sono raffigurate ancora piegate ma senza il corpo di Gesù all’interno; le bende del capo, invece, come racconta Giovanni nella sua testimonianza oculare, piegate a parte. Appare subito evidente il miracolo della resurrezione. Il corpo non è stato rubato ma si è come volatilizzato, lasciando le bende così com’erano. Il sarcofago di pietra, a forma rettangolare, ricorda quello della natività. Nell’icona della natività Gesù non è adagiato nella mangiatoia come nella nostra tradizione occidentale, ma è avvolto come una mummia e messo in un sarcofago di pietra a forma rettangolare. Il significato è prettamente legato al mistero della Pasqua. Colui che noi adoriamo nella grotta di Betlemme, è colui che è sceso dal cielo per strapparci dal potere della morte. Anche il sepolcro aperto, come le fauci spalancate di una belva assetata di sangue, lo ritroviamo nell’icona della natività. Gesù ha assunto la nostra carne per liberarci dal potere dell’Ade. La solennità del Natale è strettamente legata e dipendente da quella di Pasqua e questo l’icona delle mirofore lo mostra molto chiaramente.

Il paesaggio

Sul fondo in oro si delinea il paesaggio dell’icona. Sullo sfondo due montagne, entrambe caratterizzate da una caverna nera: una sembra quasi fagocitare la città di Gerusalemme, chiusa nelle sue mura. Gerusalemme è la città santa che uccide i profeti dopo averli accolti. Quelle fauci aperte che si vedono alla base del monte di sinistra vogliono indicare questo ruolo funesto della città santa. Gesù fu crocifisso e sepolto fuori le mura di Gerusalemme. La montagna di destra è l’ingresso all’Ade, il regno dei morti. La morte è stata sconfitta

Maria e le Donne, apostole degli Apostoli

Secondo la Liturgia bizantina, Maria è tra le Donne Mirofore che si recano al sepolcro del Signore; portano olio profumato (myron) per ungere il corpo morto del Signore. Ma già nel Cantico il termine myron è anche un nome dello Sposo (Ct 1, 3). Cristo è il Figlio di Dio "Unto" nello Spirito quale Re Sacerdote e Sposo della Chiesa. Myron è uno dei titoli dati dalla Chiesa greca a Cristo. E Maria è Mirofora, portatrice del Figlio di Dio, Unto di Dio, Salvatore degli uomini e Sposo dei redenti. Le stesse Donne sono dette "apostole degli Apostoli", o anche "le eguali agli Apostoli" (isapóstolai), come le chiama ancora la Tradizione greca. Le Mirofore, testimoni della morte e della sepoltura di Cristo, sono coloro che cercano lo Sposo assente (Ct 3, 1-2; 5, 6; 6, 1). Dopo tre giorni esse sono rese partecipi della meravigliosa storia dell'incontro con il Risorto. Il mattino di Pasqua 1'Emmanuele si mostra loro come il Vivente eterno perennemente giovane, costituitosi egli stesso primo predicatore della sua Resurrezione. Le Donne sono le prime a vedere Cristo Uomo Nuovo, ad ascoltare dalle sue stesse labbra l'annuncio della Resurrezione. Esse sono quindi valide testimoni della tomba vuota e dell'annuncio della Resurrezione; sono esse a riferire tale annuncio agli Apostoli e da questi ultimi parte tutta la predicazione del Kérygma del Maestro nel mondo. Se la Donna aveva portato all'uomo l'invito alla morte, era necessario che a lei per prima fosse annunciata dal Signore Risorto la Vita nuova e che da lei l'annuncio della Resurrezione fosse recato all'uomo, cioè agli Apostoli. Del resto l'annuncio della redenzione nell'Antico Testamento era stato dato alla Donna (Gn 3, 15); in lei era stato posto l'inizio della Promessa divina (Mic 5, 2; Is 7, 14). Anche adesso, al culmine della Alleanza Ultima, sarà la Donna la prima a ricevere e a trasmettere l'annuncio di Cristo Risorto. Le Donne inviate da Cristo Risorto erano probabilmente unite al Signore dalla comune origine in Galilea; esse lo avevano seguito per ascoltarlo e si erano abbandonate alla sua azione di salvezza (cfr Mt 27, 55-56; Lc 8, 2-3; Mc 15, 40-41). Forse più che gli Apostoli esse erano convinte che l'Emmanuele è l'Inviato da Dio, la sua Parola Vivente; non lo avevano tradito né abbandonato, ma anzi avevano proceduto con lui in paziente fedeltà dalla Galilea a Gerusalemme ed erano divenute sue familiari. Ora il Risorto si manifesta e parla loro; ed esse che nella struttura gerarchica e sacramentale non hanno un vero posto, assumono un ruolo di primissimo piano. E non va inteso come un fatto occasionale e momentaneo, ma come una comunione di vita sia tra il Signore e le Donne, sia tra esse e gli Apostoli; è in virtù della loro fede che esse appartengono alla nuova Famiglia di Dio sulla terra, nata dalla Resurrezione. Se tale è il ruolo della Donna nella Resurrezione, tanto più Maria, la Madre, occuperà un ruolo di importanza unica. La Chiesa bizantina ha addirittura istituito una festa che riguarda soltanto le Donne Mirofore. Lo stretto rapporto tra la Resurrezione, la Domenica mattina, e la loro presenza al sepolcro, è all'origine della data celebrativa per la II Domenica dopo Pasqua. La memoria delle Mirofore si protrae per un'intera settimana, detta appunto "la Settimana delle Mirofore". Esse vengono chiamate anche "evangeliste", e la Liturgia così le saluta: "Le donne di divina sapienza correvano con aromi, e ti cercarono con lacrime quasi tu fossi un mortale. Ma esultanti di gioia, ti adorarono Dio vivo, e te annunciarono ai discepoli tuoi, o Cristo".

La Domenica Bizantina - Domenica 05 Maggio 2019 - III di Pasqua "delle Miroforore"

05 MAGGIO 2019
DOMENICA III DI PASQUA:
DELLE MIROFORE.
Santa Irene, megalomartire.



1^ ANTIFONA

Alalàxate to Kirìo pàsa i ghì. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Applaudite a Dio, o abitanti della terra tutta. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Theòs iktirìse imàs ke evloghìse imàs. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Iddio abbia pietà di noi e ci benedica. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Anastìto o Theòs ke dhiaskorpisthìtosan i echthrì aftù ke fighètosan apò prosòpu aftù i misùndes aftòn.

Christòs anèsti ek nekròn, thanàto thànaton patìsas, ke tis en tis mnìmasi zoìn charisàmenos. 

Sorga Iddio e siano dispersi i suoi nemici e fuggano quelli che lo odiano davanti alla sua faccia.

Cristo è risorto dai morti, con la morte ha sconfitto la morte e a coloro che giacevano nei sepolcri ha fatto grazia della vita.


ISODIKÒN

En ekklisìes evloghìte ton Theòn, Kìrion ek pigòn Israil. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàssi: Alliluia.

Nelle assemblee benedite Dio, il Signore delle fonti d’Israele. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.


APOLITIKIA

Ote katìlthes pros ton thànaton, i zoì athànatos, tòte ton àdhin enèkrosas ti astrapì tis Theòtitos; òte dhe ke tus tethneòtas ek ton katachtonìon anèstisas, pàse e dhinàmis ton epuranìon ekràvgazon: Zoodhòta Christè, o Theòs imòn, dhòxa si.

Quando Tu, vita immortale, discendesti incontro alla morte, allora annientasti l’inferno col fulgore della Divinità, ma allorché risuscitasti i morti dai luoghi sotterranei, tutte le Potenze sovra-celesti esclamarono: Cristo, Dio nostro, datore di vita, gloria a Te. 

O efschìmon Iosìf apò tu xìlu kathelòn to àchrandòn su sòma, sindhòni katharà ilìsas ke aròmasin, en mnìmati kenò kidhèfsas apètheto; allà triìmeros anèstis, Kìrie, parèchon to kòsmo to mèga èleos.

Il nobile Giuseppe, avendo calato dal legno il tuo immacolato corpo, l’avvolse con bianca sindone e lo cosparse di aromi e, resigli gli ultimi onori, lo depose in un sepolcro nuovo; ma tu, o Signore, sei risorto dopo tre giorni, dando al mondo la tua grande misericordia.


Tes mirofòris ghinexì parà to mnìma epistàs, o ànghelos evòa: ta mìra tis thnitìs ipàrchi armòdhia, Christòs dhe dhiafthoràs edhìchthi allòtrios; allà kravgàsate: Anèsti o Kìrios, parèchon to kòsmo to mèga èleos.

Stando dinanzi al sepolcro, l’angelo alle donne recanti aromi gridò: gli aromi si addicono ai mortali, Cristo invece si è mostrato libero da qualunque corruzione. Ma gridate: È risorto il Signore, dando al mondo la grande misericordia.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

I ke en tàfo katìlthes, Athànate, allà tu Adhu kathìles tin dhìnamin ke anèstis os nikitìs, Christè o Theòs, ghinexì mirofòris fthenxà-menos: Chèrete, ke tis sis Apostòlis irìnin dhorùmenos, o tis pesùsi parèchon anàstasin.

Sei disceso nella tomba, o Immortale, e all'incontro hai distrutto la potenza dell’Inferno; e sei risorto qual vincitore, o Cristo Dio, esclamando alle donne che ti recavano aromi: Salve! e hai concesso la pace ai tuoi Apostoli, Tu che dai ai peccatori la risurrezione.

TRISAGIO

Osii is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

APOSTOLOS (Atti 5,12-20)
- Mia forza e mio canto è il Signore, egli è divenuto la mia salvezza. (Sal 117,14).

- Il Signore mi ha provato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte. (Sal 117,18).

Dagli Atti degli Apostoli.
In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola”. Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.

Alliluia (3 volte).
- Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. (Sal. 19,2).
Alliluia (3 volte).
- O Signore, salva il re, ed ascoltaci nel giorno in cui ti invocheremo. (Sal. 19,10).
Alliluia (3 volte).

VANGELO (Marco 15, 43-47; 16, 1-8)

In quel tempo, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?”. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora, andate, dita ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

MEGALINARION

O Ánghelos evòa ti kecharitomèni: Aghnì Parthène, chère, ke pàlin erò, chère; o sos Iiòs anèsti triìmeros ek tàfu ke tus nekrùs eghìras, laì agalliàsthe. Fotìzu, fotìzu, i nèa Ierusalìm; i gar dhòxa Kirìu epì se anètile. Chòreve nin ke agàllu, Siòn: Si dhe, aghnì, tèrpu, Theotòke, en ti eghèrsi tu tòku su.

L’Angelo gridava alla piena di grazie: Salve, o casta Vergine! Ed io nuovamente esclamo: Salve! Il Figlio tuo, il terzo giorno, risuscitò dalla tomba e risvegliò alla vita i morti. O popoli, esultate! Ammàntati di luce, o nuova Gerusalemme, ché su di te è sorta la gloria del Signore. Rallègrati ora e gioisci, o Sion; e Tu, o Santa Madre di Dio, esulta per la risurrezione del tuo Figlio.


KINONIKON

Sòma Christù metalàvete, pighìs athanàtu ghèfsasthe. Allilùia.

Ricevete il Corpo di Cristo, gustate la sorgente immortale. Allilùia.


DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Christòs anèsti ..... (1 volta) 
Cristo è risorto .... (1 volta)