giovedì 15 novembre 2018

Statuto Confraternite Eparchia di Piana degli Albanesi n. 3

NORME PER L'AMMISSIONE ALLA CONFRATERNITA

MEMBRI DELLA CONFRATERNITA

Art. 36
1) Possono essere iscritti alla Confraternita coloro che, compiuto il 15°anno di età, siano di buoni costumi, osservanti dei doveri religiosi e sufficientemente istruiti nella dottrina cristiana.
2) I ragazzi di età inferiore ai 15 anni possono essere ammessi come ASPIRANTI.
Per cui, i Confrati si distinguono in: Professi, Novizi ed Aspiranti.
3) Si può essere Confrate professo soltanto di una Confraternita.
Pertanto, a partire dall'entrata in vigore del presente regolamento, non si possono più iscrivere Confrati aderenti.
4) Il Confrate che sia aderente, prima della suindicata data, al momento delle elezioni continuerà a godere della voce attiva (può votare) e non di quella passiva (non può essere eletto).
5) Non possono far parte della Confraternita coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni segrete contrarie ai valori cristiani cattolici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passati in giudicato.

DOVERI

Art. 37 - I Confrati hanno l’obbligo di partecipare a tutte le funzioni della Confraternita e alle manifestazioni indette dal Centro diocesano. Debbono prendere parte alla processione cittadina del “Corpus Domini” e a quella del santo Patrono della Diocesi. Le Confraternite dei paesi a quella del Patrono del luogo.

Art. 38- I Confrati debbono ricordare sempre che le sacre processioni sono solenni atti di culto con i quali si intende promuovere la pietà dei fedeli al fine di lodare Dio, ringraziarlo dei benefici ricevuti, chiedergli perdono perle colpe commesse e implorare il Suo aiuto. Le Confraternite che organizzano feste religiose interne ed esterne sono tenute ad osservare il Regolamento per le feste religiose dell'Ordinario.

Art. 39 - Chi desidera essere iscritto alla Confraternita presenta domanda scritta al Superiore (cfr. modulo iscrizione Confraternita). Il Superiore, entro un mese discute in Consiglio circa l'accettazione in prova del richiedente; il Consiglio si esprime inappellabilmente sull'ammissione o meno e il Superiore ne dà notizia all'interessato.

Art. 40 - Ogni domanda di ammissione deve essere corredata dai seguenti documenti:
a) Certificato di battesimo;
b) Certificato di matrimonio religioso per i coniugati;
c) Stato di famiglia;
d) Nulla osta del proprio Parroco;
e) Presentazione da parte di due Confrati Professi.

Art. 41 -1 nuovi iscritti, dopo il rito della Vestizione, faranno un anno di noviziato, dopo il quale, su relazione del Maestro dei Novizi e a giudizio del Consiglio, vengono ammessi alla Professione e iscritti nel numero dei Confrati con tutti i diritti e doveri.
L'Atto di Professione, come già quello della Vestizione, avverrà secondo il rituale approvato dall'Ordinario (v. pag. 65).

NOVIZIATO

Art. 42 - Durante l'anno di noviziato, i nuovi iscritti si raduneranno ogni 15 giorni almeno, sotto la guida del Maestro dei Novizi e del Parroco, per lo studio dello Statuto, dei Regolamenti diocesani ed un'opportuna istruzione religiosa.

Art. 43 I Novizi parteciperanno a tutte le funzioni religiose e, a discrezione del Superiore, alle riunioni dei Confrati.

DOVERI E SANZIONI

Art. 44-I Confrati debbono partecipare tutte le domeniche e feste di precetto per partecipare attivamente alla Santa Messa, avvicinandosi alla Santa Comunione e al Sacramento della Misericordia.
Almeno una volta al mese, nell’ora più conveniente, assisteranno all'istruzione religiosa impartita dal Parroco o dall'Assistente, i quali se impediti, per motivi pastorali, potranno delegare il Maestro dei Novizi o un catechista a loro scelta.
A giudizio del Parroco, può essere necessario arricchire la formazione di tutti i Confrati anche professi, con un ulteriore corso di 23 incontri almeno, di cui 15 sulle verità della dottrina della fede e 8 sullo Statuto e Regolamenti diocesani per le Confraternite, curati da un Catechista di sua nomina, preferibilmente un Confrate che abbia frequentato i corsi o rivesta i ministeri di cui all'art. 4. del regolamento per il Consiglio diocesano. Il Parroco può avanzare, in tal senso, richiesta al Centro diocesano, qualora trovasse difficoltà nel reperire la disponibilità di un catechista. Tale Catechista, per tali fini, convoca, d'accordo con il Superiore, l'assemblea dei Confrati e per gli assenti ingiustificati può richiedere al Superiore la procedura prevista dalfart. 46 del presente Regolamento.
I Confrati parteciperanno sempre alle Assemblee indette dal Superiore.

II Segretario annoterà sempre le presenze, facendovi apporre infine la firma del Superiore e dell'Assistente o Catechista. Le eventuali assenze giustificate dovranno essere giustificate e trascritte nello stesso verbale II Confrate che è abitualmente assente ingiustificato verrà trattato a norma dell'art. 46 di questo Regolamento.

Il Confrate emigrato, in età avanzata (oltre 80 anni) o per motivi di salute, opportunamente certificati, è giustificato nelle assenze.

Art. 45 - Il Centro diocesano potrà indicare temi di riflessione e cultura religiosa, integrabili da argomenti particolari, ritenuti utili dall'Assistente o dal Catechista. Inoltre, potrà proporre temi indicati, per un cammino di comunione nazionale, dalla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d'Italia.
Pertanto, essendo la Confraternita un ente ecclesiale dovrà aderire al Centro diocesano, creato dal Vescovo, così come dovrà aderire alla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d'Italia creata dalla Conferenza Episcopale Italiana, per un cammino di santità in comune con le altre Confraternite italiane, che ne fanno già parte.

Art. 46 - Il Confrate che si comporta male sul piano umano, religioso e sociale e che trasgredisce i suoi doveri, viene prima richiamato dalla Presidenza; dopo due mesi, persistendo, viene privato dalla voce attiva e passiva; dopo sei mesi viene considerato decaduto.
Il Confrate ha diritto di fare ricorso al Centro diocesano, entro tre mesi dal provvedimento.

SEZIONE ASPIRANTI

Art. 47 - Cura particolare si abbia in ogni Confraternita per i ragazzi di età inferiore ai 15 anni che, come detto nell'art. 36 del Regolamento, formano la sezione aspiranti della Confraternita e come tale la speranza della sua futura vitalità.

Art. 48 - Il Consiglio della Confraternita nominerà un giovane Delegato per gli aspiranti, che può essere anche il Maestro dei Novizi, il quale curerà, di concerto col Parroco, la loro formazione morale e religiosa, promuovendo anche quelle sane forme ricreative, che servono per tenere impegnati i giovani, senza, peraltro, farne lo scopo preminente.

Art. 49 - Gli aspiranti partecipano alle loro riunioni e a tutte le funzioni religiose della Confraternita. Compiuti i 15 anni possono essere ammessi alla vestizione e al noviziato (vedipag. 65).

GRUPPO GIOVANI (15 -30 ANNI)

Art. 50 - Ogni Confraternita abbia un Delegato per il gruppo di giovani. Egli, tenendo affiatati i giovani, ne curerà la presenza attiva ai doveri del Confrate ( art.37 e seguenti Regolamento) e curerà, come detto per il Delegato degli aspiranti (art.48 Reg.) “quelle forme ricreative che servono per tenere impegnati i giovani, senza, peraltro, farne lo scopo preminente.”.

ISTITUZIONE DI NUOVE CONFRATERNITE
Art. 51 - Fermo restando il principio di non istituire, senza necessità, nuove Confraternite, quando ragioni pastorali lo suggeriscono, il Parroco, che ne ritiene opportuna la nascita, farà domanda all'Ordinario, indicando i motivi pastorali, gli scopi
della medesima e accludendo la lista dei nomi di quanti desiderano farne parte.
Non è consentita la nascita di Confraternite intitolate a S. Pio da Pietrelcina, in quanto lo stesso ha istituito i Gruppi di preghiera, che hanno una loro specifica normativa, va da sé che la devozione al Santo non è messa in discussione.

Art. 52 - Avuto il consenso dell'Ordinario, inizia per gli iscritti l'anno di noviziato (art.42 di questo regolamento) dopo il quale, si emette l’atto di professione e si indicono le elezioni dei Gestori, secondo le norme di questo regolamento (nel presente caso non vale la clausola dei tre anni di professione).
Per l’anno di prova, farà da Superiore uno degli iscritti, designato dal Parroco, (tale incarico non viene conteggiato per i due mandati consecutivi, di cui all’art. 4 del presente regolamento)

Art. 53 - Le Confraternite possono essere: a) maschili; b) femminili; c) miste.
Per queste ultime, i Gestori della Confraternita possono essere sia di sesso maschile sia femminile.

Art. 54 - Per un'esatta amministrazione dei beni mobili ed immobili, ogni Confraternita terrà aggiornato il libro dell'inventario, inviandone, annualmente, copia al Centro Diocesano e alla Curia.

Art. 55 - E' opportuno che siano distinte le amministrazioni e quindi gli inventari, dei beni della Confraternita con quelli della Chiesa, specie quando questa non fosse proprietà della Confraternita.

A tal uopo, è necessario che si abbiano e si conservino gli atti di proprietà (mappa catastale, atto di fondazione, di donazione, di compra ecc.) e della Chiesa e dei locali annessi e delle altre possibili proprietà. Ogni anno verrà inviato al Centro Diocesano, che visterà per ricevuta, e alla Curia l'inventario eventualmente aggiornato, il bilancio consuntivo e preventivo.




Statuto Confraternite Eparchia di Piana degli Albanesi n. 2

COMPITI DEI GESTORI


Art. 21-Il Superiore rappresenta la Confraternita, convocala Direzione, il Consiglio e l'Assemblea, prepara, d'accordo con la Direzione o Seggio direttivo, l'Ordine del Giorno per il Consiglio e l'Assemblea, firma i verbali, i mandati, gli avvisi.

Art.22 - Il Segretario redige i verbali delle Assemblee, dà corso alla corrispondenza, tiene aggiornato l'elenco dei Confrati e ne registra le presenze, conserva atti e registri, dirama gli inviti, firma con il Superiore gli atti della Confraternita.

Art. 23 - Il Primo Congiunto sostituisce il Superiore quando è assente o impedito; lo stesso fa il secondo Congiunto in assenza di entrambi. Detta supplenza avviene solo per le cose di ordinaria amministrazione; per altre necessità, occorre mandato speciale scritto. Ordinariamente i due Congiunti aiutano il Superiore in tutte le attività e con il Superiore formano l'Organo collegiale del Seggio direttivo o Direzione.

Art. 24 - In caso di dimissioni o di decesso o di invalidità fisica o morale del Superiore subentra il primo Congiunto, con il consenso del Centro diocesano e per un tempo non superiore ai sei mesi, dopo di che si procederà a nuove elezioni.

Art. 25 - In caso di dimissioni o di decesso o di invalidità fisica o morale di uno dei Congiunti, il Superiore dovrà informare il Centro diocesano, che provvederà alla nomina del primo dei non eletti secondo la graduatoria delle elezioni precedenti.
Per i casi in cui è stata esaurita tale graduatoria, caso per caso, il Presidente del Centro diocesano, d'accordo con il Delegato Vescovile, deciderà come procedere in merito.

Art. 26 - Il Cassiere, emesso il giuramento di diligente e fedele amministrazione e conservazione dei beni, secondo la formula del rituale (vedi pag. 67), tiene in custodia la cassa, segue su mandato del Superiore le riscossioni e i pagamenti, redige e tiene aggiornato l'inventario dei beni mobili e immobili, la cui copia, controfirmata dal Superiore e dal Parroco, invia annualmente al Centro diocesano e alla Curia.

Art. 27 - Alla fine di ogni anno il Superiore invia alla Curia, tramite il Centro diocesano, l'inventario aggiornato, il bilancio consuntivo e preventivo controfirmato dal Parroco.

CUSTODIA DEI BENI

Art. 28 - Gli arredi, i vasi sacri e gli altri oggetti preziosi devono essere custoditi in luogo sicuro, determinato dal Superiore d'accordo con il Rev.do Parroco.

E' vietata la custodia di questi beni in case private.

L'inventario, aggiornato annualmente, e, possibilmente arricchito da opportune fotografie, deve essere trasmesso in copia al Centro diocesano e alla Curia. E’ conveniente e possibilmente opportuno, che, per maggior garanzia, siano conservati in cassette di sicurezza presso Banche o Casseforti. Dei beni immobili debbono conservarsi nell'archivio della Confraternita i titoli di proprietà. L'alienazione o vendita oppure la donazione di qualsiasi bene appartenente alla Confraternita deve essere prima autorizzata dall'Ordinario. Qualsiasi spesa eccedente l'ordinaria amministrazione deve essere approvata dall'Assemblea o, per i casi specifici, previsti dal seguente regolamento, dal Consiglio della Confraternita.

Art. 29 - Ogni Confraternita, pertanto, dovrà tenere i seguenti libri:
a) libro inventario dei beni mobili e immobili con i documenti relativi;
b) libri dei verbali della Direzione o Seggio direttivo, del Consiglio e dell'Assemblea;
c) libro cassa;
d) elenco o registro dei Confrati con le generalità e notizie particolari (data Vestizione e Professione, recapiti ecc.), sono da ritenere opportune singole carpette per ogni iscritto;
e) libro delle presenze.

Art.30 - Il Maestro dei Novizi, che è opportuno scegliere tra i Confrati più formati, coadiuva il Parroco o l’Assistente ecclesiastico nella formazione religiosa, morale e sociale dei nuovi iscritti. Il Maestro dei Novizi dovrà curare, inoltre, anche la propria formazione spirituale, utilizzando gli stessi corsi o rivestendo gli stessi ministeri, indicati per il Consigliere diocesano nel precedente art. 4,2° comma del Regolamento del Consiglio diocesano

Art. 31 II Prefetto di Sacrestia cura il rispetto dei luoghi sacri, l'ordine e il decoro delle sacre funzioni, custodisce gli arredi e gli oggetti sacri, di cui alfart. 21 dello Statuto, che gli vengono affidati dal Superiore.

NOMINA E COMPITI DEL COMMISSARIO

Art. 32 - Su richiesta del Presidente diocesano, il Vescovo nomina con un Suo decreto un Commissario, quando:
a) non è possibile eleggere un Superiore (art. 16 reg.);
b) ci sono dissensi tra i Confrati;
c) si sono riscontrate gravi deficienze amministrative;
d) la Confraternita, eretta dopo il 1929, non ha un numero sufficiente di Confrati, almeno 15;
e) immobilità della vita Confraternale.

Art. 33 - Compito del Commissario Vescovile è quello di:
a) riordinare, d’accordo con il Parroco, la Confraternita;
b) per il suo funzionamento può nominare un Superiore, un Segretario, un cassiere e un Maestro dei novizi, che agiranno tutti e sempre in suo nome;
c) il Commissario, durante il mandato, ha tutti diritti e i doveri dei Gestori, rappresenta legalmente la Confraternita per tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione;
d) alla fine di ogni anno solare, entro il più breve tempo possibile, quando lo richiedesse il prolungarsi dello stato commissariale, presenterà al Centro diocesano e alla Curia gli elenchi dei Confrati, l'inventario dei beni mobili ed immobili dei quali ha avuto fatta consegna al momento della nomina e il bilancio preventivo e consuntivo.

Art. 34 - Ricostituita la Confraternita, Il Commissario chiede al Centro diocesano e alla Curia il nulla osta per l'elezione dei gestori. La sua funzione decade nel momento in cui i nuovi eletti prendono possesso dell'Ufficio ed è tenuto a far loro le consegne, inviando al Centro diocesano e alla Curia il relativo verbale, firmato da lui e dai nuovi gestori.

Art. 35 - Qualora la ricostituzione della Confraternita non fosse possibile, sentito il parere del Centro diocesano, il Commissario fa alla Curia, nella persona del Delegato Vescovile, domanda di scioglimento della medesima e consegna, con relativo verbale firmato da Lui, dal Parroco, dall'Assistente ecclesiastico e vistato dal Centro diocesano stesso, tutti i beni mobili e immobili che vanno a far parte dei beni della Chiesa di Piana degli Albanesi.

Elezioni Confraternita del Ssmo Crocifisso - Regolamento Diocesano per le Confraternite dell'Eparchia di Piana degli Albanesi

REGOLAMENTO DIOCESANO PER LE CONFRATERNITE
DELL'EPARCHIA DI PIANA DEGLI ALBANESI

Definizione e Composizione degli Organi

Art. 1 - Gli organi della Confraternita sono:
a) La Direzione o il Seggio Direttivo;
b) Il Consiglio;
c) L'Assemblea.

Art. 2 - La Confraternita non ha scopo di lucro.

Art. 3 - La Direzione o gestione di ciascuna Confraternita è affidata ad un Presidente, che ne diventa legale rappresentante, coadiuvato da due Vice Presidenti detti “Congiunti”.

Art. 4 - Il Superiore e i due Congiunti sono eletti dall'Assemblea tra i Confrati professi che non abbiano superato il 75 anno di età, si prescinde da tale limite, per quelle Confraternite i cui Confrati iscritti e professi siano tutti ultrasettantacinquenni.

Il Seggio direttivo dura in carica tre anni.

Il Superiore dura in carica quanto il Seggio direttivo e può essere eletto soltanto per un secondo triennio; per un eventuale medesimo incarico dovrà passare almeno un triennio dall’ultimo trascorso.

Art. 5 - Per l'elezione del Superiore e dei Congiunti si richiede il nulla-osta dell'Ordinario.

Art. 6 Consiglio della Confraternita.

Il Consiglio è composto dal Rev.do Parroco e/o dell'Assistente ecclesiastico, che non hanno diritto al voto, e da altri 11 membri, di cui quattro di diritto, due, per nomina della Direzione della Confraternita e 5 eletti dall’Assemblea, così suddivisi:

Membri di diritto:
Il Superiore ed i due Congiunti eletti dall'Assemblea, di cui il Superiore neo eletto assume la presidenza del Consiglio medesimo;
Il Superiore uscente, come Consigliere;

Membri nominati dalla neo eletta Direzione:

il Segretario ed il Cassiere, che possono essere rimossi o riconfermati sempre dalla stessa Direzione;

altri cinque, su proposta della Direzione: il Maestro dei Novizi, il Prefetto di sacrestia, mentre per gli altri tre con diversi incarichi (eventuali Delegato per le sepolture, per i giovani o semplice Consigliere), eletti dall'Assemblea, nella prima seduta utile, dopo la presa di possesso del nuovo Seggio direttivo.

ASSEMBLEA DELLA CONFRATERNITA

Art. 7 - Convocazione e validità dell'Assemblea
L'Assemblea è formata da tutti i Confrati Professi e in regola con gli obblighi del proprio stato e della vita Confraternale.

L'Assemblea deve essere convocata ordinariamente almeno una volta all'anno e tutte le volte che il Superiore lo riterrà opportuno per discutere gli argomenti che lo Statuto ed i Regolamenti diocesani indicano che siano trattati dal massimo organo collegiale della Confraternita.

Essa può essere convocata con l'affissione all'albo della propria sede e della Parrocchia e/o con invito scritto a tutti i Confrati professi, che hanno diritto al voto.

Essa è validamente costituita in prima convocazione con oltre il 50% dei Confrati iscritti ed in seconda convocazione, che può essere fatta mezz'ora dopo la prima, qualunque sia il numero dei partecipanti.

Di seguito, in particolare per il rinnovo delle cariche elettive, valgono le seguenti disposizioni:

Art. 8 Elezioni dei gestori della confraternita
Per ottenere il Nulla osta dell'Ordinario per l'elezione dei Gestori di cui all'art. 5 dello Statuto, allo scadere del triennio, il Superiore (o in caso di rifiuto dello stesso, il Commissario ad acta, nominato a tal fine dal Centro diocesano) d'accordo con il Parroco, fa domanda al Centro diocesano che, a sua volta, chiede il Nulla osta alla Curia, nella persona del Delegato Vescovile, presentando l'elenco dei Confrati, aggiornato, l'ultimo bilancio consuntivo e l'inventario dei beni mobili ed immobili, anch'essi aggiornati, e vistati dal Parroco, qualora non fossero stati già presentati al Centro diocesano.

Art. 9 - Il Centro diocesano avanzerà tale richiesta al Delegato Vescovile se la Confraternita:
a) svolge con regolarità la sua attività;
b) ha effettuato l'annuale tesseramento;
c) ha partecipato a tutte le manifestazioni diocesane.

Art. 10 - Avuto il nulla osta della Curia, l'elezione dei Gestori viene fatta dall'Assemblea con voto segreto.

Resta inteso che per i casi particolari, da cui si evince la volontà ostruzionistica dei gestori uscenti di non favorire il democratico avvicendamento nella gestione Confraternale, il Presidente del Centro diocesano può proporre al Delegato Vescovile lo stesso svolgimento delle elezioni di rinnovo, fermo restando per i neo eletti l'obbligo di adeguarsi, nel più breve tempo possibile, alle disposizioni dello Statuto e dei Regolamenti diocesani, pena la decadenza delle cariche stesse.

PROCEDURE DI VOTAZIONE

Art. 11 - Il Seggio per le operazioni di voto e lo spoglio delle schede è composto da tre membri:
- il Rappresentante della Curia vescovile, che, qualora fosse impedito per motivi pastorali, può delegare il Rappresentante del Centro stesso;
- il Rappresentante del Centro Diocesano che ne assume la presidenza operativa;
- il Segretario della Confraternita che stila il verbale.

Art. 12 - La convocazione dell’Assemblea per l'elezione dei Gestori viene fatta con invito scritto ai singoli Confrati, da spedirsi o consegnare a mano in tempo utile e/o con l'affissione all'albo della Confraternita e della Parrocchia,

Art. 13 - L'Assemblea è valida, quando sono presenti, in prima convocazione, i due terzi dei membri aventi diritto al voto; in seconda convocazione (che può essere fatta mezz'ora dopo la prima) la maggioranza assoluta (metà più uno).

Hanno diritto al voto attivo (= possono votare) tutti i Confrati Professi (art. 7 di questo Regolamento); hanno diritto al voto passivo (= possono essere eletti): i Confrati che siano almeno professi da tre anni e che non abbiano superato il 75° anno di età; Tutti debbono essere stati assidui alle attività della Confraternita. Sono giustificate le assenze dei Confrati aventi impegni diocesani o zonali.

Art. 14 - Il Confrate che sia impedito, per giustificati motivi, a partecipare alla votazione può sottoscrivere la propria delega ad altro Confrate, è possibile delegare anche uno dei propri genitori o uno dei propri figli o il proprio coniuge. Tale delega deve essere autenticata col timbro e la firma del Segretario della Confraternita o con autentica di pubblico ufficiale o con firma e fotocopia del documento di riconoscimento valido; Un Confrate non può ricevere più di una delega; tutte le deleghe devono essere vistate dal Parroco.

Art. 15-1 componenti eletti del seggio direttivo debbono essere persone di provata rettitudine, che godano buona fama ed abbiano per lo meno un'elementare istruzione. E' auspicabile, altresì, che gli stessi guardino alla possibilità di continuare un proprio cammino di formazione spirituale anche con la frequenza degli stessi corsi di cui al precedente art. 4 comma 2° del Regolamento del Consiglio diocesano, o d'altri messi a disposizione da questa Chiesa locale.

Art. 16 - Per l'elezione a Superiore occorrono al primo scrutinio i due terzi dei voti dei presenti e nel secondo la maggioranza assoluta (= metà più uno). (Va da sé, che il Superiore uscente, che ha già completato il periodo massimo di due mandati consecutivi, non è più eleggibile, se non trascorre almeno il tempo di un turno dall'ultimo mandato, pertanto tutte le schede che risulteranno a Lui intestate o votate saranno considerate nulle.).

Se anche il secondo scrutinio va a vuoto, entro 15 giorni si indicono nuove elezioni con le medesime modalità.

Qualora anche queste elezioni fallissero, l'Ordinario nomina un Commissario vescovile di cui all'art. 31 di questo regolamento.

I due Congiunti vengono eletti, sempre con voto segreto, a maggioranza relativa (= chi ha più voti). A parità di voti è eletto Congiunto il più anziano di professione.

Per le Confraternite che hanno più di 90 iscritti

Art. 17 - la votazione avverrà nel seguente modo: nel luogo, nel giorno e nelle ore stabilite, sotto la presidenza del Rappresentante il Centro diocesano, il Segretario della Confraternita e con l'accordo del Delegato della Curia, si insedia il Seggio elettorale e si dichiara aperta la votazione per il Superiore e i due Congiunti. La votazione si protrarrà per due, tre... ore quante sono state prima concordate tra i gestori uscenti e il Centro diocesano.

Il tempo della votazione sarà fatta conoscere, a cura dei gestori della Confraternita, possibilmente con invito singolo ad ogni Confrate o con lettera di convocazione, che sarà affissa per due domeniche successive all'albo della porta della chiesa parrocchiale.

Le schede di votazione dovranno essere preparate dal Segretario della Confraternita in numero di due, di colore diverso, una per l'indicazione del voto al Superiore e una per l'indicazione del voto ai Congiunti, su ogni scheda dovrà essere apposto il timbro della Confraternita con l'indicazione della votazione a cui si riferisce (es.: scheda per l'elezione del Superiore o scheda per la votazione dei Congiunti), Tali schede dovranno essere siglate dal Presidente del Seggio o dai suoi collaboratori al momento delle elezioni.

Nelle schede di votazione non dovrà risultare alcun nome prestampato di eventuali candidati, pena la nullità delle elezioni stesse, (atteso che, tutti i Confrati con almeno tre anni di professione e fino al 75° anno di età sono eleggibili); per gli analfabeti, è possibile ricorrere all'aiuto del Presidente di seggio o dei suoi collaboratori, che sono estranei alla Confraternita e che ascolteranno in segreto il nome o i nomi prescelti e li trascriveranno sulla scheda di votazione, inserendola, poi, nell'urna.

In alternativa, è, altresì, possibile, per quest'ultimi, e per chi è impedito nella deambulazione, essere accompagnati nella cabina di votazione da uno dei parenti di cui al precedente art. 14, ultimo comma (genitori, figli o coniuge), della cui identità, garantisce, responsabilmente, il Segretario della Confraternita.

Per quanto riguarda le deleghe, valgono le stesse norme di cui al precedente art. 14.
Allo scadere del tempo stabilito, il Rappresentante del Centro diocesano dichiarerà chiuse le votazioni e, subito dopo, procederà allo scrutinio con l’aiuto del Segretario.

Per primo, scrutinerà le schede riguardanti l'elezione del Superiore e risulterà eletto chi avrà ottenuto più voti, dopo scrutinerà le schede riguardanti i Congiunti e chi avrà ottenuto più voti sarà eletto primo Congiunto e chi segue sarà eletto secondo Congiunto, in caso di parità vale l'anzianità di professione e in caso di ulteriore parità l'età anagrafica.


Per particolari casi, il Presidente del Centro, di concerto con il Delegato Vescovile, anche per Confraternite inferiori o superiori ai 90 iscritti, può decidere la procedura di votazione secondo l'art. Ile seguenti o secondo il presente articolo 17).

Finita la procedura prevista dall'art. 11 fino all'art. 17, si procederà secondo gli articoli 18,19 e 20 di questo Regolamento, di seguito riportati:

Art. 18 - Finite le operazioni di voto, il Rappresentante del Centro chiederà agli eletti se accettano l'incarico e in caso di rifiuto procederà a interpellare i primi non eletti e così di seguito fino all'accettazione degli stessi. Di tutto il Segretario, stilerà il verbale in triplice copia, firmato dal Rappresentante del Centro Diocesano, dal Rappresentante della Curia, dai neo eletti che hanno accettato l'incarico, dallo stesso Segretario e ratificati dal Parroco. I verbali saranno mandati al Centro diocesano per il visto del Presidente e in Curia per il nulla osta del Delegato Vescovile.
Il nuovo seggio direttivo, avuto il nulla osta della Curia nella persona del Delegato Vescovile, sceglie subito il Segretario ed il Cassiere, mentre nella prima seduta assembleare, successiva alle elezioni, l'Assemblea provvederà alla nomina del Maestro dei Novizi, del Prefetto di Sacrestia e di tutti gli altri membri necessari a raggiungere il numero previsto per la composizione della Consulta o Consiglio della Confraternita, secondo il numero degli iscritti e quanto previsto all'art. 6 del presente Regolamento.

Art. 19 - Il Superiore uscente, nel giorno e nell'ora stabilita dai nuovi gestori, d'accordo con il Parroco, farà la Consegna dei beni mobili ed immobili, secondo l'inventario di cui all'art. 28 di questo regolamento.
Il Segretario redige il verbale che viene firmato dai presenti e trasmesso, per conoscenza, al Centro diocesano e alla Curia.

Art. 20 - Il Nuovo Seggio, avuta la ratifica dell'elezione da parte dell'Autorità ecclesiastica, prende possesso dell'Ufficio secondo il rito approvato dall'Ordinario (vedi pag. 67).





lunedì 12 novembre 2018

Giovanni Crisostomo - 2a parte

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 settembre 2007

San Giovanni Crisostomo
II: Gli anni di Costantinopoli

Cari fratelli e sorelle,
continuiamo oggi la nostra riflessione su san Giovanni Crisostomo. Dopo il periodo passato ad Antiochia, nel 397 egli fu nominato Vescovo di Costantinopoli, la capitale dell’Impero romano d’Oriente. Fin dall’inizio, Giovanni progettò la riforma della sua Chiesa: l’austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti – clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi. Purtroppo, non pochi di essi, toccati dai suoi giudizi, si allontanarono da lui. Sollecito per i poveri, Giovanni fu chiamato anche «l’Elemosiniere». Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. La sua intraprendenza nei vari campi ne fece per alcuni un pericoloso rivale. Egli, tuttavia, come vero Pastore, trattava tutti in modo cordiale e paterno. In particolare, riservava accenti sempre teneri per la donna e cure speciali per il matrimonio e la famiglia. Invitava i fedeli a partecipare alla vita liturgica, da lui resa splendida e attraente con geniale creatività.
Nonostante il suo cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell’Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici, a motivo dei suoi continui rapporti con le autorità e le istituzioni civili. Sul piano ecclesiastico, poi, avendo deposto in Asia nel 401 sei Vescovi indegnamente eletti, fu accusato di aver varcato i confini della propria giurisdizione, e diventò così bersaglio di facili accuse. Un altro pretesto contro di lui fu la presenza di alcuni monaci egiziani, scomunicati dal patriarca Teofilo di Alessandria e rifugiatisi a Costantinopoli. Una vivace polemica fu poi originata dalle critiche mosse dal Crisostomo all’imperatrice Eudossia e alle sue cortigiane, che reagirono gettando su di lui discredito e insulti. Si giunse così alla sua deposizione, nel sinodo organizzato dallo stesso patriarca Teofilo nel 403, con la conseguente condanna al primo breve esilio. Dopo il suo rientro, l’ostilità suscitata contro di lui dalla protesta contro le feste in onore dell’imperatrice – che il Vescovo considerava come feste pagane, lussuose –, e la cacciata dei presbiteri incaricati dei Battesimi nella Veglia pasquale del 404 segnarono l’inizio della persecuzione di Crisostomo e dei suoi seguaci, i cosiddetti «Giovanniti».
Allora Giovanni denunciò per lettera i fatti al Vescovo di Roma, Innocenzo I. Ma era ormai troppo tardi. Nell’anno 406 dovette di nuovo recarsi in esilio, questa volta a Cucusa, in Armenia. Il Papa era convinto della sua innocenza, ma non aveva il potere di aiutarlo. Un Concilio, voluto da Roma per una pacificazione tra le due parti dell’Impero e tra le loro Chiese, non poté avere luogo. Lo spostamento logorante da Cucusa verso Pytius, mèta mai raggiunta, doveva impedire le visite dei fedeli e spezzare la resistenza dell’esule sfinito: la condanna all’esilio fu una vera condanna a morte! Sono commoventi le numerose lettere dall’esilio, in cui Giovanni manifesta le sue preoccupazioni pastorali con accenti di partecipazione e di dolore per le persecuzioni contro i suoi. La marcia verso la morte si arrestò a Comana nel Ponto. Qui Giovanni moribondo fu portato nella cappella del martire san Basilisco, dove esalò lo spirito a Dio e fu sepolto, martire accanto al martire (Palladio, Vita 119). Era il 14 settembre 407, festa dell’Esaltazione della santa Croce. La riabilitazione ebbe luogo nel 438 con Teodosio II. Le reliquie del santo Vescovo, deposte nella chiesa degli Apostoli a Costantinopoli, furono poi trasportate nel 1204 a Roma, nella primitiva Basilica costantiniana, e giacciono ora nella cappella del Coro dei Canonici della Basilica di San Pietro. Il 24 agosto 2004 una parte cospicua di esse fu donata dal Papa Giovanni Paolo II al Patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli. La memoria liturgica del Santo si celebra il 13 settembre. Il beato Giovanni XXIII lo proclamò patrono del Concilio Vaticano II.
Di Giovanni Crisostomo si disse che, quando fu assiso sul trono della Nuova Roma, cioè di Costantinopoli, Dio fece vedere in lui un secondo Paolo, un dottore dell’Universo. In realtà, nel Crisostomo c’è un’unità sostanziale di pensiero e di azione ad Antiochia come a Costantinopoli. Cambiano solo il ruolo e le situazioni. Meditando sulle otto opere compiute da Dio nella sequenza dei sei giorni nel commento della Genesi, il Crisostomo vuole riportare i fedeli dalla creazione al Creatore: «È un gran bene», dice, «conoscere ciò che è la creatura e ciò che è il Creatore». Ci mostra la bellezza della creazione e la trasparenza di Dio nella sua creazione, la quale diventa così quasi una «scala» per salire a Dio, per conoscerlo. Ma a questo primo passo se ne aggiunge un secondo: questo Dio creatore è anche il Dio della condiscendenza (synkatábasis). Noi siamo deboli nel «salire», i nostri occhi sono deboli. E così Dio diventa il Dio della condiscendenza, che invia all’uomo caduto e straniero una lettera, la Sacra Scrittura, cosicché creazione e Scrittura si completanoNella luce della Scrittura, della lettera che Dio ci ha dato, possiamo decifrare la creazione. Dio è chiamato «padre tenero» (philostórghios) (ibid.), medico delle anime (Omelia 40,3 sulla Genesi), madre (ibid.) e amico affettuoso (La provvidenza 8,11-12). Ma a questo secondo passo – prima la creazione come «scala» verso Dio e poi la condiscendenza di Dio tramite una lettera che ci ha dato, la Sacra Scrittura – si aggiunge un terzo passo. Dio non solo ci trasmette una lettera: in definitiva, scende Lui stesso, si incarna, diventa realmente «Dio con noi», nostro fratello fino alla morte sulla Croce.  E a questi tre passi – Dio è visibile nella creazione, Dio ci dà una sua lettera, Dio scende e diventa uno di noi – si aggiunge alla fine un quarto passo. All’interno della vita e dell’azione del cristiano, il principio vitale e dinamico è lo Spirito Santo (Pneuma), che trasforma le realtà del mondo. Dio entra nella nostra stessa esistenza tramite lo Spirito Santo e ci trasforma dall’interno del nostro cuore.
Su questo sfondo, proprio a Costantinopoli Giovanni, nel commento continuato degli Atti degli Apostoli, propone l’esperienza della Chiesa primitiva (At 4,32-37) come modello per la società, sviluppando un’ «utopia» sociale (quasi una «città ideale»). Si trattava infatti di dare un’anima e un volto cristiano alla città. In altre parole, Crisostomo ha capito che non è sufficiente fare elemosina, aiutare i poveri di volta in volta, ma è necessario creare una nuova struttura, un nuovo modello di società: un modello basato sulla prospettiva del Nuovo Testamento. È la nuova società che si rivela nella Chiesa nascente. Quindi Giovanni Crisostomo diventa realmente così uno dei grandi Padri della Dottrina sociale della Chiesa: la vecchia idea della «polis» greca va sostituita da una nuova idea di città ispirata alla fede cristiana. Crisostomo sosteneva con Paolo (cfr 1 Cor 8,11) il primato del singolo cristiano, della persona in quanto tale, anche dello schiavo e del povero. Il suo progetto corregge così la tradizionale visione greca della «polis», della città, in cui larghi strati della popolazione erano esclusi dai diritti di cittadinanza, mentre nella città cristiana tutti sono fratelli e sorelle con uguali diritti. Il primato della persona è anche la conseguenza del fatto che realmente partendo da essa si costruisce la città, mentre nella «polis» greca la patria era al di sopra del singolo, il quale era totalmente subordinato alla città nel suo insieme. Così con Crisostomo comincia la visione di una società costruita dalla coscienza cristiana. Ed egli ci dice che la nostra «polis» è un’altra, «la nostra patria è nei cieli» (Fil 3,20) e questa nostra patria ci rende tutti uguali, fratelli e sorelle, anche su questa terra, e ci obbliga alla solidarietà.
Al termine della sua vita, dall’esilio ai confini dell’Armenia, «il luogo più remoto del mondo», Giovanni, ricongiungendosi alla sua prima predicazione del 386, riprese il tema a lui caro del piano che Dio persegue nei confronti dell’umanità: è un piano «indicibile e incomprensibile», ma sicuramente guidato da Lui con amore (cfr La provvidenza 2,6). Questa è la nostra certezza. Anche se non possiamo decifrare i dettagli della storia personale e collettiva, sappiamo che il piano di Dio è sempre ispirato dal suo amore. Così, nonostante le sue sofferenze, il Crisostomo riaffermava la scoperta che Dio ama ognuno di noi con un amore infinito, e perciò vuole la salvezza di tutti. Da parte sua, il santo Vescovo cooperò a questa salvezza generosamente, senza risparmiarsi, lungo tutta la sua vita. Considerava infatti ultimo fine della sua esistenza quella gloria di Dio, che – ormai morente – lasciò come estremo testamento: «Gloria a Dio per tutto!» (Palladio, Vita 11).

San Giovanni Crisostomo


Il 13 del mese di Novembre facciamo memoria del nostro Santo Padre Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli. Il Crisostomo è considerato l'Autore della Divina Liturgia che utilizziamo quotidianamente per l'offerta del sacrificio Eucaristico. Presentiamo qui due catechesi del Santo Padre Benedetto XVI che ci fanno conoscere meglio la figura del Crisostomo.

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 19 settembre 2007


San Giovanni Crisostomo
I: Gli anni di Antiochia
Cari fratelli e sorelle,
quest’anno ricorre il sedicesimo centenario della morte di san Giovanni Crisostomo (407-2007). Giovanni di Antiochia, detto Crisostomo, cioè «Bocca d’oro» per la sua eloquenza, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. Un anonimo copista lasciò scritto che esse «attraversano tutto l’orbe come fulmini guizzanti». I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. E’ quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45).
Nato intorno al 349 ad Antiochia di Siria (oggi Antakya, nel sud della Turchia), vi svolse il ministero presbiterale per circa undici anni, fino al 397, quando, nominato Vescovo di Costantinopoli, esercitò nella capitale dell’Impero il ministero episcopale prima dei due esili, seguiti a breve distanza l’uno dall’altro, fra il 403 e il 407. Ci limitiamo oggi a considerare gli anni antiocheni del Crisostomo.
Orfano di padre in tenera età, visse con la madre, Antusa, che trasfuse in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. Frequentando gli studi superiori, coronati dai corsi di filosofia e di retorica, ebbe come maestro Libanio, pagano, il più celebre retore del tempo. Alla sua scuola, Giovanni divenne il più grande oratore della tarda antichità greca. Battezzato nel 368 e formato alla vita ecclesiastica dal Vescovo Melezio, fu da lui istituito lettore nel 371. Questo fatto segnò l’ingresso ufficiale del Crisostomo nel cursus ecclesiastico. Frequentò, dal 367 al 372, l’Asceterio, una sorta di seminario di Antiochia, insieme con un gruppo di giovani, alcuni dei quali divennero poi Vescovi, sotto la guida del famoso esegeta Diodoro di Tarso, che avviò Giovanni all'esegesi storico-letterale, caratteristica della tradizione antiochena.
Si ritirò poi per quattro anni tra gli eremiti sul vicino monte Silpio. Proseguì quel ritiro per altri due anni, vissuti da solo in una grotta sotto la guida di un «anziano». In quel periodo si dedicò totalmente a meditare «le leggi di Cristo», i Vangeli e specialmente le Lettere di Paolo. Ammalatosi, si trovò nell’impossibilità di curarsi da solo, e dovette perciò ritornare nella comunità cristiana di Antiochia (cfr Palladio, Vita 5). Il Signore – spiega il biografo – intervenne con l’infermità al momento giusto per permettere a Giovanni di seguire la sua vera vocazione. In effetti scriverà lui stesso che, posto nell’alternativa di scegliere tra le traversie del governo della Chiesa e la tranquillità della vita monastica, avrebbe preferito mille volte il servizio pastorale (cfr Il sacerdozio 6,7): proprio a questo il Crisostomo si sentiva chiamato. E qui si compie la svolta decisiva della sua storia vocazionale: Pastore d’anime a tempo pieno! L’intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l’urgenza irresistibile di predicare il Vangelo, di donare agli altri quanto egli aveva ricevuto negli anni della meditazione. L’ideale missionario lo lanciò così, anima di fuoco, nella cura pastorale.
Fra il 378 e il 379 ritornò in città. Diacono nel 381 e presbitero nel 386, divenne celebre predicatore nelle chiese della sua città. Tenne omelie contro gli ariani, seguite da quelle commemorative dei martiri antiocheni e da altre sulle festività liturgiche principali: si tratta di un grande insegnamento della fede in Cristo, anche alla luce dei suoi Santi. Il 387 fu l’«anno eroico» di Giovanni, quello della cosiddetta «rivolta delle statue». Il popolo abbatté le statue imperiali, in segno di protesta contro l’aumento delle tasse. Si vede che alcune cose nella storia non cambiano! In quei giorni di Quaresima e di angoscia, a motivo delle incombenti punizioni da parte dell’imperatore, egli tenne le sue 22 vibranti Omelie sulle statue, finalizzate alla penitenza e alla conversione. Seguì il periodo della serena cura pastorale (387-397).
Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romaniai Corintiagli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo. Trasmise, però, la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un’epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall’arianesimo, cioè dalla negazione della divinità di Cristo. È pertanto un testimone attendibile dello sviluppo dogmatico raggiunto dalla Chiesa nel IV-V secolo. La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. È questo, in particolare,  il filo conduttore delle splendide catechesi, con le quali egli preparava i catecumeni a ricevere il Battesimo. Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell’uomo sta nella «conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita» (Lettera dall’esilio). Le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita. Ogni suo intervento mirò sempre a sviluppare nei fedeli l’esercizio dell’intelligenza, della vera ragione, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede.
Giovanni Crisostomo si preoccupa di accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa. Le varie fasi della crescita sono paragonate ad altrettanti mari di un immenso oceano: «Il primo di questi mari è l’infanzia» (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Infatti «proprio in questa prima età si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù». Perciò la legge di Dio deve essere fin dall’inizio impressa nell’anima «come su una tavoletta di cera» (Omelia 3,1 sul Vangelo di Giovanni): di fatto è questa l’età più importante. Dobbiamo tener presente come è fondamentale che in questa prima fase della vita entrino realmente nell’uomo i grandi orientamenti che danno la prospettiva giusta all’esistenza. Crisostomo perciò  raccomanda: «Fin dalla più tenera età premunite i bambini con armi spirituali, e insegnate loro a segnare la fronte con la mano» (Omelia 12,7 sulla prima Lettera ai Corinzi). Vengono poi l’adolescenza e la  giovinezza: «All'infanzia segue il mare dell’adolescenza, dove i venti soffiano violenti..., perchè in noi cresce... la concupiscenza» (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Giungono infine il fidanzamento e il matrimonio: «Alla giovinezza succede l’età della persona matura, nella quale sopraggiungono gli impegni di famiglia: è il tempo di cercare moglie” (ibid.). Del matrimonio egli ricorda i fini, arricchendoli – con il richiamo alla virtù della temperanza – di una ricca trama di rapporti personalizzati. Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è «come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti» (Omelia 12,5 sulla Lettera ai Colossesi), e i tre costituiscono «una famiglia, piccola Chiesa» (Omelia 20,6 sulla Lettera agli Efesini).
La predicazione del Crisostomo si svolgeva abitualmente nel corso della liturgia, «luogo» in cui la comunità si costruisce con la Parola e l’Eucaristia. Qui l’assemblea riunita esprime l’unica Chiesa (Omelia 8,7 sulla Lettera ai Romani), la stessa parola è rivolta in ogni luogo a tutti (Omelia 24,2 sulla prima Lettera ai Corinzi), e la comunione eucaristica si rende segno efficace di unità (Omelia32,7 sul Vangelo di Matteo). Il suo progetto pastorale era inserito nella vita della Chiesa, in cui i fedeli laici col Battesimo assumono l’ufficio sacerdotale, regale e profetico. Al fedele laico egli dice: «Pure te il Battesimo fa re, sacerdote e profeta» (Omelia 3,5 sulla seconda Lettera ai Corinzi). Scaturisce di qui il dovere fondamentale della missione, perché ciascuno in qualche misura è responsabile della salvezza degli altri: «Questo è il principio della nostra vita sociale... non interessarci solo di noi!» (Omelia 9,2 sulla Genesi). Il tutto si svolge tra due poli: la grande Chiesa e la «piccola Chiesa», la famiglia, in reciproco rapporto.

Come potete vedere, cari fratelli e sorelle, questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale. Preghiamo il Signore perché ci renda docili agli insegnamenti di questo grande Maestro della fede.

domenica 11 novembre 2018

Confraternita del Santissimo Crocifisso - Elezioni dei Gestori

La Confraternita del Santissimo Crocifisso di Mezzojuso è convocata in Assemblea Sabato 24 Novembre alle ore 15.00 presso i Locali della Confraternita (Chiesa del Crocifisso) per procedere all'elezione dei Gestori della Confraternita:


n. 1 Presidente

n. 2 Vice Presidenti o Congiunti

Papas Giorgio R.Caruso, Parroco


P. S: Nei prossimi giorni sarà recapitata ai Confrati la lettera di Convocazione. Le copie stampate dello Statuto e Regolamenti per le Confraternite dell'Eparchia di Piana degli Albanesi sono a disposizione in parrocchia e saranno distribuite durante l'Assemblea. 

Per copia in pdf

sabato 10 novembre 2018

Foglio della Liturgia Domenicale - Domenica 11 Novembre 2018

Domenica 11 Novembre 2018
- Domenica VIII di San Luca - 
Santi Menà, Vittore e Vincenzo, martiri. Santa Stefania martire. 
San Teodoro Studita. San Bartolomeo da Rossano.



1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore.

Ex ipsus kathìlthes o èfsplachnos tafìn katedèxo triìmeron ina imàs elefteròsis ton pathòn: I Zoì ke i anastasis imòn Kìrie doxa si.

Sei disceso dall’alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Ex ipsus kathìlthes o èfsplachnos tafìn katedèxo triìmeron ina imàs elefteròsis ton pathòn: I Zoì ke i anastasis imòn Kìrie doxa si.

Sei disceso dall’alto, o pietoso, hai accettato la sepoltura di tre giorni, per liberare noi dalle passioni: vita e risurrezione nostra, Signore, gloria a te.

I martirès su Kìrie, en ti athlìsi avtòn stefànus ekomìsato tis aftharsìas ek su tu Theù imòn; échontes tin ischìn su, tus tirànnus kathìlen, éthravsan ke demònon ta anìschira thràsi; avtòn tes ikesìes, Christé o Théos soson tas psichàs imon.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, la corona dell’incorruttibilità, con la loro forza infatti hanno abbattuto i tiranni ed hanno anche spezzato le impotenti audacie dei demoni. Per le loro preghiere o Cristo Dio, salva le anime nostre.

Kanona pìsteos ke ikona praòtitos, enkratìas dhidhàskalon anèdhixè se ti pimni su i ton pragmaton alìthia; dhià tuto ektiso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia, pater ierarcha Nikòlae: prèsveve Christò to Theò, sothine tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

O katharòtatos naòs tu Sotìros, i politìmitos pastàs ke Parthènos, to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Theù sìmeron isàghete en to ìko Kirìu, tin chàrin sinisàgusa tin en Pnèvmati thìo; in animnùsin àngheli Theù; àfti ipàrchi skinì epurànios. 

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo talamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: Costei è celeste dimora.

APOSTOLOS (2 Cor 4, 6-15)

- Mirabile è Dio nei suoi santuari, il Dio d’Israele. (Sal. 67,36).

- Nelle assemblee benedite Dio, il Signore della stirpe d’Israele. (Sal. 67,27).

Dalla seconda lettera di San Paolo ai Corinti.

    Fratello, Dio disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l’inno di lode alla gloria di Dio.
Alliluia (3 volte).
- Gridano i giusti e il Signore li ascolta; e da tutte le loro angosce li salva. (Sal  33,18).
Alliluia (3 volte).
- Molte sono le tribolazioni dei giusti; ma da tutte queste il Signore li scampa. (Sal  33,20).                  Alliluia (3 volte).
VANGELO (Luca. 10 25-37 )

    In quel tempo un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?” Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. 

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell'alto. Alliluia.