martedì 24 dicembre 2019

Foglio Liturgico del Natale del Signore

25 DICEMBRE

NATIVITÀ SECONDO LA CARNE DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESÙ CRISTO





1^ ANTIFONA

Exomologhìsomè si, Kìrie, en òli kardhìa mu, dhiighìsome pànda ta thavmàsià su. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs. 

Ti loderò, o Signore con tutto il mio cuore, celebrerò tutte le tue meraviglie. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

Makàrios anìr o fovùmenos ton Kìrion; en tes endolès aftù thelìsi sfòdhra. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Beato l’uomo che teme il Signore e che nei suoi comandamenti si compiace oltremodo. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Ipen o Kìrios to Kirìo mu: Kàthu ek dhexiòn mu, èos an thò tus echtrùs su ipopòdhion ton podhòn su.

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si.

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi.

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.

ISODIKÒN

Ek gastròs pro Eosfòru eghènnisà se; òmose Kìrios, ke u metamelithìsete; si ì ierèfs is ton eòna katà tin tàxin Melkisedèk. Sòson imàs, Iiè Theù, o ek Parthènu techthìs, psàllondàs si: Alliluia.

Dal mio seno ti ho generato prima della stella mattutina; il Signore ha giurato e non si pentirà; Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek. O Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKION

I ghènnisìs su, Christè o Theòs imòn, anètile to kòsmo to fòs to tis gnòseos; en aftì gar i tis àstris latrèvondes ipò astèros edhidhàskondo se proskinìn ton Ilion tis dhikeosìnis, ke se ghinòskin ex ìpsus Anatolìn. Kìrie, dhòxa si.

La tua natività, o Cristo Dio nostro, fece spuntare nel mondo la luce della verità; per essa infatti gli adoratori degli astri vennero ammaestrati da una stella ad adorare Te, sole di giustizia, e a riconoscere Te, aurora celeste. O Signore, gloria a Te.

KONDAKION

I Parthènos sìmeron ton iperùsion tìkti, ke i ghì to spìleon to aprosìto prosàghi. Angheli metà pimènon dhoxologùsi, Màghi dhe metà astèros odhiporùsi; dhi’imàs gar eghennìthi pedhìon nèon, o pro eònon Theòs. pedhìon nèon, ton pro eònon Theòn.

Oggi la Vergine dà alla luce l’Eterno e la terra offre una spelonca all’Inaccessibile. Gli Angeli con i pastori cantano gloria, i Magi camminano seguendo la guida della stella; poiché per noi è nato un tenero bambino il Dio eterno.

TRISAGHION

Osi is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Alliluia.

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

APOSTOLOS (Gal. 4, 4-7)

- A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome. 
(Sal. 65,4).

- Cantate al Signore da tutta la terra. (Sal. 65,1).

Dalla lettera di San Paolo ai Galati.

    Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Alliluia (3 volte).
- I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. (Sal. 18,2).  
Alliluia (3 volte).
- Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. (Sal. 18,3). 
Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 2, 1-12)

 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono
   Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

MEGALINARION

Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endoxotèran ton àno stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon, thrònon cheruvikòn tin parthènon, tin fàtnin chorìon en ò aneklìthi o achòritos Christòs o Theòs; on animnùndes megalìnomen.

Esalta, o anima mia, Colei che è più onorabile e più gloriosa delle schiere celesti. Contemplo un mistero meraviglioso ed incredibile: cielo è la spelonca, trono cherubico la Vergine, la mangiatoia culla in cui è adagiato Dio infinito, che inneggiando magnifichiamo.

KINONIKON

Lìtrosin apèstile Kìrios to laò aftù. Alliluia.

Il Signore inviò al suo popolo la salvezza. Alliluia.

Preghiera dell'Ambone

O Cristo Dio nostro, tu che da prima di tutti i secoli risplendesti impassibilmente dal Padre che non ha principio, e che negli ultimi tempi ti incarnasti dalla Vergine santa, tu che per noi ti facesti povero affinché con la tua povertà noi fossimo arricchiti; tu che avvolto nelle fasce come bambino e divinamente deposto nella mangiatoia; Sovrano che di tutto ti curi, tu accetta le nostre semplici lodi e implorazioni, come la lode dei Pastori e l'adorazione dei Magi con i doni, e rendici degni che facciamo parte del coro della Milizia celeste, e di essere accolti come eredi della gioia celeste preparata per quelli che degnamente festeggiano la tua Nascita, e ai fedeli governanti dona la vittoria. Poiché amorevole per gli uomini tu sei, e glorificato con il Padre tuo che non ha principio e con il tuttosanto e buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e per i secoli dei secoli.

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Christòs ghennate doxasate, Christòs es uranòn apantisate, Christòs epì ghis ipsotite. Asate to Kirìo pasa i ghi ke en evfrosini anìmnisate lai, oti dhedhòxaste.

Cristo nasce, glorificatelo, Cristo discende dal cielo andategli incontro. Cristo è sulla terra, siatene fieri. Canta al signore terra tutta, e voi popoli nella gioia celebratelo con inni, perché si è coperto di gloria.

lunedì 23 dicembre 2019

Spiegazione dell'Icona della Natività del Signore

LA NATIVITÀ DI CRISTO



“Quando giunse la pienezza dei tempo, Dio inviò il figlio suo, nato da donna, affinché riscattasse coloro che erano sottoposti alla legge, affinché ricevessimo l'adozione a figli”. Con queste parole dell'apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati (4 5) inizia la lettura apostolica, che si ascolta nelle chiese durante la divina Liturgia del Natale. Il Messia, il Figlio e Verbo di Dio, che Dio aveva promesso d'inviare agli uomini e che i profeti d'Israele avevano preconizzato “divenne carne e si attendò in noi”. Si rivestì, cioè di carne umana, per avere un rapporto con gli uomini, per insegnar loro il volere di Dio e per salvarli con la propria morte in croce. 
    Questa “nascita secondo la carne del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo” è festeggiata dalla nostra Chiesa con la ricorrenza del Natale (25 Dicembre). L'icona della natività del Signore si basa sulla testimonianza della Sacra Scrittura e sulla tradizione della Chiesa, come la riassume il kondàkion della festa: “La vergine oggi genera il transustanziale, e la terra porge la grotta all'inaccessibile. Angeli con pastori rendono gloria. I Magi si mettono in cammino con la cometa. Per noi è infatti nato il nuovo Bambino, Dio prima di tutti i secoli”.
   Come enuncia il kondàkion nel suo ultimo verso, il bambino che fu generato era “Dio prima di tutti i secoli", che si è fatto uomo. Poiché secondo l’espressione lapidaria di un tropario dell'esperinòs della festa, "ciò che (Cristo) era, rimase, essendo Dio vero, e ciò che non era, lo prese su di sé, divenendo uomo per amore degli uomini (Stichiròn I).
    Il pittore ortodosso dell'icona della Natività, fedele conte sempre ai dogmi e alle tradizioni della Chiesa sistema i personaggi e gli oggetti nella raffigurazione in modo da ottemperare a due scopi: da un lato, mostrare la doppia natura umana e divina del Signore; dall'altro, alludere alla glorificazione del cielo e della terra (di solito la composizione è coronata da un arco celeste con l’epigramma “Gloria a Dio nell'alto del cieli e pace fra gli uomini). 
    La glorificazione del cosmo celeste, e la gratitudine del mondo terreno per questo evento sono diffuse per tutta l'immagine. “Le icone di questo gruppo si distinguono per la loro alta qualità, la ricchezza nella conformazione del luogo e la varietà dei tipi umani, che sono raffigurati tutti con gioia nobile e composta, addirittura pittoresca: cambi di piani che si incrociano, graziosi alberelli e animali) conferiscono un carattere idillico e poetico alla scena (M Chatzidàkis).

Descrizione dell’Icona.

a) Il Bambino e sua Madre. In ossequio a quanto racconta l’Evangelista Luca, la Panagìa, quando si trovò insieme a Giuseppe a Betlemme per il censimento, “partorì il proprio figlio primogenito e lo fasciò e lo mise a giacere nella mangiatoia, poiché essi non avevano un posto nell’alloggio (nell'ostello)”. La mangiatoia è rappresentata nella nostra icona all'interno di una spelonca buia. Della Nascita dei Signore nella spelonca ci informano antichi autori ecclesiastici (Giustino, Origene e altri). L'iconografo raffigura la spelonca buia per simboleggiare con il colore nero il mondo, che giaceva nella tenebra del peccato, sul quale adesso è venuta a splendere la luce di Cristo. Nella mangiatoia è reclinato il divino Pargolo fasciato, con il raggio della luce di un astro che cade su di lui. Come osserva Uspenski, “Spelonca, mangiatoia, fasce sono prova dello svuotamento (kénosis) della divinità, della sua condiscendenza, dell'estrema umiltà di Lui, il quale, invisibile nella Sua natura divina diventa visibile nella carne in grazia dell’uomo, prefigurando così la Sua morte, e la sepoltura, il sepolcro e il sudario”. 
   Dentro la spelonca, dietro la mangiatoia, sono effigiati un bue e un asino. L'iconografo si ispira alla profezia di Isaia che, parlando per conto di Dio, dice: “Un bue conobbe il suo acquirente e un asinello la mangiatoia del suo Signore; ma Israele non mi conobbe e il mio popolo non comprese” (Isaia, 1,3).
   L’icona, nel porre gli animali al centro, ci chiama a rifuggire dall'errore degli Ebrei. Il Signore ci ha amati: ci è d'obbligo onorarLo con il nostro amore. Per noi egli è nato; è il nostro Signore e Dio e Salvatore. 
    Oltre alle figure angeliche e umane la nostra icone presenta rappresentanti del regno vegetale e animale: tutto e tutti devono mostrare il loro rendimento di grazie. Un tropario del grande vespro (Mégas Esperinòs) di Natile risponde al quesito "che cosa offriremo a Cristo?”: “che cosa dovremmo offrirti, o Cristo, dacché ti sei mostrato sulla terra come uomo per noi? Ecco, ciascuna delle creature nate da te, ti porta il suo rendimento di grazie; gli angeli l'inno; i cieli la cometa; i Magi i doni; i pastori la meraviglia; la terra la spelonca; il deserto la mangiatoia; noi la Vergine Madre Dio prima del secoli, abbi pietà di noi” (Stichiròn - Idiòmelon).
    Noi peccatori offriamo come dono al Signore appena nato la Vergine la quale, come pure, è evidente nell'icona dell'Annunciazione, ha dato il suo assenso al concepimento del Salvatore. Con la nostra offerta di lei come dono a Cristo noi accettiamo con il nostro assenso di essere salvati dal Signore che è generato.
    La Madre di Dio è la figura della pittura che si distingue per la sua grandezza e per la posizione centrale che detiene nell'icona. La osserviamo fuori dalla spelonca, sul piano, in ginocchio con le mani incrociate per inchinarsi al Neonato. Come è stato osservato, “quest'elemento, di provenienza occidentale, accentua il senso di glorificazione dell'insieme, perché all'adorazione del Cristo prende parte, adesso anche la Theotòkos” (M. Chatzidàkis).
    In altre icone la Madre di Dio è distesa, con una manifesta stanchezza nel volto, e in altre, col tronco sollevato. La posizione della Vergine è sempre molto importante e legata ai problemi dogmatici dell'epoca e dello stile in cui l'icona è stata composta. Le differenze con le quali viene rappresentata ogni volta lasciano intravedere il proposito di esaltare talvolta la divinità, altre volte l'umanità del Signore. 
    Così in determinante rappresentazioni della Natività la Vergine è, per metà distesa, per metà seduta; la sua posizione è cioè risollevata per dimostrare l'assenza di dolori e di conseguenza il parto virginale e la provenienza divina del fanciullo (contrariamente all'errore dei Nestoniani). Ma nella maggioranza delle raffigurazioni la Vergine è distesa ed esprime con la sua posizione una grande fatica e spossatezza" (L. Uspensky).
    I tropari della nostra santa Chiesa e i suoi testi dogmatici ci guardano dall'insegnamento eretico di Nestorio il quale professò che la Tutta Santa avesse generato Cristo come essere umano e non come Figlio e Verbo di Dio. Dice Giovanni Damasceno che la nascita del Theànthropos, dell'Uomo Dio, fu nel contempo "Attraverso noi, per noi, in favore, di noi", cioè salvifica, fisica e metafisica. E per giunta, indolore, "Al di là della legge della gravidanza" (Dich. Fed. Ort., 3, 7) 
b) Gli altri particolari della raffigurazione. Fra le altre figure della rappresentazione gli angeli, i pastori e i Magi vengono ritratti nella parte superiore dell'icona, e nella parte inferiore, Giuseppe con il pastore e il fonte con le levatrici. Un angelo, conformemente alla narrazione evangelica, dà ad alta voce l'annuncio della redenzione avvisando i pastori dell'evento della Natività e altri guardando la cometa, rendono gloria a "Dio nell'alto dei cieli (en ipsìstis Theòs). Aggraziate le forme dei due pastori dell'uno che, estatico, accoglie il messaggio angelico e dell'altro che, seduto, suona il suo flauto. 
    Nella parte destra al di sopra della spelonca sono raffigurati i tre Magi a cavallo (in alcune icone sono raffigurati a piedi). Viaggiano insieme alla cometa che li guida e portano i loro regali al Signore che è stato generato. Essi rappresentano secondo i tropari della festa, gli idolatri che comporranno la Chiesa nata dai gentili. I pastori rappresentano l’altro ambito, quello giudaico. I Magi sono raffigurati di differenti età: uno giovane, uno maturo, uno vecchio. Così si sottolinea la verità secondo cui Cristo che è "la luce vera (tò fôs tò alithinòn), illumina tutti gli uomini a prescindere dalla loro età e dal posto che essi ricoprono nella società. 
    Nella parte inferiore dell'icona, a sinistra è raffigurato Giuseppe. È pensieroso e appoggia il suo capo alla mano sinistra. "Contemplò (la Tutta Santa) gravida e cadde nella più grande agitazione" (Proclo di Costantinopoli). Accanto a lui osserviamo un pastore, appoggiato al suo bastone. L'Uspenskij vede nel viso di quest'ultimo Satana che insinua nell'anima del giusto Giuseppe il dubbio e pone nella sua mente dei pensieri, riferiti dai Vangeli apocrifi e dai tropari della festa.
    A proposito di ciò scrive “L'icona nel volto di Giuseppe evidenza non solo il suo dramma personale ma anche il dramma di tutto il genere umano, la difficoltà ad accettare quello che è “al di là di ragione e intelletto”, ossia il farsi uomo da parte di Dio”. 
    Nel doxastikòn dell'Ora Prima dell'Akoluthìa di Natale sentiamo Giuseppe chiedere alla Theotòkos: "Maria, che cos'è questo dramma che in te osservo? Invece di onore, vergogna; al posto della felicità, il dolore, anziché farmi lodare, mi hai recato biasimo. Non sopporto più il rimprovero degli uomini".
   Degna di osservazione è anche la posizione di Giuseppe nell'icona. È dipinto in un'estremità, lontano dal bambino e da sua Madre. E questo perché non è il padre del Neonato bensì il protettore della Sacra Famiglia.
    Di fronte a Giuseppe, nell'altra estremità inferiore dell'icona sono rappresentate due donne che preparano il lavacro del Bambino divino. L'una regge il fanciullo e saggia con la mano la temperatura dell'acqua, che l'altra versa nel fonte. La scena è ispirata ai Vangeli apocrifi di Matteo e, Giacomo, che parlano di due donne, la levatrice e Salome, che Giuseppe aveva portato a recare aiuto alla Thetòkos. 
    Chiudiamo dunque la descrizione e l'analisi dell'icona della Natività di Cristo col seguente tropario dell'akoluthìa del mattutino della festa di Natale. Esso presenta con la sua parola poetica il miracolo dell'incarnazione del Cristo ed esprime la giusta meraviglia dei fedeli: «L'indivisibile dal tutto, come si è diviso in un grembo? Colui che era nel seno del Padre, come è venuto nell'abbraccio della madre? Come egli assolutamente sa, ha voluto e si è compiaciuto di fare.
    Pur essendo infatti incorporeo, si è volontariamente incarnato. Ed è divenuto colui che era ciò che non era per noi. E fu non uscendo fuori dalla Sua natura che egli partecipò della nostra corporietà. Si generò doppiamente Cristo, volendo riempire il cosmo di lassù".

Tratto da CH.G. Gòtzis, Il mondo mistico delle iconi bizantine, Diaconia Apostolica, Atene 1995. Traduzione del Prof Maurizio Farina. 

sabato 21 dicembre 2019

Preparati Betlemme - Catechesi di Mons. Manuel NIN

Catechesi Mistagogica pre natalizia.



di  MONS. MANUEL NIN, Esarca Apostolico in Grecia.

La tradizione liturgica bizantina, nei giorni tra il 15 novembre e il 24 dicembre inquadra la cosiddetta “Quaresima di Natale”, dove troviamo una serie di tropari chiamati theotòkia —cioè dedicati alla Madre di Dio — assai ricchi teologicamente. Facendo ecce-zione delle due domeniche che precedono il Natale, nelle quali si commemorano i padri, gli antenati del Signore, si potrebbe dire che la liturgia bizantina non ha in se stessa un periodo liturgico, con delle particolarità eucologiche proprie, che preceda il Natale. Ci sono comunque nella tradizione bizantina alcuni tropari e la stessa festa del 21 novembre, l’ingresso della Madre di Dio nel tempio, e quella del 9 dicembre, la concezione di Maria nel seno di Anna, che in qualche modo rimandano alla celebrazione della nascita secondo la carne del Verbo eterno di Dio. La liturgia bizantina prepara al Natale in un modo molto discreto, molto umile. Una serie bellissima di tropari ci fa pregustare tutto il mistero dell’Incarnazione: l’attesa fiduciosa, la povertà della grotta, i personaggi e anche i luoghi vetero-testamentari che si affacciano in questi giorni. Pensiamo alle volte che Betlemme col-legata con l’Eden viene inserita nei testi, a Isaia che si rallegra, alla Madre di Dio presentata come agnella, cioè colei che porta in seno Cristo l’Agnello di Dio. Attraverso immagini poetiche e per mezzo di un intreccio di reminiscenze bibliche siamo posti di fronte al mi-stero della nostra salvezza, al mistero indicibile di Dio che per amore si incarna, si fa uno di noi, si fa uomo, “si fa piccolo” come piace dire ai Padri. «Oggi la Vergine si dirige verso la grotta per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei se-coli. Rallegrati terra tutta, glorifica con gli angeli e i pastori, avendo udito che il Dio che è prima dei se-coli ha voluto apparire come tenero bambino». Questo tropario si canta nei giorni festivi che precedono il Natale, a partire dal 26 novembre, dopo la conclusione della festa dell’ingresso della Madre di Dio nel tempio. Si può dire che questi testi siano frutto di una lectio divina che la Chiesa fa della Sacra Scrittura alla luce del mistero celebrato. «L’Antico Testamento usa l’immagine di una ragazza o di una vergine per parlare del popolo, di tutto il popolo: «la vergine figlia di Sion» (Isaia, 37, 22). Nel tropario, però, il riferimento biblico è chiara-mente un altro, pure di Isaia (7, 14): «la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele». Già il Nuovo Testamento nel vangelo di Matteo, i Padri e tutta la tradizione cristiana hanno letto questo passo di Isaia in chiave cristologica. «Si dirige verso la grotta per da-re a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli». Nell’Antico Testamento la grotta è sempre presentata come luogo di rifugio, sia di fronte al nemico sia di fronte a Dio stesso. «Per dare a luce ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli». Il testo del tropario riecheggia in modo diretto, quello di Giovanni: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (1, 1) e: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (1, 14). Ma nello stesso tropario, e non in modo meno diretto, troviamo anche una serie di passi dell’Antico Testamento, soprattutto della letteratura sapienziale e dei salmi: «la Parola del Signore è veritiera» (Salmi, 32, 4); «la tua Parola, Signore, è eterna» (Salmi, 118, 89); «la tua Parola è lampada ai miei passi» (Salmi, 118, 105). E, testo fondamentale: «la tua Parola onnipotente scese dal cielo» (Sapienza, 18, 15). «Rallegrati terra tutta, glorifica con gli angeli e i pastori». Il tropario prosegue riprendendo la gioia di tutta la creazione, e si fa eco di due “rallegramenti” di tutto il popolo: quello delle vittorie di Saul e soprattutto quello di David sui nemici. Questa gioia del popolo vie-ne collegata a quella degli angeli e dei pastori (Luca, 2, 8. 18. 20). «Avendo udito che il Dio che è prima dei secoli ha voluto apparire come tenero bambino». Qui il tropario riassume tutto il mistero, tutta l’economia della nostra salvezza. Il testo biblico che è retroterra di questa conclusione sembra chiaramente quello di Filippesi: «il quale essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo» (2, 6-7). E il tropario: «ha voluto apparire come tenero bambino (...) il Dio invisibile rivelato nel suo tempio, una persona umana visibile». Un secondo testo, preso sempre dalla liturgia bizantina che precede il Natale, è il tropario Preparati Betlemme, uno dei testi teologicamente più belli della liturgia bizantina in questo periodo. Qui troviamo una lettura cristologica di diversi fatti dell’Antico Testamento: dal giardino dell’Eden dove fiorì l’albero del-la vita all’altro giardino, la Vergine, da dove fiorisce l’Albero della Vita. «Preparati, Betlemme, l’Eden viene aperto a tutti; esulta, Efrata, perché l’Albero della vita, nella grotta, fiorisce dalla Vergine. Paradiso spirituale si è mostrato il suo seno, nel quale (si trova) il frutto divino, di cui, mangiandone, vivremo e non moriremo come Adamo. Cristo è nato per rialzare — risuscitare — l’immagine caduta (dell’uomo)». Il tropario si distende in tre par-ti: la prima contiene tutta una para-frasi del testo di Michea: «E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere tra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore di Giuda» (5, 1). Il tropario propone un paragone tra il giardino dell’Eden, contenente l’albero della vita, che era stato chiuso e custodito dai cherubini, e la Vergine che vede fiorire l’Albero della Vita, cioè Cristo, il Verbo di Dio. Il testo sottolinea che l’Albero della Vita fiorisce nella grotta, cioè nascosto, nel mistero; l’Albero della Vita apparirà agli uomini, chiara-mente e visibilmente, quando lo si vedrà non più nella grotta ma sulla montagna, cioè innalzato sulla croce nel Calvario. La seconda parte del tropario: «Paradiso spirituale si è mostrato il suo seno, nel quale (si trova) il frutto divino, di cui, mangiandone, vivremo e non moriremo come Ada-mo», sviluppa il paragone tra il Paradiso e il grembo di Maria. Men-tre l’albero del Paradiso è diventato fonte di morte per Adamo, dal grembo di Maria invece germoglia il Frutto della Vita per coloro che ne mangiano. Infine leggiamo: «Cristo è nato per rialzare l’immagine caduta (dell’uomo)». In questa terza parte troviamo una chiara conclusione cristologica. Adamo, fatto a immagine e somiglianza di Dio verrà rialzato — risuscitato — da Cristo stesso nella sua Pasqua.

© Osservatore Romano - 2 dicembre 2012

La Domenica Bizantina - Domenica 22 Dicembre 2019 - Domenica dei Progenitori

22 DICEMBRE 2019
Domenica prima del Natale: dei Ss. Padri: da Adamo fino a Giuseppe, sposo di Maria
Sant’ Anastasia megalomartire.

Particolare del Natale dell'Icona Epi si Cheri

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Effrenèstho ta urània, agaliàstho ta epighia, òte epiìse kràtos en vrachioni aftù o Kìrios; epàtise to thanàto ton thànaton, protòkos ton nekròn eghèneto; ek kilias Adhu errìsato imàs ke parèsche to kòsmo to mèga èleos.

Si rallegrino le regioni celesti, esultino quelle terrestri, perché il Signore ha operato potenza con il suo braccio: con la morte ha calpestato la morte, è divenuto primogenito dei morti, dal ventre dell’ade ci ha strappati, e ha elargito al mondo la grande misericordia.

Megàla ta tis pìsteos katorthòmata! En ti pighì tis flogòs, os epì ìdhatos anapàfseos, i Aghii tris Pèdhes igàllondo; ke o profìtis Dhaniìl leòndon pimìn os provàton edhìknito. Tes aftòn ikesìes, Christè o Theòs, sòson tas psichàs imòn.


Grandi sono le opere della fede! I tre fanciulli nella fornace ardente gode-vano come in un’acqua ristoratrice! E il santo profeta Daniele se ne stava in mezzo ai leoni, come un pastore di pecorelle. Deh! Per la loro intercessione, o Cristo Dio, salva le anime nostre.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

I Parthènos sìmeron ton proeònion Lògon en spilèo èrchete apo-tekìn aporrìtos. Chòreve, i ikumèni akutisthìsa; dhòxason metà anghèlon ke ton pimènon vulithènda epofthìne pedhìon nèon, ton pro eònon Theòn.

Oggi la Vergine si dirige alla grotta per dare ineffabilmente alla luce il Verbo eterno. Esulta, o universo, nell’udire ciò; glorifica con gli angeli e i pastori l’eterno Dio, che ha voluto apparire tenero bambino.

APOSTOLOS (Eb 11, 9-10. 32-40)

- Benedetto sei tu, o Signore, Dio dei Padri nostri, e lodato e glorificato è il tuo nome nei secoli. (Dan 3,26).
- Poiché sei giusto in tutto ciò che hai fatto; e tutte le tue opere sono vere e rette le tue vie. (Dan   3,27).

Dalla lettera agli Ebrei.

    Fratelli, per fede Abramo soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. 
   Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.
   Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati di loro il mondo non era degno!, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. 

Alliluia (3 volte).

- O Dio, con le nostre orecchie abbiamo udito, i nostri Padri ci hanno rac-contato l’opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi. (Sal. 43,2).

Alliluia (3 volte).

- Gridano i giusti, e il Signore li ascolta; e da tutte le loro angosce li salva.  (Sal 33,18)

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Matteo 1, 1-25)

    Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
    La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.
    Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
    Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

MEGALINARION 

Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endoxotèran ton àno stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon, thrònon cheruvikòn tin parthènon, tin fàtnin chorìon en ò aneklìthi o achòritos Christòs o Theòs; on animnùndes megalìnomen.

Esalta, o anima mia, Colei che è più onorabile e più gloriosa delle schiere celesti. Contemplo un mistero meraviglioso ed incredibile: cielo è la spelonca, trono cherubico la Vergine, la mangiatoia culla in cui è adagiato Dio infinito, che inneggiando magnifichiamo.

KINONIKON
 
Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’alto. Alliluia.

DOPO “SOSON, O THEOS”: 

Ìdhomen to fos ....... Abbiamo visto la vera luce, …..

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU

Christòs ghennate doxasate, Christòs es uranòn apantisate, Christòs epì ghis ipsotite. Asate to Kirìo pasa i ghi ke en evfrosini anìmnisate lai, oti dedoxaste

Cristo nasce, glorificatelo, Cristo discende dal cielo andategli incontro. Cristo è sulla terra, siatene fieri. Canta al signore terra tutta, e voi popoli nella gioia celebratelo con inni, perché si è coperto di gloria.

Domani, previgilia del Santo Natale si osserva il digiuno e l’astinenza

Mercoledì: Natività secondo la carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.



mercoledì 18 dicembre 2019

Antico Inno Proeortion del Natale

Antico Inno Natalizio
Tradizione Criptense
Inno Alfabetico
(Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata)



SIMERON GHENNÀTE O KIRIOS

Sìmeron ghennàte o Kìrios, * Kiè pàsa i ktìsis agàllete. (3 volte)
Oggi Cristo è nato, ed ogni creatura si rallegra

Ànarchos Theòs katavèviken, * Kiè en tì Parthèno katòkisen.
Il Dio che non ha principio è disceso, per dimorare nel seno della Vergine.

Vasilèvs ton òlon kiè Kìrios, * Ìlthen ton Adhàm anaplàsasthe.
Il re e signore dell’universo è venuto al mondo per riplasmare Adamo.

Ghigjenìs skirtàte kiè chèrete, * Tàksis ton anghèlon effènesthe.
Figli della terra esultate e rallegratevi, e voi, schiere degli angeli gioite.

Dhèfte en spilèo theàsasthe, * O I uranì uk echòrisan.
Venite a contemplare nella grotta Colui che i cieli non possono racchiudere.

Èn Parthèno tìktetete Kìrios, * kiè en fàtni thrònos pirìmorfos.
Il Signore nasce dalla Vergine e giace nella mangiatoia come su trono splendido.

Zitì o Iròdhis ton Kìrion, * màgus apostèllon theàsasthe.
Erode, alla ricerca del Signore, invia i magi a vederlo.

Ìlthen Iìsùs o ipèrtheos, * thèlon eleìse ta sìmpanda.
Gesù il sommo Dio è venuto, per usare a tutti misericordia.

Theù tìn vulìn dhiìgumeni, * màghi ton Sotìra proèfthasan.
Seguendo il consiglio divino, i magi giunsero presso il Salvatore.

Ìdhen i Parthènos ton Kìrion,*Ànthropon oròsa Theòn ègnokien.
La Vergine vede il Signore, contempla l’uomo e riconosce Dio.

Kìpsandes aftò prosekìnisan, * Màghi, kiè ta dhòra ekòmisan.
Prostrandosi i Magi lo adorano, e gli presentano i propri doni.

Lìvanon kiè smìrnan kie tòn chrisòn, * Sin aftìs I Màghi prosèferon.
Tra questi incenso mirra ed oro, i magi vengono ad offrirgli.

Màghi kiè pimènes edhòksazon, * ton elthònda sòse ton ànthropon.
I magi ed i pastori glorificano, colui che è venuto a salvare l’uomo.

Nòmon paleòn apothèmeni, * Nèan endolìn analàvomen.
Abbandonata la legge di un tempo, abbracciamo il nuovo comandamento.

Ksèni su Parthène I kìisis, * ksènos kiè o tròpos ghjennìseos.
Mirabile o Vergine il tuo concepimento, ed ancora più mirabile il tuo parto.

Uranòs eklìthi to spìleon, * kiè i fàtni thrònos pirìmorfos.
La grotta è chiamata cielo, e la mangiatoia trono infuocato.

Pimènes to thàvma eoràkasi, * kiè is Vithleèm anekìritton.
Visto i pastori il prodigio, subito lo divulgano in Betlemme.

Rìtores profìte proekìriksan, * tu Christù tìn ènsarkon ghjènnisin.
I retori ed i profeti la avevano annunciato, la nascita di Cristo nella carne.

Sìn anghjèlis pàndes dhoksàzomen, * ton elthònda sòse ton ànthropon.
Glorifichiamo tutti con gli angeli, colui che viene a salvare l’uomo.

Ton techthènda pàndes enèsomen, * Kiè os Vasilèa imìsomen.
Lodiamo tutti colui che è nato, e lodiamolo come Re.

Ìmon ton angjèlon voìsomen, * Dhòksa en ipsìstis kravgàzondes.
Cantiamo a gran voce l’inno degli Angeli, gridando: Gloria nell’alto dei cieli.

Filanthròpos pandas ekàlese, * Kiè os tus pimènas efòtisen.
Nel suo amore per l’uomo tutti ha chiamato, ed illuminato come i pastori.

Chière Theotòkie anìmfefte, * Sòze tus is sè katafèvgondas.
Gioisci Madre di Dio ignara di nozze, salva quanti in te si rifugiano.

Psàllomen Pathène ton tòkon su, * òn tekusa èminas àfthoros.
Cantiamo o Vergine il tuo nato, e che generandolo sei rimasta incorrotta.

O Christè mu sòson ton kòsmon su, kie ton ikon tùton evlòghison.
Salva o Cristo il tuo mondo, e benedici questa dimora.

O Parthène kòri amìande, sòze tus is sè katafèvgondas. 
O Vergine immacolata, salva chi ricorre a te.


Note a margine
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La Rubrica del testo che circola ciclostilato in monastero dice così: La Vigilia di Natale secondo l'antica consuetudine del nostro Monastero, due cantori in mezzo al Refettorio cantano l'inno vigilare antico alfabetico, mentre noi, dopo ogni versetto, rispondiamo con il ritornello: Oggi Cristo è nato, ed ogni creatura si rallegra.

Il testo è in ordine alfabetico, secondo l'alfabeto greco. La trasliteratizzazione è stata fatta per rendere il testo usufruibile dai fedeli che non conoscono la lingua greca. 





sabato 7 dicembre 2019

La Domenica Bizantina - Domenica 8 Dicembre 2019

8 DICEMBRE 2019
XXVI (X di San Luca).
Proeortia della concezione di Sant’Anna.
San Patapio.



Tono I; Eothinòn IV

1^ ANTIFONA

Agathòn to exomologhìsthe to Kirìo, ke psàllin to onòmatì su, Ìpsiste. Tes presvìes tis Theotòku, Sòter, sòson imàs.

Buona cosa è lodare il Signore, ed inneggiare al tuo nome, o Altissimo. Per l’intercessione della Madre di Dio, o Salvatore, salvaci.

2^ ANTIFONA

O Kìrios evasìlefen, efprèpian enedhìsato, enedhìsato o Kìrios dhìnamin ke periezòsato. Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia

Il Signore regna, si è rivestito di splendore, il Signore si è ammantato di fortezza e se n’è cinto. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

3^ ANTIFONA

Dhèfte agalliasòmetha to Kirìo, alalàxomen to Theò to Sotìri imòn.

Tu lìthu sfraghisthèndos ipòton Iudhèon, ke stratiotòn filassòn-donto àchrandòn su sòma, anèstis triìmeros, Sotìr, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta: Dhòxa ti anastàsi su, Christè, dhòxa ti vasilìa su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Venite, esultiamo nel Signore, cantiamo inni di giubilo a Dio, nostro Salvatore. 

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

ISODIKÒN

Dhèfte proskinìsomen ke prospèsomen Christò.Sòson imàs, Iiè Theù, o anastàs ek nekròn, psàllondàs si: Alliluia.

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, che sei risorto dai morti, salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

APOLITIKIA

Tu lìthu sfraghisthèndos ipòton Iudhèon, ke stratiotòn filassòndonto àchrandòn su sòma, anèstis triìmeros, Sotìr, dhorùmenos to kòsmo tin zoìn. Dhià tùto e Dhinàmis ton uranòn evòon si, Zoodhòta: Dhòxa ti anastàsi su, Christè, dhòxa ti vasilìa su, dhòxa ti ikonomìa su, mòne filànthrope.

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua risurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

APOLITIKION (DEL SANTO DELLA CHIESA)

Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratìas dhidàskalon anèdhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alìthia; dhià tùto ektìso ti tapinosi ta ipsilà, ti ptochìa ta plùsia; Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothìne tas psichàs imòn.

Regola di fede immagine di mansuetudine, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; e in vero con l’umiltà hai raggiunto le vette più eccelse, con la povertà la vera ricchezza, Padre Gerarca Nicola prega Cristo Dio di salvare le anime nostre.

KONDAKION

I Parthènos sìmeron ton proeònion Lògon en spilèo èrchete apotekìn aporrìtos. Chòreve, i ikumèni akutisthìsa; dhòxason metà anghèlon ke ton pimènon vulithènda epofthìne pedhìon nèon, ton pro eònon Theòn.

Oggi la Vergine si dirige alla grotta per dare ineffabilmente alla luce il Verbo eterno. Esulta, o universo, nell’udire ciò; glorifica con gli angeli e i pastori l’eterno Dio, che ha voluto apparire tenero bambino.

APOSTOLOS (Ef 5, 9-19)

- Scenda su di noi la tua misericordia, o Signore, come abbiamo sperato in te. (Sal 32, 22).

- Esultate, giusti, nel Signore; ai retti si addice la lode. (Sal 32, 1).

Dalla lettera di San Paolo agli Efesini.

    Fratelli, comportatevi come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. Per questo sta scritto: “Svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà”. Vigilate dunque attenta-mente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore.

Alliluia (3 volte).

- Iddio fa le mie vendette, e piega i popoli sotto di me. (Sal. 17,48).
Alliluia (3 volte).

- Iddio esalta le vittorie del re, e fa misericordia al suo Unto (Sal. 17,51).

Alliluia (3 volte).

VANGELO (Luca. 13, 10-17)

    In quel tempo Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità”, e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: “Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato”. Il Signore replicò: “Ipocriti, non sciogliete forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarlo? Questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”. Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

MEGALINARION 

Megàlinon, psichì mu, tin timiotèran ke endoxotèran ton àno stratevmàton. Mistìrion xènon orò ke paràdhoxon: uranòn to spìleon, thrònon cheruvikòn tin parthènon, tin fàtnin chorìon en ò aneklìthi o achòritos Christòs o Theòs; on animnùndes megalìnomen.

Esalta, o anima mia, Colei che è più onorabile e più gloriosa delle schiere celesti. Contemplo un mistero meraviglioso ed incredibile: cielo è la spelonca, trono cherubico la Vergine, la mangiatoia culla in cui è adagiato Dio infinito, che inneggiando magnifichiamo.

KINONIKON

Enìte ton Kìrion ek ton uranòn; enìte aftòn en tis ipsìstis. Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo lassù nell’alto. Alliluia.

INVECE DI “II TO ÒNOMA KIRÌU”

Christòs ghennate doxasate, Christòs es uranòn apantisate, Christòs epì ghis ipsotite. Asate to Kirìo pasa i ghi ke en evfrosini anìmnisate lai, oti dedoxaste

Cristo nasce, glorificatelo, Cristo discende dal cielo andategli incontro. Cristo è sulla terra, siatene fieri. Canta al signore terra tutta, e voi popoli nella gioia celebratelo con inni, perché si è coperto di gloria.


Venerdì 13: festività di Santa Lucia vergine e martire